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Fino al limite
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Titolo:
Fino al limite |
Autore:
Amanda |
Contatto:
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Racconto
n° 511 |
Altri
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Carla si sedette sul divano, stanca ed irrequieta, alla fine della giornata. Era tardi e finalmente poteva isolarsi un attimo con se stessa per ragionare. Qualcosa sfuggiva alla sua attenzione, alla logica ordinata che scandiva tutta la sua vita e quella delle persone che le ruotavano attorno. Sergio, il grande amore della sua vita, il suo compagno di sempre, nascondeva qualcosa. Non sapeva dire cosa, sensazioni, intuizioni di donna, forse ansie irrazionali, ma qualcosa dentro di lei sussurrava: - C'è qualcosa che non va. Forse era lei che non andava. Gli avvenimenti degli ultimi giorni l'avevano lasciata nervosa, insofferente. eppure c'era qualcosa di diverso, il portatile di Sergio sempre acceso quando era in camera da solo e subito spento quando entrava anche lei. No, non potevano essere fantasmi. Quella sera Carla decise di fare chiarezza, di cercare, non sapeva ancora bene cosa, cominciò a guardarsi intorno con determinazione. Aprì la borsa di Sergio, frugò tra gli appunti di lavoro, trovò una lettera a corredo di una carta telefonica prepagata con il n. telefonico e il PIN. Il numero le era sconosciuto. A cosa poteva servire una nuova utenza cellulare? La mente di Carla cominciò a girare a mille mentre il cuore le batteva impazzito nel petto. Accese il cellulare, inserì il Pin con un briciolo di scetticismo, . possibile che non avesse pensato a modificarlo? Il display di animò, lista delle funzioni, messaggi, elenco messaggi ricevuti.. Lo sguardo le si annebbiò. Di chi erano quei numeri? Lesse qualche messaggio. pensò di svenire. Il tono di confidenza, la complicità che trapelava, il tono deciso ed eccitato nei messaggi di lui. Le date, ecco, le date potevano dare qualche indicazione. Risalivano a due, tre, anche quattro mesi prima. - Ma dove ho vissuto io in questi mesi? Come ho fatto a non accorgermi di nulla? - Chi è quest'uomo di cui credevo di conoscere tutto, e che ora scopro sconosciuto? Carla appuntò i numeri su un foglio, grandi lacrime le sfocavano la vista e rigavano i viso, fino a gocciolare sulla carta. Nascose il foglio nell'agenda, spense la luce e andò in camera da letto. Senza fare rumore, si spogliò, si infilò sotto le coperte facendo attenzione a non svegliare Sergio e rimase rincantucciata in un angolo mentre singhiozzi profondi scuotevano il suo corpo. Rimase sveglia per ore, rimuginando, cercando di ricordare date, cercando di risalire indietro con la memoria a qualche indizio, quando il sonno la vinse tenui segnali di luce filtravano già attraverso la serranda. Quella mattina fece molta attenzione ad ogni singolo gesto di Sergio, alla camicia che indossava, all'abito elegante che ne esaltava la figura, al profumo che era solito vaporizzare e che ora percepiva in maniera più acuta. Anche lei mise una cura quasi eccessiva nel prepararsi, scelse una gonna nera corta e piuttosto fasciante, indossò una camicia bianca arricciata sul davanti e chiusa da una zip, molto sensuale senza nulla di volgare, arricciò i capelli come non aveva mai fatto prima, si confezionò un trucco accurato e alla fine salì sugli alti tacchi di scarpe nere. Si rimirò allo specchio e convenne che l'effetto era veramente notevole. Anche Sergio la guardò, ammirato e seccato, dicendo: - Bene, stamattina ti faranno l'applauso . Carla pensò : - Ma guarda che sfacciato, in altri tempi mi sarei addirittura sentita in colpa. Guidò verso l'ufficio come in trance, entrò nella sua stanza, sedette al suo computer e cominciò a cercare sul motore di ricerca i nomi che aveva ben stampati in mente. Ed incredibilmente ne trovò uno in un forum, lesse tutti i messaggi postati, e si iscrisse a sua volta usando il primo nick che le venne alla mente: Amanda. E Carla sotto le sembianze di Amanda divenne una cybernauta nel mondo dell'erotismo online. I primi giorni si limitò a leggere, ad afferrare i termini, il linguaggio, cercare di capire le atmosfere, finchè si imbattè in un sito di bdms. Anche lì si registrò con il solito nick che era ignoto a