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Sangue di luna
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Titolo:
Sangue di luna |
Autore:
Dana |
Contatto:
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Racconto
n° 551 |
Altri
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Come non pensarci.... aver conosciuto "HI99" in chat era stato quasi un segno divino, quest'entità furtiva che quella sera mi contattò stranamente e diversamente da tutti quelli con cui dialogo la sera. Eh si, ricordo bene cosa disse - "il tuo nick lascia trapelare una netta passionalità per qualcosa di surreale."- non davo ascolto a tutti quelli che mi contattavano, non mi fidavo, ma quella frase mi colpì, proprio perché era davvero come diceva lui. Non ero soddisfatta di quello che mi circondava e forse era in chat che cercavo nuovi stimoli... gli risposi - "cosa mi offri?" - che domanda... magari mi avrebbe mandato a quel paese, ma non fu così, mi rispose ma prendendosi il suo tempo - "nuovi stimoli"-. Rimasi pochi secondi immobilizzata davanti lo schermo. Non risposi e lui mi disse di attivare la ricezione di un file. Mi mandò un manoscritto di un noto scrittore libertino e mi disse di leggerlo, amarlo, capirlo e prenderne atto. Lo feci, mi piacque molto e da quel giorno rientrai in chat ogni giorno, ogni sera, ma non lo incontrai mai più. Non sapevo che pensare. Lui mi diede lo stimolo e la voglia di conoscere questo mondo perverso e innaturale che non tutti condividono ma che io amo molto. Lessi molti racconti e romanzi di questo genere, mi appassionai e incominciavo a sentirmi perversa e sadica, ma quanto basta, tanto che una sera in chat feci amicizia con un ragazzo di Firenze molto simpatico, mi piaceva parlare con lui, avevamo instaurato un rapporto sincero. La nostra amicizia si rafforzò e dopo 6 mesi di parlare e scambiarci emozioni, c'incontrammo. Fu suggestivo, lo abbracciai e mi sentivo felice e libera con lui, la cosa che mi sconvolse di più fu un regalo, offertomi dalle sue mani, un pugnale intarsiato dei primi del '900, molto bello, quasi macabro, ma ero sbalordita perché mi piaceva e lo ringraziai per questo. Così passammo un po' di giorni nella fantastica culla del Rinascimento e io poi ritornai alla mia cara vecchia Sicilia. Da quella sera dormivo sempre con il pugnale sotto il cuscino e mi piaceva maneggiarlo perché mi sentivo potente e austera. Ma non mi fermai lì. Scoprii che giocarci era diverso, e grazie a quel pugnale i miei stimoli si allargarono tanto da usarlo anche per i miei giochetti e le mie perversioni sessuali.
Ho sempre avuto attrazione per l'uomo, ma da quando superai la pubertà e mi ritrovai a dover far i conti con la mia sessualità, notavo un certo richiamo anche per il gentil sesso, ammiravo sempre una bella donna che mi passava davanti gli occhi, notavo che i miei sguardi non erano di colei che ne scrutava il vestito, le scarpe, e giudicava come fosse vestita, ma bensì, i movimenti, lo sculettare che abbiamo noi donne così provocante, la scia di profumo che stordisce le narici prepotentemente. Avevo capito e intuito di essere eccitata all'idea di aver tra le mie mani un donna, e la mia mente cominciava a fantasticare, ma dopo un po' si stancò di immaginare e avevo voglia di provare, di conquistare, di assaggiare e di perdermi in una di loro.
Le mie giornate scorrevano uguali, monotone fra il lavoro e lo studio e avevo bisogno di distrarmi, così chiamai un paio di amici e organizzai una bella uscita, con tanto di cena messicana e discoteca all'aperto. Quel pomeriggio avevo deciso di vestirmi diversamente dal mio solito, e proprio mentre ero seduta sul mio letto e davanti all'armadio a meditare sul cosa indossare, mi buttai svogliata sul mio letto e con fare abitudinale infilai una mano sotto il cuscino e lì toccai il mio amico... freddo, impassibile. Rimasi ferma a toccarlo senza muoverlo dalla sua posizione. Ridacchiai, tolsi la mano e mi alzai di scatto, ormai certa sul cosa indossare. Mi vestii molto provocante quella sera e di certo non era da me: capelli corti spumati e con quell'effetto bagnato che adoravo, indossai un corpetto porpora molto scollato e provocante (grazie anche al mio seno prorompente), e una longuette nera trasparente. Ma la cosa che più mi faceva impazzire era che io non indossavo mai scarpe con il tacco, e quella sera mi munii di calze nere e autoreggenti e di un bellissimo paio di scarpe (naturalmente scomodissime ma superbe), insomma quella sera ero molto bella e da lasciar senza fiato. C'incontrammo tutti insieme al ristorante e, come già sospettavo, si stupirono del mio abbigliamento, con esclamazioni varie e molto superficiali. Non gli diedi conto, il