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Molta accoglienza
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Titolo: Molta accoglienza
Autore: Collezionista
Contatto:
Racconto n° 5088
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- E' libero? Posso sedermi? -
- Veramente stavo aspettando una persona - ed era vero. Ero venuto lì apposta, a sedermi ai tavolini all'aperto in quel bar lungo il viale più trafficato della mia città, dove la gente difficilmente passeggia sul marciapiede, ma dove lo imbocca in auto con irritazione sempre più crescente man mano che gl'innumerevoli semafori venivano faticosamente superati... un onda verde in alcuni casi degna di una lumaca, in altri riservata ai primi della coda, se quello sulla linea dello stop aveva riflessi da pilota di F1.
Ero rimasto seduto all'aperto, disdegnando la più accogliente sala interna, piena di ombre anche di giorno per merito del vetro scuro che cercava di distorcere le sagome dei clienti e dei loro affari di cuore: non per scelta, ma rispettando la richiesta che mi era stata fatta e che mi aveva portato lì in quel pomeriggio di maggio.
- L'ha poi letto? - mi chiese la donna sedendosi, incurante di quanto le avevo risposto e prendendo la copia dell'opera di Haruki Murakami che avevo posato davanti a me.
- Io ci ho provato, ma non sono riucita a seguire la trama... ma questo mi sembra più alto del mio... APRILE-SETTEMBRE... che strano... -
- 1Q84 è diviso in due volumi e visto che sono tre libri e il primo, questo, ne contiene due: ecco perché è più alto del suo che, immagino, sia OTTOBRE-DICEMBRE... e così è spiegato perché ha compreso poco della trama... -
Volevo risponderle malamente, per farla alzare da quella sedia che doveva rimanere vuota fino all'arrivo della persona che stavo aspettando, ma non avevo resistito a sfoggiare tutte le mie competenze in fatto di letteratura, ma visto che ancora taceva come ipnotizzata dallo sguardo candido della ragazza giapponese raffigurate in copertina che ammirava sorpresa il proprio viso riflesso, azzardai un meno scortese commiato.
- Come le dicevo... -
- franco.franco - mi sparò guardandomi fisso, liberata dal contemplare quella candida intimità di sguardi - Stava aspettando me -


Tutto era cominciato per noia e curiosità.
Quando sono annoiato divento curioso. Tutto quello che ho per le mani mi appare inutile e ostile, l'insofferenza m'impedisce di concentrarmi a terminare tutti quei lavoretti che accantono in attesa di... avere tempo. Ehhh, il tempo in realtà non l'ho mai per fortuna: il telefono squilla spesso e dopo mi devo preparare per un altro incontro e, se ci sono delle richieste speciali, devo prendere tempo per andare a procurarmi quello che mi viene richiesto. Poi c'e' l'estetista per rifinire unghie e peli, poi ci sono le lampade per mantenere uniforme il colore del corpo e non avere il segno del perizoma sopra i glutei... anche se un cliente mi aveva richiesto proprio quello: per fortuna ero in partenza per una vacanza primaverile in Spagna, sarei tornata con quel segno per farlo felice. Quando me lo tolse rimase a osservarmelo a lungo, spiegandomi che trovava eccitante sapere che m'ero stesa al sole sotto lo sguardo voglioso degli altri uomini e immaginava il loro sguardo sorpreso quando mi avrebbero vista girarmi sulla schiena, il mio rigonfiamento maschile malamente appiattito nella mutanda del bikini imbottito. Non sapeva che ero sì andata in vacanza in Spagna come gli avevo detto, ma ospite nella villa con piscina di un collega di lavoro di Giuseppe, l'amico di Alexia che mi procurava i clienti speciali. Il sole lo prendevo al mattino, nonostante le nottate bollenti che facevo con il padrone di casa o i suoi ospiti: ho sempre dormito poco, per cui sgusciavo via dal letto in cui ero finita, indossavo il perizoma e mi facevo prima una nuotata per rinfrescarmi e poi pisolavo con il culo all'aria stesa sul lettino. Erano momenti di vero relax, dove mi ricaricavo per bene, sapendo che il padrone di casa mi avrebbe osservata dal balcone della sua stanza, in cui non avevo mai dormito e neppure scopato. Sarebbe rimasto lì a fissarmi anche mentre il primo dei suoi ospiti sarebbe venuto, senza tante cerimonie, a spostarmi il filo del perizoma e a penetrarmi lì dove mi trovavo... la prima delle numerose volte in cui sarei stata sodomizzata. Ero venuta lì per quello... perché pagavano molto bene. Ad ogni modo nonostante l'ombra che spesso calava sui miei glutei, ero tornata un po' più ricca e con il segno richiesto: dopo averlo contemplato affascinato mi aveva presa, sodomizzandomi con impeto, la mia povera fighetta che desiderava un lungo periodo di inattività!
Quindi: estetista per unghie e peli superflui... un corpo nato uomo di peli superflui ne produce in continuazione... lampada per abbronzare uniformemente, palestra per mantenere tonico ed aggraziato il corpo, compere per aggiornare il guardaroba e ottemperare alle richieste. In compenso quasi nessun lavoro domestico: avevo trovato un ragazzo che mi puliva casa una volta alla settimana per il privilegio di vedermi girare per casa in babydoll, ma solo dopo che gli avevo infilato un costrittore del pene, una gabbia d'acciaio incurvata che gli impediva l'erezione. Se ero soddisfatta lo stimolavo con la lingua fino a che godeva, dolorosamente godeva con il membro che premeva per raddrizzare quella corazza di metallo incurvata all'ingiù. Non eiaculava con forza, ma gocciolava paonazzo in viso e io gli leccavo quel suo strano orgasmo.
Puliva bene casa però, non mi sarei mai liberata di lui.
Dopo la lunga pausa che m'ero presa di ritorno dalla Spagna, facendo incazzare alquanto Giuseppe rifiutando alcuni appuntamenti che mi aveva trovato... era venuto di persona a controllare lo stato della mia fighetta andandosene comunque soddisfatto della mia bocca sempre golosa... ero restia a chiamarlo e avevo iniziato a curiosare in rete i vari annunci. Ogni tanto lo faccio, di curiosare gli annunci, e ogni tanto rispondo: pochissime volte incontro però. La maggior parte degli annunci o sono di professionisti come me che si offrono o sono di persone che non intendono pagare e quindi mi interessano poco. Navigare in quei siti mi aiuta a superare la noi e mi spinge a comporre il numero di Giuseppe per chiedergli se ha nulla d'interessante da propormi: è propedeutico per farmi ricordare qual è la mia attitudine e qual è la mia fonte di reddito.
Sono una puttana, una trav di mezza età molto esperta e senza preclusioni, insospettabile negli atteggiamenti, ma molto femminile nell'animo mai sazio di emozioni.
Scorrendo l'elenco on-line degli annunci mi soffermavo su quelli che mi sembravano più invitanti: il più delle volte li scartavo proprio perché sembravano TROPPO accattivanti!
Per onestà intellettuale, per stimolarmi correttamente, visionavo solo gli annunci di città vicine, scartando a priori quelli della mia città: solo se mi procurava un incontro Giuseppe sarei andata con un concittadino, altrimenti no a prescindere. Non volevo instaurare nessun legame tra me e queste avventure passeggere, non volevo assolutamente correre il rischio di finire a letto con un mio ex compagno di classe o con il commesso di qualche supermercato che ero solita frequentare. Se era un incontro con uno sconosciuto tale doveva rimanere anche nei secoli a venire. Erano scappatelle per me e non dovevano mai ritorcermisi contro.
Dopo aver letto sommariamente gli annunci ero rimasto incuriosito da quello di franco.franco: uomo cerca docile trav per soddisfare più volte il suo robusto appetito. Cerco pulizia e facilità di dilatazione per evitare interruzioni.
Caspita! Deve avercelo bello grosso se avvisa in questo modo senza tanto girarci intorno! Il fatto che non avesse insistito sulle misure m'intrigava: un uomo dotato è portato a vantarsene, a illustrarne tutta la potenza, la robustezza e durata... ma qui era stato sul vago, quasi timoroso di allontanare più che attrarre. Facilità di dilatazione... essì, doveva avercelo bello grosso e voleva infilarlo senza interruzioni: cercava un bel culo accogliente e il mio s'era riposato a sufficienza.
