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Amica e parrucchiera
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Titolo: Amica e parrucchiera
Autore: Nino
Contatto:
Racconto n° 503
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La migliore amica di mia moglie è anche la sua parrucchiera.
A me piace da morire e gliel'ho detto molte volte. Lei l'ha capito benissimo ma gli piace tirare il gioco, fino all'inverosimile.
E' molto bella, anzi molto appariscente e sensuale nei modi.
Le piace comandare, dirigere sempre il gioco; arriva a baciarmi davanti a mia moglie e a non rispondere ai miei messaggi.
Questa estate, senza dirmi niente, ha organizzato con mia moglie una settimana di vacanze al mare tutti insieme. Mia moglie, un po' gelosa, ha cercato di dirottarla verso un'altra stazione balneare, ma lei tanto ha fatto che alla fine è venuta con noi, facendomelo sapere solo all'ultimo minuto.
Non l'avevo mai vista in costume da bagno.
Splendida, tondetta, anzi ben tornita ma veramente da strabuzzare gli occhi, anche perché i suoi costumi leopardati non nascondevano quasi nulla e sembrava che, casualmente, si aprissero continuamente alla visione pubblica di tutto il suo ben di Dio.
Non vi nascondo che è veramente perfetta nei dettagli, tutto in lei è bello e splendidamente curato, capelli, pelle, occhi, labbra, mani e piedi.
Bella forza, è parrucchiera ed estetista.!!!
In quei giorni avevo occhi solo per lei e per il ben di Dio che mi mostrava, a volte impudicamente.
Mia moglie abbozzava, non so quanto volentieri.
Già dal primo giorno, lei cominciò con strane manovre. Ogni volta che ci sedevamo al bar o al ristorante, i suoi piedini nudi cercavano i miei e li toccavano furtivamente.
La prima volta restai di ghiaccio pensando ad uno sbaglio.
Non era così. Il secondo giorno il suo piedino morbido mi risalì fino alla coscia e lì dovetti afferrarlo e bloccarlo per evitare il peggio.
Naturalmente ogni occasione era buona per mostrarmi il decolletè mentre si piegava in avanti e spesso le coppe del suo reggiseno, anche a causa dell'abbondanza, erano fuori centro, motivo per cui i suoi capezzoli fuoriuscivano per metà.
Mmmhhh, glieli avrei morsi..
Il suo trionfo era però l'esibizione, alla sera, delle sue cosce al di fuori dello spacco del suo pareo. Era quasi una passerella, lo capii dopo, a mio uso e consumo.
Io ormai fremevo e ribollivo, e l'amore che facevo con mia moglie ogni sera per calmarmi un po' non mi placava al cospetto di quei mezzi capezzoli, di quelle cosce levigate e di quel monte di Venere prominente che dicono essere sinonimo di grande carica sessuale.
Il terzo giorno venne a strusciarsi due o tre volte contro di me con i suoi morbidi fianchi, provocandomi una leggera erezione. L'ultima volta, mentre camminavamo negli spogliatoi delle docce, mi appoggiò la mano sul costume, strinse un po' e mi dileggiò dicendo con un sorriso equivoco '.puoi fare di meglio, vero.??
L'appuntamento era ormai rimandato al giorno dopo. Giurai a me stesso che non avrei sopportato oltre, che qualcosa dovevo fare e che non dovevo farmela scappare; ormai la cosa era dichiarata.
Si, dichiarata va bene, ma su una spiaggia dove l'acchiappi una donna?, dove la spogli?, dove la fai godere?, dove puoi farla partecipe del tuo piacere???
Boh!, a me sembrava ci fossero solo le cabine e basta: un metro e venti per un metro e venti, che ci fai???
Non importa, carpe diem, per la miseria!!! Ormai me la volevo fare, anche nel chiostro di un convento di clausura. Volevo toccare la seta della sua pelle, il turgore dei suoi capezzoli, la rotondità delle sue natiche, volevo sentire la dolcezza del suo alito, il profumo delle sue cosce, baciarle le labbra, le mani, i piedi tanto belli.
