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Loser
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Titolo:
Loser |
Autore:
Winton |
Contatto:
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Racconto
n° 5037 |
Altri
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-Narciso affonda finalmente nelle acque limacciose della sera svedese. Fa freddo, Narciso, prenderai un malanno riflesso dai mille occhi chiari che avevi sognato, e la tua guarigione ti peserà più della solitudine. Le piaci, idiota. E' pronta a tutto, ma tu non vedi l'acqua. Vedi solo te stesso e anneghi-
Luca e Marco, 70 anni equamente suddivisi, e un viaggio sognato da uno e inseguito dall'altro. Marco che vuole, si porta dietro Luca che sogna e via in aeroporto, verso Stoccolma, appartamento in affitto per due settimane, due camere, due bagni, due corpi che sperano di raddoppiare in ogni letto. "Dai Luca, a caccia di passere, che dici?" "Siamo appena arrivati. Fammi almeno sistemare la roba" "Ma dai! Muoviti!" Marco afferra un braccio di Luca, lo strattona. I due si somigliano, ma uno è il custode dell'altro. Alti, sportivi, scuri entrambi. Marco il custode trascina Luca il sognatore verso qualcosa. Escono. "Marco, dove cazzo vai? Dove siamo?"
-Dove sei, Narciso? E' questa la domanda che affiora sul pelo dell'acqua del tuo volto, già annegato; tu non seguirlo-
"Ma che te ne frega? Cammina! Guarda quelle!" "Chi?" "Quelle! Coglione!" Marco sorride, Luca non si volta nemmeno. "Senti, Marco, io mi vado a sedere lì. Mi prendo un caffè, quando hai finito di fare il cazzone mi raggiungi" "Ma vaffanculo, va" Luca si siede, ordina un caffè. Marco lo raggiunge alle spalle. "*Questo è Luca" dice Marco, in perfetto inglese "*Luca, questa è Kristin". Luca si volta, non può evitarlo. E l'inconscio gli fa lo scherzo di mostrargli l'acquerello di un angelo in controluce, occhi grandi, azzurri, avorio e oro e pesca. Si alza di scatto e le sorride: "*Ciao, Kristin". L'angelo gli parla: "*Ciao, Lukka". Il sorriso di Luca di allarga a dismisura. Le risponde anche lui in perfetto inglese: "*Luca, si dice Luca!". Marco taglia corto il dialogo: "*E lei è Annika!". L'effetto kirlian attorno all'angelo si dissipa per dipingere improvviso una ragazza nera, corpo scuro, un viso ancora più scuro, serio, capelli crespi, occhi neri. Il sorriso di Luca si congela in finto marmo: "*Ciao!". Lei non gli risponde. "*Dai, sedetevi, stavo prendendo un caffè. Posso offrirvi qualcosa?" Marco mette le cose in chiaro: "*Offro io!" La conversazione si concentra su Kristin per una mezz'oretta. Studentessa di violino, originaria di Uppsala, poco a nord, vive con Annika in appartamento, è alta circa 1,75, bellissima, ecco più o meno cosa sognava Luca. Marco aspetta una pausa della chiacchierata e quando arriva ci prova: "*E tu Annika, che fai?" La ragazza lo guarda interdetta, poi dice: "*Studio medicina." "*Ah medicina! Luca è medico sai?" Annika guarda Marco, poi Luca: "*Sei un dottore?" Luca non è costretto a rispondere, quanto a separare il suo sguardo da Kristin: "*Si, cardiochirurgo" Annika sorride per la prima volta, mentre Luca afferra per la prima volta la volontà di Marco dietro quella manovra. "*Dai ragazzi, fate amicizia mentre io e Kristin andiamo a pagare" Marco e l'angelo si alzano inesorabilmente dalle loro sedie e si avviano verso l'interno del bar. Luca li segue con un sorriso ebete e poi si gira offrendo il fianco ad un destino che di ebete non ha nulla. Annika gli sorride: "*Scusami" "*E di che?" "*Ero un po' nervosa. Il tuo amico è un po' aggressivo" gli sorride ancora. "*Si lo so. Scusalo. Scommetto che vi ha praticamente trascinate qui da me, vero?" "*Si" "*Beh, è fatto così. Gli piace trascinare la gente dove vuole lui" Ridono. Luca ripensa all'angelo e al custode. In due fanno un angelo custode che gli offre un piatto di cioccolata. "*Annika, giusto?" "*Si. Luca?" "*Brava. Si dice Luca." "*Da dove venite?" "*Roma." "*Ah! Bella!" "*Ci sei stata?" "*No, però mi piacerebbe tanto!" "*E tu?" "*Sono in Svezia da tanti anni, ma sono nata in Nigeria. Madre nigeriana e padre svedese." "*Bella la Nigeria!" "*Ci sei stato?" "*No, però mi piacerebbe tanto!" Lei gli sorride.