Decisi di contattarlo e iniziò lo scambio di mail... poi di foto... del suo robusto membro e di me in pose sexy. Avevo fretta di incontrarlo e devo dire che anche lui non perse tempo e mi propose quel bar, conosceva bene la mia città perché ci veniva spesso per lavoro, un incontro formale per bere una cosa e conoscersi prima di scegliere se approfondire.
Mi aspettavo quindi franco.franco e non...

- Mi chiamo Tamara - disse rendendomi il libro - Dovrò comperarlo, altrimenti la fatica di leggere il... come ha detto, il secondo che poi è il terzo... l'ho proprio fatta per nulla -
Lo presi senza rispondere, ammiccando imbarazzato e tentando un sorriso di apertura: lei non doveva essere lì, aspettavo spiegazioni.
- Allora... - disse appoggiando le due mani sul tavolino... due mani senza una ruga, senza un segno, mani giovani e dalle unghie scure molto ben smaltate - Franco è mio marito e lei la trav con cui ha chattato -
Ok, mi alzo e vado, pensai.
- Senta signora... -
- Tamara, prego... mi chiami Tamara... è un nome che amo sentir pronunciare -
- Ok... Tamara... io direi che possiamo finire qui l'incontro e se vuole delle spiegazioni le chieda a suo marito. Comunque ci dovevamo incontrare oggi per la prima volta... ma non è successo... -
Fui interrotto dalla cameriera che le portò il succo che aveva ordinato appena s'era seduta, mentre io, come si vede spesso raffigurato nei film, rivedevo in un secondo com'ero arrivato a quel tavolino, sperando di cogliere un suggerimento su come fare a svincolarmi senza chiasso: ero nella mia città, purtroppo, non dovevo assolutamente attirare attenzioni.
- Alessia... oh, mi scusi... Andrea, posso chiamarla per nome vero? - era irritante, perché dava proprio l'idea di divertirsi un sacco e questo non mi faceva prevedere nulla di buono, l'inconsuetudine delle sue reazioni mi spaventava alquanto - E' con me che ha sempre chattato... solo con me -
BUMMM!
- Cosa??? - riuscii a dire senza alzare la voce.
- Sì, franco.franco è proprio mio marito, ma sono stata io a chattare, a scrivere le mail e a mandare le foto di lui e... e del suo meraviglioso e robusto... -
Mi appoggiai alla spalliera della sedia e la contemplai, cercando di collocarla tra le mie numerose esperienze: le piace guardare, non c'è altra spiegazione, le piace guardare il marito che si scopa una trav. Bene, ero tornata nel mio ambiente, non dovevo fronteggiare una moglie isterica che aveva scoperto la tresca via web del marito non proprio completamente etero e che era venuta a smascherare l'insospettabile maschio in reggicalze. Pericolo scampato.
- E come mai s'è finta lui? Devo essere forse un regalo, una sorpresa? - attingevo a piene mani dal bagaglio delle mie esperienze.
- Oh no, franco.franco è consapevole di tutto quello che stavo facendo, avrebbe voluto farlo lui, ma ho preferito interessarmene io in prima persona... visto che... sì, insomma... visto che riguarda me, dopo tutto! -
Bevvi un sorso della mia birra mascherando ignoranza.
Ero sul mio terreno eppure dopo tanti incontri avevo incontrato chi era riuscita ancora a stupirmi.
- Riguarda lei... riguarda te, Tamara? Riguarda te perché franco.franco è tuo marito? -
- Non solo... ti faccio vedere: dimmi cosa vedi - e si alzò per andare a gettar via il tovagliolino di carta nel cestino lungo il marciapiede, disdegnando il posacenere sul tavolino.
- Cosa hai visto? - chiese tornata al tavolo.
- Ho visto una bella donna... con tante belle curve - risposi sintetico.
- Andrea, tu sei gay? -
- No! - risposi di slancio, sorridendo - Sono bisessuale, completamente bisessuale... al punto che devo tenere gli indumenti dei miei due sessi in armadi distinti o rischio di mischiarli, sbagliando occasione -
- Oh, bene... così può capire franco.franco. Le dispiace se offro io e andiamo in auto a finire il discorso? Qui... non mi sento più a mio agio... - dal locale erano usciti alcuni clienti e s'erano messi a chiacchierare e fumare, lanciando occhiate palesemente interessate alle curve di Tamara.
Le feci scudo attraversando la strada per fermare le auto che cercavano di anticipare la bizzarra Onda Verde e mi diressi verso la mia...
- Prendiamo la mia, è proprio qui avanti -
Lo sapevo, ovviamente: ora che l'avevo incontrata avevo dato un corpo alla donna che avevo visto passare davanti al bar due volte per poi andare a parcheggiare poco lontano senza scendere. Aspettavo franco.franco, ma quei ripetuti passaggi e il viso con grossi occhiali da sole che vedevo riflesso nel corposo specchietto esterno del SUV avevano attratto la mia curiosità. Evidentemente aveva voluto studiarmi prima di mostrarsi: ecco il motivo per cui dovevo sedermi al tavolino all'aperto!
- Potevo seguirla con la mia... anche perché non sei di qui, giusto? -
- Ci sono nata, conosco i dintorni e poi ci vengo spesso: ho mantenuto alcune amicizie. Tu? Hai amici che frequenti? -
- Pochi, le amicizie credo sia meglio che rimangano poche, così fanno da riferimento per tutte le altre conoscenze più o meno superficiali che si aggiungono cammin facendo -
In breve ci trovammo in periferia, lungo la strada che costeggiava la vicina autostrada su cui sfrecciavano poche solitarie auto. Appena prima del cavalcavia che s'apprestava a sormontarla, la donna girò nel viottolo che portava sotto di esso e faceva accedere a un piccolo spiazzo di terra chiuso da un lato dalla rete di protezione che correva lungo l'autostrada. Un posto per coppiette, chiaramente.
- Ci venivo da ragazza... anticipo la tua domanda -
- Ci venivo anch'io... anche da ragazza... così anticipo tutte e due le domande -
Si mise a ridere, sorpresa più che realmente divertita: era tesa, più tesa di quando s'era baldanzosamente seduta al mio tavolo sapendo di non essere attesa non essendo franco.franco.
Mi abbandonai comodamente sul sedile e attesi serafico.
- Allora... pur non essendo la prima volta non è facile a dirsi... Ezio, mio marito... sì, si chiama Ezio... è molto innamorato di me, così come io sono innamorata di lui. Siamo sposati da soli due anni... ehhhhhh, come vola il tempo... e tra noi c'è molta, molta affinità... soprattutto sessuale -
Senza rendersene conto Tamara s'era appoggiata la mano destra in grembo, mentre l'altra continuava a rimanere sul volante. Non s'era voltata verso di me, ma guardava fuori i posteriori delle auto che entravano nel nostro campo visivo sfrecciando via sull'autostrada: un apparizione silenziosa che non generava neppure un alito di vento, l'abitudine tutta italiana di occupare la seconda corsia anche senza necessità, solo per non sentirsi inferiori agli invisibili veicoli più lenti.
- Ezio... Ezio è un gran bell'uomo sai: era molto corteggiato, c'erano molte altre donne che volevano conquistarlo... donne che poi si sono defilate una a una... ma io sono rimasta, sì sì, io sono rimasta e dopo qualche mese mi ha chiesto di sposarlo -
La mano aveva iniziato ad accarezzarsi l'inguine, seppur nascosto sotto il tessuto teso della gonna.
- Tu sei sposato? -
- No - risposi senza aggiungere altro: quel momento sembrava sospeso, legato a un filo sottile, la ragazza rapita da immagini che non potevo vedere, ma che percepivo solo attraverso la concentrazione che sembrava avesse esteso tutta intorno a noi. Le confessioni hanno quel potere, di rendere estraneo tutto quanto ti circonda e trascinarti nelle pieghe dell'avvenimento narrato rendendoti un fantasma che si muoveva curioso, un osservatore privo di parola o azione.
- Com'era stato bellissimo da fidanzati, dopo lo è stato molto di più: potergli stare vicino ogni giorno, poter far l'amore con lui ogni volta che si voleva... e sia io che lui lo vogliamo spesso... Non è solo questo il matrimonio, ma è una parte importante e serve per rimanere uniti... -
- Perché sono qui, Tamara? - le chiesi a bassa voce.
- Ezio ha un cazzo molto grande... davvero molto grande - la mano s'era infilata sotto lo spacco della gonna - Tu non immagini quanto grande e voglioso sia il suo cazzo - la mano aveva iniziato a masturbarla. Non portava calze, la pelle era dorata per merito di una crema luccicante, e la coscia era tesa, contratta dal piacere che iniziava a provare.