Volevo sentire come godeva, come veniva e riversare dentro di lei il mio orgasmo bruciante.
Ero pronto a tutto, ma lei mi smontò semplificando al massimo ogni rituale di corteggiamento e di accoppiamento.
Semplicemente, nel momento della siesta sotto l'ombrellone, si alzò, fece due passi, si girò e mi fece esplicito segno di seguirla.
Ipnotizzato come un cobra la seguii, lasciando mia moglie a sonnecchiare.
Anche lei aveva avuto la mia stessa idea, mi condusse direttamente verso le cabine ed entrò nella sua, lasciando la porta socchiusa. Io mi intrufolai furtivamente e chiusi.
L'estasi......
Dopo aver chiuso cercando di non far rumore, chissà poi perché, mi girai imbarazzato non sapendo cosa dire in quel momento galeotto.
Era già senza il reggiseno, la sua quarta misura abbondante era come esplosa e le sue piccole manine faticavano a contenerla tutta con le dita, tra le quali fuoriuscivano due grossi capezzoli chiari.
Mi fece segno di non dire nulla e mi invitò con un altro gesto a farmi avanti.
Non volli esplodere come nei miei sogni, volevo prima darle dolcezza, rispetto, perché la bellezza e l'amore esigono questo.
Con le gambe tagliate dall'eccitazione mi sedetti sulla piccola panchetta della cabina e l'attrassi a me. Cominciai a leccarle, in segno di gratitudine, le dita delle mani e i capezzoli che da esse sporgevano e che si indurirono ancora di più.
Cominciò a mugolare intensamente di piacere, facendomi capire che quell'atto di gratitudine era assai gradito dal suo essere intimo di femmina.
Capii al volo, la feci sedere al posto mio, mi inginocchiai davanti a lei e le presi in mano i piedini, morbidi e dalle curatissime unghie. Baciai tutto il piede, sopra e sotto, ed infine le succhiai le dita, tutte e fino in fondo, mordicchiandole ogni tanto sul tenero. Gradì tantissimo, tanto che pensai che stesse già per venire.
Mi fece segno di alzarmi in piedi, adesso era lei che voleva condurre ed assaporare.
Siccome era seduta, mi abbassò lo slip e con un sorriso di trionfo avvicinò la boccuccia ben truccata alla punta del glande, ormai perfettamente scoperto e gonfio.
Lo assaporò., lo baciò., lo leccò.ed alla fine lo fece sparire completamente nella sua bocca.
Non era il momento giusto per venire, che figura.; mi trattenni e mi dedicai nuovamente a lei.
Volevo baciarla e leccarla tra le cosce, ma come fare in così poco spazio?
Mi sdraiai io per terra, tenendo le gambe sollevate, e lei si pose accovacciata sul mio viso.
Le baciai a lungo tutto l'interno delle cosce levigate e setose, poi con la lingua entrai decisamente nel sancta sanctorum, caldo, umido e profumatissimo, mentre gocce di rugiada stillavano dal suo bocciolo rosa.
Mi venne praticamente in bocca, con mugolii soffocati nella gola.
A questo punto toccava a me, non potevamo assentarci ancora a lungo.
Ci rimettemmo in piedi, le alzai una sola coscia facendole appoggiare il piede sulla panchetta e con qualche manovra acconcia, che le procurò anche una leggera fitta di dolore, riuscii a penetrarla mentre con le dita di una mano le esploravo in profondità tutto il solco del fondo schiena e con l'altra le martoriavo un capezzolo.
I suoi mugolii erano intensi, troppo, potevano udirci dall'esterno.
Non mi trattenni oltre e un lungo fiotto bollente, troppo a lungo trattenuto, si riversò in successivi spasmi dentro di lei, estasiandola di piacere.
Solo a quel punto, rivestendoci, ci scambiammo qualche bacio di tenerezza e di complicità.
Un minuto dopo eravamo sulle nostre sdraio, ignorandoci.