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Onde
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Titolo: Onde
Autore: Undomiel
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Racconto n° 528
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Mi infonde molta calma guardare le onde del mare abbattersi una dopo l'altra sulla battigia..
Ho bisogno di calma, calma interiore, calma dei sensi.
Li hai sconvolti, portando in essi una folata di follia, di tenerezza, di forza, di felinità.
Era una vita ordinata la mia, famiglia, lavoro, casa. Qualche svago innocente tra l'uno e l'altro, qualche sogno intrigante nella mente, ma nulla più.
Poi uno sguardo in metropolitana, un giorno che avevo scordato il mio libro.
Uno sguardo che mi è penetrato nel sangue, nel cervello, nei sogni.
Non è servito molto tempo prima che ascoltassi la tua calda voce raccontarmi quante volte mi avevi guardata mentre assorta leggevo i miei libri. Ricordavi i titoli di molti.
Mi intrigasti i sensi, giocasti con le mie fragilità rendendole dolci, trattandole come gioielli preziosi.
Quante colazioni fatte assieme da allora, quanti sorrisi e quanti messaggi scambiati sul cellulare.
Una parte della mia mente parlava di non fare sciocchezze, di non sconvolgere una vita tutto sommato soddisfacente per il capriccio di un minuto. Non l'ho ascoltata. Riuscivo a sentire solo la tua voce, le tue parole, i tuoi sguardi che mi accarezzavano la pelle.

Le onde continuano il loro moto perpetuo, scivolando veloci sulla battigia, lasciandola bagnata e intrisa di mare. Mi ricordano le ore appena passate.
Una missione di lavoro lontano, per poter dormire fuori casa senza problemi. Un lavoro inesistente, momenti passati invece a far l'amore con te, chiusi in quella stanza le cui finestre danno su questa spiaggia.
Il tuo sorriso all'aeroporto, i baci non più nascosti, le mani che si cercavano, la pelle che aveva voglia di altra pelle.
La corsa in macchina verso la tua casa al mare, e poi.

Poi i giochi. Non avevamo mai fatto l'amore, ne avevamo parlato, tra un bacio e l'altro rubato. Ma farlo con te è stata tutta una scoperta. Sono entrata donna nella tua casa, e ora mi sento di nuovo fanciulla.

Mi hai spogliata dolcemente, guardandomi negli occhi, rassicurando le mie paure di un corpo non certo da modella con i tuoi baci e i tuoi sorrisi. Ti sei spogliato per me, canticchiando le note di nove settimane e mezzo e chiedendomi se somigliavi a Kim Basinger strappandomi un sorriso e un "si, si, moltissimo" che mi è valso un focoso bacio.
Mi hai eccitata a suon di carezze, di baci leggeri, di arabeschi disegnati in punta di dita sulla mia schiena.
Poi la tua proposta. di giocare in maniera diversa.. di lasciarmi andare a te e di farmi bendare.
Il sangue già scorreva infuocato in me, i tuoi occhi mi trasmettevano un mondo di sensazioni che da troppo avevo scordato.
Mi son lasciata bendare, e guidare da te
Non ti sei limitato a bendarmi, mi hai chiesto di fidarmi ancora di più, e di lasciarmi legare le mani.
Un senso di paura si è impadronito di me, già bendata. Ma ti ho porto i polsi, o per meglio dire li ho tesi davanti a me, uniti, aspettando che tu li prendessi, e li legassi assieme.
Mi hai portati dietro la mia schiena, e li hai immobilizzati lì, senza stringerli troppo, ma in modo che io non potessi servirmene in alcun modo.

Poi mi hai fatta poggiare ad un tavolo, e hai iniziato a giocare col mio corpo. Con la mia schiena, disegnando con la lingua il contorno delle mie braccia legate, lasciando una striscia di fuoco a incendiarmi la mente.
Con le mie gambe, torturandomi di carezze troppo vicine al centro della mia femminilità, senza mai avvicinarti abbastanza.
Con il mio collo, con le mie labbra.. con morsi e baci che hanno ampliato la mia voglia, facendomi iniziare a chiederti di farmi tua.
Ma per te era troppo presto.
Ti ho immaginato sorridere da dietro la benda mentre mi dicevi "no piccola, ancora un po'.. voglio goderti come mai nessun'altra prima"
Mi hai fatta rialzare dal tavolo e hai iniziato a giocare con i miei seni. Eri seduto sul bordo del letto, mi hai fatta mettere davanti a te e ci hai giocato a lungo. Mi è sembrato passassero ore mentre a momenti li lambivi con la lingua, a momenti li torturavi con i denti strappandomi gemiti di disapprovazione. Non mi hai mai procurato vero dolore, andandoci però così vicino da farmi tremare, non so se di eccitazione o paura.
Il tempo si dilatava dentro di me, facendomi pensare che fossero passate ore.
Mentre continuavi a giocare con i miei seni le tue mani si sono intrufolate nella mia femminilità, andando a sfiorare la clitoride, strappandomi gemiti di pura eccitazione.
Ti ho pregato di nuovo di liberarmi dal desiderio, e di nuovo mi hai detto che era troppo presto.
Hai giocato così con me, sui due fronti, insinuando le tue dita e sussurrandomi quanto sentirmi così calda e bagnata ti facesse sentire uomo, virile.

Mi sentivo esattamente come la battigia ora.. ondate di piacere che mi lasciavano ogni volta più bagnata, più desiderosa della prossima onda.

