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Il buio
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Titolo:
Il buio |
Autore:
Moemi |
Contatto:
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Racconto
n° 549 |
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Il buio, finalmente. Nessuno può vederci, qui dentro. Nessuno sa che siamo qui. Io, te e un mare di scatoloni e scartoffie inutili, dimenticate ormai da tempo. Il tuo corpo mi si appoggia, scacciando brividi polverosi. La fame rende la tua pelle bollente. Indietreggio come danzando, in perfetta sincronia con i tuoi passi, finché non trovo il muro. Ma tu non ti fermi, e mi ci schiacci contro. Non sei più un'ombra, così solido contro di me. Il tuo odore giovane m'invade le narici: ho fame anch'io, adesso. Ci cerchiamo con il volto, strofinando le guance, il mento, il naso, in una carezza indolente. Le labbra sfuggono baci, per poi tornare a cercarli. L'incontro avviene per caso: sventatamente trovo la tua bocca, la lingua che mi traccia una scia lungo il labbro superiore. E la catturo, ne succhio piano la punta finché non ti sento gemere, strizzarmi i glutei tra le mani per attirarmi contro la tua erezione. Sorrido, dispettosa, compiaciuta per quello che riesco a farti, per la fame che riesco ad accenderti dentro. E tu senti nel buio il mio sorriso. Sorridi, in mente già un dispetto da farmi, sai che è solo l'inizio, che puoi ancora piegarmi. Ed io sento nel buio il tuo sorriso. Da lì in poi è ansia, affanno. Le mani scorrono prepotenti, prendono possesso. I vestiti sono solo bucce che si staccano al calore; scivolano via, semplicemente, per facilitare il passaggio. E' il momento dei denti, del dolore. Il primo morso al capezzolo mi fa gemere forte. Hai fame, cucciolo di lupo. E non ti fermerai fino a quando non succhierai sangue dal mio seno. Non ascolti i miei lamenti, non puoi vedere le lacrime che mi sgorgano dagli occhi. Quando ti stacchi dal capezzolo, mi lascio scivolare contro il muro, dolorante. E pronta ad un gesto di sottomissione. Mi reggo in bilico sui tacchi, in ginocchio davanti a te, il viso all'altezza del tuo sesso. Ne fiuto l'odore, sento la cappella umida e calda sfiorarmi le guance ed apro la bocca, avida del tuo sapore. Lo ingoio lentamente, mentre oscilli con il bacino. Il buio m'impedisce di alzare lo sguardo e vedere i tuoi occhi passare dal verde bosco al verde mare per l'eccitazione. Il buio m'impedisce di leggerti negli occhi se ti fermerai o no, se dovrò bere il tuo nettare amaro... oppure no. Nel momento in cui mi fermo a prendere fiato mi stringi il volto tra le mani e lo attiri verso di te, in alto. Mi alzo barcollando, ho ancora fame del tuo corpo. Sono un'ingorda, lo sai. Quello che sento fluire tra le gambe è fuoco liquido, che vuole incendiarti il sesso quando lo conquisterai. Mi penetri con le dita, spingendoti sempre più in fondo, sempre di più, sussurrando nel buio le tue intenzioni. Annuisco ansimando, ma non puoi vedermi: sai che non posso negarti nulla quando ho fame. Mi giri verso la parete fredda e la sento appiccicosa di lacrime. Mi rendo conto che sto piangendo e il pensiero mi diverte. Mi alzi la gonna fino in vita e laceri i collant con accanimento, denudandomi le natiche. Poi ti sento spingere, stai forzando la mia fessura più stretta, la via più clandestina. All'improvviso l'oscurità comincia ad oscillarmi attorno. Lo stomaco si stringe, non ha più fame. E mentre affondi nel mio corpo, mi sento scivolare nel buio, nel buio vero.
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