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Prima della prima
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Titolo:
Prima della prima |
Autore:
Matilde |
Contatto:
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Racconto
n° 523 |
Altri
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Quella sera era la festa del 23esimo compleanno del suo amico Marco, e Carla alle 21:30 bussava già alla porta della villa. Ad aprirle fu Giorgio, il fratello minore. Carla lo conosceva da tanto, aveva 18 anni, anche se ne dimostra di più. Era in ogni caso ancora un bambino per lei. Dal momento in cui aveva messo piede in casa, Giorgio non aveva fatto altro che guardarla; lo sguardo fisso ed insistente di lui le provocava un leggero imbarazzo, ma anche una punta d'eccitazione e compiacimento. All'età di 22 anni, Carla non aveva ancora conosciuto l'amore di un uomo, non sentiva la sua verginità come un peso, sentiva invece la sua paura verso gli uomini. Anni prima era stata vittima di un tentativo di violenza e l'unica idea del tocco di un uomo che aveva, era quella brutale e dettata dagli istinti più profondi. Lei non voleva questo. Voleva decidere lei quando, dove e cosa fare, e soprattutto con Chi. Lo sguardo di Giorgio, il suo corpo perfetto, tornito da sette anni di pallanuoto e il suo volto ancora da bambino, iniziavano a provocare in lei fantasie, come mai prima n'aveva avute. Erano circa le 23:00, la festa andava avanti da due ore e per tutto questo tempo Carla aveva avuto un pensiero fisso e logorante per la testa: sentirsi stretta tra le braccia di quell'uomo-bambino. Dentro la villa si sentiva soffocare, aveva bisogno di uscire, andò così in giardino. Camminava per l'ampio spazio verde cercando di far sfumare tutti quei pensieri che le ingombravano la mente, quando si accorse di non essere sola lì fuori. Giorgio l'aveva seguita ed ora era dietro di lei, e continuava a guardarla intensamente, come a voler contemplare il bel corpo oltre il sottile abito. Carla si voltò ed incontrò lo sguardo del suo giovane amico. Una nota di reciproco imbarazzo si percepiva nell'aria. Giorgio si avvicinò le prese la mano e le fece intendere di seguirlo. La portò in un punto ben nascosto dallo sguardo altrui, tra degli alberi ed il muretto che separava la sua villa da quella vicina. Poggiò le spalle contro il muro e con una decisa dolcezza tirò a se Carla. Erano stretti e si guardavano fissi negli occhi, quando lui, avvicinò la bocca all'orecchio di lei e le sussurrò: "Chi l'avrebbe mai detto." Il respiro sottile vicino al collo e la voce giovane, provocarono un brivido che percorse la schiena della ragazza, poi improvvisamente le labbra si unirono. I baci di Giorgio erano piccoli e brevi, poi sempre più lunghi, fin quando Carla sentì la lingua di lui scivolare dentro la bocca ed incontrare la sua. Lei gustava avidamente i suoi baci, e lui sentiva che era la lingua di lei a muoversi ora lentamente e delicatamente, ora in modo più frenetico. Conduceva lei il gioco. Giorgio si staccò improvvisamente dalla bocca di lei, le accennò un sorriso soddisfatto e poi iniziò a solleticarle il seno, spostò il vestito e ne strinse delicatamente uno nella sua mano, il respiro di lui le sfiorava il petto, poi Carla sentì le labbra stringersi intorno al capezzolo e la lingua accarezzarlo fino a renderlo turgido. Giorgio le toccava le natiche e l'avvicinava ancora di più a sé. Carla sentiva il sesso di lui contro il proprio, avvicinò una mano alla stoffa dei pantaloni e avvertì la voglia di lui di essere toccato. Tolse la cintura, li sbottonò e lasciò scivolare la mano all'interno, sentì il pene duro, discostò i pantaloni e lo vide lì, ergersi nel suo vigore. "Toccami, ti prego, continua." disse lui respirando più affannosamente contro il petto di lei. Carla osservava quell'organo, era bello, giovane ma forte, lo sfiorava con le dita per tutta la sua lunghezza, la pelle era morbida e sottile, poi lo prese ed iniziò a donargli piacere. Lui fremeva, mentre continuava a nascondere il volto tra i seni di lei, le alzò il vestito e incominciò a toccarle le cosce, i glutei, poi si spinse verso quel luogo segreto che nessuno mai aveva visitato prima. Il perizoma era solo un piccolo ostacolo, Carla sentiva le dita di lui, prima sulle grandi labbra, poi spingersi sempre più verso la clitoride, la massaggiava con una dolcezza frenetica, mentre la mano di lei scorreva veloce sul suo membro. Il respiro di Giorgio era sempre più forte, quando, Carla sentì la mano bagnata del suo succo e lui gemere più forte. Con la voce rotta lui le chiese: "fattela leccare, dai.". Carla lasciò il pene e poggiò le spalle al muro, lui iniziò a baciarle l'inguine, mentre ancora la massaggiava, avvicinò la bocca, lei lo sentiva respirare lì vicino, poi gli prese il volto con entrambe le mani e disse "vieni su.". Non era ancora pronta per questo. Lo baciò ancora, sentiva le dita di lui che la sfioravano, spingeva il bacino indietro, come a volersi allontanare, poi sentì il suo utero sussultare e godette. Quella sera si erano dati piacere, anche se in modo incompleto. Si baciarono un'ultima volta, come per siglare la loro alleanza ma anche il loro addio. Poi tornarono in casa tra gli altri. La festa era finita, ma quella sera segnò la vita di Carla. Grazie a quel piccolo uomo aveva superato una paura ed aveva iniziato ad assaporare quel piacere fisico del quale si era privata. Ora non aveva più paura, poteva iniziare a vivere serenamente la sua sessualità.
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