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Nuove sensazioni
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Titolo:
Nuove sensazioni |
Autore:
Bijorn |
Contatto:
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Racconto
n° 589 |
Altri
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La serata volgeva al termine. Gli avventori che avevano animato la taverna cominciavano ad eclissarsi, chi pensando al focolare domestico e a concedersi il sonno del giusto, chi intenzionato ad appartarsi per consolidare grandi storie d'amore o tesserne di nuove. Le due fanciulle che si concessero un ultimo boccale di birra in mia compagnia non sembravano intenzionate a seguire l'esempio degli altri. I fumi dell'alcool gia' cominciavano a produrre quel senso di distaccato benessere che precede l'oblio, ma l'occhio dell'esploratore, che mi concede di valutare tutto fin nei minimi particolari, continuava a restare vigile e a posarsi compiaciuto sulle prorompenti forme delle due creature che avevo dinnanzi. Le due donne non avevano molto in comune, a parte quei capelli scuri che donavan loro un non so che di misterioso: robusta ed irruenta la prima, delicata e sensuale la seconda. Della prima scoprii che era una valida combattente, rimasta coinvolta in una azione che ha cambiato il corso della propria esistenza; una esperienza che l'aveva resa schiva e taciturna. L'altra la conoscevo di vista; certamente piu' loquace, aveva fatto di questa sua capacita' di espressione la propria fonte di sussistenza, visto che si guadagnava da vivere scrivendo racconti e esprimendo le sue doti artistiche in altri modi. Notai che la artista mi studiava con lo sguardo; non mi scomposi piu' di tanto: ero ben conscio del fatto che la mia statura ed il corpo ben modellato da sana attivita' all'aperto non passavano inosservati. Poi mi resi conto che in quel periodo di grande precarieta' affettiva un diversivo sarebbe stato salutare, cosi' buttai li' qualche frase di circostanza per tenere vivo il dialogo. Liberato da quei preziosi legami inibitori che di solito contribuiscono a tenermi fuori dai guai, quando non bevo, lasciai che la mia lingua si esprimesse senza riserve, e mi resi conto che le velate allusioni e profferte acquisivano sempre piu consistenza. Prevedibile.! Il mio comportamento venne classificato come prevedibile dalla bella artista, e cio' mi fece comprendere qual era il grado di esperienza che lei poteva vantare in fatto di relazioni pubbliche e private, e cio' mi diede uno sprone ulteriore: come esimersi dal tentare un contatto con una creatura dotata di un bagaglio esperienziale di tale portata? L'incantesimo del momento sembrava infranto quando lei dichiaro' improvvisamente di non poter restare oltre. Naturalmente mi offrii di accompagnarla per un tratto del percorso che prevedeva una lunga camminata in aperta campagna. Lei accetto', cosi' ci congedammo dall'amazzone che non sembrava nemmeno contrariata di essere lasciata sola in compagnia del suo boccale di birra ad inseguire con la mente pensieri di giorni lontani ricchi di entusiasmo ormai sepolti nel passato. Uscendo dal villaggio parlammo dei suoi racconti, delle eroine che li popolavano e dell'effetto che tali racconti avevano sui lettori. Incidentalmente mi chiese della mia compagna: era da tempo che non la vedeva. Le risposi che era indaffaratissima nelle mille iniziative delle quali si era fatta promotrice.tanto indaffarata da non ritenere piu' interessante un rapporto affettivo col suo esploratore. Lei mi guardo' stupita. -Il vostro amore sembrava inossidabile- mi disse con una punta di amarezza. Replicai di averlo creduto anch'io, ma quando esiste un divario troppo grande tra i caratteri dei due partners, la cosa viene a galla, prima o poi.a lei spetta il merito di averne preso coscienza. Quando la donna si rese conto di aver risvegliato in me tutta una folla di pensieri sconfortanti, si affretto' a cambiare argomento, adducendo al sopraggiungere di nubi temporalesche minacciose che avrebbero ben presto coperto la luna che aveva rischiarato il nostro cammino fino a quel momento.Le prime gocce non si fecero attendere. Prima che la furia della pioggia scrosciante ci rendesse zuppi, le proposi di raggiungere di corsa un piccolo fienile che ero certo fosse stato costruito a poca distanza. Lei aderi' di buon grado. Quando raggiungemmo il fienile ansanti e sudati sembrava cosi' "prevedibile" che io cercassi conforto tra le sue esili braccia, che lei stava gia' pensando ad uno stratagemma per evitare di giocare il ruolo del rimpiazzo che generosamente si presta. Invece non accadde nulla. La pioggia e la corsa mi avevano rischiarato la mente, e l'alcool