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Rabbia
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Titolo:
Rabbia |
Autore:
Elisa |
Contatto:
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Racconto
n° 572 |
Altri
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Ero irritatissima per come ero stata trattata e lasciata dal mio ragazzo. Volevo vendicarmi col mondo. Ero andata a quella festa senza gioia, con un rancore sordo in corpo e con la voglia di spaccare tutto. Quel ragazzo mi attrasse subito fisicamente. Era un bellissimo animale, della sua umanità non sapevo e non volevo sapere nulla. Era solo un bellissimo animale. In preda al mio sordo risentimento mi avvicinai e gli presi una mano, guardandolo fisso negli occhi. Fece per dire qualcosa magli feci cenno di tacere. Mi seguì come un agnellino, senza parlare, fino alla camera da letto dell'amica di cui eravamo ospiti. Con rabbia liberai il suo sesso dagli indumenti. Voleva ancora parlare ma lo zittii di nuovo. Era sconcertato dalla mia iniziativa inaspettata. Aveva un'erezione prepotente ma non imponente. In preda alla mia rabbia ed al mio sentimento di rivalsa lo ingoiai fino all'elsa, succhiandolo con vigore fino ad estrarne il liquore, che sgorgò abbondante. Lo tenni tra la lingua e il palato percependo la sua breve crisi di detumescenza e la nuova erezione. Questa volta toccava a me così mi accovacciai sopra di lui infilandomelo con forza in corpo, poi cominciai a cavalcarlo con selvaggia prepotenza. Inanellai due orgasmi rabbiosi nell'arco di cinque minuti. Quando mi ripresi dal secondo mi accorsi che l'animale non era venuto ma era in punto di orgasmo. Lo allontanai da me con una spinta. Mi guardava con gli occhi di un animale ferito, che supplicava il colpo di grazia. Non potevo concederglielo, in quel momento odiavo troppo la sua specie. Fece per parlare ma lo zittii con un gesto, mi allontanai da lui rivestendomi rapidamente dei pochi indumenti che mi ero tolti e mi chiusi la porta alle spalle. La rabbia era sbollita ed ora, almeno per qualche quarto d'ora, non ero più in guerra col mondo. Tornai nella sala dove le altre persone conversavano e ridevano. Riapparve dopo alcuni minuti e mi guardò con una espressione di rimprovero. Si avvicinò e mi prese per mano. Tentai di resistere senza possibilità di successo perché la sua stretta era forte. Mi fece cenno di tacere e mi trascinò nella stanza di prima. Ora era veramente un animale selvaggio, strappò con violenza i miei indumenti intimi lasciandomi il sesso nudo. Ero intimamente consenziente ma cosciente che se avessi simulato una opposizione l'avrei eccitato di più e, quindi, più potevo farlo soffrire. Scossi la testa per dire di no. Lui mi gettò riversa sul letto e con forza infilò la testa tra le mie cosce cominciando a brucare nel mio prato. Non riuscii a resistere e allentai la stretta delle gambe. Mi portò sul limite dell'orgasmo e poi smise e si allontanò leggermente. Mi stava punendo per come l'avevo punito io prima. Stavo per dirgli di continuare, la mia espressione era leggibilissima. Lui mi fece cenno di tacere. Ci guardammo in silenzio, fissi negli occhi, per alcuni secondi, nell'atteggiamento di due nemici che si odiano, pronti ad aggredirsi. Poi lui si fece avanti e mi penetrò con forza. Io lo afferrai per i glutei e lo strinsi fortemente contro di me. Tutto divenne fluido e dirompente, finchè non fummo entrambi esausti ma abbracciati. Poi ci sorridemmo, ma nessuno dei due parlò. Ci rivestimmo e tornammo alla festa senza più cercarci e senza salutarci alla fine.
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