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Medusa
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Titolo:
Medusa |
Autore:
Alessandra V. |
Contatto:
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Racconto
n° 5137 |
Altri
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– Sì? – Ehm, buongiorno... sono Marco, posso entrare? – Era ora. Sei il ragazzo del take away cinese, vero? Ho una fame... – No, sono un cliente. La ragazza all'ingresso mi ha detto di salire al terzo piano e di bussare qui. – Quale ragazza all'ingresso? – Quella alta due metri, con le meches bionde. – Ah, Ettore. – Ettore? – Il travestito più richiesto del quartiere, nonché cantante soul eccezionale. Si esibisce quasi tutte le sere al locale qui all'angolo, non l'hai mai sentito? – Temo di no. – Va be, a che ora avevi l'appuntamento? – Alle 18:30. – Vediamo... - Marco 18:30 - . Sei tu? – Sì. – Un attimo che tolgo il chiavistello. – Grazie.
– Entra. – Permesso... – Vuoi qualcosa da bere... Mmmm... Marco, giusto? – No grazie, sto bene così. – Marco... Marco.... Marco... sei il quarto Marco della giornata. – Beh, in realtà non è il mio vero nome. – Immaginavo. Voi uomini non avete proprio fantasia: sempre Marco o Luca. Qualche volta Andrea... Ah, appoggia pure la giacca a quell'attaccapanni. – Grazie... E tu invece... come ti devo chiamare? – Maddie. – Ma di dove sei? Non sei rumena, scusa se te lo chiedo, è che il tuo accento ha un suono strano... – Sono greca. – Veramente? Sai che non sono mai stato con una greca... anzi, a dir la verità una volta in vacanza a Creta avevo conosciuto una ragazza che si chiamava... – Senti, Marco n.4, sei venuto per fare o per parlare? – Sì scusa, stavo solo cercando di rompere il ghiaccio... sono un po' nervoso. – Prima volta? – No... cioè sì, è la prima volta, ma non è per quello che sono nervoso. – E per cosa allora? – Per via delle voci. – Quali voci? – Quelle che girano intorno a te. – Sentiamo, cosa ti hanno detto queste voci? – Non importa, lascia stare. – È così imbarazzante? – No è che... è una cosa assurda. – Se è assurda perché ti preoccupi? – Hai ragione, solo che... – Coraggio, sputa il rospo. – Riguarda il modo in cui ti chiamano. – E come mi chiamano? – Non lo sai? Ti chiamano Medusa. – E secondo te perché mi chiamano così? – Beh, alcuni l'hanno solo sentito in giro, come me, ma altri.... altri pensano che tu sia davvero la gorgone della mitologia greca e che tu abbia più di duemila anni. – Ah ah ah ah. E questa ti sembra una cosa normale da dire a una puttana prima di un pompino? – Scusami, sono uno scemo. – Ma tu ci credi? – Ovviamente no... Però... – Però? – Però ci sono delle cose che ho sentito, cose che non mi spiego... quegli occhiali scuri ad esempio. – Ho una malformazione agli occhi, non voglio spaventare i clienti. E poi, mettiamo tu abbia ragione, perché secondo te una gorgone nel 2016 dovrebbe stare qui a fare la mignotta? – Beh, il nostro mondo non è molto gentile con quelli che considera - freak - , basta vedere la fine che fanno molte transessuali: costrette a prostituirsi o a diventare mostri televisivi per programmi spazzatura. – Bisogna avere lo stomaco per certi mestieri. – Immagino, fare quello che fai tu non dev'essere facile. – Veramente io parlavo della televisione. – Ah, pensavo... – Allora, vuoi scopare o no? – In realtà non sono venuto per quello... ma non preoccuparti, sono disposto a pagarti il doppio. – Senti bello, se sei uno di quelli che gli piace farsi fare la pipì addosso o altre schifezze del genere ti devi rivolgere ad Olga al piano di sotto. – No no, non mi interessa niente di tutto questo. – E allora che cosa vuoi da me? – Voglio che mi racconti la tua storia. – Perché mai vorresti sentire la storia di una puttana? – Beh il fatto è che... io non credo che tu sia una puttana qualsiasi... Scusa, volevo dire - una persona qualsiasi - . – Mi sembra di capire che provare a farti cambiare idea sia una perdita tempo. – Quindi sei veramente Medusa? – Se ti dicessi di no cambierebbe qualcosa? Tanto hai già deciso quello a cui vuoi credere. – Ma... com'è possibile? – Cosa? – Voglio dire, secondo la leggenda, Perseo