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Punizione?
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Titolo: Punizione?
Autore: Jafaar_el_zenawi
Contatto:
Racconto n° 541
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Pur essendo partito prestissimo, alle undici e mezzo ero ancora in coda a Serravalle, il cellulare spento per sfuggire a tutto il mondo e un po' anche a lei.
Stava piovendo a dirotto, c'era nebbia, la visibilità scarsa come poche volte in quel tratto di autostrada. Mi sono fermato all'autogrill per un caffè, e per uscire qualche minuto dall'assurdo corteo di lamiere su ruote, e da lì l'ho chiamata.
Aspettava il mio arrivo per le dieci, dieci e mezzo al massimo, ed era inferocita per il ritardo. Mi ha investito con un astio che non le conoscevo, ho troncato le sue rimostranze quasi subito, riattaccando. Sono saltato in macchina e a mezzogiorno finalmente ero da lei.
Il pranzo era già pronto ma - ancor prima di iniziare - non ha resistito alla tentazione di aggredirmi violentemente con una nuova filippica sui miei ritardi, senza curarsi delle mie giustificazioni (il traffico, la distanza, la pioggia battente.).
Abbiamo consumato il pasto in fretta, in un silenzio glaciale. Io guardavo nel piatto, lei non so dove. Poi, mentre lei preparava il caffè, mi sono seduto sempre imbronciato sul divano, davanti al fuoco, per fumarmi una sigaretta. "Chissà che non mi distenda i nervi" ho pensato.
Dopo poco lei, sempre in silenzio, si è seduta accanto a me sul divano porgendomi una tazzina di caffè. Mi è caduto un occhio sulle sue gambe nude, indossava una minigonna rossa ridottissima. Ma ero ancora arrabbiato con lei, dovevo punire quella strega aggressiva: la mia fantasia pensava a come umiliare il suo orgoglio di femmina. Magari costringendola a soddisfarmi controvoglia....
E' stato un attimo: lei era in ginocchio, e mi stava sbottonando i pantaloni. Si era accorta dell'effetto che mi avevano fatto le sue splendide gambe... non ha faticato a raggiungere il suo obiettivo e ad impadronirsene.
Si è data alla sua performance preferita, con passione ancora maggiore del solito: lo lavorava abilmente con le mani, e lo succhiava in maniera sublime, muovendo il capo avanti e indietro. Era una cosa fuori dell'ordinario, e ben presto ho iniziato a gemere e a sospirare. Lei, quasi meravigliata, ha interrotto quel pompino fantastico e sollevandosi un poco ha tentato di baciarmi sulla bocca, lo sguardo languido da cerbiatta in calore.
Io, duro, l'ho respinta, afferrandola per le spalle, ruotandola su se stessa e infine costringendola a mettersi alla pecorina sul sofà. Come immaginavo, non indossava le mutandine. Era eccitatissima, i suoi succhi le colavano all'interno delle cosce. L'ho penetrata immediatamente.
In quel modo potevo ammirare la mia virile potenza entrare ed uscire da lei, lucida per i suoi umori: questo spettacolo era già altamente eccitante.
Ma non c'era solo questo da ammirare: le bellissime natiche lasciavano appena intravedere l'altro mio adorato oggetto del desiderio, perciò sfruttando la presa sui suoi splendidi, generosi e morbidissimi fianchi l'ho costretta ad allargarsi un po' di più.
L'anello di velluto, lo scivoloso margine dell'abisso, mi si offriva leggermente dischiuso, maliziosamente invitante. Continuavo la mia fatica d'amore, entrando ed uscendo vigorosamente da lei, quasi con violenza, ma ormai pensavo ad altro: sono uscito completamente dalla sua fica, ed ho cominciato ad accarezzarle l'ano con la mia punta morbida, lucida dei suoi succhi d'amore. Lei ha sospirato forte. Sapevo bene quanto la eccitasse questo preliminare. Non potrei giurarlo, ma sono quasi sicuro che stesse sorridendo, pur fingendo di essere ancora imbronciata.
Ho dovuto massaggiarla ben poco, mi sono accorto che stava aprendosi sempre di più, il suo desiderio di cedermi era inequivocabile.
Ho iniziato a spingere con decisione e lei, lungi dal volermi respingere, è rimasta immobile, puntandosi con le mani e le ginocchia al divano. Ha iniziato a gemere, ma non di dolore: stavo entrando in lei, la punta era già tutta dentro. E' stato allora che mi ha saldamente afferrato la radice del membro con una mano e, con la sua voce roca, stravolta dall'emozione, mi ha invocato: "Infilalo... porco, infilalo!"
Stavo per svenire dall'emozione ma, facendo forza sulle gambe, sono entrato tutto dentro di lei, eccitatissimo, inebriato, folle di desiderio. Avevo afferrato i suoi meravigliosi fianchi con presa ferrea, e mentre mi lasciavo andare a penetrarla con un va-e-vieni sempre più selvaggio, schiacciavo con la forza delle mie mani il suo bacino contro il mio ventre, per costringerla ad accogliermi sempre di più, sempre più profondamente.
Ma il nostro violento rito d'amore non è durato a lungo, mi sono accorto che lei stava per venire, e le sue contrazioni sempre più frequenti mi hanno fatto perdere completamente il controllo. Siamo venuti insieme, lei gridando, io sospirando forte, le ho schizzato nella sua intimità più segreta diversi fiotti della mia crema calda, finalmente rilassandomi, finalmente trovando un po' di pace.
Mi sono piegato su di lei, il mio petto si è unito alle sue spalle: ancora una volta si è rinnovata la magia dell'amore e del sesso, i nostri corpi erano tutt'uno, il simbolo dell'unione delle nostre anime, eravamo una volta di più annullati l'uno nell'altra. Non l'avevamo mai fatto con tanta violenza, con tanta passione.
"Ti amo" le ho detto, baciandola sul collo. "Ti amo" la sua risposta...