I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
La voce
Biblioteca
Titolo: La voce
Autore: Stella
Contatto:
Racconto n° 518
Altri racconti dello stesso Autore:
Lucia, la mia amica, la mia complice, mi aveva chiesto di andare.... Un uomo che lei conosce ci aveva visto assieme e voleva incontrarmi. Ho accettato ma solo dopo un fitto scambio di messaggi e telefonate. Non ho mai ricordato di averlo visto, ma il calore di quella voce.... quasi mi accarezzava oltre il telefono, la profondità di quella voce apriva varchi nel mio animo. Mi sono preparata con cura, quasi fremendo all'idea che quella voce avesse anche un corpo.
Sotto la doccia mi accarezzavo come speravo forse avrebbe fatto lui, ho messo crema e profumo pensando all'odore della sua pelle unito a quello della mia... e quella biancheria, così curata, con il desiderio di farmela togliere lentamente, fremendo al pensiero del fruscio che la seta avrebbe fatto..
Mi sono ancora accarezzata, pensando lo facessero le sue mani e lentamente il desiderio di lui si faceva sempre più vivo, avevo la sensazione che mi potesse vedere, pensasse stupida tutta quella tensione, ma io.. adoravo quella attesa, non avrei potuto farne a meno.
Quelle carezze non mi avrebbero dato la stessa sensazione se non avessi pensato.... a quella voce caldissima; a quella voce che toccava corde del mio corpo che credevo mute e che invece scoprivo produrre suoni armoniosi.
Un leggero tremore si è impadronito di me ancora prima di bussare a quella porta, l'umidità di quella sera era già insinuata fra le mie gambe. La porta era socchiusa, ho bussato lievemente, sono entrata in silenziosa attesa e attorno a me solo il buio.
Lo sapevo.. era uno scherzo.. avrei dovuto immaginarlo.. mi stavo arrabbiando per esserci cascata e già pensavo ad affrontare lucia che due mani salde mi afferrarono.. mi attirarono addosso ad un corpo caldo.
Ho sentito il suo fiato sul collo, mi ha girato ed appoggiato al muro. Con una mano mi ha cinto la vita, con l'altra scostava i capelli dal mio collo e reggendoli, disegnava strade con la lingua sul mio corpo...
Non ho reagito, certa che si sarebbe fermato, invece lui era lì, nel buio, la sua lingua mi cercava, potevo percepire la sua statura, ma non riuscivo a vederne il viso.
Le sue mani sul mio corpo sembravano ardere ed aggredirmi... ma tanta era la dolcezza di quei tocchi, il suo petto si appoggiava al mio e i nostri capezzoli che solo ora si sfioravano ora si incontrarono, turgidi, rigonfi di desiderio, quasi a dolere. Le nostre lingue intrecciate... attorno solo il buio... il respiro sempre più veloce, il suo corpo sempre più appoggiato al mio, pesante.. le mie cosce sempre più bagnate..
Sento come fosse ora, quelle dita sollevarmi la gonna, sfiorarmi i contorni di quella biancheria così liscia, il mio fiore con i suoi petali schiudersi a quel passaggio così leggero e assieme prepotente.
Quelle dita, così forti, così audaci, prima sopra lo slip, poi sotto, poi ancora sopra e ancora sotto... non mi accorsi quasi che non erano più le dita ma la sua lingua ora che si contorceva, che asciugava, che feriva, che tentava di penetrarmi.
Forse respiravo, forse no, so solo che cominciai ad appoggiarmi a quello stipite fino ad avvertire il freddo del pavimento, dove trovai i miei abiti, dove ci feci finire i suoi...
Così lo spogliai, così presi il sopravvento, i miei occhi si stavano abituando al buio... lo torturai con la mia lingua, la diressi lungo il suo torace fino all'ombelico, e poi giù fino a sentire la mia bocca che si riempiva di quella carne così calda, fra le mie labbra assetate di quella goccia di liquido caldo che anelo di avere sulla punta della lingua...
Le mie gambe si aprivano, come la mia bocca, senza opporre resistenza.
Come eravamo? In che posizione? Dove eravamo? Ma poi lui chi era?
Quelle mani, quella lingua, quel sapore, ogni antro del mio corpo fu invaso, perquisito, la mia bocca fu placata dal suo desiderio... il mio corpo non aveva scampo... nemmeno il suo..
Per dimostrarglielo in un attimo fui sopra di lui, cercavo la sua lingua, cercavo il suo ritmo, la sua pelle così appiccicata alla mia.
Il mio seno che sfiorava il suo, le sue mani sui miei glutei che premevano fino a farmi toccare l'estremo piacere dell'inferno.. Fra spasmi, respiri affannati, gocce di sudore, lingue intrecciate, inarcò la schiena e... spinse.. e fu un lampo che squarciò il buio, una lama che penetrò il mio corpo, il suo corpo che entrava nel mio e spingeva.. si inarcava e spingeva... e mi premeva ancora più forte su quella lama di carne così pulsante da non avere più alcuna possibilità di resistergli...
Ero piena, piena di quello sconosciuto.
Un fiume scorreva fra noi, forte, impetuoso, così prepotente da perforare quasi le mie membra.. Ardevo, c'era fuoco dentro e attorno a me, passione e voglia, desiderio e vergogna, e, come in un'altalena trovammo quel ritmo, il ritmo che ci univa, che ci faceva danzare, che preannunciava il godimento.
Lui fece pressione su di me, dentro me, con la sua lingua fu nuovamente dentro la mia bocca... i nostri umori uniti sempre più forte.. sempre più veloce, volevo essere piena di lui.
In un solo momento arrivò l'inferno e il paradiso assieme, sgorgarono impetuosi nuovi torrenti, nuovi umori, godemmo assieme nel buio, su quel pavimento freddo che aveva accolto i nostri corpi, in quel buio, compagno di quell'amplesso selvaggio e silenzioso con uno sconosciuto... di cui la sola cosa che non ho sentito quella sera... è stata la sua voce... quella voce...