tutti e cominciò ad esplorare l'ambiente: esperienze personali, chat, inserzioni. - Ma che mondo è mai questo.. pensò Carla, e, quasi per una sfida con se stessa, inserì un annuncio di presentazione. L'anonimato, il colloquiare protetta dal computer, la resero audace e cominciò a rispondere alle mail. Con sua grande sorpresa scoprì che alcune delle persone che le scrivevano dimostravano grande cultura, erano conoscitori della letteratura, parlavano di musica e di pittura, uno soprattutto l'aveva colpita per la pacatezza dei toni, per lo scrivere fluido, per l'eleganza delle espressioni, per la naturalezza con cui parlava dei suoi desideri, della coscienza del suo essere. Si chiamava "Brand". Un po' alla volta, quasi senza accorgersene, si isolò da tutti gli altri corrispondenti. Leggere una sua mail era una grande emozione. Ed anche lui cominciò ad essere sempre più assiduo. Le scriveva più volte durante la mattinata e Carla non riusciva più a concentrarsi sul lavoro in ufficio. Ma ciò che era più incredibile, soffriva sempre meno del suo rapporto con Sergio con il quale, malgrado tutto, riusciva a fare sesso in maniera intensa e gratificante per entrambi. Un giorno Brand le scrisse: - Amanda, vuoi farmi l'onore di essere la mia slave? Concedimi questo onore e farai di me l'uomo più felice del mondo, per me non esisteranno altre donne - Carla rimase un attimo senza fiato poi scrisse di getto sulla tastiera: - Si, ma sono inesperta, guidami tu. Da quel momento la sua vita cambiò. Ogni mattina riceveva una mail che diceva: ORDINE. E Brand le chiedeva di fare qualche cosa per lui. ORDINE - Acquista un vestito audace, scollato, indossalo senza biancheria intima per andare in ufficio. E Amanda eseguiva, malgrado i malumori di Sergio che si risentiva, la desiderava ma, offeso, si allontanava sempre più da lei ORDINE - Voglio che rasi il tuo sesso e che dedichi a me questo tuo nuovo aspetto di bambina E Amanda lo fece, cercando disperatamente qualche scusa con cui giustificare questa novità con Sergio. Le venne incontro inconsapevolmente proprio Sergio che un giorno le disse quanto le sarebbe piaciuto vederla completamente rasata. ORDINE - Voglio che tu non usi collant ma solo calze e reggicalze, rigorosamente neri. E Amanda si inventò di uscire di casa tutti i giorni più tardi, in modo che Sergio non vedesse che usava il reggicalze. ORDINE - Voglio che in ufficio, quando sei sola, allarghi le gambe sollevi la gonna e ti penetri con un dito E Amanda lo fece, nell'ansia che qualcuno potesse entrare in stanza e vederla. ORDINE - Voglio che tu alle 10 vada in bagno, ti spogli completamente, e rimanga solo con calze e reggicalze e tacchi altissimi. Voglio che ti poggi con le spalle al muro, a gambe divaricate e ti fotografi il sesso con la fotocamera. E Amanda ubbidì, andò in bagno, dispose il cellulare con fotocamera sull'autoscatto e dopo qualche tentativo realizzò l'ordine e inviò il messaggio multimediale alla mailbox di Brand. Dopo qualche secondo una mail di risposta ORDINE - Adesso masturbati fino all'orgasmo. E Amanda eseguì eccitata e spaventata da questa sua sottomissione di cui non si credeva capace. L'ansia la tormentava ma il desiderio di compiacere Brand superava qualunque remora e si accorse che, malgrado lo sconvolgimento che stava vivendo, il suo corpo viveva di vita propria e quanto più forte era la prova tanto più il suo sesso era bagnato di tutte le sue linfe. Un giorno Brand le scrisse : - Adesso che ho sottomesso la tua mente è giusto che io mortifichi il tuo corpo. Lo desidero, Amanda. Ti umilierò, ti darò la sofferenza di cui hai bisogno. E' giunto il momento di incontrarci. Cerca un giorno della prossima settimana in cui non andrai in ufficio. Ti farò sapere dove avverrà l'incontro. Carla pensò tutta la sera a come fare per liberarsi una intera mattinata. Inventare una malattia?, il parrucchiere? una visita ad un parente? Tutto troppo pericoloso. Finchè Sergio a cena, parlando del più e del meno le accennò la possibilità di una trasferta di lavoro a Torino chiedendole se le faceva piacere andare con lui. - Mi piacerebbe tanto, ma non posso, lo sai. - Rispose Carla - Speriamo che ti facciano partire di mercoledì che è una giornata facile da gestire. Disse Carla sapendo che Sergio avrebbe cercato di organizzarsi