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Frutti d'autunno
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Titolo:
Frutti d'autunno |
Autore:
Shaara |
Contatto:
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Racconto
n° 540 |
Altri
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La pioggia batte incessante sui vetri e sul tetto dell'auto, dinnanzi al lampione, al di là del finestrino l'acqua sembra lasciare segni indelebili che rigano la luce giallastra, in quella strada deserta ai bordi di un grande capannone. La pozzanghera colpita in pieno dall'auto ha bagnato irrimediabilmente qualche marchingegno elettronico posto in posizione vulnerabile e la vettura, dopo alcuni sussulti, si spegne inesorabilmente. Il senso di impotenza avanza man mano che scivolano via i minuti, le mezz'ore, interminabili. Il telefono lasciato a casa avrebbe potuto risolvere facilmente la situazione. Ora, non resta che l'attesa. Passa un'auto, lentamente, inesorabilmente. Scorgo un volto, mi guarda e passa. Avevo desiderato intensamente che arrivasse qualcuno ad aiutarmi, ma pian piano che i fanali si avvicinano, inizio ad aver paura, può passare chiunque. Dopo alcuni minuti, l'auto ripassa di nuovo, lo stesso volto, lo stesso sguardo.. provo a mettere in moto ancora una volta, niente. La pioggia rallenta, decido che sarebbe meglio uscire ed incamminarmi, pochi chilometri addietro avevo scorto una casa, qualcuno forse che mi poteva aiutare. Con l'impermeabile addosso, mi avvio dopo aver chiuso l'auto e prese la mie cose. I lampioni si susseguono ogni cinquanta metri all'incirca; ma mi sento più tranquilla quando passo nelle zone buie e troppo scoperta alla luce dei lampioni. Di nuovo sento una macchina che si avvicina, dietro la curva la luce dei fari illumina il lato opposto della carreggiata; appena scorgo i fari, noto che sono diversi dall'auto precedente.. non so perché, ma mi faccio vedere; la corsa dell'auto termina un poco più avanti, mette la retromarcia, accosta. Il finestrino scende rapidamente e chiedo un passaggio sino ad un centro abitato, il tipo annuisce e, senza parlare, schiude il comando della portiera. Spiego che l'auto ha avuto problemi e che non avendo il telefono non sapevo come fare, mi giro verso l'autista e il suo sguardo incrocia il mio. La sua improvvisa risata, sguaiata, risuona nell'abitacolo, io accenno ad una smorfia di sorriso, poi mi giro e guardo la strada. "Non preoccuparti, tutto si risolve, meno la morte!". Deglutisco in silenzio a quelle parole. "A quest'ora, dovresti essere a casa a cucinare, non in giro!". Vorrei rispondergli malamente, ma rimango muta. L'auto gira ad una stradina sterrata.. non faccio in tempo a dire nulla, mi anticipa dicendo: "Non preoccuparti, andiamo a casa mia e telefoniamo al carro attrezzi!". Dopo qualche interminabile minuto, i fari illuminano una casa colonica, due grossi cani ci vengono incontro; ci fermiamo.. i fari si spengono, lui scende ma io attendo, i due cani sono davanti al mio sportello. "Non preoccuparti, sono burberi ma buoni!". Scendo, una delle due "belve" mi annusa incessantemente, infila il nasone umido sin sotto la gonna; ad un grido del padrone si allontana. Al buio mi incammino lentamente verso la casa. Sull'uscio, prima di entrare, guardo dentro a destra e a sinistra.. l'arredamento è spartano.. l'uomo accende lo stereo, alza la cornetta del telefono e mi invita a sedere. Parla con un suo amico meccanico ed usa il viva voce, in modo che io possa udire, purtroppo non potrà venire prima di domattina. "E' l'unico che possiamo contattare in questa zona!.... O ti accompagno io a casa o rimani a dormire da me poi domani risolviamo tutto!". "La mia casa è a centocinquanta chilometri!" ribatto, ma penso che seppur non mi aspetta nessuno, dormire li... non è una brillante idea. Non faccio a tempo a parlare e lui mi invita a vedere una camera.. vuota, con solo una rete ed un materasso e macchie di umidità alle pareti: "Questa è la tua stanza, ti porto le coperte". Mentre mi guardo attorno spaesata e pensosa, lui entra e appoggia lenzuola e coperta sul letto poi, senza una parola, esce dalla stanza richiudendosi dietro la porta. Mi metto seduta sul letto... sono indecisa se rimanere o scappare, mi alzo, vado verso la porta per chiuderla ma non c'è la chiave. Mi appoggio alla porta, un sommesso singhiozzare mi esce dalle labbra. Infine, mi spoglio e mi infilo tra le lenzuola, cercando un rifugio per la mia paura. Penso che non dormirò questa notte.