mio scopo era ben altro, quella sera volevo conquistare, cacciare e gustarmi la preda fino all'ultimo morso. Beh... devo dire che non c'era una vasta scelta nel ristorante, ma mi tranquillizzai subito pensando alla discoteca dove dovevamo recarci, ed era davvero un bel posto, avvolgente e intrigante, proprio come volevo fosse la mia conquista. Si ballò, si bevve e si rise. Ma ad un certo punto della serata mi distaccai dal gruppo che ballava scatenato e mi misi a sedere al bancone dove chiesi un cubalibre. Lo bevvi con calma e notai accanto a me, LEI. Mi voltava le spalle, ma era magnifica con quella sua criniera nera e voluttuosa, Dio, quei capelli così ricci e lucenti m'inebriavano, era in carne molto formosa, da mordere e gustare, lì capii che era lei la mia preda, la volevo, e avrei fatto di tutto per averla. In quel momento gli ormoni mi andarono alle stelle, non capii più niente, so solo che le chiesi se avesse da accendere e mentre si voltò, mi si bloccò il respiro. Aveva il mio stesso colore di occhi, e lo stesso intenso sguardo che ho io, infatti lei rimase stupita dal mio e io dal suo, lo stesso verde- grigio cangiante che fa ammutolire. Mi rispose di si e mentre mi faceva accendere continuai a guardarla e le chiesi come mai fosse sola soletta. Beh... lei mi guardò e mi fece la stessa identica domanda. Scoppiammo a ridere. Sentii il vuoto intorno a me, eravamo solo io e lei con le nostre risate e i nostri corpi. Parlammo un po', scoprii che era un avvocato, divorziata e 30 enne, e lei chiedendomi l'età e rimanendo stupita dei miei 23, sorrise aggiungendo che ero più matura della mia età e si stupiva da come una 23 enne potesse suscitarle tanto interesse. Parlammo del più e del meno per circa 20 minuti e poi io dovetti andare via con la comitiva, ma non me la facevo di certo sfuggire, ci scambiammo i numeri del cellulare con la promessa di sentirci. Quella notte rincasai con uno strano ma conturbante sorriso sulle labbra... si! Quella donna mi aveva colpito. Mi addormentai esausta del suo pensiero. Passò una settimana circa e i mille impegni che mi prendevano tutta la giornata , non mi lasciarono tempo per incontrarla, lo stesso fu per lei. Un sabato mattina ricevetti un sms dove lessi:- "Ciao gioia, come va.. scusa se non mi sono fatta sentire, ma ho avuto una settimana infernale, che ne dici di vederci stasera alle 21 al Jamaica per un cocktail?"-. Il mio cuore trasalì, non me lo feci ripetere due volte. Risposi positivamente e da quel momento fino alle 21 mi sembrò un'eternità. Andai all'appuntamento e arrivai per prima. Sedetti e l'aspettai, trepidante e lei arrivò, stupenda come non mai, un metro e 70 di libidine e due occhi da brivido (stavo sognando?)... eravamo tanto affiatate e così complici che il tempo volò e si fece la mezzanotte. Dopo un po' scoprii più che mai che la desideravo ardentemente. Non sapevo se per lei era lo stesso, ma mi buttai e le sussurrai dolcemente: - "TI VOGLIO... mandami a quel paese ma ti voglio!"-. Mi guardò e sorrise. Lì morii... ma subito dopo disse: -"IDEM"-. Oddio ero alle stelle, il mio cuore non provava sensazioni così forti da quando mi regalarono il mio cagnolino Rudy per il mio diciannovesimo compleanno. Volevo baciarla ma mi fermai. Pagammo il conto e lei mi portò a casa sua.
Il tragitto in macchina fu taciturno ed emozionante. Percepivo la sua tranquillità e sono sicura che lei invece coglieva la mia emozione e il mio stato d'animo agitato. Arrivammo a casa. Non aveva una casa molto grande, ma arredata molto bene e con gusto, il suo caldo focolare, come lo chiamava lei, ero nervosissima e tremavo, ma dopo aver bevuto un paio di birre, mi tranquillizzai. Lei mi tranquillizzò. Quel divano dove eravamo sedute era molto morbido e accogliente e fu lì che la baciai. La guardai e non ci fu niente da dire... non c'era bisogno di parlare, lo facevano già i nostri occhi. Mi avvicinai piano e le sfiorai il viso con il palmo della mano. Lei socchiuse gli occhi, era bella all'inverosimile. Mi sentivo felice e non volevo più aspettare. Le presi dolcemente la faccia tra le mani e l'avvicinai alla mia, desideravo quella donna e con tutta me stessa, la baciai.. oh... ma non fu un semplice bacio, non per me. Le sue labbra sulle mie, quella sensazione di umido e la lingua che s'intrecciava con la sua mi fecero capire che non avevo mai provato niente di tutto questo per nessun uomo. Per un momento fui stupita ma non me ne preoccupai, perché lei era lì ed era tutto quello che volessi in quel momento. Ci baciammo con tanto passione e la foga di due persone innamorate e felici, fare l'amore con lei fu sensazionale. Mi scoprii un'amante fantastica e lei confermò tutte le mie sensazioni.