-Ridi pagliaccio. Ridi Narciso. Troppo scura l'acqua? E' la vita, il fiume che scorre sull'impurità del mondo. Neanche la vedi. Solo il tuo riflesso, vedi. Bevila quell'acqua nera, o affoga-
"*E' buio." Luca la guarda: "*Allora sorridi sempre, se no non riesco a vedere dove sei" Scherza con la ragazza per convenzione, non per desiderio. Fa il suo dovere, la tiene buona mentre l'angelo custode tenta la partenogenesi. Marco e Kristin tornano al tavolo. "*Andiamo!" "*Dove?" "*A ballare. Kristin conosce un posto" Locale in centro, musica dal vivo, universitari. Birra svedese, allegria svedese. Molte ragazze sono belle come Kristin. Luca si guarda intorno, adocchia una rossa alta quasi quanto lui. Non può neanche sorriderle. Ha le mani legate da una corda nigeriana. La musica è alta, Luca si avvicina all'orecchio di Marco. "Che cazzo ci facciamo qui?" "Che te frega. Balla! Divertiti!" "Ma che cazzo stai a dì! Balla tu! Divertiti tu! Portatela in albergo, no?" "Ma che c'hai?" "C'ho che me sto a rompe li cojoni! Te devo regge er moccolo! Dimme te!" "Ma che sei matto? Nun te piace?" Luca si guarda intorno: "No, sto locale me fa schifo!" "Sto a di 'a ragazza! Come se chiama, 'a negra!" "Me fa schifo pure quella" "Come te fa schifo, aho! 'A frocio!" "Ma che frocio e frocio. Perchè a te te piace? Manco te ricordi come se chiama. Dai vai a ballare, va!" Marco lo guarda per un attimo, poi afferra il polso di Kristin: "*Andiamo?" L'angelo custode si avvia a due teste verso la piccola pista da ballo in mezzo ai tavoli. Annika fa per seguirlo, poi si volta. "*Tu non vieni?" "*No, vai tu" "*Rimango con te" "*Ma no, vai. Vado a prendere qualcosa da bere e arrivo. Tu cosa prendi?" "*Una birra. Scura." Lo dice con orgoglio. Scura. Perchè? C'è da esserne orgogliosi? "*Ok." Luca va verso il bancone. Una birra scura per la ragazza scura. E lui invece vorrebbe una rossa, quella che ha visto all'ingresso, o una bionda, come Kristin. Non si può. Allora torna verso la pista. L'angelo custode balla a quattro zampe e quattro braccia, Kristin è bellissima, ma Annika lo sta guardando. Luca le sorride per forza e la ragazza comincia il suo show, per lui. Balla bene. Si muove come un felino nero, si scompone, suda, si avvicina a Luca, lo prende per mano, lui resiste, lei lo strattona. Ballano.
