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La distanza ed il rispetto
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Titolo: La distanza ed il rispetto
Autore: Lalla
Contatto:
Racconto n° 506
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Per molto tempo ho guardato un uomo da lontano. E gli ho sorriso. Lui no, non mi ha mai sorriso. Per molto tempo ho amato un uomo da lontano. Ho amato tutto di lui. La sua figura magra e nervosa, le sue mani affusolate e nodose, i suoi occhi vigili e inquieti. Fino a quando non mi ha dato appuntamento in una stanza d'albergo. Una stanza d'albergo come tante, moderna e impersonale, sterile e asettica come una camera d'ospedale.
Mi guarda e non parla, rimane in piedi, quasi assorto. Non riesco a guardarlo negli occhi, sono emozionata, imbarazzata, pudica. Sono qui per fare l'amore, penso, e mi sembra strano. Fino a ieri, sarebbe stato impossibile. Con un sospiro, si siede sulla sponda del letto, sempre senza parlare. Io rimango in piedi, al centro della stanza, come inebetita dagli eventi. Finalmente si gira verso di me e ordina: "Spogliati!". Con un groppo alla gola, mi sfilo il vestito di lino bianco che ho indossato per lui. Rimango in reggiseno e slip. Le gambe si ergono come colonne sugli zatteroni, come una statua di marmo attendo il segnale. "Spogliati, ho detto. Voglio vederti nuda." Mi slaccio lentamente il reggiseno, scendo dai tacchi e mi sfilo gli slip. Sono depilata, il suo sguardo si fissa sul mio sesso, conchiglia madreperlacea.
"Sdraiati sul letto", mi ordina nuovamente, con una voce stanca e cavernosa. Lentamente, raggiungo la metà libera del letto e mi sdraio di fianco, la mia mano sorregge il capo. Gli sorrido. Lui è serio, assorto, sembra un fedele in procinto di ricevere l'eucaristia. È una funzione sacra, è un rito pagano che si ripete. Eppure, dietro alla maschera di indifferenza che ostenta, trema. È emozionato. A lungo ha guardato una donna da lontano, aspettandola.
Si slaccia i bottoni della camicia, con calma. Si allenta la cintura, apre la zip, si sfila i pantaloni. Toglie le scarpe, le calze, i boxer. È nudo davanti a me, il suo membro non è in erezione. Si sdraia di fronte a me, la mano sorregge il capo. Mi bacia sulla bocca, mi infila la lingua tra le labbra. La sua saliva è amara, sa di tutte le Muratti fumate. La sua lingua è ruvida, i baffi e la barba mi pizzicano il viso. Ho chiuso gli occhi. Si stacca lentamente. Con la mano mi accarezza i capelli, il mento, la spalla, il seno sfiorandomi il capezzolo. Trattengo un sospiro. La sua carezza continua lungo i fianchi, scende fino alla vagina, prosegue lungo le cosce. Sento un calore forte fra le gambe, sono tutta bagnata. Compie una rotazione di centottanta gradi. Inizia a baciarmi i piedi, poi le ginocchia, fino ad arrivare al mio sesso depilato, bianco e fradicio. Con la lingua, gioca con il clitoride inturgiditosi. Il suo fallo si sta indurendo, è davanti al mio viso. Con la vista annebbiata e fra i gemiti, incomincio a leccarlo piano, dal basso in alto. Con le labbra, mordicchio la punta. Poi aggiungo la lingua, lecco tutta la punta rosa e succosa. Continuiamo a stuzzicarci così. Le mie e le sue gambe sono rigide, ci scappano sospiri sempre più sonori. La sua lingua è sempre sul clitoride che è diventato enorme e duro. Sono inondata di desiderio. Voglio che mi penetri. E lui, quasi mi leggesse nel pensiero, spinge la lingua dentro di me, facendomi urlare.
Anch'io ho approfondito i miei baci. Il suo sesso è ormai in bocca, ne apprezzo la turgidità e il sapore. Vado avanti e indietro con la testa, simulando il coito. La nostra presa è nervosa, ansimiamo rumorosamente. Improvvisamente accelera i movimenti della lingua che si fanno più intensi. Mi lecca tutta, le grandi labbra, le piccole. Entra ed esce con la lingua da me e poi ritorna sul clitoride. Io urlo, la vista mi si appanna e poi il buio. Lui ha uno scatto, si inginocchia di fronte a me, che giaccio come svenuta. E inizia a penetrarmi. Spinge piano, solo la punta. Ansimiamo entrambi, guardandoci negli occhi. Spinge ancora, chiudo gli occhi ed è in me. Si muove piano ma bastano pochi colpi che ricomincio a urlare.
I muscoli del suo viso sono contratti, di tanto in tanto socchiude gli occhi. Si trattiene visibilmente. Sta per venire ma non vuole ancora. Vuole continuare. A questo pensiero, vengo ancora, sempre urlando. E poi gli chiedo di girarmi. Ancora un attimo dice. È tutto rosso, gli occhi stralunati, fa come una smorfia di dolore ed esce da me. Mi giro di schiena, sono a quattro zampe, aspetto che mi penetri da dietro. Alzo e abbasso il bacino ritmicamente, sono al colmo dell'eccitazione. Ed eccolo, entra con forza tutto intero. Io godo e urlo, gli chiedo di farmi male. Sculacciami, sculacciami! E, a ogni colpo, lo sento di più. E quando mi stringe i capezzoli, sento che la vagina esplode. Ma adesso è lui ad ansimare sempre più in fretta. Fino al rantolo. Crolla su di me. Esausti, perdiamo i sensi.