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Piccola parentesi d'amore
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Titolo:
Piccola parentesi d'amore |
Autore:
Justine |
Contatto:
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Racconto
n° 595 |
Altri
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Esiste un detto. Se qualcosa è veramente tuo, torna sempre da te. A distanza di tempo dal mio tribolato percorso universitario, quando oramai "quasi"non me ne ricordavo nemmeno più, il passato tornò a bussare alla mia porta. O meglio. Il passato, placidamente seduto su una delle poltrone di mia madre stava sorseggiando un Gin Tonic. Entrando incrociai il suo sguardo. Incredula,un alieno seduto in salotto mi avrebbe sorpreso di meno, lo riconobbi all'istante. Dalla risata maliziosa che vidi lampeggiare dietro le iridi azzurro mare, capii che anche lui mi aveva riconosciuta. La magia del caso. Il potere del destino. La teoria del caos. Mi sentivo la sciocca protagonista di un melenso film americano tipo"Serendipity". "Ecco la mia bambina.." disse mia madre abbracciandomi. Non ridete per piacere. Non si è mai tolta il vizio di chiamarmi così. Ma in quel momento, giuro, non me la sarei presa neppure se mi avesse chiamato scriciolina o toponzola, tanta era la gioia di rivedere la mia perduta fantasia. Cercando di darmi un contegno, dissimulando la sorpresa e la felicità che rischiava di farmi sobbalzare ritmicamente il petto a causa degli acceleratissimi battiti cardiaci, gli porsi la mano. Una mano tutta sudata ed appiccicosa ovviamente. A questo mondo, volendo, si può dissimulare qualsiasi cosa. Ma le emozioni autentiche..quelle non puoi tenerle a freno mai. Passammo la serata a rincorrerci con gli sguardi, ad arrossire, a parlare contemporaneamente per poi ripiombare nell'assoluto mutismo, improvvisamente dominati entrambi (non mi domandate la ragione, neppure io la comprendo) da un'inspiegabile ed improvvisa, quanto fuori luogo, esageratissima timidezza dell'ultim'ora. C'è qualcosa di estremamente beffardo in una vita che ti coinvolge, con la naturalezza di un veterano, in situazioni di estrema scabrosità e che poi.. inspiegabilmente ti rende debole e totalmente insicuro nell'unica occasione importante che ti capita nell'unica cosa che avresti realmente desiderato, se solo avessi potuto scegliere in ogni dettaglio l'uomo o la donna dei tuoi sogni.. La serata, in conseguenza dei rispettivi atteggiamenti portati all'estremo limite dell'ermetismo, finì con entrambi palesemente di pessimo umore, per la totale incapacità di comunicazione. Decisamente, ed il sentimento era palesemente ricambiato, lo odiavo. Non capiva niente. Leggevo nel suo sguardo, improvvisamente gelido, che ero una stronza. Testa di cazzo. Ma la situazione, in fondo, non doveva preoccupare nessuno dei due. Infatti la serata era stata combinata di proposito dalla mia geniale madre per presentarmi colui con il quale avrei in futuro condiviso il mio nuovo studio di libera professionista. Saremmo stati indissolubilmente uniti. Nel bene e nel male. Cara mammina. come farei se tu non cercassi di programmare in anticipo ogni aspetto della mia vita.. Ma .sebbene di pessimo umore mi sentivo magica. Qualcosa di intermedio fra Cenerentola e La bella addormentata nel bosco. Andai a letto con la convinzione che il mio angelo custode sarebbe improvvisamente apparso, per indicarmi la giusta via verso il mio principe Azzurro.. Interpretai il piano di mia madre come un segno del destino.
