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La caposervizio
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Titolo: La caposervizio
Autore: Max Scar
Contatto:
Racconto n° 585
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Eccoci...così mi disse la caposervizio il mio primo giorno di lavoro, un lavoro sporco, senza orari, triste alle volte ma felice molte altre... decidi tu, sei dei nostri?
Avevo solo 21 anni, il servizio militare appena terminato e tanto bisogno di un lavoro, così decisi di mettere in pratica ciò che avevo appreso in 12 mesi passati all'ospedale militare come infermiere...
Salii sull'ambulanza e subito la prima cosa che mi colpì fu la luminosità di quel piccolo spazio su cui molte persone avevano perso la vita o passato i loro ultimi istanti, ero talmente assorto in questi distorti pensieri che non mi accorsi della caposervizio che mi chiamava, mi mise una mano sulla spalla dicendomi che sapeva a cosa stavo pensando ma che su quell'ambulanza molte persone avevano trovato aiuto e salvezza.
La sua voce era tranquilla, suadente, mi misi a sedere mentre Claudia, la caposervizio, mi spiegava dove fossero le varie attrezzature.
Era un fresco lunedì di Gennaio, per molti freddo ma non per me, Claudia parlava e io non ascoltavo, sentivo soltanto... vedevo le sue mani muoversi, il suo volto illuminato dalle luce bianca che entrava dai grandi finestrini sui lati del mezzo, lei era in uniforme, la classica da soccorritore arancione con le scritte 118 milano e la sua qualifica, la tuta le stava un po' stretta, non era magrissima, anzi un po' in carne ma cosa importava, in fondo ero li per lavorare.
Quando la mia mente finì di vagare nei suoi infiniti meandri Claudia aveva terminato la spiegazione ed io non avevo capito nulla ma annuii sempre nonostante fossi conscio del fatto che in caso di necessità non avrei nemmeno saputo da che parte girarmi.
Così ci mettemmo comodi in una piazza di Milano in centro ad attendere una chiamata dalla sede per un intervento.
Poco distante vi era un bar e così l'autista scese per andare a bere un caffè, che speravo fosse lungo, molto lungo.
Appena sceso mentre stavo per pronunciare parola a Claudia lei scese e salì dietro con me chiedendomi se avevo veramente capito oppure no anche perchè mi disse che invece di guardare dove lei mi indicava le avevo osservato con insistenza il seno.
La cosa divertente è che non me n'ero nemmeno accorto io, si uno sguardo fugace ma nulla di più, comunque lei non era scocciata, sembrava una gatta che sta per saltare sulla preda... una splendida gatta.
Le chiesi se aveva un ragazzo ma mi rispose che certe cose è più eccitante non saperle, si alzò dalla sedia e chiuse le tendine del mezzo assicurandosi di chiudere il portellone con la sicura; sinceramente non avevo ancora capito cosa stesse facendo ma ci misi poco, Claudia prese lo stetoscopio e mi disse di sentirle il cuore, mentre mi avvicinavo con lo strumento mi prese la mano e lo fece cadere, poi mi fece appoggiare il palmo sul suo prosperoso seno e mi sorrise dolcemente.
Ero preso da un turbinio di pensieri e lei mi mise una mano sui pantaloni abbassandosi e slacciando i bottoni, sentii caldo e bagnato sul mio glande ed ebbi un brivido che mi pervase tutto facendomi tremare.
Claudia alzò lo sguardo e spostandosi i suoi lunghi capelli rossi riprese a baciarmi e accarezzarmi sul pene ormai durissimo nonostante l'imbarazzo, era dolcissima, sentivo la delicatezza con cui si muoveva e mi toccava, sentivo caldo, caldissimo e cominciavo a sudare quando lei si slacciò la giacca e sollevandosi si strusciò con i suoi meravigliosi seni su di me baciandomi il collo.
Ormai ero presissimo e cominciai a toccarla avidamente, aveva un bel corpo in carne, io adoro le donne che non si uccidono a forza di diete, d'altronde qualcosa in una donna deve esserci da toccare, così le accarezzai tutto il corpo per poi attraverso i pantaloni scendere nella zona intima e sentirla bagnata e bollente...
Claudia si stese sul lettino e mi disse di avvicinarmi che aveva una cosa da darmi... fu bellissimo penetrare in quel corpo seducente, caldo e desideroso, sempre in delicato movimento, lei arrivò prima di me al momento più bello ma non ne ebbe uno solo: il secondo arrivò insieme a me che mi stesi su di lei spingendo con tutti i muscoli e lei si aggrappò alle mie spalle socchiudendo gli occhi.
Sentii che ero venuto dentro ma lei non sembrava preoccuparsi, si spostò di lato e cominciò a leccarmi e strusciarsi il mio pene ancora duro e bagnato su tutto il suo viso, andò avanti così un quarto d'ora senza tregua e venni di nuovo bagnandole la faccia e riempiendole la bocca.
Ero sconvolto ma rimasi su di lei ancora qualche secondo, lei mi baciò e si scusò di quello che era successo e se mi aveva dato fastidio, le dissi con quel poco fiato che avevo in corpo che era un angelo e la baciai a mia volta, mi rivestii e lei pure.
L'autista era perso a parlare da ore con la proprietaria del bar, ma questa è un'altra storia...
Da quel giorno io e Claudia siamo sempre in equipaggio insieme e single nella vita...
La passione ci aveva trovati, travolti, investiti e noi non avevamo fatto nulla per contrastarla, era una sensazione magnifica.