-Danza Narciso, danza adesso. Non potrai più farlo quando colerai a picco nella melma. La musica è ancora più forte e preme sul vostro ultimo dialogo. Tu non vieni? No, vai tu. Rimango con te. Danza Narciso, danza, e non pensare a niente. Il suo cuore è uguale al tuo e ti aiuterebbe a guardare, al buio, ciò che nessun altro può vedere, se solo provassi a divertirti. Ma tu vuoi guardare quel che guardano tutti, come fanno tutti. Allora resta fedele a te stesso. Specchiati e cadi-
"Marco, io porto la negra a casa sua. Tu porta la bionda in albergo. Ci vediamo domani." "Dove dormi?" "Non ti preoccupare di dove dormo io. Tu non te la far scappare" gli fa l'occhiolino. Marco gli da una pacca sulla spalla. "*Annika, vuoi fare una passeggiata? Ti accompagno a casa." La ragazza guarda Kristin, un cenno d'intesa: "*Ok, andiamo" Anche Luca guarda Kristin prima di andare, come guardare una stella sempre più lontana che gli sorride e gli augura buona fortuna cadendo in una scia luminosissima, chissà dove. Le due di notte. Le strade svedesi sono sicure e trafficate. Annika continua a sorridergli senza dire niente. "*Perchè sorridi?" "*Così non mi perdi al buio, no?" Luca stiracchia gli angoli della bocca. Troppo tardi, troppo stanco, troppo deluso per ripescare il gioco. "*Dove abiti?" "*Qui vicino. Siamo a due isolati" "*Perchè hai scelto medicina?" "*Perchè mi dispiace quando un cuore si ferma." Luca la guarda sorpreso. E' quello che ha pensato anche lui, tanto tempo fa. Le studia il viso. Regolare, naso camuso, labbra grosse, grandi occhi nerissimi. L'ovale è dolce. Che peccato. Luca si scuote, gira la conversazione come una bistecca sul fuoco: "*Dimmi qualcosa di te" "*Cosa vuoi sapere?" "*Non so. Qualcosa". Lei lo guarda un attimo, poi gli risponde. "*Mio padre ci ha abbandonate quando ero piccola. Mia madre mi ha cresciuta. E' morta quando avevo 16 anni. Così ho deciso di venire qui a cercarlo. Volevo spaccargli la faccia, ma sono finita a vivere da lui." Luca guarda fisso avanti a se: "*Mi dispiace." "*Di cosa?" Si volta verso la ragazza senza sapere cosa rispondere. E' lei a rompere il silenzio. "*Non avevo detto neanche a Kristin queste cose, sai?" Che bell'ovale che ha, così dolce. Che peccato.
-Peccato, vero? Peccato non lasciare spazio al tuo stesso sguardo. E' questo il peccato, molte volte. La redenzione, molte volte, è proprio dietro l'angolo. Che farai, Narciso? Espierai?-
"*Dov'è il tuo portone?" "*Dietro l'angolo." Un ultimo sorriso. Anche le gengive nere. Ora quel sorriso è solo un fastidio per lui. "*Ecco. Abito qui." Un piccolo portone in legno. Non si vede l'interno. Finalmente se ne va. "*Bene Annika. Allora buonanotte." Le porge la mano e lei la stringe fissandolo. "*Sono stata bene." "*Anch'io mi sono divertito. Ciao" Lei abbassa lo sguardo, come un ponte levatoio. "*Ti va di salire? Ti faccio vedere l'appartamento." Eccola. Ora Luca deve pensare in fretta a un 'no', uno qualunque non va bene. 'No, sono stanco' suona come una disfatta femminile. Lei capirebbe al volo. 