- A te piacciono i cazzi molto grossi? Sei già stata scopata da uno che aveva un grosso cazzo? -
- Sì, mi è capitato e m'è molto piaciuto -
Iniziavo a sentire un rumore liquido mentre Tamara intensificava la masturbazione. La gonna s'era dischiusa quasi completamente, la mano liberamente spariva tra le cosce aperta.
- Il suo è davvero grosso ed è per questo che le altre sono scappate dopo aver fatto l'amore con lui - si girò a guardarmi - A me piacciono i cazzi grossi e ho la struttura per accoglierli, ma con lui... lui mi riempie, mi tende la vagina come mai m'era accaduto, mi dilata come non credevo possibile potesse accadere... e poi quando inizia a muoversi dentro di essa... - il rumore liquido crebbe d'intensità, fluidi profumati che conoscevo bene e che desideravo leccare - ... il mio corpo è fatto per quel suo cazzo così grosso, perché lo inondo di fluido e lui scivola, scivola come se l'attrito non esistesse più... e io godo, godo come solo lui è riuscito a farmi godere... - il suo corpo in quel momento era teso, tutte e due le gambe la spingevano contro lo schienale del sedile e la mano che stringeva il volante aveva le nocche sbiancate. Cominciò a gemere sempre più intensamente, la mano non la masturbava più, ma la possedeva, alzandola quasi dal sedile. Ero eccitato, ma non potevo intervenire... stava ormai per avere l'orgasmo.
Chiuse gli occhi ed esalò una nota muta, carica di tutto il piacere che s'era data pensando al suo Ezio.
Lentamente si riportò nel momento presente, si sfilò la mano dalle cosce e me la porse: era lucida dei suoi umori fin oltre le nocche... quasi fino al polso.
- Sono molto accogliente, come vedi... - le presi quella mano e me la portai alle labbra, leccandogli il suo sapore - A lui piace tanto il mio culo, ma non ho un culo altrettanto accogliente -
Il punto era quello, il suo culo stretto.
- Quindi io... -
- Tu ti devi far inculare da lui... e non sai che invidia proverò quando lo vedrò affondare tra i tuoi glutei e se... come spero... tu avrai il culo adatto... lui proverà quel piacere che difficilmente è riuscito a raggiungere e io sarò invidiosissima che lo possa fare con te! -
Non c'era limite alle stranezze.
- Quindi... sarà una cosa a tre: io, te e Ezio -
- No! Che hai capito! - il suo sguardo era divenuto furioso - A lui piaccio io, piacciono le donne... mica... sì, insomma... piaccio solo io e non intendo che lui cambi parere su questo argomento! Tu devi solo farti inculare quando, sazio delle mie attenzioni, vorrà sfogare la sua inesauribile libido dentro un culo... non il mio purtroppo, ma il tuo. Tu devi solo fare questo, nient'altro -
Mi sembrava una cazzata e m'era già passata la voglia di andare a fondo a quell'incontro che doveva, nelle mie intenzioni, essere un diversivo, prepararmi a ritornare nel circolo esclusivo... e ben remunerato... di Giuseppe dove le trasgressioni sessuali erano la specialità. Un innocuo annuncio online stava avendo dei risvolti che facevano concorrenza, in fatto di stranezze, a quanto finora affrontato.
Stavo quindi per inventarmi una scusa per andarmene, quando mi chiese: - Ma tu come sei vestito da donna? Sei credibile? -
Le parole che stavo per dire mi morirono sulla bocca, trasformandosi in un nido di vipere sibilanti. Il loro veleno mi lucidò le labbra, un lipstick mortale che doveva assolutamente assaggiare.
- Lo sono, lo sono da tanto tempo e mi ci trovo bene. Vedrai... non ti deluderò e non deluderò neppure Ezio - non sapevo quanto mostruoso fosse il suo cazzone, ma in quel momento avevo decise che sarebbe diventato il mio amante e che sarebbe corso da me prima di svuotarsi nella vagina accogliente di lei: avrebbe riempito per bene il mio culo e poi si sarebbe dedicato alla vogliosa mogliettina, ma con il pistolone scarico.
- Devo dire che... mah... guardandoti seduto al tavolino m'eri sembrato decisamente maschile... ma ora... non so... hai un che di androgino, di indefinito, come se ti apprestassi a mutare aspetto... - fece una risatina isterica piena di imbarazzo: il veleno che la mia voce carica di promesse aveva trasportato iniziava a fare effetto.
- Quando? - le chiesi con tutta la voglia che riuscivo a manifestare.
- Aspetta... aspetta... non correre... voglio vederti prima, non voglio rischiare di deluderlo ancora... sì, non sei la prima che contatto e non è andata bene... non gli sono piaciute: troppo... -
- Volgari - finii per lei.
- Sì, troppo volgari... mentre tu... -
- Io sono femmina dentro, non ho bisogno d'essere volgare per far si che mi soddisfino penetrandomi -
L'avevo in pugno, era palese... palese quanto la sua mano destra che stava tornando a infilarsi tra le cosce nuovamente aperte. Ne fermai la corsa e me la portai alle labbra, lasciando su di essa quel veleno che avrebbe trasmesso presto alle labbra vaginali, bramandomi.
- Meriti di meglio, forse è ora che torni dal tuo Ezio... -
Le lasciai la mano, che ritrasse imbarazzata: chissà perché.
Mi riportò alla mia auto in silenzio, cercando di ritrovare una lucidità che avevo veduto perdere progressivamente. Le avevo lanciato il mio veleno, ma anche lei mi aveva colpito: la curiosità mi rodeva, ma doveva essere lei a condurre il gioco, così come aveva fatto dall'inizio mettendo quell'annuncio ammiccante.
- Domani o dopo, ti va? - mi chiese prima che scendessi dalla'auto.
- Tutti e tre? - conoscevo già la risposta.
- No, tu e io: voglio vedere come sei travestita, come ti trucchi, come ti atteggi e... - - ...e quanto ce l'ho largo - conclusi io per lei.
- Già... un po' volgare, ma è così -
- Volgare? Ma se ti sei infilata la mano nella vagina mentre parlavi! -
- Da me no, a casa mia non mi piace - le dissi, perché non volevo che casualmente aprisse l'armadio e trovasse tutti i miei abiti e lingerie femminili: stava cercando una vogliosa trav con poche esperienze, forse per non correre il rischio che il suo caro Ezio diventasse cliente affezionato del culo di qualche professionista... come me.
- Neppure da me, Ezio non lo deve ancora sapere... -
- Motel, non c'è altra soluzione -

- Aspettami qui, mentre mi cambio - le dissi scendendo dal SUV. Erano passati solo due giorni dall'incontro al bar, Tamara aveva voglia di concludere, di sapere se aveva fatto bene a volermi conoscere, di offrirmi alle voglie di Ezio... dopo essere stata oltremodo dilatata da lui.
- Come? Ti aspetto qui? -
- Eccerto! Io entro, mi cambio e ti faccio entrare. Tranquilla, chiudo la tenda esterna, così nascondiamo l'auto a occhi indiscreti... Dai... faccio presto presto: non vedo l'ora di farmi vedere da te e di sapere se... se posso conoscere Ezio -
Entrata, come promesso, feci scendere la tenda, nascondendo l'auto: non mi rimaneva che trasformarmi!
Lasciai accesa l'illuminazione blu, quella che automaticamente s'accendeva inserendo la chiave magnetica nell'apposita fessura vicino alla porta. Conoscevo quel motel e sapevo di quella particolare illuminazione morbida che creava un'atmosfera d'intimità senza zone d'ombra, un'illuminazione che nessuno aveva nella propria casa, nella propria camera da letto e questo rendeva ancor di più quel posto differente, alieno alla propria quotidianità e, in quanto alieno, libero dalle regole e dalla morale che si intendevano rompere. Quando ci saremmo rivestiti e avremmo spento quella luce elettrizzante, la stanza sarebbe diventata squallida, avrebbe perduto la magia... ma forse, privati dell'eccitazione che ci aveva portati fin lì, ci sarebbe apparso squallido rientrare nel nostro quotidiano e la dozzinalità degli arredi era la dozzinalità da cui eravamo sfuggiti per qualche istante... intenso istante... ma non per me, che di questo vivevo e in quelle stanze mi sapevo muovere con naturalezza. Stranamente m'ero sintonizzata sulle emozioni che Tamara avrebbe provato dopo... beh... non ero venuta lì solo per compiere una sfilata e farmi fare un'ispezione prostatica! Tamara... in lei c'era qualche cosa che mi stimolava ed ero decisa a scoprirlo.
