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Intern-Emozioni
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Titolo:
Intern-Emozioni |
Autore:
Merlino |
Contatto:
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Racconto
n° 554 |
Altri
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QNon ci eravamo mai conosciuti, in senso "normale", di persona, come ci si incontra in un bar od in un locale e ci si parla, ci si scambiano sguardi, ammiccamenti... no, nulla di tutto questo. Un annuncio su internet, questo squallido e freddo mezzo da cui traspaiono solo caratteri sul video, gente che ha problemi di socializzazione, pensavo. Non hanno il coraggio di affrontare la vita e se ne stanno lì, in casa, attaccati alla tastiera scrutando il video alla ricerca di qualcosa che hanno perduto o che non hanno mai visto, ma che probabilmente non sanno nemmeno come e dove trovare. Leggo con curiosità tutti questi "annunci" e lo faccio con senso critico, cerco di capire, di sondare, di andare oltre le parole e di immaginare lo stato d'animo di queste persone. E' un gioco che mi cattura, quasi quasi ci provo, rispondo ad un annuncio, voglio vedere cosa ritorna, voglio verificare se veramente le mie considerazioni fantastiche trovano una corrispondenza. La risposta arriva e rispondo anchio, e poi ancora risposte, e ancora lettere su lettere, è incredibile come questo mezzo "sterile" consenta di esternare sentimenti, emozioni, pensieri nascosti... chissà quanto tempo sarebbe stato necessario per acquisire una "confidenza" simile, se ci si fosse incontrati in un altro modo, quello normale, intendo. Mesi, anni, forse mai. Invece ora siamo qui a raccontarci dettagli personali, come se si fosse vissuti insieme da secoli e nel modo migliore che si possa pensare, senza segreti, con una naturalezza che ha dell'inverosimile. Il mezzo è potente, ma è come una pentola che bolle, se non si abbassa il fornello rischia di tracimare! La forza di attutire le emozioni che incalzano viene spazzata via in un attimo, la tensione cresce, manca ancora l'elemento più importante, la chiave di volta che completerà questo arco di trionfo, "l'incontro"! Non è cosa facile, io ho una moglie assillante, lei un amante gelosissimo, che la controlla più volte al giorno, non è cosa facile! Il tempo passa, le lettere continuano a viaggiare, poi improvvisamente, un impegno di lavoro, proprio nella sua città e, guarda la fortuna, lui il suo amante, è a caccia! E' una mattinata grigia, piovosa, ma Genova è bella anche così, con gli occhi lucidi dalla pioggia della notte, l'appuntamento è in un bar che fa angolo, la riconoscerò da un paio di scarpe di coccodrillo ed una spilla con le sue iniziali. Mentre guido me la immagino, seduta ad un tavolino con lo sguardo proteso verso la strada, a scrutare le auto che si fermano per cercare un parcheggio. Non ho problemi a trovare il luogo, ci arrivo con naturalezza, quasi fosse il luogo abituale in cui mi fermo tutte le mattine per la colazione. Il cuore mi scoppia, anche il parcheggio è facile, sembra tutto allineato, con passo veloce entro subito nel bar. Ci sono alcuni clienti al banco che stanno parlando e sorseggiano il loro cafè, ma... lei non c'è, non ci sono scarpe di coccodrillo, nè spille con le iniziali, nessuna che corrisponda alla pur minima sua descrizione. Ho un attimo di sconforto, mi giro per uscire e vedo una donna, di spalle, al telefono vicino all'uscita, entrando non l'avevo notata. Ha le scarpe di coccodrillo ed un paio di calze fumo di Londra con un nastrino ed una riga che si insinua sotto una gonna grigia, lo sguardo si perde sotto quella gonna che dipinge uno stupendo culo contornato da fianchi poderosi, ma leggeri, eleganti, poi quei lunghi capelli biondi che si stagliano sulle spalle. Il cappotto sotto braccio e la cornetta nell'altra mano, ancora poche parole, riesco a percepire un "ciao mamma, stai tranquilla" e poi riattacca, si gira e porta le mani ai fianchi per sistemarsi la gonna, nel frattempo fa un lungo respiro mettendo in evidenza un seno stupendo, grande, ma non enorme, giusto. Alza il viso ed i nostri sguardi si incrociano, lei prova quasi un senso di fastidio, quasi non si fosse mai abituata a sopportare sguardi così intensi che giustificavano tanta impertinenza, distoglie lo sguardo e si