Segni del destino e magie a parte, non riuscivamo a metterci d'accordo su niente. Neppure sulla carta intestata. Quando io proponevo A per compiacere il suo ego supermaschilista vecchio stampo, lui solo per farmi rabbia, riproponeva B, ovvero la proposta che poc'anzi avevo fatto io ma che poi avevo scartato per accontentarlo... Insomma un gran casino. L'avrei volentieri aspettato in un portone, di notte ,con un tubo di ferro in mano. No, meglio una mazza ferrata. Un giorno, in procinto di scendere al bar per bere un caffè, azzardai. Sbirciando dalla porta della sua stanza esclamai in un tono neutro "Scendo a prendere un caffè. Posso offrirti qualcosa?" Apparve sulla soglia. Beffardo e sogghignante mi guardò con superiorità mentre con aria di sufficienza rispondeva: "Non sia mai che io mi faccia pagare qualcosa da una donna." Cavargli gli occhi, ecco cosa avrei voluto fare in quel momento. Ma non feci nulla. Voltandogli il culo inferocita, me ne andai al bar dove con incommensurabile sorpresa della barista ordinai una grappa che trangugiai d'un fiato. E che rivomitai con gran rumore dieci minuti dopo, nel bagno dello studio. Che era per intenderci.. la stanza attigua alla sua. Tanto per fare una buona impressione. E così fra incomprensioni di vario genere (se le raccontassi tutte diventerebbe un romanzo più lungo di Guerra e Pace..) passarono venti mesi, senza che nulla cambiasse mai, senza novità, venti mesi di grigiore e livore nei quali cominciai ad autoconvincermi che il tipo in realtà non mi si era mai filato per niente. Sguardi? Quali sguardi? Quelli che subito distoglieva appena io lo intercettavo? Telefonate? Quali?Quelle che mi faceva domandando stupidi numeri di fax che sicuramente conosceva a memoria? O quelle inconsistenti e sciocche lungaggini telefoniche per spiegarmi qualche semplice concetto teorico che io conoscevo già? E la gelosia? Praticamente inesistente. Un soggetto talmente insensibile e viscido da non aver alcun ritegno nel confidarmi (caro, proprio alle tue confidenze anelavo, più di ogni altra cosa....) che si sarebbe fatto buona parte delle mie colleghe compresa una mia carissima amica. Anzi quella più di tutte. Un bel giro in giostra. Per espressa definizione. Vaffanculo. E così lasciai perdere. Disertai lo studio per diverso tempo usandolo come rimpiazzo professionale. Finchè una sera, involontariamente, ci ritrovammo allo stesso noiosissimo seminario. In quattro.
Se io come accompagnatore avevo un uomo di età media, palese che fosse un collega, la signorina che stava al suo fianco sembrava appena uscita dalla scuola dell'obbligo. Secca come un'acciuga. Il suo ideale di donna. L'opposto di me. Pedofilo. Mi ricordai vari racconti dei suoi viaggi in oriente. Maiale. Senonchè, il maniaco sessuale ci vide. Sbracciandosi nella mia direzione, resosi conto che non lo degnavo della benché minima considerazione, si avvicinò trascinando per un braccio la biondina rinsecchita. "Ciao..Che sorpresa vederti qui..come stai? Tuo padre mi aveva detto che sei stata ammalata.." Mio padre. Il mio sostenitore occulto di palle intergalattiche. Sorvolai, sorridendo come la maschera funeraria di Tuthankhamon. "Ti presento mia sorella Cristina.." Il mio sorriso vacillò. Ma non cambiava nulla. Era un porco, ugualmente. Un porco insensibile. Il suino prese posto, non invitato, proprio accanto a me. Fu durante la proiezione di una serie di noiosissime diapositive che sentii la sua mano calda sfiorare la mia. Pensai ad un contatto casuale, ma la mano tornò, afferrandomi il mignolo con due dita. Rimasi ferma, assaporando quel contatto così lungamente desiderato, senza nemmeno respirare, il cuore impazzito ed un tepore ingovernabile che si dipanava dall'interno del petto. Ero felice. La mano risalì intrecciandosi con la mia, accarezzandola delicatamente, trasmettendomi un calore mai provato prima. Restituii la carezza, rendendomi improvvisamente conto di quanto amassi quell'uomo, di quanto tempo lo avessi aspettato, di quanto l'intero mio essere desiderasse fondersi con lui. E per la prima volta in vita mia, guardandolo negli occhi, mentre incurante del mondo intorno a noi, mi baciava delicatamente la mano, capii che anche per lui assurdamente era stato lo stesso.