Posai la borsa sul mobile e iniziai a spogliarmi riponendo pantaloni e camicia nell'armadio: avevo voluto che rimanesse fuori proprio per quello. L'alternativa era spogliarmi nudo davanti a lei e poi andare, con la borsa a rivestirmi in bagno per non guastarle la sorpresa: no, non mi andava.
Volevo fare le cose per bene.
Indossai le autoreggenti bronzo leggere, 8 denari, un velo di nylon sulle gambe a cui non riuscivo a rinunciare. Avevo laccato le unghie di nero, così come quelle delle mani, per cui si sarebbero notate ugualmente. Erano un paio speciale, senza cuciture sul puntale, adatte proprio per essere portate con i sandali: ne avevo un cassetto pieno!
Li alzai subito, i sandali, per non sporcarmi i piedi. La scelta delle calzature era stata difficile, visto il significato che ho sempre dato ad esse. Avevo optato per la semplicità, anche se una semplicità sensuale: un paio di sandali neri minimal, con una fascia sottile sopra le dita dei piedi e un semplice cinturino alla caviglia. Il tacco era di 12 centimetri, ma c'era un piccolo plateau di poco più di un centimetro, per cui erano confortevoli da indossare: preferivo i sandali con un piccolo plateau, non gradivo avere il piede troppo vicino a terra, separato da una striscia sottile di cuoio. Sapevo di avere dei piedi magri, con un numero appena appena maschile, per cui valeva la pena valorizzarli. Non indossai null'altro e andai in bagno a truccarmi. Sapevo farlo egregiamente, quanto una donna ormai, ma Tamara voleva essere la mia insegnante: non sapeva di avere a che fare con una professionista, per cui misi solo l'ombretto scuro sfumato non molto bene, la riga nera sopra le ciglia e il rossetto liquido. Non avevo delle labbra femminili, ma decisamente sottili e le avrei volentieri modificate, rendendole più carnose, ma il risultato che vedevo sulle pagine delle riviste di quanto poi era capitato alle varie donne che avevano voluto fare quel ritocco, mi dissuadeva dal procedere. Non avevo modificato in nulla il mio corpo, rimanevo un individuo difficilmente identificabile.
Niente labbra carnose e niente seno: le uniche carenze al mio corpo ideale, perché al mio membro maschile non avrei mai rinunciato. Indossai un paio di mutande brasiliane di tessuto spesso, che mi tenevano premuto il sesso, ancora a riposo, tra inguine e perineo, formando un monte di Venere su cui posare la prima carezza curiosa. Il tessuto posteriore, infilandosi tra i glutei, avrebbe valorizzato la parte più attraente di me. Per il seno risolsi con un reggiseno imbottito di silicone, che oltre a far volume faceva anche peso, risultando credibile. Lavoravo molto sui pettorali, per cui da quelle coppe quanto di mio potevo mostrare s'ingrossava e creava un decolté niente male. Intimo bianco, ovviamente: nella luce blu sarebbe risaltato com'era nelle intenzioni dell'arredatore. Facendo attenzione con i tacchi, appoggiata all'anta dell'armadio, infilai la gonna grigia con motivi neri e bianchi che arrivava sopra il ginocchio e la camicia bianca aderente. Mi sistemai la frangia marcando di più la riga e misi gli orecchini di perle. Mi guardai allo specchio: semplice, non troppo sexy come volevo.
Aprii la porta e feci entrare Tamara.
- Sei... sorprendente! - disse dopo aver posato rumorosamente la borsa sul mobile - Fatti un po' vedere... - mi prese la mano inducendomi a ruotare. Con i tacchi ero ancor più alta di lei... non sapevo quanto fosse alto Ezio, ma per quanto mi era richiesto l'altezza non era importante.
- Caspita che trasformazione! - anche lei era molto formale, gonna e camicetta come me, anche se lei non portava le calze avevo subito notato. Nella scelta degli indumenti s'era stabilita subito l'affinità che volevo scatenare, anche se nella borsa avevo un tubino corto, da portare senza autoreggenti in quel caso, se lei si fosse presentata quel giorno con un vestito simile. Volevo conquistarla, volevo giocare con lei prima di giocare con il suo Ezio.
- Ti piaccio? - chiesi come avevo fatto altre innumerevoli volte.
- Molto - aveva gli occhi accesi e mi accarezzò l'inguine sotto il tessuto lucido della gonna... come avevo previsto - E' sparito? -
- No, solo a riposo in un posto caldo... e tu... ti stai scaldando tu? - le accarezzai il suo inguine, senza che si ritraesse - Che bel seno che hai... piacerebbe tanto averlo come il tuo - dissi disegnando leggermente le rotondità sotto la camicetta. Lei mi abbracciò i glutei e ne saggiò la consistenza. Iniziai a slacciarle i bottoni, continuando a guardarla negli occhi, senza provare a baciarla... lasciando a lei quell'iniziativa.
- Sei molto sodo - disse languida - Ho voglia di vederti... - prese la cerniera e iniziò a slacciarla - Aspetta... togliamo questa camicia, così non si sgualcisce... - e terminai di sbottonarla. Aveva un reggiseno senza imbottiture, il seno rotondo e pieno senza trucchi, bianco trasparente: i capezzoli spuntavano diritti, carnosi, rosa scuri sopra quelle rotondità sode lattiginose. Le sfilai la camicetta e ancheggiai fino all'armadio: doveva osservarmi ancora un poco prima di togliermi i vestiti.
- Mi hai proprio sorpresa... una trasformazione cosi completa non me l'aspettavo - disse tornando ad abbracciarmi per slacciarmi la gonna. Ruotai e la facilitai: così avrebbe contemplato il mio lato B di cui ero fiera e famosa. Stavo iniziando a eccitarmi, per cui me lo spinsi in profondità mentre uscivo dalla gonna giunta ormai alle caviglie.
Tamara la posò sulla spalliera della sedia e batté le mani felice - Piacerai un sacco a Ezio! Sìsì, girati... Andrea... caspita che bella che sei così... ecco brava, togliti la camicia... ohhhhhh... ma... - mi accarezzò il seno - Sembrano proprio vere! - mi baciò quanto di mio si gonfiava sopra il reggiseno e mi sorrise - Questo se vuoi lo lasciamo... - in effetti non avevo intenzione di toglierlo, volevo mantenere l'illusione. In fondo giocavo sull'illusione, per cui non mi lasciavo mai spogliare completamente, nessuno dei miei clienti me lo richiedeva.
Mi girai e aspettai che mi togliesse il brasiliano. Sentii distintamente il frusciare della sua gonna che veniva tolta, ma non mi girai. Me lo fece fare lei, prendendomi sempre per mano e posandosela sul seno.
- Senti come sono eccitata - disse muovendomela sul finissimo tessuto che ricopriva il capezzolo. L'altra la poggiai tra le cosce, sentendo il tessuto già intriso dei suoi umori abbondanti di cui andava fiera.
- Non dovevi esplorarmi il culo? - dissi senza fermare le mie carezze.
- Sì... dovevo fare quello... - ma allargò le gambe per permettermi di scivolare sotto il tessuto dello slip per entrare nel suo mondo umido. Scivolai dentro di lei con due dita facilmente, poi con tre... i suoi umori che gocciolavano letteralmente lungo il palmo divenuto una coppa che presto avrei svuotata leccandola. Tamara mi teneva la mano sul seno con le sue, concentrata sul piacere che stava provando. Le mutandine erano già intrise, ma non le tolsi, non volevo interrompere quell'estasi che stava provando. Infilai anche il mignolo e mi mossi più facilmente, la mano divenuta più affusolata. Aveva ragione, aveva una vagina molto accogliente!
Anche lei portava tacchi alti, una calzatura simile alla mia ma chiusa con la punta aperta, ma le nostre diverse altezze stavano rendendo quell'orgasmo difficoltoso. Teneva le gambe irrigidite per rubare millimetri a un'altezza che le mancava e iniziavo a cogliere tremori scivolare lungo esse, libere dalla setosità del nylon. M'inginocchiai quindi, per allentare la tensione sul polso e per poter raggiungere il suo seno con le labbra: sentii perfettamente il profumo inebriante dei suoi umori e il calore della pelle tesa, accaldata dall'eccitazione. Tamara mi lasciò la mano e si slacciò il reggiseno, liberandolo. Colsi l'occasione per farle scivolare via le mutandine, cercò di sfilarsele dai tacchi ma non glielo permisi e le lasciai sulle caviglie: l'immagine di una donna con le mutandine calate fino alle caviglie, comunque essa sia vestita, è una delle immagini più sensuali che riuscivo a immaginare. Mentre cercava di liberarsi da quella costrizione alle caviglie raccolsi il pollice tra le altre dita, passai varie volte la mano divenuta un corpo affusolato sulle labbra gocciolanti della vagina e... lentamente... gliela infilai dentro fino al polso.