in quel senso Il giorno dopo scrisse a Brand che sarebbe stata libera mercoledì e lui le ordinò di acquistare una camicia aderente da indossare senza reggiseno, una gonna di pelle nera un paio di scarpe nere, molto alte con stringhe alla caviglia. La settimana trascorse in una atmosfera piacevole. La paura di Amanda annegava nella sua eccitazione. Anche il menage famigliare sembrava più piacevole. Sergio era anche più sereno ed affettuoso del solito. Lo stato di tensione che Amanda viveva sembrava contagiare tutti e Sergio più degli altri rispondeva a questa eccitazione manifestando il suo desiderio, continuo, quasi innaturale, un trasporto ed una frenesia si impossessava continuamente dei loro corpi che si cercavano tutti i giorni, più volte al giorno. Giunse martedì. Carla come sempre andò in ufficio e ricevette la mail di Brand. ORDINE - Vestiti come sai, ti aspetto mercoledì alle 10 all'hotel Aldovrandi. Sarai la signora Blasi, c'è già una camera prenotata a tuo nome. Entrerai e poserai le tue cose, ti siederai in poltrona e mi aspetterai al buio. Non dovrai accendere la luce per nessun motivo. Se o quando avrai paura di me o del dolore, mi stringerai due volte ed io mi fermerò. Se vorrai andare via mi stringerai tre volte ed io scomparirò. - Amanda avrebbe voluto chiedergli come avrebbe fatto ad entrare ma non ebbe il coraggio di chiedere niente. Gli chiese solo di poter avere una sua mail di gradimento se fosse stata all'altezza della prova. La giornata sembrò non finire mai. Quando tornò a casa nel tardo pomeriggio, Sergio era già rientrato, e si stava sistemando le cose che gli sarebbero servite l'indomani, il volo era alle 9 quindi sarebbe uscito di casa alle 7,30. Cenarono in silenzio, lui l'aiutò a sistemare la cucina e poi se ne andarono in camera da letto. Carla si strinse a lui. - E' proprio necessario che tu parta domani? - domandò seria. - Si, è necessario. Ma poi non succederà più. Ho chiesto di non seguire più quella attività. E' il compimento di una fase del progetto, dopodiché sarà seguita da qualcun altro. Stai tranquilla.- Le disse abbracciandola e accarezzandola. - E tu cosa farai domani? - Io? Sarò ad un congresso. Speriamo non sia noioso. E finse di addormentarsi per evitare altre domande, ma non dormì per tutta la notte. L'indomani Sergio si preparò con cura, come sempre, salutò Carla sulla porta e avvertì che sarebbe tornato con il volo del pomeriggio. Carla si lavò e si preparò con una cura e una lentezza infinita. Cosparse il corpo di un olio profumato che rendeva la pelle morbida e liscia, si truccò e pettinò in maniera meticolosa. Indossò gli abiti che le erano stati richiesti e notò come la valorizzassero malgrado Brand non avesse mai visto il suo corpo. Infine si decise a salire sull'auto e, guidando molto prudentemente, si recò all'hotel. Alla reception fu più facile del previsto, mascherò il suo imbarazzo con maniere disinvolte e decise e, presa la chiave, si recò nella sua stanza. Aprì lentamente la porta, la stanza era illuminata, elegante, con un grande letto e una poltrona con scrittoio di fronte alla finestra. Carla diventò Amanda, posò la borsa, chiuse la serranda e tirò le tende, rimanendo ad aspettare seduta in poltrona. Trascorsero 5 minuti o poco più ma ad Amanda sembrarono una eternità. Tutti i suoi muscoli erano tesi e brividi freddi percorrevano la sua schiena. Ad un tratto sentì aprirsi una porta. Ma non era la porta di accesso alla stanza. Il rumore era più sulla sinistra, forse era una porta di separazione con un'altra stanza. Amanda sentì gelarsi il sangue, le vene della testa le pulsavano visibilmente e il suo istinto sarebbe stato quello di gridare, alzarsi e fuggire via, ma oramai era tardi, il buio era profondo il corpo gelato e la vagina inspiegabilmente umida. Il silenzio era totale e Amanda percepì il respiro dell'uomo vicino a lei, meravigliandosi di come avesse potuto orientarsi nell'ombra. Il tocco delle sue dita la fece sussultare, le sue mani percorsero la linea delle spalle, le braccia, le mani invitandola ad alzarsi in piedi. Malgrado i suoi tacchi alti le arrivava alle spalle. Brand continuò a seguire la linea del suo corpo, poggiò le mani a coppa sui suoi seni valutandoli con movimenti circolari, indugiò un poco sui capezzoli che per la tensione erano