che scorreva ancora nelle mie vene aveva ormai perduto l'effetto magico che sapeva produrre. Mi voltai verso l'uscio cercando di valutare l'intensita' alla quale era giunto il temporale, nel tentativo di determinare quanto a lungo la sorte ci avrebbe tenuto ancora insieme in quello spazio angusto. Stavo tentando disperatamente di uscire da una esperienza ricca di momenti intensissimi, ma dal finale tragico. Sarebbe stato da pazzi rischiare di impelagarsi in un'altra storia dall'esito incerto. L'artista non era certa se sentirsi sollevata dall'inattesa piega che avevano preso gli eventi, o esserne delusa. Ad ogni modo la cosa si era risolta da se; tanto valeva mettersi comoda e aspettare che il temporale cessasse. Nel tentativo di prepararsi un giaciglio, all'improvviso fu percossa da un dolore lancinante che le tolse il respiro. Dopo aver gridato comincio' ad imprecare a denti stretti, impossibilitata a fare qualsiasi movimento che non le provocasse fitte alla regione lombare. Sulle prime pensavo fosse stata morsa da una tarantola, poi esclusi l'ipotesi, conscio del fatto che a quelle latitudini non ne vivevano. Nel buio piu' assoluto tentai di stabilire un contatto verbale, ma lei continuava a lamentarsi adducendo all'impossibilita' di mutare posizione. Quando la aiutai con delicatezza estrema ad adagiarsi, e appresi qualche particolare sulla dinamica dell'incidente, mi fu subito chiaro che non poteva trattarsi che di una forma di lombalgia acuta comunemente nota col nome di "colpo della strega". Conoscevo il problema per averlo vissuto gia' due volte in prima persona. La prima volta ricordo che dopo una intera giornata di immobilita' assoluta cominciai lentamente a riattivare la muscolatura lombare con grande circospezione, ma che il dolore persistette almeno per una settimana. La seconda volta fui piu' fortunato: quando accadde mi portarono da una specie di terapista, che mi mise a posto nell'arco di un'ora. Fui cosi' entusiasta del fatto che ero insperatamente libero di effettuare movimenti entro un tempo cosi' breve, che pretesi che mi spiegasse tutto sul problema e sulle soluzioni da adottare. Mentre ne parlavo con la donna distesa sul giaciglio di fieno che avevo preparato per lei, un barlume di speranza si fece strada nella sua mente: libera di muoversi come prima nell'arco di un'ora.le sembrava impossibile. Cosi' si dichiaro' subito disposta a subire il trattamento. Ormai il temporale era cessato del tutto, e le nubi si diradavano progressivamente al punto che timidi raggi lunari penetravano l'oscurita' del fienile trovando un passaggio attraverso l'uscio senza imposte. Con attenzione esaminai la zona lombare scoperta della fanciulla, comprimendo leggermente la muscolatura intrinseca della colonna vertebrale, e quella piu' estesa delle fasce lombari in cerca della zona di contrazione. Mentre esploravo cercando di fare appello a tutta la sensibilita' che i miei polpastrelli erano in grado di sviluppare, individuai il punto esatto e cominciai con un paziente e meticoloso lavoro di drenaggio sanguigno per riattivare la circolazione ed eliminare i depositi di tossine che causano la permanente contrattura muscolare. E mentre operavo su quella carne soda mi prodigavo a renderla consapevole di cio' che stava accadendo, in modo che lei contribuisse a rilassare la zona in maniera attiva, concentrandosi su di essa. Questo lavoro di coppia diede ben presto i risultati attesi. La muscolatura intervertebrale cosi' ammorbidita smise di agire sul foro d'uscita del nervo spinale, il quale non piu' compresso smise di reagire innescando il sintomo del dolore. Ma prima di potersi rialzare era importante che lei facesse con grande prudenza qualche movimento piu' ampio per evitare che il problema si ripresentasse a breve. L'esercizio piu' indicato era l'inarcamento in avanti e all'indietro della zona lombare in quadrupedia, sotto l'attento controllo del terapeuta. Il termine tecnico non le era chiaro, cosi' le spiegai che avrebbe dovuto fare come il gatto che strizza al risveglio stando sulle quattro zampe , chiamando in causa tutta la mobilita' della sua colonna vertebrale, mentre io continuavo a tenerle le mani sui lombi per evitare movimenti pericolosi. La grazia felina della donna si mostro' allora in tutta la sua evidenza, mentre si adoperava in quei movimenti conturbanti che gradualmente si facevano sempre piu' ampi. Ormai sembrava che il problema fosse stato brillantemente risolto. Resasene conto, l'artista , mentre ancora si prodigava nelle proprie contorsioni, dichiaro' di detestare l'idea di sentirsi in debito con chicchessia, per cui avrei potuto chiederle qualcosa in cambio del trattamento appena ricevuto. -Non saprei- le risposi di primo acchito, mentre mi stavo gia' lasciando coinvolgere dal suo ansito sempre piu' sostenuto -Saresti disposta a prendere in considerazione anche una richiesta prevedibile?