Un rumore alla porta, mi desta.. una mano mi tocca la spalla, mi scuote; vorrei gridare ma mi accorgo in tempo che fuori c'è luce.. il sole è sorto ed io ho dormito per ore senza accorgermene. "Sveglia bellezza, è ora che ti alzi, la colazione è pronta!", detto questo, esce dalla stanza. Incredula che nulla è accaduto, mi alzo e vado in bagno, gli occhi ancor chiusi, non mi accorgo che sono in mutande. "Il meccanico ha già ritirato la tua auto, ci farà sapere al più presto che problema ha." In fondo non ho nessun impegno imminente e annuisco alla notizia silenziosamente. Il caffè bollente che ha preparato fuma sopra una tavola riccamente rifinita con tazze e tovaglie lavorate a mano, mentre sto seduta lui arriva con un dolce appena sfornato, un pan di spagna profumatissimo con due sottili strisce di crema. Mi guarda, lo guardo e gli offro un grande sorriso per ringraziarlo, vorrei forse chiedere scusa ma magari lui non si è accorto neanche del mio disagio. Prendo il caffè, davanti a me vedo un uomo all'apparenza burbero, arroccato nei suoi riti, in fondo gentile. Probabilmente... "affamato", visto che non perde l'occasione di infilare il suo sguardo sotto le gambe del tavolo a cui sono seduta, ma le mie paure comunque si sono completamente eclissate. Mentre consumiamo la colazione, con uno slancio di audacia mi chiede se voglio passare il fine settimana da lui, a pescare nel lago; rimango stupita ed in silenzio per alcuni secondi, non rispondo, non so cosa mi prende; quel tipo, di cui ancora non conosco il nome, fino a poche ore fa mi faceva paura, adesso mi incuriosisce. "Non... non saprei, dovrei vedere se ho impegni, adesso non ricordo!" dico, non riuscendo a nascondere il disagio.
La sua casa, immersa nel verde, è anche adiacente ad un grande lago, ha un piccolo molo e un paio di barche, il silenzio e la tranquillità sono dominanti; forse un paio di giorni qui potrebbero anche essere una buona variante al caos della mia città. Intanto arriva il meccanico che mi riporta l'auto; come pensavo, una pozza aveva bagnato abbondantemente ogni pertugio del motore ed adesso è ritornata come nuova. Mentre sistemo la camera offertami, lui entra, mi dice che si chiama Samuele e chiede il mio nome, in fondo non ci siamo ancora presentati.. "Anastasia!". Si vede che sta ancora aspettando la mia risposta con ansia.. annuisco semplicemente, sul suo viso un sorriso si fa largo, si gira ed esce dalla stanza.
E' novembre, il bosco con i colori autunnali, l'aria umida e la luce del tramonto sull'acqua; me ne sto al freddo sul molo bevendo una tazza di tè, non ho mai visto una abitazione in un luogo più meraviglioso; la figura alta e possente di Samuele arriva dietro di me, mi chiede se ho freddo, annuisco, il suo braccio mi avvolge e sento già uno strano calore prendere il posto dei brividi. Alzo lo sguardo verso il suo viso, le nostre bocche sono vicine, chiudo gli occhi, un primo lieve tocco delle sue labbra, poi il secondo e poi... mentre svuoto la mente, egli mi stringe a se e mi bacia appassionato, la sua lingua entra riempiendomi la bocca, mi lascio andare in balia della sua lingua, delle sue braccia che mi stringono, delle sue mani che scivolano sempre più audaci.. Mi prende in braccio, si avvia verso la casa... aggrappata al suo collo, mi lascio trasportare nella sua tana.. nella sua alcova. Nella sua camera un paio di lampade ad olio emanano una calda luce gialla; Samuele mi cala direttamente nel letto, morbidissimo, inizia a spogliarmi togliendomi le calzature, la giacca, poi mi sbottona i pantaloni e delicatamente li tira facendoli scivolare lungo le gambe, mi toglie anche la maglia di lana poi mi viene sopra e inizio a sbottonare la sua camicia, infilo le mani sulle sue spalle nude, sode, pelose, scivolo lungo la schiena ed infilo le mani nei pantaloni, i suoi glutei duri già spingono lievemente il suo sesso ancora intrappolato verso il mio. Si alza, si spoglia, completamente; il suo fisico non è atletico, ma massiccio, da boscaiolo. Mentre sta li in piedi in fondo al letto, mi alzo e termino di spogliarmi anche io, lentamente.. il suo sesso sta esplodendo dalla voglia, mi avvicino con i seni all'altezza della sua bocca, mi prende i capezzoli, li mordicchia sino a farmi scappare dei lamenti di dolore e piacere insieme. Decido di prendere in mano le regole del gioco, lo faccio sdraiare sul letto e inizio a leccarlo e baciarlo dappertutto, adesso è lui che geme.. far gemere un uomo così grande e forte mi fa sentire potente e sicura e, quando infine decido di farmi prendere, è come se fossi io a possederlo e non lui.
Quella notte abbiamo fatto sesso a lungo, con foga e passione, ci siamo lasciati andare completamente ai nostri desideri. Quel fine settimana è nato il nostro amore ed insieme ad esso nostro figlio, Aliosha; figlio dei colori di un tramonto d'autunno riflessi su uno specchio d'acqua.
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