'No, sei stanca' suona come una disfatta maschile. Da' fondo a tutto il suo ingegno. Le si avvicina. Lei chiude gli occhi. Lui le accarezza il viso. La sua pelle è sudata, vellutata, tesa come un tamburo. Ha il collo sottile come un giunco e i capelli, crespi alla vista, hanno un odore acre, inaspettatamente morbidi. Le bacia la guancia dolcemente. Poi le avvicina le labbra all'orecchio e sussurra: "*No. Magari domani, se vuoi." Quando si stacca da lei, la ragazza ha gli occhi lucidi. Ce l'hai fatta, Luca. Bravo. "*Ciao, Annika" "*Ciao. A domani!" Il sorriso le illumina il volto. Apre il portone, poi si gira e lo saluta di nuovo. Lui ricambia. Il portone si chiude. Luca si avvia verso l'attesa complice e infruttuosa del favore ad un amico. Si sente un brava persona sporca da far vomitare. Torna al locale. Non è rimasto quasi più nessuno, forse Marco è già in appartamento adesso e la rossa di prima starà nelle braccia di qualcun altro, o di morfeo, che prima o poi se le scopa tutte. Dove le passa adesso due o tre ore, almeno due, ma pure una, va? Dove? Cammina, Luca, sotto il peso di essere la scelta di qualcun altro, prima di aver potuto scegliere. Stanotte l'amore ha la faccia nera, un amore da prendere a calci, a pugni, da massacrare senza pietà, maledetto bastardo, prima che cresca. Quanto tempo è passato? Un'ora? Va bene così. Decide di tornare. E' sotto il palazzo. Finestre spente. Sa che l'angelo custode si sta scopando. Decide di salire. Si avvicina alla porta della stanza. Attacca l'orecchio. Niente. Prende la chiave e la infila nella toppa con cautela. Apre. Entra. Dalla stanza di Marco una lama di luce gli taglia il respiro in due, la metà che gli resta in gola quasi lo strozza. Un mugolìo. Un altro. Si avvicina alla porta della stanza come un automa. Lo specchio della camera gli mostra Kristin a cosce aperte sotto Marco. I piccoli talloni della ragazza appoggiati sul culo di lui, che scalciano disperatamente per accelerare i colpi di reni dell'uomo. Il cazzo di Marco affonda in quella fica aperta e fradicia, a giudicare dal rumore di ogni affondo. La bocca aperta, i bei seni morbidi, sormontati da grandi capezzoli rosei, ballano ritmicamente e disordinatamente. La vede inarcare la schiena e tirare indietro la testa in preda all'orgasmo. Si fermano per un attimo. Si guardano. Kristin ha il respiro affannato. Spinge dolcemente le spalle di Marco per farlo sollevare. Poi si gira e si mette a pancia sotto. Con le mani si apre le chiappe e fissa Marco. Lui sputa su di lei e su di se, spingendo dopo un attimo il bacino in avanti, verso il culo della ragazza. Kristin lancia un urletto, poi un altro. Affonda la testa nel cuscino, un grugnito soffocato, Marco affonda tutto dentro di lei, strappandole un muggito. Le avrà raddrizzato l'ampolla rettale. Luca il medico. Lui le afferra i lunghi capelli biondi, strattonandoli con forza e tirandole la testa all'indietro. Poi comincia di nuovo a sbatterla ritmicamente, godendosi i suoi sospiri soffocati dalla piegatura innaturale dell'esofago. Luca stringe il pugno, come se li stesse tirando lui quei fili d'oro. Come se la stesse scopando lui. Luca il cardiochirurgo si scopre eccitato all'improvviso. Gli stanno scoppiando i pantaloni, sente il cazzo che sta per esplodere. Vorrebbe tirarlo fuori, poi ritrova la calma sufficiente a staccarsi da lì per raggiungere la sua stanza. E' chiusa. Con la cautela di un bisturi ruota la maniglia e apre. La stanza è illuminata. Si blocca sulla porta. Sul letto di lenzuola bianche la prima cosa che vede sono due cosce lunghe e nere. L'erezione gli si sgonfia di colpo nelle mutande. Che succede?
