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Caffè bollente
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Titolo: Caffè bollente
Autore: Venere Viola
Contatto:
Racconto n° 564
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Era bruno, con gli occhi verdi e labbra carnose da mordere... toglieva il respiro.
Non ricordo esattamente quanto tempo fa lo vidi per la prima volta, so solo che i nostri sguardi s'incrociarono mentre aspettavamo entrambi il caffè, nel bar all'angolo del mio ufficio.
Sentii il sangue bruciare nelle vene... abbassai immediatamente lo sguardo, ma l'imbarazzo fu enorme e mi sentii goffa come mai prima di allora. Quell'uomo non l'avevo mai visto prima, eppure mi sembrò di essere piccolissima davanti a lui.
Non sapeva nulla di me, i suoi occhi incontrarono i miei per un solo, brevissimo istante, eppure mi sembrò che potesse leggermi dentro e decretare il suo disprezzo per la mia vita senza passioni.
Ripensai a quello sguardo di ghiaccio per tutto il resto della giornata: in ufficio, davanti alle mie scartoffie, e a casa, davanti alla TV.
A notte fonda conclusi che probabilmente la mia vita di single ventinovenne, impiegata in una piccola filiale di una piccola banca, con un appartamento carino, ma per l'affitto del quale spendevo più della metà di quanto guadagnavo, cominciava a starmi stretta, e avrei dovuto trovare di meglio che fantasticare sul primo bellissimo sconosciuto capitato per caso nel mio solito bar.
Già, fantasticare. Fantasticai un po' troppo quella notte. Quell'uomo, ancora lui... mi balzò improvvisamente dinanzi agli occhi l'immagine della sua pelle nuda. Non lo avevo di certo mai visto, ma tutto fu nitido nella mia mente.
Nella mia fantasia lui era nudo e aveva una voglia insaziabile di me. Immaginai di avvinghiarmi alle sue spalle possenti, di cingergli il ventre con le gambe e di farmi possedere da lui, così... in piedi contro il muro.
Non sono una semplice impiegatucola, tutto lavoro e niente passioni.
Se davvero pensava questo di me gliel'avrei fatta pagare per questo, avrebbe dovuto sapere che donna so essere sotto le lenzuola.
E sotto le lenzuola non potei fare a meno di mettermi una mano tra le gambe, per appurare ciò che tutte queste fantasie avevano fatto scoppiare.
Mi masturbai fino ad esplodere in un violento orgasmo che mi fece inarcare la schiena e mi addormentò stordita.
Al mattino già non ci pensavo più... ma per una frazione di secondo ammisi a me stessa che era stato molto più intenso degli altri milioni di volte in cui mi ero masturbata, nel buio e nel silenzio della mia stanza, sin da quando avevo 13 anni.
Passarono alcuni giorni in cui accantonai l'episodio e le mie fantasie su quell'uomo, finché nel solito bar all'angolo della strada lo rividi... e dopo un paio di giorni lo rividi ancora per poi vederlo il giorno dopo e quello dopo ancora.
Non avevamo mai parlato, ma, in attesa del suo caffè, mi aveva sempre lanciato quella sua occhiata di ghiaccio, che puntuale mi aveva paralizzato ogni volta.
Nella mia testa iniziò a farsi lentamente strada la strampalata idea che fosse tornato in quel bar, e continuasse a venirci ogni giorno, alla stessa ora, soltanto per vedere me... e sì, fantasticavo ancora!
Quel fatidico giorno, in cui tutto cambiò, faceva molto caldo.
Dovevo assolutamente completare un rapporto contabile, da presentare al mio capo dopo pranzo, perciò, durante la pausa, portai con me, nel solito bar, una cartella stracolma di fogli di dati e analisi statistiche.
Immersa nella lettura e nel confronto dei dati, non mi accorsi di aver fatto davvero tardi. La pausa pranzo era terminata già da 10 minuti ed io ero ancora al bar!
Di colpo mi alzai per rimettere nella cartella tutti i miei fogli, ma combinai un vero disastro: urtai il tavolino e quasi lo rovesciai, spargendo tutto il mio lavoro delle ultime settimane sul pavimento del locale.
Lui, proprio lui, si... l'uomo degli sguardi e delle mie fantasie bollenti, mi si era materializzato davanti, e chino insieme a me sotto il tavolo, mi stava aiutando a raccogliere tutto.
Lo ringraziai sommessamente, in preda all'imbarazzo e corsi via!
Dopo una solenne strigliata da parte del mio capo per il ritardo e per aver incasinato i dati della contabilità, tornai alla mia scrivania per cercare di salvare il salvabile.
Su uno dei miei fogli, notai improvvisamente una scritta a penna. Si trattava di un numero di cellulare e un nome: Daniel.
Non c'erano prima, ne ero sicura. Possibile che...? Ma no...!! Pensai che qualche collega della banca mi avesse tirato uno scherzo, piegai il foglio, lo misi in tasca, e continuai il mio lavoro.
Alla sera ero molto stanca, mangiai qualcosa velocemente e corsi a spogliarmi. Nel poggiare i pantaloni sulla sedia, mi accorsi di quel foglio che spuntava dalla tasca... Daniel... e se fosse stato... ma no.
Mi misi a letto a guardare la TV, il foglio lo avevo poggiato sul comodino accanto a me.