Tamara si bloccò, le caviglie aperte quanto l'elastico delle mutandine glielo permettevano, irrigidita dalla sorpresa e dal piacere. Mentre le ultime nocche varcavano quel mondo sensibile mi prese il capo e se lo tirò al seno, il capezzolo preda della mie labbra che non attendevano altro. Fece solo una nota acuta quando le labbra dilatate si richiusero sul mio polso sottile... e poi strinse le cosce, guardandomi. Ruotai lentamente la mano dentro di lei e risentii quella nota acuta, poi allargò le cosce e io scivolai fuori lentamente... non volevo farle male. Le tremavano le gambe, volevo coricarla sul letto, ma mi prese il capo e mi baciò a lungo sulle labbra, infilando la sua lingua come se volesse esplorare ogni mio recesso nascosto.
- Continua - mi chiese rimettendosi diritta.
Le tastai la vagina per sentire se s'era asciugata dopo quell'intenso orgasmo, ma i fluidi erano ancora abbondanti e ritornai a penetrarla, senza forzare, senza farle male. Non avevo mai unghie lunghe o appuntite. Le terrei se potessi, ma le mani non potevano nascondersi come i piedi nelle scarpe e quindi avevo trovato un compromesso adeguato. Risentii quella nota acuta, poi un sospiro mentre uscivo, nuovamente la nota acuta... gliela feci emettere diverse volte fino a che ebbe un devastante orgasmo, cadendo a terra spossata. Fortunatamente me ne resi conto e l'afferrai guidandola sulla vicina poltrona. Misteriosamente s'era liberata delle mutandine e, seduta, si portò le ginocchia al petto per favorirmi: avevo ancora la mano dentro di lei fino al polso. Rimasi indeciso per un minuto, assaporando nel frattempo le contrazioni del suo piacere. Scivolò lungo la spalliera e allargò le braccia, arresa. Mi sfilai e le sorressi le gambe aperte, per poi andare a dedicarmi a leccarle quel paradiso così accogliente. Aveva un buon sapore: denso, viscoso, profumato, di donna pulita senza quel retrogusto di urina che comunque non disdegnavo, più tipico del sesso maschile in effetti. Era venuta lì per esplorarmi e correggere la mia femminilità ed era stata fistata senza rendersene conto, ma senza fare opposizione, come se fosse stata un frutto ormai maturo, da cogliere.
Aprì gli occhioni scuri.
- Non avevo mai provato nulla di simile -
Le baciai dolcemente la vagina e poi le labbra dischiuse. Era davvero stata sommersa da un orgasmo potente che le aveva liquefatto i muscoli, privata delle forze e di altre voglie... sembrava.
Le leccai il lobo dell'orecchio, giocando con il pendente dell'orecchino, una goccia d'oro che incastonava una perla.
- Devi dedicarti a me, adesso... - le sussurrai piano, senza smettere di giocare con quell'orecchino prezioso.
Si girò verso di me e m'infilò la lingua in bocca, premendo le sue labbra sopra le mie, prevalendo sulla mia bocca, ritrovando le energie via via... masticandomele, suggendole, mordendole... nuovamente eccitata.
Mi sentii accarezzare l'inguine e poi liberare il mio sesso che aveva sofferto nella costrizione della mutandina, ma che aveva iniziato subito a ergersi duro tra la mano calda di lei. Iniziò a masturbarmelo lentamente, quanto lentamente mi stava baciando, premendo le labbra sulle mie quando la mano saliva fino al glande e allargandole per lasciarmi infilare la lingua quando scendeva lungo l'asta. Mi sporsi verso di lei, per avvicinarmi e penetrarla, ma mi fermò.
- No... Ezio... - si riprese e si svincolò dalla presa delle mie labbra allontanandomi - Ora tocca a me vedere come sei fatta... -
Ci alzammo e toccò a lei togliermi le mutandine, da cui mi aiutò a uscire lasciandole a terra. Rimasi con indosso tutto quello che di femminile prediligevo: reggiseno imbottito, autoreggenti e tacchi alti. L'erezione puntava decisamente verso di lei, ma non sembrava interessata ad essa: dopo avermi masturbato durante il suo orgasmo non l'aveva preso in bocca neppure quando s'era chinata per sfilarmi le mutandine. Sfiorandole il viso non aveva avuto neppure il riflesso di dargli un bacino!
Strana donna!
- Nella borsa cosa c'è? - chiese indicandola, posata da me sul letto prima di andare ad aprire. Nella sorpresa di vedermi e nella concitazione che era seguita s'era dimenticata di chiedermelo.
- I miei giocattoli anali. Li ho portati immaginando che li avresti potuti usare per capire quanto ero... accogliente, anche se ti dico già non lo sono quanto te, ora che ho potuto toccare con mano... con tutta la mano in effetti... -
- Guardiamoli - e ci sedemmo sul letto vicini, la piccola borsa poggiata sulle nostre cosce che si toccavano. Tamara mi accarezzò la balza di pizzo dell'autoreggente, per poi scendere fino al ginocchio. Spostai la borsa in modo che la mia erezione fosse libera da ostacoli e feci scorrere la cerniera... e sentii la sua mano riprendere possesso della mia asta ancora insoddisfatta. Mi guardò negli occhi e poi m'incitò ad aprire quello scrigno di segreti e desideri.
- Questo è il mio butt plugt da passeggio, un cuneo anale che porto sotto gli abiti quando voglio eccitarmi in mezzo alla gente ignara - le diedi quel particolare giocattolo anale che avevo usato più di ogni altro: non le dissi che ero stata indecisa se farmi trovare già con quello infilato.
- Poi ho portato quest'altro butt plugt più grande, vedi? Questo non è da passeggio, perché la coda, questa parte rettangolare che impedisce all'oggetto di finire tutto dentro, è troppo grande per passare inosservata sotto i vestiti. Ci passeggio in casa... non fuori -
- E' grande... tozzo anche... - lo soppesò in mano, l'altra sempre avvolta al mio sesso - Fa male infilarlo? -
- Un po', devo lubrificare bene, ma poi... beh, sai com'è quando ti senti così riempita... - sentii contrarre la sua mano - ... anche se, vedi qui: il diaframma anale si richiude dopo la parte più grande del cuneo e mi sento dilatata da un diametro modesto. Infilarlo ed estrarlo è il vero piacere, il senso di riempimento l'anteprima di quello che avverrà o il ricordo di quanto avvenuto -
Mi diede un bacio sulle labbra - Allora dopo te lo infilo -
- Tamara... -
- Lo so, sento il tuo desiderio... - e tornò a masturbarmi senza fretta, quasi come se fosse una carezza che non portasse a nulla - Ti infilo questo butt plug e ti faccio godere - mi sussurrò all'orecchio - O hai altri giocattoli più affascinanti? -
Le mostrai un vibratore, la riproduzione fedele e completa del cazzo di una nota stella del porno, famosa per la sua misura asinina.
- Ezio! - disse lasciandomi il mio e afferrandolo con le due mani: se lo portò al petto cullandolo felice - Questo è mio... questo lo voglio prima io. È come quello di Ezio... si, è proprio così: l'hai già avuto dietro? -
- Non ancora, l'ho preso per te oggi - mentii - Per sapere se la misura di Ezio era quella... è proprio dotato il tuo Ezio: capisco che non lo vuoi lasciare a nessuna e capisco come sia stato facile... -
- Non è stato facile... ma sono molto elastica e vogliosa e tu... tu sei stata molto delicata ed esperta... - mi accarezzò le calze - Sei davvero molto attraente cosi... mi fai venire delle voglie che non ho mai avuto... -
Le diedi l'ultimo oggetto, un'imbracatura da indossare e fissare in vita con una protesi vibrante, un fallo completo di testicoli, ma di misura minore rispetto a quello che sembrava di Ezio.
