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Travolti dalle emozioni
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Titolo: Travolti dalle emozioni
Autore: Bunnye
Contatto:
Racconto n° 522
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Non poteva essere vero! Mi sembrava di sognare, il cuore mi batteva forte, ero super agitata. Ok si era spostato ed era capitato seduto vicino a me, ma non poteva..... e invece sì, la sua mano si era poggiata sul mio ginocchio e mi stava massaggiando la gamba sotto al tavolo!
Era vero! Ero cosi agitata che mi girava la testa, ormai le pulsazioni erano arrivate a mille.
Massimo, il ragazzo della mia migliore amica, il migliore amico del mio ragazzo, colui che era sempre presente nei miei sogni erotici negli ultimi cinque anni, mi accarezzava la gamba e saliva sempre più su, sotto la gonna.
Era dalla prima volta che l'avevo visto che avevo provato un brivido scendermi lungo la schiena, quegli occhi così grandi e il profumo della sua pelle... indescrivibili!
Solo che poi avevo scoperto che era fidanzato e mi ero rassegnata, ma poi siamo diventati grandi amici, e anche molto complici. Eravamo così legati che per un periodo girò la voce che eravamo stati a letto insieme; shé, magari!
Nel corso degli anni anche io mi ero fidanzata e sembrava che non ci pensassi più, ma il ricordo di quella sera mi assaliva. Capitò ad una festa; ci eravamo allontanati dal salone per andare in cucina a bere, e forse avevamo bevuto un po' troppo. Il corridoio era stretto e buio, tanto che urtavamo ovunque. Massimo mi prese la mano e mi guidò; la sua mano era così grande e forte, credo di non aver provato mai un'emozione così forte. Ero innamorata di lui da molto tempo, ma entrambi eravamo già impegnati e potevo solo sognarlo.
Mentre camminavamo lui si era fermato, era tornato indietro e mi aveva stretto forte; la sua mano si muoveva sotto il mio vestitino e la sua lingua esplorava la mia bocca.
Poi ha iniziato a leccarmi il collo mentre mi toglieva gli slip. Non capivamo più niente, eravamo in preda alla passione; oddio, se qualcuno fosse passato di lì!
Mi ha sollevata prendendomi dal sedere, gli ho messo le gambe intorno ai fianchi e mi ha penetrata spingendomi forte contro il muro, ho cercato di non gridare, ma era fantastico. Abbiamo raggiunto l'orgasmo insieme, lui si è staccato delicatamente dalla mia fighetta umida e piena del suo sperma, ho abbassato lo sguardo per vedere il suo pene. In quegli anni avevo immaginato mille scene di noi, ma non avevo mai pensato a come potesse essere il suo pene o il sapore di un suo bacio.
Era ancora tutto bagnato, pieno dei miei umori e del suo sperma; non ho resistito dal pulirlo con la lingua, ormai tutto il mio corpo era pieno di lui, lo sentivo dentro di me.
L'eccitazione però finì in fretta, presto ci rendemmo conto dell'impossibilità della cosa e da quel giorno non ne parlammo più, ci comportammo come se niente fosse successo.
Erano passati ormai più di due anni, ma ora, mentre la sua mano mi accarezzava sotto al tavolo di quel pub, davanti a tutti i nostri amici e fidanzati, quelle emozioni forti si rifecero vive.
Stava succedendo di nuovo. Certo in un pub pieno di gente e seduti a tavola con la nostra comitiva era un po' difficile che si ripetesse quell'incontro sessuale che mi rubò l'anima. Io mi girai e lo guardai dritto negli occhi, con un sorriso e uno sguardo imbarazzato, interrogativo, ma soprattutto molto eccitato.
Decisi che non potevo lasciarmi sfuggire quell'occasione. Con una scusa mi feci riaccompagnare a casa per ultima, così avemmo l'occasione di rimanere soli in macchina. Mi portò in un vicolo nascosto e mi baciò appassionatamente; avevo dimenticato il sapore dolce delle sue labbra.
