|
|
|
Le piace Brahms?
|
|
|
Titolo:
Le piace Brahms? |
Autore:
Giubonv |
Contatto:
|
Racconto
n° 569 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Faccio le cinque rampe di scala, a piedi fa bene alla salute mi hanno detto. Perciò ho il fiatone quando giungo alla mia porta a capo chino. Rialzatolo, la vedo nella poca luce delle plafoniere notturne, una fitta al cuore prima di esclamare: "Claretta!" e udire lei "Ciao!" La guardo, il vestito nero con spalline, un po' di tacchi, i capelli schiariti dal sole e molto lunghi. E' sorridente, anzi un pò enigmatica, è la prima volta che viene da me. "Ma non hai paura di venire dal lupo alla notte?" "Sono venuta per mettergli paura io!" "Allora scommetto sul sotto, niente?" "Esatto!" Alza il vestito sopra i seni: è nuda, tutta nuda la pelle abbronzata ovunque, il pube rasato, un piercing sul capezzolo. Certo è spiritosa, con battuta e gesti sempre disponibili come il sorriso che elargisce con grazia. "Dai, allora vuoi stupirmi con una performance?" "Fammi entrare prima!" Ridiamo anche perchè non trovo le chiavi, devo averle lasciate in macchina, così spero. Scendiamo e sono là sul cruscotto, lei sale e chiude la portiera. "Se vuoi incomincio qua?" "Ma come, per una volta che..." Prendiamo l'ascensore e siamo al quinto. Mi dice che vuol vedere come ho arredato la tana, gira qua e là poi si butta con aria soddisfatta sul sofà. "Mi piace sai? Anche il casino fa arredamento!" "Se lo dice un'arredatrice, un bacio toh!" Mi siedo accanto, un po' di sbieco per guardarle il viso. E' bella, con il filo di trucco i suoi occhi blù diventano oceani profondi. L'abbronzatura perfetta è del sole di Hvar, annoto la sua dichiarazione. "Conoscevo le 'Lune di Hvar'.... cara Lalla!" "Nudismo di notte proprio no!" Poi aggiunge: "nuda alla luna ma per cose intriganti!" Ride con gioia, non l'avevo mai veduta vestita da sera. "Da dove vieni piccola?" "Da fuori a festeggiare un compleanno, Colline Pistoiesi!" "I tuoi saranno venticinque?" "Già, quasi zitella!" Appoggiati i piedi nei sandali sul dietro del divano è sdraiata con la testa quasi per terra, tiene le gambe aperte e si accarezza con gli occhi semichiusi. "Io mi tocco e tu guardi!" "Posso anche eccitarmi?" E via in maliziosi preamboli, a titillare i capezzoli, a giocherellare col piercing che tira mugolando. Poi quando muove la lingua avanti e indietro vedo che lo ha anche là, poco oltre la punta. Si sfiora in mezzo le cosce coi polpastrelli, si infila le dita nel sesso: prima due, poi tre poi quasi la mano. Si palpeggia in un crescendo ardito, bisbiglia parole oscene che colgo solo in parte, credo mi chiami e mi avvicino goffo, ma lei mi respinge e inizia il suo orgasmo onanista, prima piano, poi forte, poi disordinato senza controllo. Invoca un nome di donna che non comprendo e lo fa più volte fino al culmine nel quale si inarca e impreca parole quasi blasfeme. Resta immobile per poco, poi: "Ti è piaciuto? Ora baciami con amore!" "Certo, con amore!" E' la prima volta che la bacio, quante volte avevo desiderato il farlo. Fin dal suo liceo, la lunga attesa a fianco del portone, poi in auto soltanto il migrare dei gesti sognati. Una cosa accadde, solo quella: dal suo bagno nuda viene ad accucciarsi sulle mie ginocchia per un momento chè poi scappa nella stanza, così che da dietro la porta semichiusa spio la malizia del suo languore dentro lo specchio e il sorriso, benchè inteso come invito, non mi concede il disincanto per varcare l'uscio del proibito. Ora è qui e chiede baci, cosa è cambiato mi domando, si è comportata con naturalezza consumata, anche adesso che si mostra oscena sul mio divano bianco. "Ma da quando sei questa, Clara?" "Da