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Amiche di collegio
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Titolo:
Amiche di collegio |
Autore:
Menta |
Contatto:
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Racconto
n° 579 |
Altri
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Certe esperienze rimangono scolpite nella memoria e, anche ad anni di distanza, creano ancora turbamento: a me capita in particolare con una storia, una dolce pazzia di gioventù di cui non smetterò mai di essere orgogliosa Ai tempi dell'Università stavo in un collegio misto, molto ben organizzato, davvero un posto carino, nel quale si poteva studiare ed al contempo divertirsi. Vi avevo vissuto diverse storie con ragazzi: il mio aspetto fisico mi garantiva tante occasioni; i miei ricordi più eccitanti di quell'epoca non sono però legati a queste storie. Avevo stretto anche amicizie, in particolare con Barbara, una giunonica bergamasca davvero molto attraente: eravamo inseparabili, ci raccontavamo tutto dei rispettivi ragazzi e col tempo si era creato un rapporto di grande complicità; io la ammiravo moltissimo e, non lo nego, la sua sola presenza fisica mi regalava sensazioni molto peculiari, che all'inizio -sebbene piacevoli- neppure riuscivo a spiegare a me stessa. Barbara, diversamente da me, aveva però deciso di impegnarsi seriamente con un ragazzo delle sue parti, anch'egli del collegio. Io invece continuavo a vivere avventure che mi davano davvero poco e ciò aumentava la mia insoddisfazione; nel frattempo la mia ammirazione per Barbara si stava progressivamente trasformando ed assumeva ogni giorno di più i contorni di un'attrazione fisica: la vista del suo viso dolce, del suo corpo sinuoso e slanciato, il suo stesso odore fisico mi turbavano e non di rado mi sorprendevo a immaginare di baciarla. Non ero lesbica, eppure era ormai chiaro che la desiderassi. Con molta discrezione, soprattutto perché frenata dalla paura di rovinare la nostra amicizia, cominciai a provarci, ma senza ottenere grandi risultati: alle mie timide advances rispondeva con proclami di amore per il suo ragazzo e negava di volerlo tradire, sia pure con un'altra donna. Eppure l'avevo sorpresa tante volte a guardarmi con occhi che non erano semplicemente quelli di un'amica: ero sicura che dietro l'apparente freddezza anche lei mi desiderasse. Decisi allora di mettere in atto la mia follia! Un pomeriggio avevamo appuntamento per uscire a far compere; mi chiamò dalla portineria del collegio per avvertirmi di scendere, ma io le chiesi di salire, con la scusa di non essere ancora pronta. Mi feci trovare completamente nuda e non ero certo un brutto spettacolo: il mio seno era florido, i miei capelli neri lunghi scendevano fin quasi al sedere che era tondo e sodo, la pur abbondante peluria pubica non nascondeva del tutto le sporgenze delle mie intimità. Quando entrò in camera rimase molto colpita e ben presto lo stupore fu sopraffatto dall'imbarazzo, ma cercò ugualmente di far finta di nulla. Cominciai a girarle intorno con la scusa di dover cercare gli indumenti qua e là per la stanza: era imbarazzatissima, rossa in volto come un peperone, ma appena mi giravo, convinta che io non la vedessi, si soffermava con lo sguardo sul mio corpo. La situazione non era delle migliori, sebbene fossi convinta che stesse per cedere, vi era il rischio concreto che da un momento all'altro saltasse tutto per il banale imbarazzo. Intensificai il mio approccio, in modo che non vi fossero più dubbi: passandole accanto sfioravo le sue braccia scoperte con i capezzoli ormai duri o le due gambe (che la corta minigonna lasciava scoperte) con i peli pubici. Era sempre più rossa, imbarazzata e probabilmente eccitata, ma tentava di far comunque finta di nulla, combattuta com'era fra il suo desiderio e la paura di fare qualcosa di sbagliato. Ad un certo punto si sedette sul letto e mi chiese per l'ennesima volta, ma con sempre meno convinzione, di far presto a vestirmi. Io le sorrisi beffarda e le dissi: - Ok, prendo le mutandine- Pensando che così finisse il suo tormento, mi rispose con lo sguardo basso: - Ecco, brava!-; ed invece io mi calai dandole le spalle per aprire il cassetto basso dell'armadio, che era a mezzo metro da dove era seduta: aprii le gambe e inarcai la schiena per aprire il cassetto, si ritrovò ad avere il meglio di me a pochi centimetri dalla faccia. Rimasi in quella posizione, non proprio comoda, molto più del necessario sperando che accadesse qualcosa... e accadde: sentii dal calore del suo respiro che si stava avvicinando a me, mi baciò la parte interna della natica e poi mi passò timidamente la lingua in mezzo alle grandi labbra: io ansimai per darle chiaro il segnale che apprezzavo molto, ma dopo avermi baciato nuovamente la natica e si alzò di scatto, dicendomi che doveva andare urgentemente in bagno. Capii subito che era l'estremo tentativo di sfuggirmi o, meglio, di sfuggire al suo desiderio, ma non potei fermarla. Passò un po' di tempo e Barbara non usciva; ormai temevo che le cose volgessero al peggio, ma ancora una volta -con giovanile incoscienza- decisi di prendere il coraggio a due mani: approfittando del fatto che il bagno della mia camera non aveva chiave, entrai di soppiatto e ebbi subito la conferma di aver fatto la cosa giusta. Era uno spettacolo, seduta sul water, si era alzata la maglietta aderentissima sopra al grosso seno, che così compresso risaltava ancor di più; le mutandine e la minigonna erano ai suoi piedi e probabilmente si stava masturbando. Senza la minima esitazione andai da lei, mi sedetti sulle sue gambe di traverso e le trasmisi tutta l'umidità della mio desiderio. Le sfiorai i capezzoli durissimi e, mentre la sua mano era già in mezzo alle mie gambe, le tirai giù la testa per baciarla: fu una sensazione incredibile, aveva l'alito fortissimo per l'eccitazione, mi pare ancora di sentirlo, ma in quel momento non mi spiacque affatto, anzi mi eccitò da morire. Fu uno dei tantissimi odori e sapori che ci scambiammo quel pomeriggio, perché di lì in poi ci regalammo tutto: quando ci baciavamo la mia bocca sapeva di lei e la sua di me ed era uno stimolo ulteriore a concederci completamente l'un l'altra... delizie che ebbero a ripetersi tante volte e che mi eccitano ancora al sol ricordo.
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