La sua lingua percorse il mio corpo in ogni centimetro, facendomi raggiungere l'orgasmo, poi si mise seduto e gli montai sopra. Lo cavalcavo sempre più forte e ogni tanto il tacco dei miei stivali in pelle urtava il clacson facendolo suonare. Ero completamente nuda sopra di lui, le mie gambe scivolavano a contatto con le sue per colpa delle autoreggenti. Quando anche lui ebbe raggiunto l'orgasmo mi scostai e mi rivestii. Mi sentivo in colpa per quello che avevamo fatto, i nostri compagni non si meritavano questo. Ma era più forte di me, amavo Massimo ed ero disposta a tutto per stare con lui. Mi riaccompagnò a casa, era molto tardi, e mi salutò con un bacio sulla guancia, dicendomi che stavolta non sarebbe scomparso del tutto. Ci vedemmo di nascosto per mesi, aveva preso un appartamento in affitto solo per i nostri incontri. La sera andavo lì e lo aspettavo. Una sera avevo messo un completino nuovo. Mi ero messa sul divano con indosso solo il perizoma nero e un reggiseno che metteva ancora più in risalto le mie forme già generose.
Quando sentii la porta aprirsi lo accolsi con un bacio e non gli permisi di accendere la luce. La radio suonava bassa, era sintonizzata su una stazione di canzoni d'amore. Lo spogliai e ci mettemmo a ballare completamente nudi, al buio in mezzo alla stanza. Era un ballo molto sensuale, i nostri corpi si sfioravano e si cercavano. Le sue mani mi accarezzavano dappertutto e la sua lingua mi scendeva fino in gola. Mi piaceva mordergli le labbra e accarezzargli il pene duro, ma dalla pelle molto morbida e liscia. Massimo era sempre stato un po' violento, ad ogni incontro mi restavano i segni di un animale feroce che si stava cibando del mio corpo. Amava graffiarmi e mordermi, e mi piaceva il giorno dopo guardare quei lividi allo specchio, segno delle sua passione incontrollabile.
Mi sollevò e mi adagiò sul pianoforte. Aprii le gambe e accolsi il suo pene pulsante nella mia caverna umida. Mi penetrò per qualche minuto, poi ci spostammo in un'altra stanza, mentre in tutta la casa risuonava quella canzone che a me piaceva tanto, ma di cui non ricordo il titolo.
Eravamo ancora al buio, qui c'era un divano, dove Massimo si stese.
Mi prese la testa tra le mani e spinse la mia bocca fino a prendere in bocca il suo cazzo voglioso di sesso. Glielo succhiai come mai avevo fatto fin'ora, riusciva ad arrivarmi fino alla gola, lo sentivo pulsare e gocciolare.
Mi piaceva giocarci, doveva soffrire il più possibile, non potevo lasciarlo venire così presto. Mi staccai da quell'asta e iniziai a mordicchiargli i fianchi; non era giusto che solo io riportassi i segni di quell'incontro.
Vedevo che non ce la faceva più, ma mi divertiva quella smorfia di dolore sul suo volto.
Mi prese con forza e mi mise a pecora, poggiai le mani sullo schienale del divano e mi penetrò da dietro.
Bastarono pochi colpi per fargli raggiungere l'orgasmo, emise un grido compiaciuto e si staccò piano.
Ci rivestimmo in fretta, dandoci appuntamento al giorno dopo, e a quello dopo ancora.
La nostra passione era più forte dei problemi che incontravamo. Niente e nessuno avrebbe potuto impedirci di vederci per soddisfare i nostri desideri più reconditi.
Senza più inibizioni, travolti dalle emozioni. Stare insieme per noi era stata un'avventura, un'esperienza contro ogni limite e forse poco morale, ma ogni giorno più eccitante.