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Il lattaio
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Titolo: Il lattaio
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 546
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Era un periodo indigesto, pieno di alti e bassi e avevo un terribile bisogno di staccare per un po' da ogni tipo di lavoro, mandai al diavolo tanta gente che mi circondava quel giorno di ottobre, piovoso e tiepido.
Avevo da poco fatto il bagno, immersa in sali marini profumati per riprendere il giusto ritmo del mio privato.
Mi ero ritagliata un giorno tutto per me, avvolta nel mio accappatoio di spugna rosa, passeggiavo scalza per le stanze in cerca di qualcosa da leggere, intanto la musica del mio stereo mandava la dolce voce di Cyndi Louper e la canzone Time After Time.
Aprii la dispensa e presi dei dolci biscotti al burro e impolverati di zucchero a velo, aprii il frigo per prendere il cartone del latte e mi accorsi di averlo finito, anche le riserve avevo terminato. Così chiamai il negozio del lattaio sotto casa e mi rispose la signora Lodovica che conoscevo fin da adolescente, donna colta, minuta e con delle grandi tette come quelle rifatte di Anna Falchi, ma le sue erano così di natura.
Lodovica mandò il suo garzone, che era anche suo nipote: Patrizio.
Patrizio ha venticinque anni, alto, castano, occhi color dell'asfalto in piena pioggia, lucida pelle olivastra dal profumo di frumento e di mandorle.
Il giovane nipote di Lodovica, ha un tatuaggio con un serpente attorcigliato ad una rosa schiusa, come le mie labbra nel momento in cui aprii la porta al suono del campanello.
La musica avvolgeva la stanza e questa volta la canzone non mi ricordavo quale fosse della mitica Cyndi Louper... perché di fronte a me avevo di certo un fisico da guerriero, nella sua tenuta da lattaio, bianca e immacolata, ma anche un volto, scolpito nel marmo, perfetto in ogni suo dettaglio, compresa una cicatrice sotto l'occhio sinistro, una mezzaluna che ricordava tanto quella di certi pirati, dolce ma temerari, che leggevo da bambina in certi libri.
"Ciao Patrizio, non ti ricordavo così aitante!" lui mi sorrise ed io divenni in un attimo una noce di burro dentro una padella calda.
Mi pose il latte, due cartoni da un litro con quelle grandi mani che avrei voluto, seduta stante su di me, come l'impasto di una torta.
Mentre andai a prendere i soldi dalla mia borsa appesa all'appendiabiti gli posi una domanda: "...sei fidanzato Patrizio?" scivolai fin da lui come su una lastra di ghiaccio, lui mi guardò e mi rispose che si era lasciato da due mesi.... allora ripresi dalla mia domanda e gli dissi, umida ovunque, che ciò rendeva la cosa più facile.
Chiusi la porta alle sue spalle, misi tre euro nel taschino della sua camicia con la scritta "LATTERIA LODO" e poi gliela sbottonai, piano, piano scoprendo sotto il tessuto una torace degno di Tarzan, scolpito e levigato e cominciai a baciarlo, leccarlo, lui non fece resistenza e cademmo sul pavimento, all'ingresso, nudi come Adamo ed Eva, senza ritegno, segna vergogna, presi uno dall'altra da una passione fluida, burrosa, seducente, ricca di travolgenti spasmi, umori, sapori, odori, ero piena, spinta ad un ritmo incalzante da un duro membro d'acciaio, caldo perfetto in ogni dettaglio.
Quando fluì su di me, sorridente e placido il suo seme bianco a più getti, io lo volli ancora dentro di me più di prima... per tre quarti d'ora fino allo sfinimento.
Quando lui se ne andò, ero ancora stordita ma golosa dei miei biscotti e del mio latte.
Inutile dire, che Patrizio tornò più volte a trovarmi... oltre ad essere l'amante perfetto è anche il mio lattaio preferito, non lo cambierei con nessun altro.
Ogni sera un bicchiere di latte tiepido prima di andare a dormire non me lo toglie nessuno... e lui che è il mio zucchero.