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Fumare fa male, ma non sempre
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Titolo:
Fumare fa male, ma non sempre |
Autore:
Ego |
Contatto:
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Racconto
n° 5040 |
Altri
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Le notti d'estate portano tanti pensieri, spesso tra di loro discordanti, confusi, diversi, contorti, ma amo sviscerarli e analizzarli in veranda fumando qualche sigaretta accompagnata da un piacevole liquore casereccio regalatomi da un amico di famiglia. Spesso in queste sere sono in compagnia di un caro amico con il quale affronto le tematiche più disparate: dalla pesca al lavoro, dagli amori alle scappatelle, dalle vacanze al nostro ipotetico futuro che ci aspetta; insomma riusciamo attraverso una serie di voli pindarici a parlare di cosi tanti argomenti che spesso non ricordiamo neanche da dove abbiamo iniziato e le nostre chiacchierate durano ore e ore. Avevamo programmato una delle nostre chiacchierate da qualche giorno, ma un imprevisto tiene impegnato lui a lavoro e resto a casa, in veranda...solo. Non è che non mi piaccia la solitudine, anzi lo apprezzo ma era una di quelle sere in cui avevo bisogno di compagnia, avevo voglia di qualcuno che sviscerasse assieme a me i miei pensieri, che li analizzassimo da un punto di vista diverso dal mio. Penso tra me e me: - Vabbè mi faccio un sorso, fumo una sigaretta e guardo un film - . Nel sorseggiare il drink, mi accorgo di dover comprare le sigarette. La cosa mi annoia, sono in tenuta casalinga, non voglia di cambiarmi ma al tempo stesso ho un bisogno disperato di nicotina. -Maledetto vizio! - pensai. E come un cornuto decisi di mettere la maglietta, indossare un pantaloncino e infilare un paio d'infradito. Andai verso il primo tabacchino a pochi minuti da casa: distributore guasto. Avevo capito l'antifona: serata sfortunata. Tornai a casa, presi le chiavi della macchina, e inizia ad andare verso un altro tabacchino. Comprai le sigarette. Le scartai subito, ne afferrai una ma mentre stavo per accenderla, vidi un bar. - Ormai che son qui prendo una birra, la bevo in spiaggia e torno a casa - pensai, mentre riponevo la sigaretta dentro il pacchetto. Scesi in spiaggia e passeggiavo lungo la battigia, il mare era calmo, piatto e la luna si rifletteva su di esso in modo a dir poco incantevole. Trovai diverse coppie appartate, ragazzi che fumano qualche spinello, qualcuno che come me passeggiava da solo. Superai degli scogli e andai oltre; camminai per qualche minuto e giunsi in una piccola spiaggia isolata, dove vi era un piccolo fuoco e una coppia che grigliava della carne. Li guardai per qualche minuto prima di avvicinarmi. Lei mora, bel sorriso, abbastanza alta, con seno abbondante. Lui biondo, magro ma ben definito, probabilmente un atleta. Ridevano, bevevano vino e mangiavano allegramente. Non volevo disturbarli ma passai ugualmente. Mi sentì osservato e poco dopo lui disse: - Scusa ma ti sei perso?- risposi - No, passeggio solamente, non ho una meta- . Mi fece un cenno per avvicinarmi e poi disse con tono cordiale - Accomodati qui, con noi-. Io all'inizio fui abbastanza titubante, cercai di balbettare qualche scusa sul mio pessimo parcheggio, poi sul freddo e infine sul domani si lavora. Non lo convinsi, e in fondo speravo proprio questo. Allungò la mano e si presentò come Danilo e lei Monica. Mi avvicinò subito un bicchiere di vino e inizio subito a parlarmi del posto in cui avevano deciso di fare questo picnic serale. Era un tipo cordiale, sicuro di se, i capelli biondi mossi e gli occhi verdi lo rendevano sicuramente un tipo interessante. Io ascoltavo e annuivo cordialmente mentre con la coda degli occhi sbirciavo lei che fino a quel momento non aveva detto una parola. Poi anch'io inizia a interloquire con lui, non volevo sembrare scortese, né volevo dare nell'occhio. Parlai del mio lavoro, della passione della pesca, l'estenuante ricerca delle sigarette che mi portò infine da loro. Mentre chiacchieravo, mi sentivo osservato da Monica che giocava con i suoi capelli e stava seduta su una roccia vicino il fuoco. Si teneva per mano con Danilo il quale timidamente le accarezzava le lunghe gambe e nella mia mente il desiderio di farlo anch'io prendeva il sopravvento. Ad un certo punto ci fu un attimo di silenzio. Attimo imbarazzante. Attimo interminabile. Attimo decisivo. Si decisivo perché da li si intuì il prosieguo della serata. Adesso Monica inizio a parlare del cibo che aveva preparato, del caldo insopportabile che hanno in casa e del suo amore per il mare. La serata volgeva piacevolmente tutti e tre chiacchieravamo come se fossimo grandi amici. Era tardi volevo tornare a casa, li salutai e andai via. Durante il ritorno mi sentì chiamare da Monica; era venuta a riportarmi le chiavi della macchina che avevo sbadatamente lasciato. L'abbracciai e senti sul mio torso i suoi seni e non resistetti alla voglia di accarezzarle i fianchi; lei non disse niente. Anzi mi ringrazio ancora