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Camille
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Titolo:
Camille |
Autore:
Lady Chatterley |
Contatto:
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Racconto
n° 525 |
Altri
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Mi guardai soddisfatta allo specchio : il vestito rosso che avevo scelto mi segnava morbidamente le curve, i sandali di vernice mostravano il piede perfettamente curato e la caviglia sottile mentre il tacco vertiginoso mi slanciava e metteva in risalto i muscoli delle mie gambe che giudicavo ancora belle, i capelli biondissimi legati in un perfetto chignon e il trucco marcato ma non volgare davano il tocco finale alla mia figura. Con il passo deciso e sensuale di chi è sicuro di sé uscii di casa e mi diressi verso la macchina, mi aspettava una mezz'ora di strada, ma la cosa non mi dispiaceva: mi rilassava guidare di sera. Arrivai sul posto, un bel quartiere residenziale e tranquillo a ridosso del parco che in quella sera di inizio estate, emanava un forte profumo di erba appena tagliata. Camille, come al solito, era già arrivata, parcheggiai la macchina e scesi a salutarla. "Ciao Tesoro, sempre la prima vero?" "Sai che per me il tempo è denaro" mi rispose con un sorriso. "Già lo so, ma ti prego accompagnami a bere un caffè, se no non reggo tutta la serata" Ci recammo al bar di fronte al parco, il giovane barista ci accolse con un caloroso sorriso, ci conosceva bene e poi credo avesse un debole per Camille; bevemmo il nostro caffè, elargimmo un caldo e sensuale sguardo al giovane e ritornammo al parco: iniziava la serata. Passò circa un quarto d'ora prima che arrivasse la prima auto, un'imponente fuoristrada coi vetri scuri che si fermò davanti a me. "Ciao dolcezza, che ne dici se passiamo qualche ora insieme ?" Mi avvicinai al finestrino, infilai la testa nell'auto e scrutai attentamente il suo conducente: viso abbronzato, capelli scuri appena spruzzati di bianco e sguardo magnetico. "Sono qua per questo, amore, ma..." "Non ne faccio una questione di soldi, solo di qualità" "Se è la qualità che vuoi allora con me vai sul sicuro!" gli risposi sorridendo. Aprii la porta e feci per entrare in macchina. "Che ne dici se portiamo anche la tua amica?" facendo segno verso Camille. Fu una doccia fredda, mi voltai verso Camille e un sottile senso di inquietudine mi assalì; non ero preparata a simili giochi e francamente non me la sentivo di cominciare in quel frangente; stavo già per rifiutare quando lui uscì dalla macchina si diresse verso di lei e dopo averle sussurrato qualcosa all'orecchio ritornò alla macchina tenendola sottobraccio. Quel bastardo mi aveva fregato "Se a te non dispiace, per me va bene" mi disse Camille. Facemmo tutto il tragitto con lui attento alla guida, io silenziosa e assorta nei miei pensieri e Camille che tentava di riscaldare l'atmosfera; arrivati a destinazione, una grazioso e discreto motel, prendemmo possesso della camera, molto ben arredata e accogliente dove troneggiava nel mezzo un enorme lettone. Ci offrì da bere ed io bevvi d'un fiato dimenticando per un attimo tutta la mia signorilità, avevo bisogno del dolce oblio che solo l'alcool sa dare. Camille nel frattempo si era adagiata sul letto e stava dando inizio alle danze spogliandosi con la maestria di chi è avvezza a esibirsi in quel genere di rituale. "Oddio" pensai "che ci faccio qui, voglio andarmene!" lui mi osservava con un ghigno divertito sulle labbra, lentamente mi si avvicinò e mi guidò verso il letto, io lo seguii rigida, si chinò su di me e cominciò a baciarmi dolcemente e sapientemente il viso, il collo, le spalle, i miei sensi con l'aiuto dell'alcol e delle sue calde labbra cominciarono a risvegliarsi e ben presto sentii quel noto calore in mezzo alle gambe, le sue labbra scesero fino alla mia caviglia per poi risalire piano con lenti