sempre, anche quando tu non facevi niente!" "Ti morivo dietro!" "Non dovevi, quanto eri sciocco!" "E adesso, dimmi di adesso?" "Ora ho Viola, amo Viola!" Era il nome invocato prima. E da me cosa si attendeva quindi? "Perchè sei qui Claretta?" "Vogliamo un uomo, e io ti ho scelto!" Sicura, decisa come sempre, lo dice con invitante disinvoltura mostrando la malizia della lingua in movimento. "E questa Viola verrebbe dal tuo cielo?" "Aspetta!" Parla al cellulare, un pò sottovoce e un po' ridendo, dice il mio indirizzo e "fai presto amore". Viola avrà vent'anni, forse nemmeno. E' rossa di tintura, gli occhi celesti, è graziosa in volto. Veste i jeans e le scarpacce, mi bacia sulla bocca, poi si butta sul divano a baciare il volto di Clara. Nude, impudicamente nude si leccano i seni, si mordono i capezzoli, si frugano la vulva. Ogni movimento è disordinato e lento, un recitare senza regia atti che paiono inventati in quel momento: bellezze inquiete che inducono a maledire la virtù e sguardi maliziosi da far benedire il peccato. Giocano all'amore senza omettere nulla, anche le pause sono sesso in occhi luridi di passione, anche i baci casti si colorano di rosso. Così ogni esplosione di piacere è un divenire di quanto già accaduto: che si rigenera e si ripropone, sempre più nuovo sempre più intenso sempre più maliardo. Fino a quando Clara mi manda un tacito messaggio: "Questo è niente!" "Quando il meglio? Mi dice di spogliarmi e di sdraiarmi a terra. Mi lascio legare polsi e caviglie al sofà chè Viola, dallo zainetto, ha estratto corde e laccioli. Armeggiano allo stereo e si diffonde Brahms, violino e orchestra in re maggiore, loro si muovono appena nel ballo dove mani accarezzano mani e labbra si sfiorano assopite. Nella fioca abat-jour, due corpi abbracciati da Saffo eccitano la tenerezza che illude, che rimanda a vecchie letture, che odora dei sogni in bistrot parigini. Guardo e ascolto. I corpi beati trasferiscono armonia alla musica già odorosa di poesia, il candore nudo offre languore, le carezze sono esse stesse poesia. Considero quanto sia labile il confine nelle cose dell'amore: dai colori differenti alle ombre uguali, dai desideri assopiti alle esternazioni convulse. Penso a quanto ho amato Clara adolescente, ai versi per lei concepiti, al camminare nei parchi vuoti, al suo sorriso di dieci anni lontani. Ora che si inebria in gioie ardite sono alla sua mercè in attesa di un qualcosa, come al tempo, dopo la corsa a riempire il suo cuore di fiori nella pur macabra tristezza che mi tormentava dentro, con le malinconie degli amori non vissuti, con la nostalgia di quelli che erano stati. E lo intuivo, senza mai capirlo, il suo giocare nella provocazione infantile, il suo desiderio inconscio di vedermi vagare confuso. Come lo sono ora che lei dichiara preziose promesse e io confondo le mie riflessioni ponendole a ridosso di saccenti atti morbosi. "Aimez-vous Brahms?" "Bien sur que oui, il est mon sort..... a present cependant je voudrais aimer vos corps!" Clara si china a baciarmi la bocca, Viola fa lo stesso sul mio sesso disadorno. **** "A me pare uguale agli dèi, chi a te vicino così dolce suono ascolta mentre tu parli e ridi amorosamente. Subito a me il cuore si agita nel petto, solo che appena ti veda e la voce si perde sulla lingua inerte. Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle, e ho buio negli occhi e il rombo del sangue alle orecchie. E tutta in sudore e tremante come erba patita scoloro: e morte non pare lontana, a me rapita di mente." Saffo, nella traduzione di Quasimodo". Lo dice Clara che ha declamato i versi: il capo adagiato tra i seni di Viola, gli occhi chiusi dove nascono lacrime composte.
|
|
|
|