sporgenti e turgidi, poi pose le mani sul torace, accarezzando la linea sensuale della vita e scendendo lentamente sui fianchi tondi, morbidi e lisci. Infilò una mano nell'interno caldo delle cosce percependo gli umori liquidi di Amanda e quasi un gemito sfuggì alle sue labbra. Lasciò una mano ad esplorare tra le cosce mentre l'altra scorreva dietro i fianchi, fino ai glutei e insinuandosi tra le natiche tonde e sode. Brand era già nudo, Amanda percepiva il contatto con la sua pelle e sentiva anche i segni evidenti della sua eccitazione, il suo fallo già gonfio spingeva eretto contro la sua gonna sollevata. Con abilità Brand la slacciò e la abbassò fino a sfilarla, poi, molto lentamente, le aprì la camicia facendo uscire i seni gonfi, poi la fece sedere sul letto, si chinò davanti a lei ed estrasse qualcosa che aveva già preparato sotto il letto. Amanda sentì che qualcosa di rigido stava toccando il suo sesso, non era un dito, neanche un fallo, era qualcosa di duro e sottile, Brand lo strusciò più volte sulle gradi labbra poi, all'improvviso, lo spinse un poco dentro, ruotandolo, un piccolo gridò sfuggì ad Amanda ed ecco che Brand lo estrasse e lo accostò alle labbra di Amanda. Lei istintivamente scostò indietro la bocca ma lui la afferrò dietro la nuca e la immobilizzò costringendola a sporcarsi le labbra dei suoi umori. Brand, inginocchiato davanti alle sue gambe che in quella posizione non potevano chiudersi infilò due dita nella vagina e poi le forzò la bocca a succhiarle. La tensione di Amanda cresceva ed un leggero tremito la percorreva. Brand afferrò qualcosa di tintinnante e glielo fece dondolare davanti al viso al punto che lei ne percepiva lo spostamento d'aria. Qualcosa di grande si accostò alla sua bocca, -Sarà il suo pene- pensò Amanda, invece era un penis-gag. Brand glielo infilò nella bocca serrandolo con forza e provocandole conati di vomito. Poi con un gesto improvviso la spinse in mezzo ai seni facendola cadere supina. Quel qualcosa di duro comparve di nuovo sul suo busto la puntava come un fioretto e lei non ebbe coraggio di muoversi e lasciò che lui la esplorasse. Sentì la mano di Brand che frugava sul suo sesso poi il dolore improvviso, intenso, ebbe il sopravvento. Le aveva applicato una molletta sulle labbra, mentre un grido le moriva sulla bocca un altro dolore quasi più forte del primo la fulminò. Amanda scuoteva la testa gemendo di dolore mentre Brand stava a cavalcioni su di lei godendo del suo dolore e della sua umiliazione. Avrebbe potuto stringere il braccio di lui per interrompere la sessione ma non lo fece, il suo sesso era un fuoco liquido, il fallo di Brand gonfio e pulsante premeva tra i suoi seni. Troppa eccitazione. Brand si alzò di scatto e si introdusse tra le gambe di Amanda, un lampo di dolore la accecò.. Aveva tolto le mollette, e lei era inondata di lacrime. Lui la accarezzò sul sesso con la lingua, poi la introdusse nella vagina facendo guizzare contro le pareti e spingendola dura verso l'alto. Amanda si rese conto all'improvviso che stava provando un orgasmo. La sorpresa, il piacere e la tensione la lasciarono stremata mentre lui le consentiva di riprendere fiato per qualche minuto. Quando il respiro di Amanda tornò regolare, Brand si rimise sul letto inginocchiato sopra di lei, cercò con le mani il suo viso, lo sollevò, liberò la bocca del bavaglio e la accostò al suo pene, lei dischiuse un poco le labbra e lo fece scivolare dentro, lo leccò intorno con la lingua mentre lui lo muoveva lentamente, indugiò sulla punta per accentuare il suo piacere poi cominciò a succhiarlo con avidità. Il movimento di lui era più profondo e più ritmico e lo spingeva sempre più a fondo, mentre fremiti lo facevano sussultare. Malgrado si fossero reciprocamente impegnati a non parlare lui le sussurrò nell'orecchio con voce alterata dall'eccitazione: -Vuoi farmi godere troppo presto, puttana, mi ecciti come la troja più esperta, e mi costringi a interrompere. Ti punirò per questo.