colpi di lingua lungo tutto la mia coscia, la sua lingua compiva cerchi sempre più piccoli intorno al mio sesso senza neppure sfiorarlo tormentandomi di desiderio. Il suo dito mi sfiorò appena "mmm. Sei fradicia, Camille vieni ad assaggiare il dolce nettare che la tua amica ti offre" Chiusi gli occhi, non osavo guardare quello che in realtà desideravo ardentemente, e lasciai che la piccola Camille si dissetasse alla mia fonte. Il suo profumo di vaniglia mi invase le narici mentre la sua sapiente lingua entrava sempre più in profondità a gustare la parte più intima di me. lui era in piedi di fronte a noi, il suo corpo nudo e massiccio troneggiava come un Dio greco, la sua mano brandiva il suo membro già in piena erezione come un gladiatore brandisce la sua spada, vedevo le goccioline del suo sperma bagnargli la mano e aprii la bocca desiderosa di assaporarne il gusto. Il suo membro mi accarezzò le labbra ma quando feci per prenderlo tutto in bocca e succhiarlo avidamente lui si scostò "non me..." disse... "Camille..." accompagnando con un gesto le parole scostò la testa di Camille dal mio sesso e avvicinò la mia al suo. Rimasi un attimo inebetita, a fissare quel triangolo di peli profumato grondate di voglia. Camille stava provando piacere, il suo sesso inondato mi stava dicendo che aveva lo stesso fottuto desiderio che avevo io, incapace di qualsiasi movimento sentii la spada del gladiatore entrare dentro di me spezzandomi il fiato, la mia mente perse anche il più piccolo pensiero e cominciai a leccare quello che la dolce Camille mi stava offrendo. Ad ogni colpo che sentivo dentro di me, la mia lingua si muoveva sempre più veloce, si spingeva sempre più dentro ad esplorare quel luogo a me sconosciuto, mentre il gladiatore infilava e ritraeva la sua spada con colpi lunghi e decisi aumentando la mia eccitazione che espandevo su Camille che si contorceva sotto i colpi della mia lingua che via via si faceva sempre più esperta: la penetrai con un dito, "di più " mi implorò, le affondai dentro anche il secondo dito, lei urlò e mi prese la mano dimenando il bacino... voleva ancora di più; ad una ad una le infilai dentro le altre dita fino ad infilarle tutta la mia mano, che sparì fino al polso in quella voragine devastata dalla voglia. "Sei stupenda" mi sussurrò lui "meriti qualcosa di più" Scivolò fuori da me e con un colpo deciso mi prese dietro, il dolore fu immediatamente seguito dal piacere che aumentava man mano i suoi colpi si facevano più intensi, sentivo i suoi gemiti mischiarsi alle urla di piacere mie e di Camille, eravamo presi oramai tutti e tre dalla frenesia di godere e i nostri corpi si muovevano e si dibattevano in una danza sgraziata in attesa del grande finale che arrivò di lì a poco lasciandoci inondati e stremati. Rimanemmo adagiati sul letto per un tempo che a me parve un'eternità, poi silenziosamente ad uno ad uno ci facemmo una veloce doccia e prendemmo la via del ritorno. Arrivati a destinazione prima di farci scendere lui mise in mano una busta a Camille. "Grazie ragazze, siete state splendide" e poi rivolgendosi a me "Avevi ragione sulla qualità... con te vado sul sicuro". Guardai il fuoristrada che si allontanava , mi voltai verso Camille che aveva aperto la busta e mi stava porgendo la metà del contenuto, io scossi la testa in segno di diniego, lei aprì la bocca per dire qualcosa ma io la zittii: "Non dire nulla tesoro, va bene così" le sfiorai l'angolo della bocca con un bacio e mi avviai verso casa. Arrivai che stava albeggiando, aprii la porta di casa. "Stanca?" mi chiese una voce familiare "ti ho preparato una tazza di the, ti aiuterà a rilassarti" Entrai in cucina, lui era lì, figura calda e rassicurante che io amavo più di me stessa... il gladiatore mi tese la tazza fumante "Adorabile Camille, dovremmo invitarla a cena qualche volta"
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