ti ha uccisa. – Sì certo, la leggenda scritta da uomini e raccontata da uomini. – Ma quindi Perseo... – Perseo era uno stronzo col cazzo piccolo. L'unica mia colpa è stata quella di scoppiare a ridere quando si è abbassato il chitone. – Beh essere derisi dalla persona amata può fare molto male. – - Persona amata - ? – Eravate a letto insieme, avevo capito che foste amanti... – Senti, ma tre donne mezze nude appartate in una caverna secondo te che lavoro fanno? – Giusto... E hai fatto la prostituta per tutti questi anni? – Ho fatto tanti lavori, ho lavorato anche nel circo, in una specie di freak show. – Quando è successo? – Erano gli anni 30, mi trovavo nel New Mexico. Non ci crederai ma interpretavo me stessa. Mi facevano mettere dei serpenti marci in testa, delle lenti a contatto verdi che mi coprivano gli occhi e mi mandavano in scena a pietrificare dei conigli davanti ad una folla di ubriaconi e pervertiti di vario genere. – Sul serio? – No, era solo un trucco. Si apriva una botola, il coniglio spariva e al suo posto ne spuntava fuori uno di cartongesso. – Ma quindi il tuo - potere - ... – Sì, funziona. Ma non mi andava di uccidere animali indifesi. – E i capelli di serpenti? – Quello era il mio taglio preferito. Va di moda ancora oggi, solo che adesso si chiamano - dreadlocks - . – Senti, ma come mai le persone vengono da te, pur sapendo che potranno non tornare a casa? – Semplicemente perché a casa non ci vogliono tornare. Molti non ne possono più delle loro vite, sono sopraffatti dai problemi, dalle frustrazioni, dai debiti... e vogliono solo andarsene da questo mondo, spegnersi dopo un ultimo brivido. Altri invece sono solo incoscienti. – E come funziona? Arriva un cliente, ti chiede di fare sesso e poi alla fine... lo uccidi? – A volte. Ma più spesso la richiesta è quella di succhiargli l'uccello e poi guardarlo negli occhi nel finale: la morte durante l'orgasmo più bello della sua vita. – E finiscono davvero... pietrificati? – Ammetto che quella è un'immagine suggestiva che piace molto anche a me ma tecnicamente non è molto diverso da un arresto cardiaco con paralisi muscolare. – Incredibile... – Eh eh eh – Mi... Mi stai prendendo per il culo vero? – Tu cosa dici? – Quello che mi hai raccontato fino adesso sono tutte stronzate... – Sì. – Mi sento uno stupido ad averti seguita in questo racconto. Certo, è ovvio che sono tutte cazzate. – Tuttavia qualcosa nel tuo sguardo mi dice che non ne sei ancora sicuro. – Beh, cosa cambia? Tanto in ogni caso non ho modo di sapere la verità. – Vuoi che mi tolga gli occhiali? – Come, scusa? – Per sapere la verità. Se non sono balle, se sono davvero chi-pensi-che-sia sentirai una sensazione nuova, la più forte e incredibile che tu abbia mai provato. Altrimenti vedrai solamente due strani occhi deformi di una poveraccia qualsiasi che batte per sopravvivere. – Ma... il primo caso significherebbe anche la mia morte. – Suppongo di sì. – ...... – Allora Perseo, cosa vuoi fare? – Io... non lo so. – Prova a pensare al motivo per cui sei qui. Vedrai che la decisione è più facile di quanto credi. – Che vuoi dire? – Tu non sei venuto qui per scopare o per farla finita. Sei venuto qui perché una parte di te non vuole rassegnarsi ad una realtà fatta di miserie umane e squallide quotidianità. Perché in fondo speri sempre che ci sia qualcos'altro oltre alla sveglia che suona alle 6:00, all'ufficio, alle tasse e alla persona che hai sposato perché era giusto così. Ma se io ora mi tolgo gli occhiali, entrambi i casi non ti porterebbero a nulla di buono: o la tua morte o semplicemente il ritorno alla vita di prima con un sogno in meno a cui attaccarti. – ....... – Ad ogni modo è passata quasi un'ora e io dovrei... – Oh scusa, ti pago subito. – Grazie... Ehi, ma gli altri dove sono? – Mi avevano detto 80. – E tu che mi avresti pagato il doppio. – Senti Maddie... posso rivederti domani? – Domani parto per Atene. – Torni a casa? – Per stare un po' con Stefanie e Eleanor, è un po' che non le vedo. – Stefanie e Eleanor? – Le mie sorelle. Sai, Steno e Euriale sono nomi un po' sorpassati al giorno d'oggi.
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