- Questo è uno strap-on, con questo se vuoi puoi essere tu direttamente a prendermi... facendo gli stessi movimenti che fa Ezio o che vorrebbe fare visto che si tratta di penetrarmi analmente... -
- Bello! Oh Andrea... non vedo l'ora di provarlo... dai... vediamo quanto sono brava a farti godere... vediamo cosa proverà il mio Ezio quando ti prenderà! -
Ci alzammo. Tamara tutta eccitata per il giocattolo che le avevo mostrato e io... eccitata per non aver ancora goduto. Tamara era bellissima, attraente e sensuale e anche senza la magia di quelle luci blu sarebbe stata eccitante. Nuda, con solo i tacchi, aveva le forme che invidiavo e che cercavo di ricreare con corsetti che mi stringevano i fianchi e gonfiavano i pettorali per realizzare quel decolté che sognavo di avere. Aveva glutei sodi, tondi e sodi quanto il petto che mi puntava contro, i capezzoli carnosi indici che mi sottomettevano al suo volere. Anch'io avevo un sedere sodo e rotondo, così come gambe lunghe e affusolate: nell'insieme m'ero sempre sentita adeguatamente femminile da non sentirmi in imbarazzo, conscia delle prospettive trasgressive che sapevo instillare nella fantasia dei miei partner.
Tamara stava bisticciando con l'imbragatura e i tacchi, per cui l'aiutai, agevolandola a infilare il suo piedino dentro le asole inferiori... prima uno poi l'altro... e infine a fargliele salire lungo le cosce, per poi stringere la cintura in vita, con la protesi diritta davanti a lei.
Mentre le stringevo per bene la cintura se lo prese tra le mani per saggiarselo da quella posizione inusuale per lei: normalmente a quella latitudine i cazzi che aveva conosciuto erano puntati al contrario!
- Che lungo che è - disse girandosi per cercare le mie labbra - Ti starà tutto dentro, vero? Voglio infilartelo fino in fondo... qui, dove ci sono questi testicoli così duri... così duri... - limonammo in quella posizione per un po', i miei erano tesi e prossimi ad esplodere tanto ero eccitata, iniziavano a farmi male. L'imbrago le passava sotto i glutei, lasciandole libero lo spazio tra essi: ero tanto eccitata che l'avrei rovesciata sulla spalliera della poltrona e l'avrei sodomizzata di fretta, il tempo necessario per lubrificarla e poi via, dentro per sfogare l'erezione ormai permanente che m'era venuta.
- Ti voglio - mi disse girandosi e infilando quella protesi tra le mie cosce. Istintivamente le serrai, per masturbarlo, per strofinare almeno la balza di pizzo contro di esso... ma Tamara si piegò, si sedette sulle caviglie e, finalmente, me lo prese in bocca.
Come sentii quelle labbra morbide chiudersi sopra il glande venni percorso da un brivido che mi sciolse le ginocchia e barcollai per un attimo. Nonostante le volte che tutto ciò m'era avvenuto, tanta era l'eccitazione che stavo a fatica controllando, che sapere di poterla liberare, lasciare che giungesse a compimento e che scorresse senza ostacoli mi aveva elettrizzato, colpito privandomi delle forze.
Tamara aveva delle labbra carnose, con il labbro superiore che s'incurvava all'insù come un ricciolo, creando uno spazio dove veniva la tentazione di agganciare le proprie mentre la lingua esplorava la bocca che immaginavo golosa. Prese il vibratore dal letto e senza fermarsi si rialzò quel tanto da infilarselo nella vagina, diritto tra i tacchi, una terza gamba su cui non rimanere in equilibrio, ma su cui abbandonarsi. Emise un sospiro sordo, caldo, strozzato dalla presenza del mio in bocca. Non c'erano specchi che mi rimandassero la nostra immagine, ma quello che vedevo era sufficiente: quando risaliva dal mio cazzo vedevo spuntare la base testicolata tra le ginocchia aperte. Mi massaggiai il reggiseno e ondeggiai per amplificare il massaggio di quelle labbra insaziabili.
... ma Tamara era insoddisfatta di quella posizione, per cui si rialzò, tenendosi dentro il vibratore, e mi trascinò alla vicina poltrona dove si sedette... riuscendo così a completare la penetrazione. Vedevo i capezzoli irrigiditi, gonfi e cercai di afferrarli, ma lei mi allontanò le mani e mi prese saldamente, golosa di farmi eiaculare.
- Come si accende questo affare... - disse rovistando tra le cosce, la ruota rossa del vibratore resa scivolosa dagli umori che l'avevano bagnata abbondantemente - Ecco... Andrea... Andrea dopo a te, lo prometto... - il ronzio soffocato delle vibrazioni le diede nuovo entusiasmo e... trattenevo l'orgasmo da troppo: dolorosamente, come sempre in quelle situazioni, venni e le inondai la bocca che si richiuse per non sprecare nulla del mio sperma caldo. La sentii deglutire, sincrona con le pulsazioni delle contrazioni che mi squassavano e mi rendevano insicura sui tacchi, il mio seme che saliva lungo l'asta e usciva a fiotti, denso per l'attesa. Mi inarcai al primo getto, i glutei serrati per spingere fuori quel piacere divenuto solido, contrazioni che scivolavano a fatica dentro la sua bocca. Sfogato il primo doloroso piacere mi piegai sulla poltrona, mi afferrai a essa e le scopai la bocca, le labbra che seguivano i miei affondi. Tamara era persa nelle vibrazioni e mi lasciò fare, deglutendo senza sosta, in quel momento ognuno concentrato nel suo piacere
Attese la fine del mio orgasmo, poi si rialzò e mi baciò, un poco di sperma l'aveva tenuto in bocca per condividerlo con me: non lo chiedevo mai, sono sincera, ma mi faceva impazzire gustarlo dalla bocca dove avevo appena goduto!
Il vibratore le scivolò fuori, lucido e ancora in funzione.
- E adesso girati -
Mi appoggiai al mobile sotto lo specchio, le gambe tese e al schiena piegata, offrendole tutto il mio culo voglioso.
Con la bocca andò a cercare le ultime gocce di sperma che si stavano allungando lentamente dal glande soddisfatto, un filo luccicante di una ragnatela di nessuna vera consistenza, ma languidamente piena di completo appagamento. La sua lingua instancabile mi leccò per bene anche il perineo e poi la sentii baciarmi prima e poi limonarmi il diaframma anale, quel buco non più vergine da anni e dall'aspetto di una vagina tondeggiante, con le labbra sempre aperte. Il lubrificante era un liquido freddo sulle sue dita, dita che iniziarono a sondarmi, a esplorarmi, a saggiare l'elasticità del mio goloso ingresso... sentii un dito e poi subito un altro appaiati... poi con un terzo assieme...
La fermai, con fermezza - No, non così... non adesso. Scopami con lo strap-on, non sono ancora dilatata a sufficienza per quello che vuoi fare -
Avevo già fatto quell'esperienza, con uno dei tanti clienti che mi procurava Giuseppe: aveva voluto che condividessi con lui l'esperienza. Aveva una moglie orientale e da tempo lei aveva iniziato a fargli provare con l'ausilio delle sole dita quel piacere anale, ma senza arrivare a possederlo completamente. Aveva timore e voleva qualcuno con cui vivere quella sua prima esperienza di fisting. Ricordo che la moglie aveva mani piccole e molto affusolate, con la grazia tipica di quelle terre lontane. Dopo aver goduto a turno dentro la donna, c'eravamo inginocchiati sul letto con il capo sul cuscino e il sedere alto, così vicini che i glutei si toccavano. La giovane donna, seduta dietro di noi, era come una piuma, un desiderio leggero che non faceva alcun rumore, ma che sapeva esattamente come essere delicata e decisa. Ci lubrificò, ci massaggiò, ci dilatò senza fretta, ci penetrò in crescendo... fino a che anche noi emettemmo quella nota strozzata, di diversa tonalità ma che voleva dire che eravamo veramente pieni, corpo e mente. Il video che fece, ovviamente a inquadratura fissa, ci fece vedere che la donna infilò la mano oltre il polso e che godemmo senza erezione... gocciolando sperma. Godemmo... oh sì che godemmo, ma eravamo così soggiogati da quella mano che altra energia per avere l'erezione non riuscimmo a trovarla e l'orgasmo scivolò facilmente verso il basso, per la prima volta senza combattere contro la gravità. Non rividi più quella coppia e quel tipo di penetrazione non la feci più: non m'ero mai sentita così posseduta come quella volta, posseduta e completamente inerme, l'orgasmo una sensazione incontrollabile, la mente momentaneamente in stallo, come fusa. No, nella mia professione non dovevo lasciare che si prendesse così tanto il sopravvento su di me, da rendermi impotente: non potevo permettermelo. È una pratica sessuale che presuppone una fiducia estrema nel partner, un abbandono completo fino alla totale impotenza quando il fisting raggiunge il suo apice. In quel momento il partner può causare dolore e lesioni importanti se agisce con superficialità: il benessere di colui che si offre deve essere ben presente nella mente di chi penetra. La ragazza ci disse che vedere i nostri diaframmi chiudersi sul suo polso era una sensazione appagante, il raggiungimento di un'intimità così estrema cedendo ognuno la propria libertà di azione: le sue mani bloccate dentro di noi le impedivano qualunque stimolazione di autoerotismo e tutti e tre raggiungemmo l'orgasmo uscendo dai soliti canoni sessuali. Era stata brava, ma dopo che era uscita ero rimasta in quella posizione, annullata.