- E prese l'oggetto rigido con il quale le aveva titillato il clitoride e le frustò l'interno delle cosce, facendola sussultare e costringendola a rannicchiarsi per ripararsi. Avrebbe potuto interrompere la sessione ma Amanda non lo fece, sapeva dentro di se che stava facendo qualcosa che non avrebbe più avuto il coraggio di replicare e voleva viverla fino in fondo, fin dove il suo essere poteva spingersi. Voleva conoscere il suo limite. Voleva arrivare fino al limite. Brand ansimando per lo sforzo e per la tensione si distese un po' accanto a lei. Non disse nulla, ma qualcosa passava nella sua mente perché ci fu un momento di tregua. Nessuno dei due seppe valutare quanto fosse lungo questo momento ma il bisogno di recuperare un po' di lucidità era evidente perché il gioco non diventasse pericoloso, perché le emozioni non prendessero il sopravvento. Quando Amanda credeva che la sessione fosse finita sentì la mano di Brand afferrare un seno e palparlo e a strizzarlo per esaltarne la rotondità, poi rotolò disteso su di lei afferrando anche l'altro seno e pizzicandone leggermente i capezzoli, eccitandoli. Quando furono turgidi li afferrò e mentre li strizzava Amanda sentì che il sesso di lui si gonfiava tra le sue gambe e si dischiuse per accoglierlo. Mentre lui la penetrava le sue mani presero a serrare più fortemente i capezzoli e a tirarli fin quasi a staccarli. Istintivamente cercò di chiudere le gambe ma il bacino di Brand non le consentiva di farlo ed anzi godeva ancora di più di questo suo irrigidimento e più lui stringeva più lei si irrigidiva e si divincolava e più lui si eccitava e lei, malgrado il dolore, godeva. Questa tortura durò un'eternità o così sembrò ad Amanda che soffocava a malapena i singhiozzi tra un orgasmo e l'altro. Brand lasciò la presa e si sollevò da lei. Amanda si asciugò gli occhi mentre lo sentiva frugare e scartare qualcosa al lato del letto. Percepì il movimento ondulatorio con cui manteneva eccitato il suo fallo, il rumore dell'involucro del profilattico, percepì una qualche altra attività che la toccò in mezzo alle natiche. Poi Brand la voltò su un fianco e la accompagnò a mettersi a quattro zampe. Amanda temeva un rapporto anale, non aveva mai voluto averlo e quando ci aveva provato era stato doloroso e non soddisfacente. Ma poi sentì che Brand le accostava qualcosa di duro e gonfio in mezzo alle gambe e si rilassò per agevolare la penetrazione con un fallo di gomma. Quando fu introdotto sentì qualche altra cosa dura e gonfia che la premeva tra le natiche, Brand in ginocchio dietro di lei le spingeva con piccoli movimenti rotatori e leggere pressioni il suo grosso pene nell'ano, quando ritenne di aver vinto le sue resistenze, spinse in maniera più decisa il grosso pene lubrificato dentro il suo ano e cominciò a muoverlo sempre più ritmicamente. L'emozione era forte, intensa, forse più del dolore, che a poco a poco scomparve, lasciando un uomo a penetrare l'ano di una donna di cui non conosceva nome, aspetto, cultura, esisteva solo un pene ed un ano, le loro terminazioni nervose, il loro accoppiamento nel modo più antico del mondo, una accoppiamento da animali: Brand cavalcava Amanda umiliandola con una doppia penetrazione. Amanda tremava e gemeva, Brand con una mano le stringeva i capelli tenendole la testa riversa all'indietro, mentre l'altra mano le muoveva il fallo tra le cosce. Fino a quando non perse il controllo di se stesso, spinse con maggiore violenza, la pelle si accapponò, gemiti sordi uscirono dalle sue labbra fino ad un urlo sordo che lo lasciò pulsante nel corpo di Amanda. Rimase così un lunghissimo minuto poi sfilò il pene dall'ano, tolse il fallo di gomma dalla vagina di Amanda e la adagiò sul letto. Le prese le mani, le baciò delicatamente, raccolse i suoi strumenti e se ne andò da dove era entrato. Amanda rimase ancora un po' distesa al buio sul letto, poi accese una luce e controllò l'orario. Erano trascorse 4 ore e non se ne era accorta. Fece la doccia e cercò nello specchio tracce o segni di ciò che era stato ma non vide nulla di significativo, solo una grande spossatezza si era impossessata di lei. Riaccese il cellulare e ricevette un messaggio, la deviazione di una mail. Era di Brand e diceva: - Unica. Irripetibile. Amanda. Lei sorrise e l'occhio le cadde sul numero di cellulare. Non era secretato e vagamente familiare. Prese la borsa e controllò un biglietto nell'agenda. Rimase allibita e senza parole. Mandò un messaggio di risposta senza secretare il suo numero di cellulare: - - Anche tu, Brand. Il cellulare squillò di nuovo.
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