-Che succede, Narciso? Non te l'aspettavi? Non lo sai che l'amore si nutre di sogni e poi ti caga addosso? Non lo sai che prende confidenza se lo rincorri così a lungo? Sta dormendo. Svegliala, fai l'amore con lei.-
Annika. Nuda. Sta dormendo, il respiro pesante. La guarda dalla testa ai piedi, piatti e beige. Le cosce lunghe e affusolate, magre come le braccia. Il culo tondo, la pelle nerissima luccica alla luce della lampada da comodino. I grossi seni morbidi, schiacciati sulle lenzuola. La testa piena di quei capelli inaspettatamente morbidi. Il viso dal bell'ovale adesso ha gli occhi chiusi e non sorride. Le guarda la fica nera in mezzo alle cosce semiaperte. Stringe il pugno. Vorrebbe prenderla per i capelli e tirarglieli fino a strapparglieli dal cuoio capelluto. Ma non mentre se la scopa. Mentre la sbatte fuori dalla porta. Nuda com'è, in mezzo alla strada. Gli monta una rabbia sconosciuta, stringe anche l'altro pugno, vorrebbe svegliarla gridandole qualcosa. Poi lentamente si volta ed esce dalla stanza. Si siede sul divano all'ingresso. L'angelo custode ha quasi finito, del resto il suo compito l'ha svolto egregiamente, al di là del risultato. Marco lancia un grido insieme a Kristin. Poi più niente. Minuti interminabili, l'intera palette dei sentimenti in pochi metri quadri. Marco esce dalla stanza. Si è messo una mutanda. Si avvia verso il bagno. Passa davanti a Luca, lo vede: "Ammazza! Aho ma che sei matto? Che stai a fà qua?" "E abbassa la voce che ce sta quella, de là" Marco sorride: "Quella chi? 'A negra?" Luca lo fissa con rabbia: "Annika." Marco la rabbia non la sa interpretare: "Ah vedi, t'o ricordi come se chiama! Te piace, eh?" Luca sibila fra i denti: "E parla a bassa voce!" "Vabbè. T'a sei scopata? Com'è? N'animale, me ce gioco li cojoni" "Marco, non hai capito un cazzo" "Che devo capì?" Luca lo guarda ancora, stavolta con commiserazione: "Sono mesi che sogno 'sto viaggio, lo sai. Vengo qua e mi trovo intorno quello che ho sempre voluto. Poi quello che ho sempre voluto te lo prendi tu e a me m'attacchi quello che non ho mai voluto in vita mia." "Luca, c'hai ragione. Non c'ho capito 'n cazzo" "Stamme a sentì: tu ti sei appena scopato una meraviglia. Quello che volevo, te lo sei preso tu. E io mi ritrovo nel letto 'na merdaccia nuda. 50 chili di merda secca, marrone scuro come la merda secca, e puzza come la merda secca. E secondo te io vado a infilare il cazzo in quella fogna? Che c'hai in testa?" Il sorriso di Marco si spegne piano. Qualche secondo di silenzio: "A Lù, te stai de fòri. Non ti riconosco. Ma che t'è preso?" "M'è preso che le ragazze me le trovo io. Come cazzo t'è venuto di far venire qua quella merda?" "Ma che dici? Guarda che me l'ha chiesto lei di venire qui. Quando ve ne siete andati siamo rimasti al locale. Poi quella ha chiamato Kristin che voleva Luca. E 'ndo sta Luca. E voglio a Luca. Ci ha raggiunti e mi ha chiesto di venire insieme a noi in appartamento per aspettarti. Che dovevo fà? Me dovevo perde 'a bionda? Eh?" "Vabbè, io mo esco. Vedi di farla sparire. Ho bisogno di dormire, a Mà, so' stanco." Marco lo guarda come fosse un bambino. "Vai và. Ce penso io" Luca si alza e si avvia alla porta. La apre. "Luca!" Luca si volta. Marco è in piedi e ha la faccia triste. "Che c'è?" "Sei 'n cretino" Marco se ne va verso il bagno. Luca esce. E' la prima volta che sente Marco dire la parola 'cretino'.
-E' questo il viaggio, Narciso. L'eccitazione che tende la cinetica dei corpi come un arco e che li scocca uno contro l'altro e, a seguire, scintille di sesso e rabbia e amore abortito, o abbandonato da un'anima nell'immondezzaio di un'altra. Prima o poi penserai alla fine che avrà fatto quella ragazza dal bel viso ovale e gli occhi grandi e neri, che ti voleva e chiedeva dov'eri. Come si chiamava? Annika. E ti stupirai, dopo tanto tempo, di ricordarne il nome.-
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