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Titolo: Io
Autore: Tess
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Racconto n° 539
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"La donna puttana, la donna santa, la donna da scopare, la donna da sposare... rifiutati di finire per mano tua in queste assurde divisioni."

Mi hai chiesto di guardare, ma mi hai già vista, mi hai già avuta, mi hai già toccata, mi hai già abbracciata, mi hai già tutta intorno a te.
Lo sai, ma ne vuoi ancora. Ancora quanto? Fino a dove? C'è un limite?
Vuoi guardarmi negli occhi mentre mi rilasso.
Parte tutto da piccole pulsazioni tra le gambe, è il segnale che qualcosa mi ha toccata. Ancor prima che le mie mutandine inizino a bagnarsi. Il fremito sul sesso è inconscio, arriva inaspettato, il piccolo scorrere del liquido è la presa di coscienza.
Mi piace vederti stupito di quanto sta succedendo, mi piace sentire che ansimi un poco al telefono, mi piace sentire che bevi e che l'acqua ti scende nella gola dopo un lento deglutire, mi piace sentire quando aspiri profondamente la sigaretta.
Ti immagino seduto sulla sedia, ma non riesco a sentire se sei abbandonato sullo schienale, se guardi fuori dalla finestra, o se sei in tensione per l'eccitazione delle parole che ti arrivano all'orecchio dal ricevitore.
Vuoi guardare e vedere il mio viso.
Sto imparando a fare tutto molto molto lentamente.
Rilasso la mente e invio il mio sguardo immaginario tra le gambe, lascio che l'addome non si contragga, regolarizzo il respiro.
E inizio ad accarezzarmi. Prima le parti vicine, cosce, basso ventre, pube in superficie, poi con un dito inizio ad esplorare questo che è il mio nuovo mondo. E penso a cosa è stato ad eccitarmi.
Può essere la tua voce, il tuo viso, una frase letta da qualche parte, una mail ricevuta da una ragazza che mi chiede se mi piace guardare, un'immagine di una donna con il pene del suo compagno in bocca, può essere la fantasia di una stanza buia e tu bendato che solo ascolti il mio silenzio e poi i miei gemiti, possono essere tante cose, queste sono quelle che mi vengono in mente ora.
Il dito nel frattempo continua a muoversi, indaga i piccoli punti del mio sesso alla ricerca del punto preciso che mi permetta di non avere spasimi, quel punto da cui nasce e in cui finisce tutto.
E' difficile, ci vuole tempo, non ci vuole fretta, ci vuole concentrazione per non distrarsi.
La ricerca del piacere è quasi piacevole quanto il piacere, e questo perché è lunga, tenera, richiede molto amore e dedizione, posso anche smettere un attimo per evitare che la troppa tensione irrigidisca il mio corpo, e poi riniziare senza aver perso niente di quello che avevo lasciato. Riniziare con calma.
Abbasso le palpebre e la luce potente che c'è vicino a me non mi disturba, gli occhi chiusi si chiudono sempre di più man mano che il piacere aumenta. Rilasso tutto il viso e il buio della vista aumenta anche senza dover strizzare gli occhi. E' come chiudere un sipario sul mondo esterno. Una tenda che scende lenta su tutto quanto non è me.
C'è poi un brivido che si sviluppa dietro la nuca e un'onda che scende dalla testa, lungo tutto il busto, sul sesso e ancora più giù, sulle gambe, un fremito che mi sconvolge nella mente e nel corpo, che mi fa quasi paura dall'intensità che porta con sé. E un forte, incontrollabile, irrazionale pulsare del sesso.
Ed ecco.
Sto godendo.
Lo dico a me stessa silenziosamente ed al mio corpo con le parole: go do.
Il respiro è affannato, finalmente posso anche contrarmi un po' e muovere la testa per il piacere raggiunto, posso muovere le gambe, posso aprire di nuovo i contatti con il resto, posso lasciare che succeda quello che deve succedere, posso fare quello che voglio.
Mi riprendo un attimo, mi asciugo, sollevo slip e pantaloni, o calze e gonna a seconda, mi guardo allo specchio, cerco di riprendere una maschera accettabile per chi è vicino a me e mi ributto nella giornata che va avanti.
E nel frattempo continuo a godere, profondamente, intensamente, totalmente... dentro.