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Assente
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Titolo:
Assente |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 58 |
Altri
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...un amore sfinito, un amore...
Seduta come ogni giorno di Marzo, al primo sole che fa capolino in un cielo limpido e azzurro come i miei occhi... come ieri, al tiepido abbaglio la voce sottile che mi chiama, che mi desidera la mia pelle come cartavetra, arrotolata come carta straccia, stava oziando, non aveva intenzione di porsi alle sue carezze... quell'amore sfinito, sfiancato, suadente e pericoloso, la dolce schiena arcuata sulla sdraio imbevuta di olio di cocco, di mille estati ai bordi della piscina a rovellare i miei pensieri, a scaldarmi anche il cuore ormai assente. E quella voce mi chiama, mi brama e cedendo sapevo che avrei non del tutto data me stessa sotto il sole, pallido e assorto come sulla superficie di nylon della mia camicetta. Cristiano, alto e bruno, di capelli e di pelle, voleva giocare con il cuore e il sesso, ma io diedi solo sesso, quello che a lui piaceva in maniera totale, selvaggiamente scomposto, imperturbabile la voce sul collo, l'ansimo sudato del suo respiro, la bocca d'albicocca appena socchiusa, si impadronì del mio più intimo piacere, facendomi rabbrividire in un attimo assente. Ed il sole si oscurò, all'improvviso la mia camicetta era stracciata, le sue mani da per tutto, avevo i sensori a mille e la pelle afflosciata come un petalo di rosa staccatosi dalla corolla. Ansimando, sbavando come un porco, lui era come un coltello rovente dentro il mio ventre, ed io nella mia impassibilità, schiava e sporca come non mai... lui mi sbatteva sulla sdraio come un batti panni e mi inebriò del suo odore muschiato, del suo miele d'acacia e per finire del suo seme dolce e appiccicoso come una caramella fluidamente sciolta in bocca. Fili di piacere infiniti, sui seni arditi, la punta del mio indice, l'ombelico come centro focale di ogni abuso, tra le cosce avidamente offerte e Cristiano che continuava a leccarmi, ad avermi nella sua insaziabile voglia di porco affamato, di orco cattivo. Il sole spento, si riaccese tra le ciglia, tremule come foglie di salice, e lui mi chiamava AMORE, AMORE MIO mentre io ero lontana, lontana... in ogni dove e già mi ero dimenticata del suo odore di quel suo modo di amarmi sessualmente senza cuore... fino allo sfinimento.
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