avvicina alla porta per vedere chi arriva. E' una bella donna, mi diceva di avere una cinquantina d'anni, ma non li dimostra, aveva ragione quando mi scriveva che lei era la "principessa sul pisello", non so come comportarmi, è troppo bella, eppure ha ricevuto una mia foto, ma non mi ha riconosciuto. Sto quasi pensando di andarmene senza dirle nulla, uscirò dalla porta che si affaccia sull'altra strada, lei non se ne accorgerà nemmeno, le telefonerò, o le scriverò che ho avuto un contrattempo, i pensieri si susseguono veloci, sto per avvicinarmi alla porta ma... sento pronunciare il mio nome, il tono della voce assomiglia a quello che avevo già sentito al telefono, ma dal vivo è più squillante, cristallino, mi scuote, mi giro, e lei: -"Che stupida, ma lo sai che non ti avevo riconosciuto, ero sovrapensiero... sai... mia madre, ma dimmi, comè andato il viaggio"- nel frattempo si avvicina, ci stringiamo la mano e ci scambiamo un paio di bacetti sulle guance. "Sono partito molto presto, questa notte, ma è filato tutto liscio, e tu? Sei splendida, sei veramente..."- e non mi uscivano altre parole, ero veramente attonito da tanta bellezza, -"hai fatto colazione?"- e lei - "no, ti stavo aspettando, speravo si potesse fare insieme." Ordino un paio di cappuccini e due cornetti, li consumiamo in fretta tra sguardi e sorrisi, che strano, sembra che improvvisamente sia sparita tutta quella confidenza che avevamo per telefono e per lettera. Getto fuori lo sguardo, sembra che il cielo si apra, forse uno spiraglio di sole, -"finalmente"- dico - "un po' di sole, durante il viaggio non ho visto altro che acqua"- lei mi guarda e mi sorride, pago e lei mi prende sotto braccio e mi dice -"vieni, facciamo due passi, mi piace l'aria fresca del mattino"-.
Usciamo dal bar e ci incamminiamo lungo una strada leggermente in salita, lastricata di porfido, lei mi guarda e mi chiede -"allora? Che impressione ti faccio? Sono come ti aspettavi?"- l'emozione mi fa mordere le labbra, faccio un lungo respiro e -"Sei molto carina, più di quello che imaginavo, mi dispiace molto non averti incontrata prima, mi dispiace molto essere così lontano da questa bella città"- non mi uscivano altre parole, lei mi guardava fisso negli occhi, i suoi erano lucidi brillavano, il suo trucco, leggero e ben dosato li metteva ancora più in risalto, camminava piano ma con passo deciso, il rumore dei sui tacchi rompeva il silenzio di quella strada deserta e sembrava voler sintonizzarsi con il battito del mio cuore che in quei momenti stava scoppiando. Passano alcuni minuti in silenzio, poi, un vecchio portone semi aperto, un androne buio, lei mi trascina dentro, mi spinge con forza verso la parete scura e mi cattura tra le sue braccia con un bacio improvviso, rapido, sulle labbra. Sono spiazzato, smarrito, non me l'aspettavo, cerco di riprendermi, la stringo a me, appoggio le mie labbra sulle sue e spingo con forza la mia lingua alla ricerca della sua. Riprendo un attimo il respiro e la coinvolgo ancora in un lungo bacio, le mani corrono sui suoi grandi seni, poi scivolano sui suoi fianchi, ora è lei appoggiata alla parete, le mani scorrono sulle sue coscie e stropicciano la sua gonna fino ad arrotolarla all'altezza dell'inguine. Ha le autoreggenti, sento la sua pelle calda e morbida, le mie dita corrono sotto le sue mutandine, è tutta bagnata, infilo un dito tra le grandi labbra e sento un clitoride già turgido, lo infilo su, dentro, lei si stacca dalle mie labbra fa un grande sospiro e getta indietro la testa, si riprende, mi fissa negli occhi e -"non qui, potrebbe arrivare qualcuno, vieni, andiamo di sopra, in casa."-. L'appartamento è ben curato, si nota un tocco di classe, non ho molto tempo per guardarmi intorno, succede tutto così in fretta, il letto è ancora disfatto, lei getta il cappotto su di una poltroncina, mi stringe a sè e mi da ancora un lungo bacio, comincia a sbottonarsi la camicetta con una mano e con l'altra mi slaccia la cintura. Getto per terra la giacca e mi sbottono la camicia, lei mi infila una mano tra il pelo sul torace e comincia ad accarezzarmi, io le infilo una mano dietro la schiena e le slaccio il reggiseno. I suoi seni si liberano prorompenti ed io mi inchino e comincio a baciarli, le aureole sono molto grandi e mettono in risalto i capezzoli turgidi, grandi, comincio