Mi hai fatta stendere sul letto, sciogliendo le mie braccia il tempo necessario a portarle sopra la mia testa, e rilegandole subito dopo, credo alla spalliera del letto.
Stavolta hai legato anche le mie caviglie ma non tra di loro. Mi hai divaricato le gambe, fissandole così, aperte, costringendomi a esporre il mio sesso, che altro non voleva che incontrare il tuo.
Mi hai tolto la benda, affinchè io potessi vedere cosa facevi.
Ti ho visto osservarmi a lungo, il sesso nudo, depilato come mi avevi chiesto fosse.
Hai allargato le mie labbra, giocandoci, e hai soffiato sul mio sesso aperto, per farmi sentire il tuo fiato su di me.
Hai iniziato a giocare con la lingua su di esso, portandomi verso orizzonti remoti, facendo si che perdessi ogni cognizione di me, desiderosa soltanto che il piacere arrivasse a liberarmi dalla tortura che le tue labbra infliggevano al mio essere.
Ma ti fermavi sempre un attimo prima, e mi sussurravi: "non ancora piccola, rilassa ogni muscolo, respira profondamente"
Accarezzavi parti del mio corpo diverse, fino a farmi tornare ad un respiro accettabile, e ricominciavi.
Con le mani aiutavi la lingua, con la lingua sostituivi le mani
E io tornavo ad essere sull'orlo del piacere. E di nuovo ti fermavi.
Quando finalmente ti sei saziato di questo gioco mi hai ribendata. Ho iniziato a protestare, quasi per gioco, chiedendoti con di darmi piacere, mi ci avevi portata vicina troppe volte. Di nuovo la tua risata sorniona e le tue parole.. "se resisto io puoi resistere anche tu.."
Mi hai continuato a parlare a voce bassa e roca di quanto ti piaceva giocare così, di quanto fosse bello prolungare il piacere.
E mentre parlavi ti sentivo muoverti per la stanza.
Cercavo di capire cosa facessi, ma è durato un attimo, poi ti sei steso accanto a me e sfiorando il mio seno con le dita mi hai chiesto: "Ti fidi di me?"
Mi son sentita risponderti con voce roca dall'eccitazione che mi fidavo completamente.
"Allora vado avanti, lasciati andare, lascia che io ti porti oltre ogni immaginazione, oltre ogni sogno. Non fermarmi, piccola mia."
Con le dita mi hai allargato le grandi e le piccole labbra, e ho sentito una cosa fredda scivolare, senza alcuna resistenza, in me. Mi sono irrigidita per un attimo, chiedendoti cosa facevi.
Le tue labbra a pochi millimetri dalle mie sussurravano: "sogna piccola, lasciati andare". Un secondo dopo soffocavi ogni mia protesta con un bacio intenso e passionale, mentre la cosa che mi avevi inserito dentro iniziava a vibrare ad alta velocità.
La mia mente per un attimo ha avuto un moto di ribellione. Non mi aspettavo questo, non contemplavo certi giochi nella normalità, quasi fossero il simbolo di una perversione che non potevo accettare.
Sentivo la tua mano muovere quell'oggetto che ancora ora non riesco a chiamare col suo nome, mentre la tua lingua faceva tacere la mia.
Ero completamente in tua balia, le tue dita che mi incendiavano mi fecero dimenticare di nuovo tutto, assolutamente tutto.
Esisteva solo la tua lingua intrecciata con la mia, e quel calore nel centro del mio essere che mi rendeva argilla nelle tue mani.
Hai continuato a penetrarmi così, sempre più velocemente, sempre più a fondo.
Hai giocato così con me fino a portarmi molto, molto in alto.
Poi ancora non sazio ti sei messo sopra di me e hai avvicinato il tuo sesso alle mie labbra, mettendoti al contempo in modo da poter usare le tue sul mio sesso.
Ho iniziato a baciarti e morderti così, il tuo sesso eccitato che inondava la mia bocca dolcemente, la tua lingua che mi torturava ora mordendo ora succhiando la clitoride.
Mi sono sentita esplodere, portata in un mondo di colori sfavillanti e dai margini indefiniti. Il mio corpo scosso da mille scosse simili ad elettricità mentre godevo sotto i colpi di un oggetto di plastica e sotto le carezze della tua lingua.
Ho continuato a baciarti ancora, fino a quando ti sei scostato da me facendomi poco dopo sentire il tuo piacere sul mio seno, inondandolo del tuo godimento.
Poi senza ancora sbendarmi o slegarmi mi hai coccolata, non permettendomi di dire nulla, mettendo il tuo dito davanti alle mie labbra ogni volta che provavo a parlare.
Siamo rimasti così per un po'.. poi dolcemente mi hai slegata, e mi hai reso la vista.
I miei occhi hanno immediatamente cercato i tuoi, trovandovi un dolce sorriso, confermato dai tuoi gesti.
"E' tardi piccola mia, è quasi ora di cena. Vado a prendere qualcosa e la porto qui o vuoi andare da qualche parte"
Ti ho sorriso, accarezzandoti finalmente libera nei gesti il volto.
"Ti aspetto qui, non mancare per molto"
Indossando un tuo maglione, troppo grande per me, ti ho osservato mentre ti allontanavi, e poi ho iniziato a contemplare il mare.
Sapevo che al tuo ritorno tutto sarebbe ricominciato, sapevo che era solo l'inizio.
Lo so tutt'ora, mentre guardo questo mare leggermente affamata. Affamata di quel gioco fatto di dolcezza e vago dominio. Affamata delle tue mani e della sensazione di essere stata una principessa tra esse. Affamata di sentire ancora il fuoco scorrere nelle mie vene. Affamata di te.