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Gita in montagna
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Titolo: Gita in montagna
Autore: Angie
Contatto:
Racconto n° 584
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- Su svegliati dai che è ora
- Naaaaaa, non voglio, ho sonno, voglio dormire
- Ricominci a fare i capricci, dai su che è una bellissima giornata, fra un po' ci sarà un sole meraviglioso
Rificco la testa sotto il cuscino, mi rimbocco il piumone e comincio a scapricciare, sento Marco arrivare, arriva di corsa oddio no, no esco, sta fermo con quell'acqua li, mi alzo.
Marco sta ridendo, mi guarda mi bacia e mi sussurra parole dolci nell'orecchio.

Mi trascino nella doccia, sento ancora il caldo del piumone sul mio corpo, il mio pigiamone felpato antistupro, come lo chiama lui, mi fa sentire protetta, ma adesso devo proprio svegliarmi, faccio pipi, una doccia e poi una bella colazione abbondante.

Quando esco dalla doccia Marco ha preparato colazione per tutti e due, caffelatte, muesli, biscotti, fuori dalla finestra c'è ancora buio pesto, il piccolo paesino di montagna dove siamo venuti per questi tre giorni di vacanza pasquale dorme ancora.
- Ma che ore sono? È ancora notte
- Sono le quattro, dai che partiamo
Mi vesto da montagna, scarponi, pantaloni thinkpink, pile, prendo lo zainetto e seguo Marco.
Lui ama la montagna, gli piace camminare, fare fatica, ama stare nel bosco e sulle rocce, ama campeggiare nel bosco, parlare con la gente, bere il latte appena munto, cercare funghi e tutto quello che gli permette di stare all'aperto, an plein air, come i pittori impressionisti.
Cammina vicino a me, mi piace averlo vicino, guardare il suo corpo, ascoltare il suo respiro, sentire il suo odore.
Marco è un po' appesantito adesso, non è più quel fisicone di quando ci siamo sposati, un po' di pancia, qualche capello in meno però mi piace, è il mio uomo, un buon marito, ultimamente un po' meno buon amante. Non so perché, forse il lavoro, le responsabilità, il mutuo della casa, non lo so... però abbiamo sempre meno tempo per noi due.
Lui che lavora spesso fino a tardi, poi ogni tanto va via e così ...

- Sono stanca, quando arriviamo?
- Ancora dieci minuti e ci siamo - mi risponde
Ed è vero, dopo pochi minuti arriviamo al rifugio, non ce la facevo più, mi sembra un sogno.
Mi tolgo lo zaino, sono sudata fradicia, Marco è peggio di me, ci cambiamo la maglietta, ho un reggiseno (non è che abbia molto da reggere) coprente quindi non mi vergogno anche se le persone fuori dal rifugio mi stanno squadrando dalla testa ai piedi, chi se ne frega, sto krucchi.
Sono un gruppetto di quattro alpinisti, tedeschi o austriaci o altoatesini tutti biondi, belli e giovani, tre ragazzi ed una bella ragazza che si stanno scolando quattro birre enormi. Secondo Marco sono qui per arrampicare sulle falesie che sono poco lontane dal rifugio.

Mangiamo qualcosa e poi Marco mi porta a vedere un posto speciale che, mi dice, conosce solo lui e pochi altri, lo seguo. Lui cammina seguendo una traccia che vede solo lui e che s'inerpica su in mezzo ai mughi ed ai rododendri che mi graffiano braccia e gambe come a non volermi far passare, dopo cinque minuti finiamo su un praticello piccolissimo, pieno di fiori e di mirtilli maturi che si affaccia a picco sulla valle, il panorama è mozzafiato, ho voglia di baciarlo, di sentire la sua lingua nella mia, di sentire il mio corpo stretto tra le sue braccia forti.