a circondarli con la punta della lingua mentre lei scivola sul letto. Le slaccio la gonna, la sfilo mentre lei alza i fianchi, mettendo in evidenza un monte di Venere stupendo. Le sfilo le calze, afferro una caviglia e comincio a baciarla e poi scivolo con la lingua sempre più su, sul polpaccio, sulla coscia e comincio a mordicchiarle la vulva ancora sotto le mutandine, ormai fradice. Io sono già completamente nudo, mi stendo sopra di lei e comincio ad indagare sotto le mutandine, infilo la lingua nel suo bocciolo e comincio a succhiarla, lei geme, si contorce, afferra il mio pene e se lo porta tra le labbra. Sfiora appena il glande ed inizia a picchiettarlo con la lingua, nelle sue parti più sensibili, poi lo ingoia completamente, lo estrae e fa scorrere le labbra dal glande fino allo scroto, sono stordito dal piacere immenso che mi provoca. Mi stacco da lei, le sfilo le mutandine ed appoggio la punta del pene sulla sua vagina e la faccio scorrere su e giù sulle labbra, senza penetrarla, lei si agita, si spinge verso di me per avermi dentro, ma io mi ritraggo, la tengo ancora un po' sulla corda. Poi, in un momento in cui la vedo trasalire, la penetro con forza, fino in fondo! Le sfugge un gemito di piacere, comincio a pomparla con forza, quasi volessi scuoterla, per qualche minuto, poi lei si rilassa ed io rallento, faccio movimenti lenti, profondi, estraggo il pene, lo passo tra le sue grandi labbra e lo ripianto in profondità. Lei geme, sussulta, si muove in continuazione e poi, inizia ad accellerare il respiro, ondeggia sempre più i fianchi, io la accompagno nei movimenti penetrandola sempre più in profondità finchè non scoppia in un urlo di piacere. L'orgasmo arriva in fretta e la scuote completamente, si lascia scivolare sulle lenzuola, alza lo sguardo e mi penetra con gli occhi. -"Ora prendimi da dietro"- mi dice! appoggia i piedi sul tappeto e si mette carponi sul letto. Mi chino su quel culo stupendo e comincio ad accarezzarle le natiche, le apro con decisione ed infilo la lingua nella sua vagina, il suo sapore è forte, piacevole, mi inebria, comincio a leccarla dappertutto fino all'orifizio che cerco di inumidire. Infilo l'indice nella sua vagina e comincio a rotearlo, poi lo estraggo ben bagnato e lo infilo nel deretano. Le infilo anche il pollice nella vagina e comincio a massaggiarla internamente, lei geme, si dimena, mi cerca con le mani e poi ... -"dammelo! Lo voglio tutto!Mettimelo dentro!"-. Appoggio il glande sul suo orifizio, lei tende lo sfintere ed il pene entra con decisione, lo spingo fino in fondo e lei mi accompagna con i fianchi. Io sto fermo, sono immobile, dentro di lei che comincia ad ondeggiare ed a mungermi con un movimento interno che mi fa delirare. La sento infilare una mano tra le gambe, mi accarezza lo scroto e poi torna sulla sua vagina e si accarezza il clitoride e si infila due dita dentro. La sento, sento il mio pene nel suo sfintere massaggiato dalle sue dita attraverso la vagina, stoper scoppiare in un orgasmo indescrivibile! Lei se ne accorge ... -"no, non lì... ti voglio in bocca!"- lo tolgo appena in tempo, lei lo cattura tra le labbra ed io scoppio, la inondo completamente e mi accascio sul letto! Lei segue tutti i miei movimenti, non se lo lascia sfuggire dalle labbra, mi prende il pene tra le dita alla base e mi stringe il canale seminale fino al glande per estrarre anche l'ultima goccia di sperma. Si sfila il pene dalle labbra e la vedo assaporare il mio seme tra la lingua ed il palato, lo tiene in bocca parecchio e poi lo deglutisce lasciandosi sfuggire un sospiro. Io sono steso sul letto, sfinito, con il cuore in tachicardia, felice, soddisfatto. Le scivola verso di me, sento tutta la sua pelle sulla mia, i suoi seni, il suo ventre, le sue cosce. Le infilo la lingua tra le labbra cercando la sua e lei si abbandona in un bacio lunghissimo, dolce, struggente.
.. il cielo si è ricoperto di nuvole, promette pioggia, ecco i goccioloni sul parabrezza, è mezzogiorno, ormai. Il mio appuntamento era per le 11:00, ho trovato traffico, gli dirò. La mia mente è ancora scossa, le immagini si susseguono veloci, i suoi capelli, i suoi seni, la sua bocca, la vedo ancora tra le lenzuola... il semaforo è rosso... sarà il caso che mi fermi.
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