- aggiunsi infine. -Prevedibilissima - rispose lei in un soffio. Ormai la luna occhieggiava dal pertugio ricavato nella parete del fienile in tutta la sua luminosita'. I raggi argentei carezzavano quella pelle sconosciuta e disponibile, palesando fremiti di evidente natura. -Prenderti da dietro: ecco cosa mi andrebbe in questo momento!- esclamai infine ormai conscio della insensatezza di opporsi al richiamo della natura. -Concesso, esploratore: armati del tuo brando e imbocca il sentiero ignoto... quello giusto, mi raccomando, se non vuoi che te lo tagli!-disse lei abbozzando un mezzo sorriso. -Lascero' che la tua mano mi guidi - replicai liberandomi degli indumenti che cominciavano a farsi stretti. Quando il mio pene turgido tocco' i suoi glutei lei lo afferro' con una mano e ne valuto' dimensioni e rigidita'. Poi compiaciuta mi guido' all'imboccatura della "via giusta", mentre io ebbi modo di notare con sorpresa che le sue grandi e piccole labbra gia' grondavano umore. Dovevo aver sbagliato qualcosa nel trattamento... effetti collaterali di quel tipo mi giungevano totalmente nuovi! Quando lei si senti' penetrare lentamente e gradualmente fino a che la mia sinfisi pubica non arrivo' a comprimere il suo perineo, mi disse sospirando che non aveva mai pensato che un "colpo della strega" avrebbe potuto portare a sviluppi cosi' interessanti. Questa suo commento mi distolse dalla piena partecipazione all'atto. -Colpo.della.strega!- Mentre il mio corpo aveva preso a muoversi meccanicamente, la mia mente volava altrove, dapprima divertita dall'ironia della cosa, poi incupita dal ricordo degli ultimi eventi. La strega che non riuscivo a togliermi dalla testa continuava a monopolizzare la mia mente. Quanti ricordi di notti infuocate. Ecco: illuminata dalla luna, vista di spalle sembrava quasi fosse lei, quelle rare volte che accettava di farsi possedere in quella posizione. Quante battaglie combattute nel letto di casa sua .ed ora era tutto finito.lei si comportava come se avesse dimenticato tutto.! I miei movimenti si facevano sempre piu' energici, e la cosa non dispiacque all'avvenente artista. Lei si sentiva altamente ispirata quella notte, e riusci' a toccare l'apice diverse volte, prima di rendersi conto che qualcosa non andava. Il ritmo che le imponevo diventava sempre piu' incalzante, ma non sapeva che era semplicemente guidato dal mio desiderio di trafiggere, di recare dolore alla donna per la quale il mio cuore ancora sanguinava .La donna che, ignara, l'artista stava impersonando ai miei occhi ormai accecati dalla rabbia e dalla frustrazione. Quando il dolore comincio' a sostituirsi al piacere, lei mi chiese di calmarmi, mentre le mie mani ancorate alle sue creste iliache continuavano a fornirmi il punto di appoggio per quello sfogo di risentimento compresso da troppo tempo. Notando che il suo appello restava inascoltato, si libero' con uno scatto colpendomi dove fa piu' male. Il dolore mi riporto' alla realta', e il mio rammarico alla vista dell'espressione interrogativa dei suoi grandi occhi fu grande quando mi resi conto di aver completamente perso il controllo. Balbettai qualche parola di scusa mentre lei analizzava la mia espressione sconvolta e le mie guance rigate da lacrime di rabbia. -Calmati- mi disse accarezzandomi il viso mentre il suo seno sfiorava il mio petto madido di sudore -e sdraiati qui- continuo' intuendo cosa avesse scatenato la mia furia. -Adesso facciamo a modo mio- disse infine sfoderando uno dei sorrisi piu' dolci che abbia mai visto. Poi comincio' delicatamente a baciarmi il pene che nel frattempo aveva perso di rigidita', e se lo introdusse in bocca suscitando in me sensazioni quasi dimenticate. Quando il mio membro torno' in piena forma prese lentamente a cavalcarmi , chinandosi di tanto in tanto per baciarmi le labbra e farsi baciare quei seni incantevoli per forma, proporzioni e consistenza. Ero talmente appagato da quella visione da non aver piu' bisogno di riesumare fantasmi del passato. Il presente poteva essere cosi' bello!
Mi sembra di vederla ancora oggi ondeggiare su di me, avanti e indietro, come su una giostra da sogno, sorridermi mentre si lascia accarezzare, dolcissima come nessun'altra. Mi sembra di vederla ancora mentre sull'uscio di casa sua mi congedo da lei dandole un ultimo tenero bacio sulle labbra, e le chiedo se tutto cio' avra' un seguito. E mi sembra di sentirla ancora rispondere -Chissą!-
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