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Sogno o realtà
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Titolo: Sogno o realtà
Autore: Beatrice
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Racconto n° 54
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Come al solito il treno era in ritardo. Guardai spazientita l'orologio: le nove meno venti. Alle nove avevo un appuntamento e odio far tardi: poco profes-sionale.
Tanta gente era lì alla stazione ad aspettare: impiegati, commessi, studenti. Con il gomito poggiato sulla gamba accavallata e il mento sulla mano guardai distrattamente e senza interesse i vari soggetti che mi circondavano. Nessuno attraeva la mia attenzione.
Erano tutte persone abitudinarie che come me prendevano il mio stesso treno a quell'ora .. Dopo un po' si impara a riconoscerle.
Tuttavia c'erano degli elementi nuovi e fra questi un uomo dal viso molto interessante. Leggeva il giornale e indossava impeccabilmente un classico vestito grigio. Non ero lontana da lui e ne riuscivo a percepire il profumo, buono, dolce, inebriante, corposo. Non aveva anelli al dito e questo mi fece inconsciamente sorridere. Come al solito la mia mente cominciò a volare pindaricamente, fantasticando su quell'uomo. Rapita dalle mie stesse fantasie non mi accorsi di fissarlo pur non vedendolo e lui, che probabilmente sentiva su di se lo sguardo di qualcuno, girandosi verso di me incontrò i miei occhi. Mi riscossi arrossendo non solo per essere stata sorpresa a guardarlo ma anche per il fascino del suo viso e per la profondità dello sguardo:grandi occhi blu, ciglia folte, un bel naso leggermente aquilino che assolutamente non stonava .. un fascino molto intrigante.
Dopo qualche secondo ritornai a guardare nella sua direzione e lui si era nuovamente tuffato nel suo giornale "E' proprio un bel tipo ... Mai visto da queste parti..." Sfortunatamente le mie fantasie vennero interrotte dal fischio del treno in arrivo. Presi la mia 24 ore e mi alzai. Involontariamente lo cercai con lo sguardo e incontrai ancora i suoi occhi. Questa volta non mi feci intimorire e rimanemmo così a fissarci per qualche secondo sorridendoci timidamente. Il suo sguardo era magnetico, accattivante, incantatore.
Abbassai la testa quando mi accorsi che mi stavo nuovamente imbarazzando. Salii sul treno e cercai un angolo riparato per non rischiare di venire travolte dall'orda di studenti che si dimenavano rumorosamente. Le porte si chiusero .. ancora quel profumo .. lo avrei riconosciuto ovunque.
Lo scoprire che anche lui era in quella carrozza mi turbò. Il cuore mi balzò in petto cominciando a battere all'impazzata. Ma che mi stava succedendo? In fondo ci eravamo solo guardati. Mi voltai in direzione del profumo e lui era lì, vicinissimo a me. Potevo anche sentire l'odore della sua pelle.
Lui mi stava guardando ... Mi sovrastava di due buone spanne e aveva delle spalle larghe e forti, pensai che nudo sarebbe stato ... Ancora quei pensieri .. mi vergognai di loro come se si potessero vedere o sentire. Il mio imbarazzo era palese, come era palese il fatto che lui stesse cercando una scusa per abbordarmi.
L'occasione gli fu data dalla solita fermata brusca che lui non fece nulla per evitare, anzi sembrò cadermi addosso con tutto il suo peso.
"Mi scusi ... sono desolato .. ero distratto. Le ho fatto male?"
"Beh... penso di poter camminare fino all'ospedale più vicino." Dissi sorridendo - "no scherzo, non mi ha fatto nulla, non si preoccupi" ... Ti prego, non rovinare tutto, ti prego .. Stai buonino .. Lo implorai col pensiero, mentre voltavo la testa per guardare distrattamente fuori dal finestrino perché non volevo che lui con la solita arroganza tipica dell'uomo si buttasse a caccia. Lui sembrò captare il mio pensiero perché si rimise a leggere dopo avermi sorriso.
Quello che ricorderò per sempre è il colore dei suoi occhi: blu, di un blu così intenso in cui è facile perdersi, di un blu così intenso in cui viene voglia di tuffarsi ... e la sua voce suadente, calda sempre tranquilla ... Tutto di lui faceva pensare fosse il classico "bravo ragazzo" ma non mi lasciai ingannare. Quando lo guardavo il suo sorriso lanciava messaggi tutt'altro che rassicuranti e i suoi occhi brillavano di una luce maliziosa. I nostri incontri continuarono per qualche giorno, sempre sullo stesso tono. La mattina mi alzavo sperando che fosse il giorno giusto ... ma nulla ... La mia voglia di conoscerlo meglio era prepotente e speravo che non ci saremmo limitati solo a quei "rendez-vous" sul treno ... Ma dovevo aspettare. Sapevo perfettamente che tutto faceva parte del suo gioco... dovevo aspettare paziente che lui facesse la prima mossa.
Devo dire che inconsciamente (forse non troppo) mi creavo tutta una serie d'appuntamenti mattinieri in modo da poter prendere il treno con lui. Ma i giorni passavano e noi non facevamo progressi: solo sguardi e sorrisi.

