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Desideri sotto la pelle
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Titolo:
Desideri sotto la pelle |
Autore:
Shaara |
Contatto:
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Racconto
n° 565 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Aspettando Marco alla stazione di Roma, seduta ad una panchina del nono binario, ripenso a come l'ho conosciuto. Il primo suo messaggio, mi spiega che ha letto uno dei miei racconti su RS e gli è piaciuto talmente che... vorrebbe conoscermi. La scusa non è di quelle più originali, ma è pur sempre migliore della collezione di farfalle. Rispondo che ne sono lusingata e mi fa piacere che almeno una persona mi dica che ho fatto qualche cosa di buono, per quello che serve poi. Da quel giorno, Marco inizia a farmi delle richieste, anche simpatiche: "Scrivi qualche cosa su di un nostro eventuale incontro; mandami una tua foto; di dove sei?" ecc.... Non capisco il perché noi donne in fondo siamo sempre attratte dalla curiosità, ogni volta che ci capita un contatto indiretto, siamo curiose a tal punto da voler creare, seppur inconsciamente, situazioni che verranno puntualmente travisate dal nostro interlocutore. Infatti, un bel giorno, Marco inizia a chiedermi di incontrarci, sempre più spesso e seppur mostro insofferenza e riluttanza, in cuor mio c'è il desiderio di trasgredire, di approfondire una cosa intimamente sconosciuta ed evidentemente, questa cosa Lui la legge tra le righe delle mie mail. In realtà, avevo anche paura, si legge ogni giorno di fatti di cronaca di tutte le risme, in fondo Marco potrebbe essere anche un ..serial killer, uno squilibrato, un folle..
Intanto è sicuramente uno che non è puntuale, sono già dieci minuti che sono scesa dal treno e Lui non è ancora arrivato. Chissà poi, in fondo io non ho mai ricevuto una sua foto mentre lui ne ha ricevute almeno tre e mi riconoscerebbe immediatamente.. a meno che.. A meno che si vergogni e magari è un timidone depresso che non ha coraggio di farsi vedere... o forse non si aspettava che io dicessi la verità nell'ultimo messaggio quando gli ho reso noto che sarei stata a Roma per lavoro e sarei venuta un giorno prima per lui. Forse, non mi riconosce con il foulard in testa e, seppur il vento che si incanala nel tunnel della stazione Termini sia gelido, decido di toglierlo e di lasciare sciolti i miei capelli, come sulla foto. Mi guardo attorno, sul binario nove, la gente è ancora numerosa, di uomini che potrebbero essere Marco ne vedo molti e il fatto di guardare tutti incessantemente, non facilità le cose, alcuni di essi si piazzano nelle vicinanze e fissano la mia minigonna. Non so ancora perché sto facendo questa cosa, il disagio è parecchio come pure il freddo.
Un ragazzo si avvicina, mi fissa, tende la mano e sorride, sto per alzarmi e prima che mi scappi un sorriso, lui mi chiede degli spiccioli per il biglietto del treno. Delusa infilo la mano nella borsetta e gli do un paio di euro. Giuro che se non arriverà entro cinque minuti ancora, me ne andrò a rinchiudermi di vergogna in albergo. Mi chino ed allungo le mani sulla piega dei collant che si è formata alla mia caviglia, proprio sopra lo scarponcino con tacchi quasi a spillo.. ogni volta che li metto mi fanno lo stesso difetto, dovrò decidermi a buttarli. Nel mentre, davanti a me si fermano due scarpe marroni, eleganti, da uomo, lentamente alzo gli occhi scorrendo con lo sguardo tutta la figura dell'individuo, sino ad arrivare al suo volto. Quell'uomo di circa trent'anni, sta li confuso e serio, dopo alcuni interminabili secondi dice: "Ciao Shaara, sono Marco! Scusami ma ero li a guardarti e non avevo il coraggio di avvicinarmi!"
