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Per un perdono
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Titolo:
Per un perdono |
Autore:
Sono.Brizzolato |
Contatto:
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Racconto
n° 521 |
Altri
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Per due giorni Rossella non si era fatta vedere neppure in ufficio ed il suo cellulare non era raggiungibile. Era proprio arrabbiata con me: chissà se per farmi perdonare sarebbe stato sufficiente quello che avevo pensato di portarle. Ormai non potevo più aspettare, era meglio affrontarla e subire la sua reazione e, magari, le sarebbe passato tutto. Avevo comprato un completino che, ero sicuro, le sarebbe piaciuto da matti e l'avevo nascosto in mezzo ad un enorme mazzo di rose rosse. Mentre guidavo verso la sua casa, circondata da un meraviglioso giardino, ripensavo a quando, quasi inconsapevolmente, era cominciata la nostra storia. Lei era arrivata nella mia sede dopo che io ci lavoravo ormai da 5 anni ed era stata destinata ad un ufficio con il quale avevamo quotidiani contatti o, come si usa dire ai giorni nostri, era un "cliente interno". La incrociavo ogni tanto, qualche chiacchiera, ma niente di più fino al giorno in cui aveva bisogno di un mio intervento per la definizione di una pratica che lei aveva in trattazione. Vista la complessità e la difficoltà di definirla seduta stante, ci accordammo per esaminarla in un pomeriggio: ci saremmo trattenuti entrambi, pur di liberarci di un problema. Quel giorno arrivò nella mia stanza puntualissima e, forse per la prima volta, la vidi come era effettivamente e come non l'avevo mai notata: capelli rossi sul ramato, occhi nocciola con riflessi sul verde, bocca ben disegnata con rossetto colore del fuoco, unghie con smalto simile al rossetto. Sorrisi a me stesso e pensai: "Però! Bella donna!". Si sedette di fronte a me, ma devo dire che la posizione non mi piaceva, per cui la feci sedere al mio fianco in modo da seguire le scartoffie entrambi in modo normale. Indossava un completo giacca e gonna grigi, quasi d'ordinanza, se non fosse che sotto la giacca non si intravedeva alcuna maglia o camicia: chissà cosa portava. La mia fantasia cominciava a galoppare e la pratica da definire si allontanava sempre più. Dalla gonna uscivano due belle gambe, dritte e lisce, inguainate in calze nere trasparentissime. "Saranno collant o autoreggenti?", pensavo ed ogni tanto i miei occhi la scrutavano per capire se notava il mio crescente interesse per lei. Non sembrava una donna che si faceva rinchiudere in cinture di castità tipo collant, ma, spesso, l'apparenza inganna. Rossella sembrava non accorgersi del mio stato d'animo e continuava ad illustrarmi i problemi della pratica ed a chiedermi consigli su come definirla. Io guardavo la sua bocca che parlava, le sue labbra che si aprivano e che ogni tanto inumidiva con la punta della lingua. Il tempo passava e il mio interesse per lei aumentava: la gonna era salita un po' sulle sue cosce, ma lei non faceva nulla per rimettere le cose a posto: era un messaggio? E se avessi osato e mi fossi beccato uno schiaffone? Che figura! Domani tutta la sede avrebbe parlato di me... Ad un certo punto lei sollevò lo sguardo verso di me che, in quel momento, osservavo nuovamente la sua giacca e cercavo di intuire cosa avesse sotto. Un sorriso apparve sul suo viso. Enigmatico. Sensuale. Ammiccante. Provocante. Complice. Malizioso. Così mi era sembrato. L'atmosfera, comunque, era cambiata e sembrava che a nessuno dei due interessasse più di tanto della pratica. Eravamo soli. Dopo un'ora sarebbe passata la guardia della vigilanza per il controllo. Nessuno si decideva a prendere l'iniziativa ... quel gioco fatto di sguardi e respiri piaceva ad entrambi .. Il primo passo lo fece lei, incapace di trattenersi: cominciò a liberarsi della gonna che, in un attimo, cade ai suoi piedi, la giacca lentamente si aprì e lasciò intravedere il solo reggiseno nero, l'unico indumento indossato. Passò le dita di una mano sulle sue labbra e le fece scendere lungo il collo fino all'orlo del reggiseno, poi la infilò sotto, e si toccò i capezzoli, uno alla volta, a lungo. L'altra mano era scivolata lungo i fianchi fino ad arrivare al perizoma ... sotto.. e si toccò, lentamente.
