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Vinco io
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Titolo: Vinco io
Autore: Spietata
Contatto:
Racconto n° 5175
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-Perché? Vedevi me...
-Mi attirava comunque.
Sento le mie mani che istintivamente si stringono in un pugno e tanta confusione. Mi sento morbosa.
-Ora tu mi racconti, tutti i particolari, fino alla nausea. Ogni gemito, ogni sussurro, ogni movimento di lingua che esplora l' altro. Chi si è avvicinato per primo. No, lo so. Vi siete saltati addosso. E ci provo ad essere superiore a non dare importanza, ma dentro rimango una bambina capricciosa che odia essere messa ai margini.
-Ma poi non è solo quello, sai? Sono le mani la mia ossessione, sapere che l' hai accarezzata, che ti sei preso qualcosa di lei.
Morbosa.
-In quel frangente io che facevo? Sorridevo a qualcuno, lavavo i piatti? Pensavo a te?
Romantica. Morbosa. Sei solo morbosa, penso tra me e me.
-E le hai aperto dolcemente le gambe per entrarle con la tua lingua dentro? Si dimenava?
Quante domande mi fanno eco dentro. Morbosa. Vinco io mi dico. Vinco io. Sarò più forte. Migliore. Più bella. Che dà di più. Finalmente donna. Vinco io e non faccio più domande. Vinco io e vado avanti. Ma la notte, quando rimango sola, senza nessuno a farmi ragionare come un essere umano, parte la danza oscena delle immagini, e tutto dentro me confonde. Tormenti e tradimenti.
-E come ti saresti sentito tu?
-deluso, arrabbiato, ma poi avrei pensato a cosa abbiamo.
-Si vero...cosa abbiamo! Io ho imparato a tenere testa a me stessa, alla diperazione della resa, a provarci ancora, perché sento emozioni, vedo occhi di anime perse dentro un sogno quando ci sei tu, e mi innamoro del tempo che viviamo, di quello che siamo insieme, delle nostre parole, dei giochi perversi. Vado avanti e poi faccio passi indietro. E racconta, si muove meglio di me?
Ora, anima persa, devi essere sincera, per una volta in vita tua, sii sincera e vai fino in fondo a dire. Chiedi sporca senza imbarazzi perché non ci saranno altre occasioni, il tempo cancellerà tutto. Cancellerà voi. Qualcuno mi parla, saggezza, coscienza, voce interiore.
(Voce interiore) -E quindi sarebbero queste le tue domande da educanda? Tu che ti infratti nei bagni pubblici per farti inculare? tira fuori e chiedi...
Lecco le tue palle per bene, sono in adorazione quando lo faccio, la tua puttana innamorata. Hai le palle, ne sono testimone, racconta, dimmi:
- Come lo prendeva in bocca? Era calda? L' hai inondata di sperma? Rideva mentre ti beveva? E il culo te lo ha offerto lei? Oppure no, magari avete giocato, lo hai preso da solo, lei ha fatto un poco di resistenza ma poi ha ceduto, felice di essersi arresa al primo venuto, che eccitante, il primo venuto. E mentri la scopavi per bene, un secondo ti sono venuta in mente? Quell' emozione perversa di concedersi al proibito del proibito, sentendoti uomo alla ennesima potenza. Tutte sotto la tua cappella. Parlamii, i tuoi occhi mentre te la facevi la guardavano? Oppure eri in estasi con gli occhi semi chiusi per il momento che vivevi? Dimmi. Dimmi. Dimmi.
Morbosa.
-Come sei sceso da quell' auto? Ti sei voltato per sorriderle? Oppure no aspetta, è scesa lei e si è voltata per dirti -esisto-.
Un fiume in piena, che rabbia.
Ti ha provocato lei, chissà. Quindi intraprendente più di me. Giusto si impara anche da questo. Piace l' intraprendenza, dall'umiltà accedi a nozioni importanti, utilizzala a tuo piacimento, mi dico.
Sentirmi piccola, è la parte più odiosa. Sapermi meno libera, frenata dall' amore disturba la rivincita su me stessa. Vinco io, sulle mie paure, sul credere di non valere tanto quanta una altra donna che sa darsi velocemente. Sapere cosa si vuole ottenere e dove si vuole arrivare è la vera vittoria e scandagliare ogni attimo della vita di un uomo, che non ti appartiene, ha tanto senso quanto rinunciare a vivere. Farlo spiare nelle proprie morbosità ha un non so che di perverso, che sa eccitare, che fa avere erezioni incontrollate, ma saper dosare il gioco di intenti e il lasciarsi andare, produce una reazione a catena di effetti che fanno trattenere il fiato a due amanti che hanno superato i loro limiti. Apparteniamo solo a noi stessi. Niente altro ci dovrebbe distrarre. Ma poi ci perdiamo in dettagli che ci rendono umani, deboli, perennemente in cerca di essere soddisfatti. Annebbia ora questi pensieri e annienta le tue domande salendo sopra di lui, facendoti penetrare dentro, scivolare fin su, aspettando di vederlo godere. Fa male. Più male di quando mi sculacci cattivo il culo. Di quando te ne fotti dei miei -fai piano ti prego, mi sfondi così-.
Fa più male. Tormenti. Tradimenti. Mi sento piccola amore, tienimi la mano.