Non avevo più ceduto così tanto di mio a nessuno.
Bloccai Tamara con fermezza: mi sentivo già pronta.
Mi portai la mano sul mio sesso che, malgrado l'avessi interrotta, aveva iniziato a inturgidirsi sempre di più, la chimica dei miei desideri era sempre più zelante della mia volontà di tenerla a bada. Facendole afferrare il mio sesso la tirai in avanti e il glande insensibile chiuse il diaframma lubrificato e pronto per lui: mi spinsi all'indietro e agevolai il suo ingresso. Ormai da tempo non consideravo più l'ano per quello che era, ma un surrogato della vagina che non avevo e vivevo la penetrazione con una partecipazione che non era più meramente trasgressiva, ma propriamente sessuale: godevo, godevo veramente ad essere penetrata e quella diversa vagina era divenuta particolarmente sensibile... rimandandomi sensazioni intense. Percepii quindi la forma arrotondata del glande, l'incavo tra esso e il corpo allungato, le vene superficiali... così abilmente replicate che aggiungevano nuove stimolazioni... il corpo che aumentava di volume man mano che si avvicinava ai testicoli, le due protuberanze dure e rugose... ma queste le percepii a penetrazione completa avvenuta. Guidai Tamara in quella fase, incitandola a penetrarmi sempre di più e poi a uscire quasi del tutto per abituare la mia vagina interna a quel nuovo intruso, intruso in quanto estraneo, ma nella realtà famigliare.
- Spingi piano... ecco, sì... fino in fondo... mmmmmm... sento i testicoli... Tamara... dai... dai... non fermarti... continua... continua... -
Mi sentii accarezzare i fianchi, massaggiare i glutei mentre affondava, finalmente la mia vagina ammorbidita e rilassata. Mi piace particolarmente farmi scopare in quella posizione, sentirmi sui tacchi e sentirmi afferrare i fianchi per tenermi ferma, in suo potere... nel potere di chi s'è alternato così tante volte a sodomizzarmi, a farmi sentire la donna che ormai ero. Allargai le gambe per abbassarmi all'altezza giusta, la differenza di altezza andava compensata. Lo specchio dell'armadio mi rimandava finalmente l'immagine di noi due uniti, il suo ondeggiare ampio che mi faceva intravvedere il chiaro della protesi che mi penetrava... due donne intente a darsi piacere a vicenda. Sì, piacere a vicenda, perché Tamara, che non aveva mai indossato una protesi per fare sesso anale, era rossa in viso per l'eccitazione e s'era così coinvolta che mi stava dando colpi profondi, colpendo con forza il suo inguine contro il mio culo aperto.
- Ecco... che bel culo che hai... mi piaci, mi piaci, mi piaci... ti piace, vero, golosona? Scivolo dentro facile ora vero? - una serie di affondi ripetuti, i suoi glutei contratti nello sforzo di colpirmi con forza. Vedevo nello specchio sopra il mobile il mio viso accaldato, le onde di piacere che provavo scorrevano come una risacca sui miei occhi balbettanti. Sentivo il peso del mio seno finto, le spalline tese che lo sorreggevano... ma quello di Tamara era vero e non riuscivo a staccare gli occhi dall'immagine riflessa. Nuda era uno spettacolo, ma in quel momento me la immaginavo con due copri capezzoli neri come le sue unghie, rotondi e lucidi con al centro un corto cordoncino con un ciuffetto pendente. Durante gli affondi si sarebbero mossi anche loro, disegnando nell'aria figure concentriche, intrecciate com'eravamo noi... insaziabili. Ormai, completamente dilatata, la protesi di Tamara scivolava senza ostacoli: era il momento più bello, sentirsi ammorbidita, calda, aperta... non più concentrata a rimanere rilassata per agevolare la penetrazione, ma presa dalle sensazioni, dall'essere finalmente conquistata completamente. Il calore anale dovuto alla resa s'era diffuso fino allo scroto e più su... e più giù, visto che tanto era il godimento anale che l'erezione non avveniva, quasi che la vagina che era divenuto ano non presupponesse la presenza di un membro maschile: le mie due entità che cercavano di escludersi a vicenda, monopolizzando le mie sensazioni.
... ma io non ero così.
Io ero un maschio con desideri anche femminili, il proprio corpo pronto a vivere tutte le sfumature del sesso, interscambiando ruoli e vestiti, i ruoli momenti, non atteggiamenti. La guardavo fisso nello specchio, desiderandola come qualsiasi altro eterosessuale.
Lei era presa da quel nuovo ruolo, paonazza in viso per la concentrazione e per lo sforzo muscolare che stava assolvendo senza sosta. Sempre tenendomi per i fianchi osservava attentamente la protesi sparire tra i glutei che tremavano quando sbatteva l'inguine cazzuto contro essi. Affondava per lo più senza estrarlo completamente, ma altre volte le piaceva rivederselo fuori, vedere il glande, la sua forma affusolata lucida di lubrificante e fluidi anali, ma solo per un attimo brevissimo, poi me lo infilava gemendo anche lei come se lo scivolare nella propria carne ammorbidita e rassegnata. Seguivano poi una serie di colpi impetuosi, che contrastavo tenendomi saldamente al bordo del mobile, incitandomi a godere.
- Godi... godi adesso, vero? Ti piace un casino, vero? Si, si, si, si, si,si... ah... ah... ah... ti ho sfatta... sei mia adesso... solo mia... - Anch'io la incitavo, finchè avevo l'ano così caldo non desideravo altro che continuasse a scoparmi.
Altri momenti invece premeva la protesi il più possibile infondo, quasi volesse infilarmi anche i testicoli rugosi, cercando di sormontarmi, di cavalcarmi, di forzarmi oltre l'inimmaginabile. Era decisamente coinvolta, quasi in trance. Mi dava poi delle sberle sul sedere e tornava ad afferrarmi tirandomi contro di lei... e poi, resasi conto che più a fondo di così non poteva andare, ondeggiava con l'inguine, facendo compiere alla protesi infilata, dei piccolissimi cerchi... provocandomi estasi di piacere. In quei momenti mi guardava nello specchio, cercava il mio sguardo e io desideravo di toccare il suo corpo, bagnandolo con l'orgasmo che sentivo prossimo. Durante una di quelle pause mi raddrizzai a fatica e le afferrai la cintura dell'imbragatura... poi camminai, trascinandola, verso il letto... verso la sponda più lontana, perché quella camminata era un altro modo per raggiungere l'orgasmo: ci sono cose che solo provandole si comprendono. Giunto mi sfilai da lei e mi coricai di schiena sul letto, le gambe alzate e aperte in attesa.
- Siiiiiiiiiiiiiiiii! - e mi montò sopra senza attendere altro. Nuovamente riempita le afferrai quei seni sodi e le strizzai i capezzoli carnosi, lunghi, per poi portarmeli alla bocca, affamato. Lei si lascò andare di peso, riempiendomi quasi a soffocare, gravandomi addosso e dentro... iniziando subito a sgroppare per prendermi come le volte che lei era stata presa in quel modo. Aprii la bocca il più possibile per ingoiare quella carme soda, sudata dagli sforzi fatti, quel capezzolo sempre più turgido e lungo... l'abbracciai, con le gambe e con le braccia diventando un tutt'uno con lei. Purtroppo non era una protesi vibrante, se lo fosse stata sarei anche soffocato per non lasciare quella posizione passiva.
Tamara però voleva sbattermi con impeto e voleva vedermi godere, gustare la vista di me che mi masturbavo. Si rialzò, si portò le mie gambe sulle spalle, così da favorire i suoi affondi, e mi incitò a masturbarmi.