Rossella si siede sulla scrivania di fronte a me e aspetta.....ma non deve aspettare troppo... Entrambe le mie mani risalgono le sue gambe, sfiorano l'inguine, risalgono e arrivano al seno, poi al collo e si infilano tra i capelli, riscendono lungo la schiena. Lo sguardo di lei è un chiaro invito a sfilarle il perizoma: lo faccio con calma, mentre la guardo perdersi nell'attesa.... la strada è libera, la mia bocca si appoggia su di lei, mi faccio strada con le dita per arrivare al suo clitoride che penso sia già pronto a ricevere le attenzioni della mia lingua, la muovo lentamente assaporando i suoi umori aspri e dolci insieme. Nel silenzio cominciano a sentirsi i gemiti sottili di Rossella che, sotto i colpi della mia lingua, si sente percorrere, esplorare, succhiare fino a penetrarla con la lingua, basta un attimo e dentro di lei esplode il piacere che la travolge. Mi fermo a guardarla, godo del suo piacere, mentre mi libero anche io degli indumenti che ormai mi rendono impacciato per proseguire. Il desiderio di penetrare quel mondo infuocato ormai è intollerabile, resto seduto sulla mia sedia, la prendo per i fianchi e la attiro verso di me, penetrandola immediatamente. Trovo la strada da solo, facilitato dagli umori incredibilmente abbondanti di lei. Un piacere intenso travolge entrambi. Lei si sente toccare ogni punto, anche il più profondo ed io mi sento avvolgere dalle pareti eccitatissime che tocco. Lei si muove per rinnovare queste sensazioni costringendomi ad entrare e uscire sempre più velocemente e sempre più a fondo e quando mi sembra di non resistere oltre, Rossella si ferma e comincia a strofinarsi contro di me, inarcando la schiena per farmi entrare fino in fondo, lo sento allungarsi, fremere fino a percepire l'esplosione, fino a sentir scorrere dentro di lei tutto il mio piacere, mentre lei, lentamente, continua a muoversi fino a raggiungerlo a sua volta. Restiamo lì, in questa posizione, aspettando che torni la calma, che i respiri riprendano regolari. E' lei a riprendersi per prima e a cercare la mia bocca per un bacio lungo e appassionato: sono in suo potere, in balia della sua bocca che libera dalle inibizioni. Il bacio si fa sempre più infuocato, le lingue voluttuose e lei perde definitivamente il controllo seguendo la strada del mio corpo caldo, con le labbra, fermandosi ogni tanto per giocare con la lingua sulla mia pelle fremente. Immagino quale sia la meta di Rossella, circondo la sua testa con le mani e delicatamente la accompagno fino all'inguine, lei esita, alza lo sguardo e.. guidata dai miei occhi lo prende fra le labbra, delicatamente per percepire ogni sensazione, ogni più piccola variazione che incontra, scopre che anche così le regalo un piacere intenso e allora lo prende tutto, fino a non riuscire a respirare... e poi di nuovo e di nuovo.. stringendo le mani intorno al mio sedere per impedirmi di muovermi, di allontanarmi. La sua lingua comincia a percorrerlo dal basso verso l'alto fermandosi sulla cima per succhiarlo, lo prende con una mano e gli fa disegnare delicatamente il contorno delle proprie labbra, lo stuzzica con la punta della lingua, riprende a giocarci tutto intorno e poi risale e succhia di nuovo fino a vederlo gonfiarsi sempre di più, scoprire completamente la punta, inumidirsi, e allora le labbra lo circondano di nuovo e riprendono il massaggio fino in fondo, una due tre volte, lo succhia forte, lo sente.. eccolo, un fiume caldo riempie la sua bocca, a fatica riesce a tollerare l'impeto ma non lo lascia, vuole trattenerlo fino al completo rilassamento.... che tarda ad arrivare, non vuole arrivare, lei alza lo sguardo e capisce che anche io sono interdetto, ma entrambi intendiamo sfruttare ancora questo momento di sconvolgimento totale delle regole. Le faccio appoggiare il seno alla scrivania e con furia quasi animalesca la penetro, forte, stringendo i suoi seni tra le mani. Colpi forti, fuori da ogni controllo alla ricerca di nuovo del piacere, assecondati dal convulso movimento del bacino di lei ormai in balia solo dei suoi sensi. Mi rendo conto che posso fare di lei quello che voglio ormai ... E allora oso... oso quello che non avevo nemmeno immaginato. Esco da lei, la blocco per i fianchi e con decisa delicatezza penetro il suo sedere, piano ma senza fermarmi, mi trattengo per non venire subito, i sottili gridi di dolore di lei mi eccitano da morire. Lentamente entro completamente e percepisco che il dolore per lei si è trasformato in piacere, mi muovo allora, basta poco, anche per me questo è ... Troppo!! Il nuovo orgasmo arriva per entrambi violento, travolge i nostri corpi in movimenti frenetici che non sembrano voler terminare. Infine torna la calma.... Tutto si è svolto senza che una parola fosse necessaria, tale e tanta è l'intesa dei sensi che ci accomuna. Lentamente ognuno riprende possesso del proprio corpo, senza distogliere lo sguardo l'uno dall'altra, un ultimo bacio fa da saluto e da tacito appuntamento per il prossimo infuocato incontro.
E la pratica? Dimenticata ... è rimasta sulla mia scrivania e domani, forse, dovrò definirla da solo.
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