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L'amico Vincent
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Titolo: L'amico Vincent
Autore: Lady Chatterley
Contatto:
Racconto n° 520
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Come accadeva spesso quella sera avevamo deciso di uscire per andare a bere qualche cosa nel solito locale e come succedeva sempre quando uscivamo misi molta cura nel prepararmi. Decisi di indossare un soprabito in jeans nero avendo cura di lasciare aperti i bottoni della scollatura, da cui si intravedeva il mio seno fasciato in un reggiseno di pizzo nero, e lo spacco da cui si notava appena l'accenno della fine della calza autoreggente e l'inizio della pelle nuda della coscia... una di quelle cose che sapevo per lui molto eccitante.
Salimmo in macchina e già lì respirai un'aria diversa, elettrica, potevo sentire l'odore della sua eccitazione frenata e percepivo i suoi pensieri fatti di trasgressione, io dal mio canto sentivo il calore crescere in mezzo alle gambe lasciandomi deliziare da questa dolce tortura.
Arrivammo al locale presi ognuno dalle proprie fantasie in preda ad una strana euforia e lì vi trovammo Vincent, stravagante frequentatore del locale che aveva eletto a sua seconda casa e al quale ci legava una piacevole amicizia. Ci sedemmo con lui, che era oramai già al suo terzo cuba libre e ordinammo da bere.
Con gesto volutamente casuale accavallai le gambe lasciando che lo spacco si aprisse, sapevo che la cosa avrebbe eccitato entrambi, sapevo che le loro menti avevano preso a percorrere la strada della lussuria, il mio corpo era teso pervaso da una voglia irrefrenabile, eccitata dalla loro eccitazione era come se percepissi, senza nemmeno sfiorarli, i loro membri pulsare allo spasimo del desiderio.
Allargai le gambe sotto il tavolino e rimasi lì, immobile, in mezzo a loro, il mio umore aveva ormai bagnato il mio minuscolo slip pervadendo il mio sesso come un fiume in piena, impazzita dal mio e dal loro desiderio.
Vidi la mano di mio marito prendere un cubetto di ghiaccio dal bicchiere, mi percorse la coscia salendo fino allo slip, sentii che lo spostava e affondava il cubetto di ghiaccio in quel vulcano in eruzione che era oramai il mio sesso, Vincent di fianco a me aprì la bocca in una muta richiesta che mio marito esaudì all'istante facendogli bere tutto il mio nettare.
Sentii nuovamente la mano di mio marito fra le cosce ma questa volta fu il suo dito che mi penetrò in profondità lasciandomi senza fiato, dovetti fare uno sforzo immenso per ricordarmi che eravamo in un locale pubblico e non lasciarmi andare ad urla di piacere.. Vincent nel frattempo reclamava la sua parte e succhiò avidamente il dito che mio marito gli infilò in bocca.
A quel punto mio marito mi fece alzare in piedi, mi infilò una mano sotto il vestito e mi sfilò discretamente lo slip, sentii il mio liquido percorrermi le cosce, desideravo essere presa e sbattuta su quel tavolino del bar, essere penetrata sotto gli occhi di tutti, leggere nei loro occhi il desiderio di avermi, di possedermi mentre mi facevo sbattere come una puttana dall'unico uomo a cui l'avrei permesso, mio marito.
Uscimmo dal bar di corsa in preda ormai ad una frenesia incontrollabile lasciando Vincent da solo con la sua erezione in compagnia dell'ennesimo cuba libre e dei miei slip.