- Dai... toccati... masturbati che voglio vedere il tuo seme bagnarti... voglio vedere fin dove te lo faccio schizzare... brava... brava che sei Andrea... libera il glande... bello duro così... non fermarti adesso... sì, vai a tempo con me... ti scopo bene, vero? Sono brava a scoparti, vero? Che troia che sei... che grande troia vogliosa che sei! -
Troia, puttana e vacca.
Ero stata chiamata in tutti e tre i modi, anche nello stesso giorno, e mai m'ero offesa.
Avevo fatto la vacca lasciando che un gruppo di amici di Giovanni si alternassero a scoparmi in un motel per un addio al celibato... poi, come puttana, era venuto lui a portarmi i soldi guadagnati... e gli avevo regalato un pompino di ringraziamento, perché se sei vacca e puttana vuol dire che sei anche troia.
Venni, schizzandomi sulla pancia, altro abbondante sperma. Non avevo fatto sesso da una settimana, per riprendermi dal week end in Spagna... da come mi stava scopando Tamara presupponevo di dover fare un'altra settimana di astinenza anale... per cui avevo sperma in abbondanza: il denso liquido appiccicoso rimase fermo dove schizzato, raccogliendosi un poco nella buca ombelicale.
Tamara era in estasi. Mi stringeva le gambe, me le accarezzava, sgranava gli occhi ad ogni pulsazione del mio orgasmo... rossa in volto e sudata... mi aveva morsicato anche uno stinco, smagliandomi le calze leggere, dal piacere di avermi portato all'estasi. Sentivo il diaframma anale stringersi per le contrazioni dell'orgasmo, contrazioni che sapevo potevano spingere fuori l'innaturale ospite, ma Tamara aveva resistito ed mi aveva penetrato fino in fondo, rimanendo ferma e rinunciando agli affondi che potevano estrometterla dal mio culo dilatato e conquistato. Prese a leccarmi i piedi, togliendomi le calze e infilandosi le dita in bocca. Volevo farlo io a lei, ma mi teneva saldamente bloccato in quella piacevole posizione e, in verità, le forze cominciavano a venirmi meno: era stata brava, mi aveva veramente svuotato e appagato.
Così passiva lo ero con gli uomini, difficilmente con le donne, ma Tamara, da quando aveva preso l'iniziativa, non mi aveva lasciato più libera, piegandomi ai suoi desideri. Era un'incontro strano, completamente diverso da come me l'aspettavo e ne ero contenta... oltre che compiaciuta. I clienti di Giovanni erano lavoro, quelli che mi procuravo io avevano ancora il sapore della sorpresa, dell'incertezza... capire i desideri dell'altro, adeguarsi ai suoi, imparare qualche cosa di nuovo, riscoprire emozioni, così come procurare emozioni. I clienti di Giovanni mi mantenevano, i miei incontri mi soddisfacevano sul piano umano.
Anche Tamara era soddisfatta. Sedendosi rilassata sulle gambe piegate aveva lasciato che la protesi scivolasse fuori e s'era accoccolata contro il mio polpaccio, intrecciando le dita della mano con le mie e posando un bacio prima sul collo e poi sotto il piede.
- Non hai idea che bello spettacolo sei adesso e quanto è bello il tuo buco... ancora aperto... - tornò a infilarci il glande protesico - Non senti nulla vero? Ti scivolo dentro, ma non senti più nulla... - aveva ragione, mi aveva spento. Sì, avrei dovuto fare un po' di astinenza anale per recuperare la sensibilità e tornare a godere ad essere sodomizzato. Disegnai con il dito girigori con lo sperma e me lo portai alla bocca per assaporarlo.
Ci guardammo soddisfatti.
Non più penetrato mi lasciò posare le gambe sul letto, divaricate in posa accogliente e si alzò.
- Vado a fare la doccia, tu rimani. Ti lavo la protesi, tu vedi di non infilarti altro in quel bel culetto! -
Le avrei infilato il mio nel suo bel culetto stretto... non nella vagina, dove non avrebbe sentito molto tanto era ormai larga per le attenzioni di Ezio. L'aria condizionata iniziava a raffreddarmi il corpo, asciugando il sudore. Mi portai le ginocchia al petto e lasciai che quell'aria mi accarezzasse la mia fighetta stremata: la percepivo perfettamente, lubrificante e qualche fluido anale la rendevano umida. Come sempre m'ero fatta un clistere per svuotarmi per bene, ma i ripetuti assalti mi avevano squassato fin nel profondo e qualche liquido indesiderato era stato risucchiato. Mi coprii con il lenzuolo, non mi andava di farmi vedere in quello stato, così poco pulita.
Tamara non ci mise molto e si rivestì in fretta, abbottonandosi la camicetta senza togliermi lo sguardo di dosso, sorridendomi.
- Il mio Ezio sarà contentissimo di te, vedrai -
Si liscò per bene la gonna, venne a darmi un bacio sulle labbra e si diresse alla porta.
- Ti aspetto in auto, fai alla svelta - e uscì.
Che donna sorprendente!
Feci alla svelta, il trucco leggero venne via senza residui... la doccia la feci con la cuffia per non bagnarmi i capelli... riposi tutti i vestiti femminili nella borsa, assieme ai sexy toys... misi l'unguento lenitivo sul diaframma anale... e salii in auto con lei.
Giunti al parcheggio dove avevo lasciato la mia auto, prima di scendere, mi prese la mano.
- Andrea... sei stata fantastica, sei esattamente quello che stavo cercando per Ezio: sarà felicissimo di scoparti e tu di essere scopata, credimi... -
- Ma... c'è un ma, vero? -
- Si, c'è un ma... - prese fiato - Ti spiace se lo facciamo ancora una volta noi due? Ezio può aspettare ancora un po', cosa dici? -
Intrecciai le dita con le sue - Per me va bene... ma ti faccio sapere io quanto, ok? La settimana prossima è un casino... dai, troveremo il tempo - e la baciai con la stessa leggerezza che aveva messo lei lasciandomi nel letto.
Mentre salivo in auto risposi ai messaggi insistenti di Giovanni: - Questa settimana pausa, se vuoi trovami solo clienti passivi, ma nel fine settimana, non prima -
- C'hai dato dentro di tuo? -
- No, c'ha dato dentro di suo: strap-on -
- Riprenditi e mettiti l'unguento: ho uno schiavetto tutto per te sabato prossimo -

Con Tamara non lo facemmo solo una volta, prima di farmi conoscere Ezio: lo facemmo spesso.
Avevamo cambiato motel, trovandone uno molto discreto e con posto auto doppio. Arrivavo prima io, mi cambiavo, mi preparavo e mi coricavo sul letto, in attesa. Lei arrivava, con la seconda chiave ritirata alla reception entrava, si spogliava nuda, indossava lo strap-on e poi saliva sul letto. Mi voleva sempre vestita allo stesso modo, con sottoveste di seta bianca e autoreggenti bianche senza scarpe, ma dovevo essere ben truccata con unghie e lipstick rosso fuoco. Non dovevo portare intimo, non voleva perdere tempo. Secondo me se avessimo potuto vederci con più regolarità avrebbe preferito dei preliminari più lunghi e stimolanti, ma non potendo arrivava sovreccitata e non vedeva l'ora di sodomizzarmi con la solita foga. Salita sul letto mi alzava la sottoveste e scopriva che tipo di butt plug avevo già infilato: avendone una collezione numerosa riuscivo a stupirla ogni volta. Aveva iniziato a infilarsene uno anche lei: medio, con la coda... diceva per abituarsi con calma a quel tipo di piacere che speravo presto di poterle dare io stesso. Aveva anche iniziato a utilizzare i copri capezzoli che tanto mi facevano impazzire. Glieli lasciavo vicino al butt plug sul mobile, dello stesso colore: avevo capito che le piaceva quel tipo di coordinato!
Ed Ezio?
Credo che Ezio non esista, le foto inviatemi rubate in rete... che tutto sia parto della sua fantasia... oppure vorrebbe tanto avere un Ezio così dotato nel proprio letto, ma ha un Ezio normodotato che non la soddisfa appieno... oppure ha un Ezio che la sodomizza e lei, non potendo ribellarsi, si rifà su di me... Possono essere tante le ipotesi, ma quello che conta è che quando mi chiama io per lei ci sono: mi piace farlo in quel modo e so che le fa bene.
Il mese scorso, dopo essersi sfogata... abbiamo chiacchierato e mi ha fatto delle confidenze...