Un brivido percorre tutto il mio corpo, evidentemente per il.. freddo, mi alzo ed allungo la mano e con un inusuale gesto, lui si china e la bacia delicatamente. Avrei voluto dirgli quanto fosse stato irriverente per avermi fatta rimanere li al freddo in mezzo ai binari, ma i suoi modi gentili mi colpiscono e lo seguo senza aprire bocca. Saliamo sulla sua BMW grigia, tra di noi malgrado tutte le premesse e i messaggi erotici che ci eravamo scritti, si è alzato un invisibile sipario.. inquieti per quel silenzio, insieme prendiamo a parlare e dire la solita frase di circostanza interrotta a metà.. ci guardiamo e uno scoppio di risa avvolge l'abitacolo. Viaggiamo per la città e guardo attraverso il finestrino appannato Roma, con tutta quella gente che passa ignorando chi cammina al loro fianco, sullo stesso marciapiede, nessuno si guarda, nessuno vede chi gli sta davanti o gli urta la spalla, ognuno percepisce solo la propria strada, nulla più.. ed io sto qui seduta accanto ad uno sconosciuto che ha attraversato per caso la mia strada telematica.
La sua abitazione è in pieno centro, scendiamo la rampa del garage poi l'ascensore ci porta al piano dell'appartamento. L'arredamento è curato, non vi è nulla fuori posto e c'è anche un gatto, Marco si affretta a dire che una domestica sistema tutto due volte a settimana. Mi metto a ridere ma poi mi rendo conto della gaffe e.. chiedo scusa. Tolgo il lungo soprabito e lo lascio cadere sopra il divano, mi faccio un giro in quell'appartamento luminoso soffermandomi ad osservare ogni angolo, ogni pertugio, non so cosa sto cercando, forse segni di polvere, foto nascoste, o forse la mano inconfondibile di qualche donna di casa. Lui mi osserva, mi lascia fare, è curioso di avermi qui e forse non se lo aspettava. "Guarda che non sei la prima donna a venire nella mia alcova!" dice con un filo di ironia; ha capito tutto e adesso mi sento scoperta in fallo. "Scusami non volevo curiosare nella tua vita, è che mi pare tutto cosi assurdo, qui in casa tua, un perfetto sconosciuto, non lo avrei mai fatto e non so perché sono qui!" "Rilassati Shaara, prendiamoci ciò che la vita ci offre, se sei qui è perché lo hai desiderato, seppur solo un momento.. ma se ti senti a disagio, ti accompagno in albergo!" Si avvicina alle mie spalle, mi prende i fianchi e mi stringe a se, mi sento rilassare, chino il capo all'indietro e lascio che mi baci il collo. Tutto improvvisamente è chiaro, il desiderio è appena sotto la pelle, ciò che voglio è.. sesso, ero li solo per quello, la sentivo crescere dentro l'eccitazione, allungando le mani lo stringevo a me sino a sentire il suo sesso spingere contro la mia gonna. Improvvisamente i miei freni inibitori scompaiono e avidamente prendo a toccarlo e spogliarlo, prendo in bocca il suo pene come se fossi costretta a farlo, lui mi guarda esterrefatto da quella metamorfosi ma ovviamente mi lascia fare. Lo faccio sedere ed io sopra di lui, impegnata in uno sfrenato atto di puro desiderio sessuale. Non sento più nulla, forse non so neanche dove mi trovo, quella voglia che mi pervade e mi fa uscire dalla realtà, riesce solamente a proiettarmi verso orgasmi intensissimi.
Continuammo per tutto il pomeriggio. Esausti ci sforzammo di uscire per andare in un ristorante li vicino. Durante la notte, mi alzai, presi le mie cose e di nascosto uscii dalla sua casa e dalla sua vita più velocemente di come ne ero entrata. Ritornai alle mie cose, ai miei impegni, appagata e delusa allo stesso modo da quella esperienza. Continuai a scrivere racconti erotici su RS, ma misi i messaggi di Marco direttamente nel cestino, senza leggerli, poi anche Lui smise di scrivere.
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