per la serata e voleva rivedermi; fui sorpreso ma proprio mentre la tenevo vicino a me arrivò lui e sentii: - Bel quadretto- restai sbigottito. Cosa voleva dirmi? Collegai quel silenzio a quel momento. L'imbarazzo e gli sguardi tra loro. Lei si avvicino e bacio le mie labbra. Le sue labbra erano carnose, succulente, sapevano di brace e sale. Ma erano calde e la lingua andava a cercare spavaldamente la mia. Mentre la baciavo guardavo lui; era compiaciuto, aveva un ghigno abbastanza evidente e guardava noi in maniera fissa. Disse poco dopo - Toccalo, toccalo per me piccola-. Lei non esitò ed io non opposi resistenza, anzi allungai le mani e le alzai il vestitino per toccare i suoi glutei turgidi e sodi. Lei accarezzava il collo con un mano e con l'altra mi sbottonava al camicia, mentre con la lingua cercava i miei capezzoli. Li trovò e li morse delicatamente, li succhiò e li baciò per diversi minuti, mentre il mio membro ormai era una verga dura e pulsante. Mi baciava e mi accarezzava il petto e l'addome. Poi mi girò, sfilò la camicia e con la lingua percorse tutta la mia schiena, dal collo ai glutei mentre con le unghie mi accarezzava i capezzoli, ai quali si era affezionata. Da dietro sbottonò i pantaloni e afferrò il cazzo. Prima lo strinse per capirne le dimensioni, poi con le dita ne segue le venature per poi iniziarlo a segare. Il tocco è delicato ma deciso, la cappella si inumidisce e assume il colore rosso intenso. Mi afferra dal fianco mi fa ruotare e scende sotto. E inizia a fare qualcosa di paradisiaco. Con quella lingua invadente inizia a leccare la cappella, inumidire l'asta e iniziare a succhiare. Ho avuto donne. Ma un pompino così fu inenarrabile. Alternava giochi di lingua con movimenti di mano, succhiava e accarezzava i testicoli mentre il suo sguardo era fisso su di me. Mentre spompava il cazzo vedevo lui inerme, con un cazzo enorme fuori e si segava...ma voleva di più molto di più. Mentre lei si dedicava al mio cazzo, le sfilai in un attimo di tregua, la maglia e le sue enormi tette balzarono fuori. La alzai. Le abbassai lo slip e penetrai subito. Non esitai. Non la guardai. Non la sfiorai. Nulla. Presi il cazzo e lo infilai imbevuto della sua saliva dentro la sua figa. Sussultò. Inarco il bacino e la scopai deciso. Mentre la scopavo succhiavo quelle tette enormi con un capezzolo grande, rosso e sudato. Succhiai avidamente il capezzolo destro. Poi quello sinistro. Poi entrambi. Era alta mi bastava allargare le gambe per penetrarla in piedi. Il suo corpo era bellissimo, carnagione chiara, totalmente glabra, con un piccolo tatuaggio sul seno. Una dea. Dopo diversi minuti che la penetravo la feci accomodare su uno scoglio. Guardai il suo uomo, annuì. Voleva che gli leccassi la figa. Lo feci senza fiatare. Fui delicato, passionale. Allargate le gambe osservai il suo sesso grondante di umori, ed iniziai a baciare le gambe avvicinandomi pian piano alla figa. Lei prese la testa e trascinò li e disse : - Accomodati, non devi chiedere permesso-. Allargai le labbra ed inizia un cunnilingus che dai sui mugugni fu eseguito egregiamente ed intervallato da penetrazioni con dita e con il cazzo. Leccavo e penetravo. Lei godeva ed io godevo. La sua figa ormai era fradicia, un mare di umori e decisi di leccare quel prezioso liquido proprio dalla fonte. Sussultò, mi strinse i capelli e raggiunse l'orgasmo. Il suo respiro da affannoso si acquietò ma la sua voglia di me no. Mi guardò, lo prese in bocca. Succhio avidamente assaporando i suoi umori per poi girarsi e farsi penetrare. La penetrai e davanti a me c'era lui che ancora si segava. Si avvicino a lei, la quale inizio a seviziarlo oralmente. Entrambi scopavamo la stessa donna, la SUA donna. Fu strano ma eccitantissimo. Lei mugolava, forse per l'enorme verga che aveva in bocca della quale sapeva già tutto o forse per il nuovo cazzo che la penetrava. Lui venne nella sua bocca e lei assaporò il nettare senza che se ne perdesse una sola goccia nell' ambiente. Si distaccò e continuò a guardarci. Adesso Monica vuole me. Vuole il mio nettare. Cavalca il mio cazzo mettendosi su di me e facendomi imboccare quei seni meravigliosi. -Scopami, perché poi non mi vedrai mai più-. La seguì alla lettera. La cavalcai penetrando il cazzo fino in fondo mentre lei si muoveva sinuosa. Ero quasi al limite. Qui fece qualcosa di strano. Si sdraiò, afferrò la verga con i piedi e mi masturbò. Fui sorpreso, non pensavo , non credevo non immaginavo. Ma fu piacevolissimo, le toccavo le gambe lunghe, le caviglie sottili e sensuali, quei piedi curati erano in grado di regalarmi emozioni uniche. Sussultai. Spruzzai. Eiaculai. Il nettare sgorgava dall' uretra e lei poco dopo era li a qualche millimetro fissandomi sempre gli occhi e tenendo la goccia di sperma tra le labbra. Alla fine ingoiò, sorrise e guardò Danilo. Fumava una sigaretta. Lei ne chiese due. Una per me e una per lei. Non fumava, ma in certe occasioni diceva stanno proprio a pennello. Non tutti mali vengono per nuocere.
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