Un giovedì un mio collega mi chiese di prendere il suo posto ad un incontro con un cliente
"... è un amico, ed è interessato ad investire un piccolo capitale ... Ti prego, Stefania domani proprio non posso liberarmi. Mi faresti un favore se ci vai tu.."
"Non c'é problema" risposi "Dammi l'ora, l'indirizzo e il nome. Sarò puntuale".
L'indomani mi presentai all'ufficio di questo tale Paolo Restini. Studio professionale molto chic. Una segretaria mi fece accomodare in una sala d'aspetto piccola ma accogliente e qualche minuto dopo incontrai il Dott. Restini.
Non volevo credere ai miei occhi, avrò anche assunto un'espressione vagamente ebete , perché non riuscivo a proferir parola.
Il colore del mio viso cambiò almeno un paio di volte dal bianco pallore al rosso imbarazzo: era il ragazzo del treno. Lui si avvicinò sorpreso quanto me e dopo qualche secondo di interminabile imbarazzo ci presentammo sorridendo:
"E' un vero piacere ed una inaspettata coincidenza. Non trova?" Dissi io.
"Devo dire .. sono rimasto interdetto quando l'ho vista. Pensavo stessi sognando ... "
"Lei è troppo galante in fondo il mondo non è poi così grande come sembra ..."
Mi stava dolcemente accompagnando in una stanza che sembrava essere il suo ufficio:
"Se posso parlare sinceramente non riuscivo a trovare il modo di conoscerla in treno ... non volevo sembrarle banale e tanto meno un 'rimorchiatore' " Lo disse guardando avanti a sé e quando mi guardò, ecco ricomparire la luce maliziosa. Fu li che mi venne il primo sospetto: perché non lo vedevo mai scendere? Perché spariva dalla mia vista all'avvicinarsi del capolinea? Che mi abbia seguita più di una volta? Mi diedi della farneticante e lo pregai di darmi del tu.
Parlammo di tutto tranne che di investimenti ... Le sue domande precise mi imbarazzavano un po', ma completamente succube del fascino magnetico che il colore dei suoi occhi esercitava su di me, non esitavo a rispondergli.

E' inutile dire che quella sera andai a cena con lui. Fu una serata speciale come solo nella mia fantasia avevo immaginato.
Mi portò a cena nel suo appartamento che aveva all'interno del bellissimo quartiere Coppedè. Lì ci aspettava il cameriere di una nota agenzia di catering con il quale aveva concordato il menù. Come aveva fatto con così poco preavviso?
Ero guardinga, tutto troppo bello, troppo perfetto... Lui era troppo bello e troppo perfetto ... sembrava uscito da una favola ed io mi domandavo dove volesse mai arrivare.
Continuavo a essere tesa e prevenuta. Paolo mi raccontò del suo recente viaggio in America. Fu prodigo di particolari sulle cose che aveva visto e fatto. Ci trovammo concordi su molte cose e lentamente la tensione svanì, non mi sentivo più come una liceale al suo primo appuntamento, ma cominciavo ad accorgermi che esercitavo un certo fascino su di lui.
Le candele sul tavolo ben apparecchiato erano arrivate a metà della loro durata quando Paolo licenziò il cameriere e venne dietro di me. Mi poggiò delicatamente le mani, quelle splendide mani che avevo notato in treno, sulle spalle nude. Mi irrigidii.
"Che fai?" Gli chiesi ma non ottenni risposta. Cominciò a baciarmi sulla nuca, sul collo, dietro l'orecchio. Al contatto con la sua bocca la mia pelle vibrò, il mio corpo fu scosso da un brivido di piacere e cominciai ad eccitarmi . Chiusi gli occhi e il respiro iniziò a farsi affannoso, rauco.
Le sue mani sui miei seni, dentro il vestito, le sue dita che cercavano il mio capezzolo reso turgido dal piacere. Mi alzai dalla sedia e mi strinsi a lui. Le sue mani mi carezzavano ora la schiena, il sedere .. il pube.
La sua bocca lasciò il mio collo e cercò la mia che trovò aperta e disponibile: la sua lingua morbida dolce e calda giocò con le mie labbra poi si tuffò all'interno ... esplorando.
Gli tolsi la giacca lentamente, mi piaceva il ritmo che avevamo preso, lento e regolare. Lo carezzai lungo quel corpo che si stava rivelando perfetto e una mia mano andò a dargli piacere. Quando lo toccai lui gemette. Il suo pene era duro ... bene ... aveva voglia di me quanto io di lui.
Gli sbottonai i pantaloni: prima la cinta poi la lampo senza staccarmi dalla sua bocca calda. Lo liberai delle mutandine ed ebbi voglia di sentire il sapore del suo pene.