L'indomani tornai al mio solito tran tran giornaliero. Lavoro, libri, e sinceramente non vedevo l'ora di rincontrarla. Suo era l'odore della mia pelle, ogni movimento delle mie labbra, ogni profumo che sentivo... mi stavo innamorando di quella donna. Mi sentivo stordita dall'afa che mi toglieva il respiro. Dovevo rivederla. Stasera, si... l'avrei chiamata e questa volta a casa mia. Erano le 18.00 e per fortuna il caldo infernale cessò per far posto al tepore della sera. Le avevo mandato un sms per invitarla a cena da me. L'aspettavo per le 20.00. Mi preparai e apparecchiai il tavolino a terra con tutti i cuscini e quell'atmosfera orientale che sia io che lei adoriamo tanto. Fremevo ma il tempo sembrava non passare mai. Le 19.00, 19. 30. e finalmente le tanto sospirate 20.00. Mi giravo per casa aspettando il suonare del campanello e alle 20.10 precise suonò. Sobbalzai e andai ad aprire. Stupenda come immaginavo, ma nonostante sapessi quanto fosse bella, me ne meravigliavo ogni volta che i miei occhi avevano la fortuna di poterla ammirare. Non so cosa accadde, ma lei quella sera era particolarmente calda, mi desiderava, e appena entrò mi baciò subito e mi colse impreparata, perché mi sussurrò all'orecchio: -"Non voglio cenare con te... il mio pasto stasera... sarai tu.-" Ero sbalordita, perché anche io volevo cibarmi di lei. Quando lei si spogliò e la vidi in tutto il suo splendore un pensiero mi attraversò la mente... a volte provo sensazioni talmente intense che vorrei amplificare il battito del mio cuore e farlo sentire a tutto il creato. Beh... stava avvenendo e non ero di certo stupita, sapevo di desiderarla. Io feci altrettanto. Mi spogliai e la presi per mano conducendola nella mia camera da letto. Ero trepidante ma non nervosa, con lei questo non poteva avvenire. Mi misi a mio agio e lei si adagiò sul mio letto... con tanta intensità si rivelava il mio desiderio nei pensieri e con altrettanta inettitudine nei gesti. Si sdraiò ai piedi del letto divaricando leggermente le gambe... sapeva di farmi eccitare. Era la mia porca, le piaceva esserlo per me. Così decisi di trasformare la serata e di far rivivere la mia vena sadica con lei. Volevo farle sapere quanto ero perversa e provocante e avevo tutto a mio favore. Essendo distesa sul mio cuscino potevo benissimo infilare una mano sotto di esso ed estrarre quando volessi il mio pugnale... sapevo che non avrebbe avuto paura e speravo in questo. Si muoveva sinuosamente, con dei piccoli giri rotatori con bacino. Mi guardava con i suoi occhi da gatta ammaliatrice, mentre era sdraiata. Mi eccitava. Intravedevo il suo caldo tempio, ammiravo i suoi seni e i suoi capezzoli che più che mai avrei baciato e morso... ma non mi mossi dalla mia posizione. Questo faceva si che la visione davanti a me diventasse ancora più desiderabile. Allungai un piede e cominciai a sfiorale la gamba... piano... salendo ed arrivando al suo sesso. L'accarezzai, la masturbai e la vedevo gemere. Ero ingorda e la volevo far godere, ma mi fermai. La indussi a guardarmi, infilai la mano sotto il mio cuscino e molto lentamente... estrassi il mio amico con fare deciso. Il suo sguardo era stupito, ammirato, mi guardava e stava quasi per emettere qualche parola. Ma non sibilò niente. Rimase a guardarmi. Volevo farla eccitare ancora di più, così lo presi con tutte e due le mani. Lo toccavo eccitata, finchè afferrai il manico e feci scorrere passionalmente la lama lungo i miei capezzoli... la punta... tutto intorno... con dei piccoli movimenti circolari. Nel frattempo la guardavo e lei seguiva passo per passo i miei movimenti quasi con bramosia, li desiderava sul suo corpo, ma io continuai a farlo sul mio. Sentivo i suoi gemiti farsi sempre più acuti, il respiro sempre più affannoso, ma senza esplodere mai, sentivo il suo odore, forte. Mi fermai per un attimo e mi procurai il primo taglietto sul capezzolo destro, così piccolo che quasi non si percepiva la provenienza del sangue. Dilatò le pupille, e si cominciò a toccare, a frugarsi dentro, eccitata e vogliosa. Mentre il mio sangue scorreva tra il seno lo afferrai con la bocca e lo succhiai. Sentivo l'essenza, la mia essenza. M'inebriai e lasciai scorrere la lama sull'altro capezzolo fino a provocarne la lacerazione e lo sgorgare del sangue. Lei era lì, mi guardava. Si avventò sul mio seno, mi leccò, divorò il mio sangue devastata dall'eccitazione... e le mie mani che correvano sul suo corpo. Ora eravamo davvero unite. Insieme all'unisono... e questa volta avevo con chi dividere la mia perversione. Guardai la luna rossa attraverso la mia finestra e sorrisi... e tenendola tra le mie braccia pensai tra me e me: "Guarda luna, sì guarda, sono sua completamente"!
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