Dopo 5 minuti in cui guardai la TV senza capire nulla, ripresi in mano quel foglio, lo spiegai e composi quel numero senza pensare.
Un solo squillo e sentii un uomo rispondere con voce accattivante: -"Sì?".
Col cuore in gola dissi: -"Daniel.?".
E lui ancora: -"Sì?"
Gli spiegai, dandogli del lei, di aver trovato il suo numero, ma di non sapere a chi appartenesse e gli dissi che se era uno scherzo non era affatto divertente, non avevo tempo da perdere io.
Mi rispose: -"Dai, non fare così... sai benissimo chi sono! Sei molto bella, sai?".
La testa mi girò, tutto intorno a me sembrò scomparire nel nulla.
Lui continuò: -"Vieni qui, dai... anche se non mi stancherei mai di stare a guardarti, mia dolcissima Irene, adesso voglio qualcosa di più... e so che anche tu lo vuoi".
Prima che potessi replicare aggiunse: - "Corso Marconi, 58, interno 9"- e riagganciò.
Ero inebetita, arrabbiata, spaventata, curiosa, vogliosa, eccitata, impazzita e chissà cos'altro ancora... ma chi era quest'uomo? come sapeva il mio nome?
Mi rivestii in un attimo e ci andai.
Quando fui davanti alla dannata porta del dannato interno 9, la voglia di scappar via arrivò alle stelle, ma che cavolo avevo combinato? Ero pazza a rischiare così, avrebbe potuto essere un maniaco... anzi da come si era comportato certamente lo era!
Bussai.
Mi aprì proprio lui, quello sconosciuto oggetto delle mie fantasie proibite... Daniel.
Indossava una T-shirt a maniche corte grigio chiaro e dei pantaloni larghi, grigio scuro.
Questi indumenti leggeri rendevano ben visibile un fisico asciutto e ben scolpito, le spalle larghe come le avevo sognate, gli addominali definiti, braccia e gambe muscolose e i fianchi stretti.
Non potei fare a meno di indugiare alcuni secondi con lo sguardo sul suo corpo perfetto, tanto che rimasi in silenzio, e prima che avessi il tempo di dirgli qualunque cosa su questa assurda storia, disse: -"Entra!".
Quegli occhi che tante volte avevano incontrato i miei per un solo istante, adesso erano fissi nei miei, mi imploravano di fidarmi di lui. Lo feci.
Chiuse la porta dietro le mie spalle, mi prese la mano e disse: -"Non dir nulla, per favore. Non farò nulla che non vorrai. Fidati di me.".
Mi prese il viso tra le mani e con la lingua mi schiuse le labbra, che senza opporre alcuna resistenza si fusero alle sue in un lunghissimo bacio.
Era uno sconosciuto per me, eppure non avrei desiderato nessun altro che lui.
Ci togliemmo i vestiti quasi subito, quasi senza dire una parola, con le labbra sempre incollate e le lingue che si esploravano.
Mi portò in braccio in camera da letto, sempre continuando a baciarmi. Mi adagiò sul letto e disse ancora una volta: -"Fidati di me.".
Prese da un cassetto tre sottili sciarpe di seta nera. Poi sospirò: -"Girati.".
Adesso ero nuda, alla pecorina sul letto. Con la prima sciarpa mi bendò gli occhi, con le altre due mi legò i polsi alla testiera del letto, ma lasciando i legacci lunghi, in modo che mi trovassi al centro del letto.
Non vedevo nulla, ma lo sentii scivolare sotto le mie gambe... ci infilò in mezzo la lingua poi passò a leccare il clitoride e a titillarlo con la punta della lingua, a succhiarlo, a morderlo. Gemevo.
Mi mise un dito in bocca e glielo succhiai a più non posso. Volevo esplodere, ma Daniel fu abilissimo nel portarmi alla soglia del piacere, senza farmela oltrepassare.
Scivolò via, e fu alle mie spalle. Fino ad allora era rimasto in boxer aderenti. Li tolse ed iniziò a premere sul mio culetto, solo per farmi sentire quanto era duro...
Mi diede una violenta sculacciata che mi umiliò e mi eccitò nel contempo... ero totalmente persa, lo volevo dentro, dentro... e subito!
Fui accontentata. Mi penetrò in fica, tenendomi le mani sul sedere e palpandomelo sempre più violentemente a mano a mano che saliva il ritmo dell'amplesso.
Godevo tanto, tantissimo... non avevo mai goduto così tanto.
E fui completamente investita dal calore dell'orgasmo, arrivai, sfinita... le gambe mi tremarono al punto che a stento riuscii a mantenere la posizione alla pecorina.
Quando venne anche lui provai un'emozione fortissima... se il mondo fosse finito in quel momento mi sarebbe bastato... avevo conosciuto la felicità per un istante...
Mi sciolse i polsi e mi tolse la benda dagli occhi. Mi guardò a lungo, senza parlare.
Neanche io avevo parole, del resto cosa avrei potuto dire?
Ci sarebbe stata tutta la vita per parlare, per conoscerci.
Ci addormentammo abbracciati.
Il mattino dopo, avevo la consapevolezza che la mia piccola vita di single senza passioni era finita per sempre. Gli dissi: - "Ma allora è così che ci si sente, quando la realtà supera la fantasia?.... ti va un caffè?".