Ci stendiamo a prendere il sole con lui lì vicino, sono in slip e reggiseno, il sole mi scalda, lo sento dentro di me, mi giro e mi rigiro per non scottarmi, Marco comincia ad imboccarmi con i mirtilli, sono dolci, succosi buonissimi. Sento la pelle che inizia a pizzicarmi, gli chiedo di spalmarmi della crema.
Inizia dalla schiena, le sue mani, le sue mani forti mi accarezzano, slacciano il reggiseno per non ungerlo, passano alle gambe, dentro fuori, in alto in basso, che bello, mi farei massaggiare per ore.
Lui insiste, insiste sulla schiena, sento che mi sto eccitando, dei brividi mi scendono giù, lui mi accarezza il sedere e poi insiste sulle gambe, vicino sempre più vicino all'inguine, mi sento bagnata ed i miei slip bianchi di cotone non mi aiutano certo a nascondere il mio stato, mi piace, poi le voci dei ragazzi del rifugio mi fanno svegliare da questo sogno, mi giro sulla schiena.
- Dai fermati su che fai
- Perché mi devo fermare, non ti piace..
E così facendo comincia ad accarezzarmi le tettine che sono saltate fuori dal reggiseno slacciato
- Sì mi piace, forse troppo ma non qui, non adesso dai, stasera adesso potrebbe vederci qualcuno
- Non preoccuparti qui non viene nessuno, nessuno sa arrivarci e se anche arrivasse qualcuno di cosa dovresti vergognarti, sei talmente bella che è un peccato che nessuno ti veda come ti vedo io
- Meglio così va là, lo sai che mi vergognerei da morire, certe cose non le faccio neanche davanti a te
- Già, sarebbe anche ora di smetterla adesso, dopo tre anni di matrimonio ed una vita assieme...

Mi guardo attorno, mughi e rododendri tutto intorno a noi come una barriera, sembra davvero un muro inestricabile e poi le sue dita adesso mi stanno accarezzando il seno, giocano con i miei capezzoli. Sarebbe ora dici, ora di mostrarmi più spregiudicata, vuoi giocare? Allora giochiamo.
Lo lascio fare, e subito il mio respiro si fa ansimante, lo voglio, gli slaccio i pantaloni, infilo una mano e lo trovo gia pronto, voglio sentirlo in bocca, voglio sentire il suo sapore.
Mi abbasso e comincio a baciarlo piano, sulla punta, tutto attorno, lo lecco come fosse un gelato... lui goffamente si toglie i calzoni, ma io non mollo la preda, continuo a leccarlo, mi vedo come una bambina che lecca il suo gelato preferito.
Lui intanto continua ad accarezzarmi le tettine, mentre con l'altra mano prova a sfilarmi gli slip, ma è impossibile, praticamente impossibile: mi tolgo e mi spoglio, in un attimo volano via slip e reggiseno e poi ritorno all'assalto.
Continuo a baciarlo, a leccarlo, mentre con le mani lo accarezzo, gli accarezzo i testicoli. Apro la bocca e lo inghiotto lentamente, con le labbra strette, voglio sentire ogni millimetro della sua pelle, lo inghiotto fin dove posso, fino in gola, mi fermo un millimetro prima di provare fastidio e poi lentamente risalgo mentre con la lingua gioco sulla punta. Su e giù lentamente succhiando il suo sapore, su e giù fino a sentirlo sempre più duro.
Ti piace eh maritino mio! Sono meglio io del tuo lavoro? Sono brava vero?
Lo so che ti piace, lo so che ti piace guardarmi, vedermi con il cazzo in bocca, vedere la mia lingua che gioca con le tue palline. Mi guardi, io guardo te dritto, negli occhi ma la mia bocca non si ferma e tu stai godendo, sei bello ti amo ed i tuoi occhi di rimando mi dicono lo stesso, mi dicono quanto mi vuoi.
Mi abbraccia e di peso mi porta sopra di lui con il mio sedere di fronte alla sua faccia e li inizia a baciare a leccare a succhiare, sento il mio piacere salire, sento i miei succhi scendere incontro a questa lingua che s'intrufola, che stimola che risveglia istinti sopiti.
Non riesco più a baciarlo, a coordinare i miei movimenti con il mio piacere. Mi alzo, mi appoggio sulla sua faccia, le sue dita dentro di me, la sua lingua sul bottoncino, una mano a stuzzicare i capezzoli... oddio io sto già arrivando, lui non si ferma, continua, arrivo arrivo arrivo, vengo sulla sua faccia, nella sua bocca.