Terminata la serata, a casa, oramai in procinto di andare a dormire, sentii suonare il campanello d'ingresso. Non domandai chi era. Aprii e basta. Vestito con lo stesso abito semi-serio della serata,con un lieve sorriso imbarazzato sul volto, entrò in casa senza parlare. Mi baciò. Delicatamente dapprima, poi insinuando la sua lingua con sempre maggiore voracità in cerca della mia. Una mano salì sotto la T- shirt in cerca del seno. Ricambiando il bacio gli tolsi giacca e camicia. Sentendo l'intero mio corpo improvvisamente bollire mi strinsi al suo petto nudo strofinando i capezzoli induriti contro i suoi. Accarezzandogli l'erezione nei pantaloni mi abbassai per prenderlo in bocca. "aspetta ."mi rialzò sospingendomi dolcemente verso il letto. Allargandomi le cosce cominciò a leccarne l'interno, salendo progressivamente, in un crescendo di sensazioni ed emozioni, per me mai provate prima di allora. Succhiando e mordicchiando la clitoride, mi infilò un dito nell'ano umido della sua lingua. Ritmicamente stimolata venni riempiendogli la bocca del mio umore caldo e trasparente . In un lungo bacio appassionato me lo restituì, giocando con l'intima sostanza. Sdraiandosi su un fianco mi attirò verso la patta oramai aperta. "Succhiamelo.." l'ordine impellente dettato a fil di voce, fu accentuato dalla mano che premette con forza sulla mia nuca. Assaporando l'intimo aroma ferroso inghiottii il suo cazzo al limite del possibile, stimolandolo ad ogni risalita con lunghe leccate sul frenulo. Ad ogni suo sospiro di piacere sentivo la voglia riaccendersi inappagata dall'orgasmo d'esordio. Passai la lingua dalla punta alla base, scivolando più giù verso il suo ano. Infilai un dito, poi un altro senza udire proteste, solo sospiri di piacere. Muovendo le dita lentamente ricominciai a succhiarlo, godendo degli spasmi che lo facevano scattare incontrollato. Mi allungai verso il comodino in cerca del vibratore piccolo. Lo lubrificai bagnandolo con la saliva. La lieve resistenza che offrì inizialmente fu presto superata. Delicatamente cominciai a stimolargli la ghiandola prostatica. L'erezione nella mia bocca sembrò impazzire. I sospiri erano oramai divenuti singhiozzi di dolce follia. Senza lasciarlo gli premetti la mia fica sul volto godendo in impetuose ondate dell'immediato e potente orgasmo subentrato al solo contatto con la sua lingua. Urlando il suo piacere fra le mie cosce bagnate, mi riempì la bocca del suo sapore amarognolo. Deglutii. Tremante mi attirò verso la sua bocca, cercando traccia di sé fra le mie labbra. Non trovandone insinuò la lingua più in profondità intrecciandola con la mia, mentre incredibilmente, l'erezione stava ritornando. Succhiandomi i seni stavolta si sdraiò sopra di me. Inarcando la schiena per agevolarlo nella manovra provai un tuffo al cuore sentendolo penetrare all'interno del mio corpo. Scivolando in me sospirò un "ti amo" a fior di labbra. Pazza di gioia lo strinsi a me, mentre una piccola lacrima mi scivolò lungo la guancia sudata. E poi fu solo bello. Un sospiro unico fra le nostre labbra unite che sussurravano tutto l'amore, sigillati l'uno nell'altra, finchè l'estasi non ci colse entrambi nel medesimo istante. Fu molto più tardi che ricominciammo di nuovo. E poi ..di nuovo. E.di nuovo. L'indomani in studio non ci sarebbe andato nessuno. Anzi nessuno ci andò più.. per un'intera settimana
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