Ero eccitata all'inverosimile, provavo un insolito dolore nel basso ventre, proveniente dal pube ... il desiderio si stava facendo incontenibile.
Mi piegai .. aveva un buon sapore e mi piaceva vedere quanto Paolo stesse godendo ... Oh si ... volevo farlo godere, volevo farlo godere dentro di me ... lo volevo dentro di me.
Solo i nostri respiri rompevano il silenzio di quell'appartamento. Il mio vestito inspiegabilmente cadde ai miei piedi. Mi alzai per sbottonargli la camicia. Lui intanto mi slacciava il reggiseno e mi toglieva le mutandine. Ci sdraiammo per terra e cominciò a leccarmi i capezzoli mordendoli, succhiandoli ... Il piacere e il desiderio mi fecero gridare. La sua mano si insinuò fra le mie gambe mentre mi baciava ovunque. Un suo dito mi penetrò e il godimento che ne provai mi fece arcuare la schiena.
Ero pronta:
"Vieni, ti voglio sentire dentro di me" Dissi con una voce che non sembrava la mia. Paolo si sdraiò accanto a me e mi fece salire su di lui. Adesso ero io che dirigevo e volevo farlo aspettare come lui aveva fatto aspettare me. Continuava a leccare e succhiare i miei seni spingendo il mio corpo verso il suo pene. Lo accontentai e finalmente lo sentii dentro di me.
Restammo per qualche secondo immobili travolti dall'intensità delle sensazioni. Sentirlo parte di me mi dava un piacere immenso. Paolo continuava a ripetere che voleva farmi godere che voleva farmi male ... Il nostro ritmo si fece più veloce e le nostre posizioni cambiarono.
Quando gli dissi che non potevo più aspettare e che volevo venire, il suo movimento divenne più frenetico.... Fu un orgasmo travolgente, tutte le cellule del mio corpo tremarono e mentre godevo di un piacere immenso sentì il suo liquido caldo riempirmi tutta e vidi il corpo di Paolo tendersi, anche lui colpito da un orgasmo liberatorio.

Era questa l'immagine che avevo di Paolo quando riaprii gli occhi, ma io ero al buio e nel letto della mia camera. L'orologio segnava le sette e mezzo e di li a due ore avrei dovuto incontrare il cliente del mio collega, tale Dott. Paolo Restini.
Ancora turbata dal sogno mi vestii e scesi alla fermata del treno. Il ragazzo non c'era e questo fu un bene, perché dopo quello che avevo sognato e di cui avevo ancora la mente piena, mi avrebbe messo enormemente a disagio incontrare il suo sguardo....

Mi diressi all'appuntamento col cuore in gola: e se fosse stato un sogno premonitore? Non stavo nella pelle dalla curiosità.
Lo studio professionale dove questo cliente lavorava era elegante e sobrio, la sala d'attesa molto luminosa.
"Le vado a chiamare il Dott. Restini" disse gentile la segretaria.

Guardavo il panorama che si godeva dalla finestra. Sentii dei passi dietro di me e una voce di uomo che mi salutava ... ebbi un tuffo al cuore e chiusi gli occhi.

Non potevo credere alle mie orecchie e, quando mi girai, ai miei occhi. Lui era lì in piedi in mezzo alla stanza con un'espressione assolutamente sbigottita sul viso.
"Che piacevole sorpresa" Disse superati i primi istanti di confusione.
Vivere un "dejà vu" così intensamente non mi era mai capitato.... le sensazioni erano intense .... Il mio cuore batteva a velocità elevata. Ero pietrificata e se non fosse stato per i suoi occhi di quel blu intenso, dello stesso colore cristallino degli zaffiri, e per la sua mano ferma e cordiale che esercitava una pressione nella mia, non mi sarei scossa dal trance in cui ero caduta.
Entrai nella sua camera profondamente turbata, quasi con lo stesso spirito di un condannato: entrambi sappiamo cosa ci riserva il prossimo futuro ... ma io in qualche modo potevo oppormi, potevo anche sottrarmi a ciò che il mio sogno aveva prospettato ... il problema era un altro: volevo davvero che le cose andassero diversamente?