Crollo esausta, cado sull'erba, lascio che la freschezza dell'erba umida mi rinfreschi, lascio che la terra ed il sole mi ridiano energia.
Marco ricomincia a giocare con il mio corpo, mi bacia i seni, la pancia e l'ombelico, lo sa che mi piace, lo sa che mi eccito quando gioca con la sua lingua ed il mio ombelico. E' un piacere strano, un piacere che sta al confine tra il godimento e la sofferenza del solletico.
Infila nell'ombelico mirtilli maturi, li raccoglie da lì con la lingua e poi me li passa baciandomi.
Le sue dita esplorano il mio corpo intorno alla mia vagina, al mio sedere, non toccano zone caldissime, non entrano ma carezzano, lisciano, stuzzicano.
Bastano pochi minuti ed il mio corpo reagisce; sono eccitata forse più di prima, mi metto a sedere, lo faccio sedere
- Spostai un metro più in la e promettimi che non ti muoverai da lì
Marco mi guarda con una faccia strana, è buffo, nudo con la pancetta, eccitato come un mandrillo, tre capelli dei quattro che ha, in piedi e poi lo sguardo di chi non capisce, lo sguardo del bambino che non capisce la richiesta della mamma ma obbedisce per amore, per fiducia, si sposta un metro più in là
- OK, sto fermo te lo prometto, ma cosa diavolo vuoi fare
- Ho deciso che è ora di smetterla di vergognarmi, almeno di fronte a te

Mi metto a sedere di fronte a lui, apro appena le gambe, chiudo gli occhi, lascio che le mie mani corrano sul mio corpo. Mi accarezzo il seno, gioco con i miei capezzoli, li schiaccio un po', li pizzico, li tiro, con una mano scendo tra le gambe e comincio ad accarezzarmi, gioco con la mia vagina, la apro... so che lui mi guarda, voglio che mi veda, che veda la mia voglia, comincio ad entrare con le dita, la mia vagina è calda è bagnata, piano piano fino in fondo e poi fuori a giocare sul bottoncino, è bello sento i suoi occhi su di me, li sento dentro di me.
Allungo le gambe con tutte e due le mani e mi masturbo forte senza ritegno... sento che si muove, si sta masturbando anche lui.
M'infilo dentro tre dita e con la lingua mi lecco le labbra, gioco con il mio forellino, gioco con il mio bottoncino, ho una voglia da matti
- Scopami, dai scopami adesso subito

Mi metto sulle ginocchia, lui mi viene dietro, mi guarda, io alzo il culetto, voglio che mi veda, voglio che veda la mia voglia, che senta il mio odore, lui si avvicina guida il suo cazzo sulla mia fighetta e poi di colpo, forte, entra fino in fondo e sta li fermo.
Dio che bello, mi sento piena, mi sento donna. Mi muovo, lo invito a muoversi dentro di me, lo fa, lo fa bene, lo fa forte, si abbassa su di me, aumenta il ritmo, la forza, mi prende le tettine che sembrano due campanine sbattute dal vento e mi accarezza, gioca, tira, pizzica, che bello che bello... non capisco più niente, sto godendo, sento il piacere arrivare, urlo, grido vengoo
Lui mi gira, si mette le mie gambe sulle spalle, entra in me, lo sento fino in fondo, mi fa quasi male ma mi piace, mi piace sentirlo mio, sentirlo forte, mi piace vederlo sudato, che gode.
Sento che s'irrigidisce, che affonda forte i colpi, mi divincolo, voglio stringerlo in me con le gambe, lo sento, sta per arrivare, allora lo stringo forte, provo a stringere anche la mia vagina, contraggo i muscoli, lo sento sempre più e poi viene, viene dentro di me, sento il suo seme caldo riempirmi tutta, sento la sua vitalità mescolarsi con la mia, i nostri succhi formare una miscela piena di vita, mi sento in paradiso.
Rotoliamo di fianco e restiamo lì nudi, lui dentro di me, a guardarci, a baciarci le palpebre, ad ascoltare i nostri piaceri mescolarsi, a dirci l'amore che proviamo, a condividere il piacere dell'anima.

Sono passati nove mesi e mezzo da quei tre giorni di vacanza ed adesso qui vicino a noi c'è lei, piccola creatura, frutto di quel semino, frutto di quel pomeriggio d'amore, lei con una piccola voglia a forma di mirtillo vicino all'ombelico.
È qui che beve dal mio corpo il cibo che la fa crescere, è qui uscita dalla mia pancia, passata tra le mie gambe, è qui che succhia il mio latte, fra pochi minuti poi si addormenterà beata come solo i neonati sanno essere dopo aver mangiato.
M è vicino a me, non ci stacca gli occhi di dosso, credo che fra qualche minuto toccherà a me trovare qualcosa da succhiare per addormentarmi poi beata..