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L'eterna notte di Otello
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Titolo:
L'eterna notte di Otello |
Autore:
Mylady |
Contatto:
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Racconto
n° 599 |
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"L'inferno e la notte porteranno alla luce questo parto mostruoso." "Difendetevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che odia il cibo di cui si pasce". "ma essere espropriato, o tenerla soltanto come una cisterna in cui luridi rospi si accoppiano e si riproducono. La rassegnazione cambia qui di colore. Tu, cherubino dalle labbra di rose, qui assumi una sembianza truce come l'inferno!"
Nel buio del palco i versi si propagavano vibranti. L'atmosfera era come sospesa: con il suo cavaliere in quel magnifico teatro di Venezia, Ambra si lasciava catturare dalla manifestazione del cuore disperato di Otello. Stregata, aveva l'impressione di sentire sulla pelle come aghi pungenti quelle parole... le sembrava che il palco, le stesse mura trasudassero l'incipiente pazzia del moro geloso, e avidamente ne beveva ogni frase, ogni singolo gesto. "Ti piace?" Un soffio, come una carezza amplificò quell'universo. La voce era calda e suadente, come sempre. Dolce suono, una voce di velluto, spessa e morbida. Non ricordava se glielo avesse mai detto. Lo guardò, per tutta risposta. Un lieve bacio le sfiorò l'orecchio, "Ne sono felice." L'alito gradevole. Mai quella voce le era sembrata così bella. Ne catturò la nota lievemente rauca che riconosceva essere preludio a un seguito carico di sensuali promesse. Un brivido le percorse la spina dorsale, e la colse ormai vinta. Percepiva distintamente il suo profumo: le colmava le nari, la muoveva, spinta soltanto da un animalesco istinto di ricerca, ad annusare, ad inspirare profondamente l'aria gravida della sua presenza inebriante. Desiderava fin dentro le viscere, incontrollabilmente, il magnetico effluvio del suo corpo di marmo e seta. "Mmm buono". Gli posò dolcemente le labbra sul collo. Il cavaliere rise sommessamente, come faceva ogni volta che la sentiva respirare il suo odore, e le baciò la mano. "Sei molto elegante stasera." incalzò. Un breve sussulto la scosse: aveva percepito chiaramente la lingua di lui farsi strada, maliziosa, tra le dita. Sentiva il ronzio del sangue che le pulsava prepotente nelle vene, fu scagliata in un attimo nel vortice di un'attesa eccitata, febbrile e languida allo stesso tempo. Lo sentì posare le loro mani intrecciate sulla propria coscia, e spingerle lentamente le dita verso il punto più sensibile del proprio piacere, già svettante contro la stoffa leggera che lo nascondeva ai suoi occhi voraci. E piano, piano, iniziò ad accarezzarlo, sfiorando leggera i pantaloni, ritirando poi lasciando cadere le dita contro il suo pene eretto. Voleva farlo impazzire, voleva prolungare l'attesa fino al parossismo, avvolgerlo in un turbine di lussuria. Sapeva quello che gli piaceva, e quella magica sera, di nuovo, glielo avrebbe regalato. "Hai perso la prima goccia, tesoro". La voce era profonda, era un bacio anch'essa che si posava sul suo orecchio, promessa e richiesta di un più ardito incontro di corpi. Uno sguardo da quegli occhi di fuoco, scuri come l'ebano, occhi persi in un labirinto di sensi, e lei si chinò, piano, a baciare quello che prima aveva soltanto indovinato attraverso il tatto. Ne aspirò ingorda l'acre odore di eccitazione e piacere, ne percorse piano con le labbra socchiuse la pelle di seta, ne catturò, prima di accoglierlo completamente nel morbido nido della bocca, le gocce di miele e mare che stillavano dalla sua eccitazione. Lentamente, delicatamente, posò le dita sulla base del sesso, e in quella carezza aprì completamente le labbra nella promessa di un bacio lungo e operoso, pazientemente teso verso la cattura dell'intimo finale dono attraverso cui avrebbe ancora gustato il dolce sapore del loro incontro. Intanto sentiva le meravigliose mani di lui accarezzarle i capelli, volare sul suo collo per poi spingersi lungo la schiena e scivolare giù, giù, fin sotto l'orlo della gonna. Le avvertì frugare bramose dentro le mutandine, e iniziare a percorrere, sapienti, il profilo delle labbra roride, ormai immerse in un sapido mare in cui le dita navigavano su e giù, si addentravano nei meandri nascosti e più ricettivi della sua femminilità, soffermandosi laddove un brivido lasciava indovinare un segreto e più urgente piacere, assillavano ogni piega, sfioravano ogni fibra, suonavano ogni corda della sua arpa, che vibrava, sotto il suo tocco deciso. "Vieni, vieni insieme a me mylord." Ambra si staccò un momento, solo per sussurrargli l'appuntamento in cui si sarebbero incontrati in un altro universo, dove lei già era avviata, poi tornò assetata verso l'oggetto delle sue cure, obbedendo alla leggera pressione che ve la sospingeva. Ecco. Improvvisamente sentì montare l'onda. Impossibile ormai da domare, cresceva, saliva violenta, costringendola ad un atavico movimento ritmico, impellente, sempre più ampio e veloce, in piena sincronia con la danza della sua bocca. Avrebbe voluto urlare nell'ultima fiamma di piacere mentre stringeva le labbra contro la seta della pelle di lui e ne riceveva, finalmente, il tributo sulla lingua golosa. Attese, paziente, che si calmasse il fremito che scuoteva il suo uomo, muovendosi sempre più lenta, più lieve, più dolce, fermandosi infine ad assaporare il compimento di quel complice amplesso. Avevano offerto ad uno dei più nobili scrigni del sentimento umano la realizzazione di una nuova unione: come da secoli, un'astratta rappresentazione di bruciante desiderio aveva ricevuto vita, realizzata in un gesto vero, riempita dall'alito di respiri impazienti che le avevano instillato una nuova anima. I due, ancora scossi, sapevano intimamente che questi versi avrebbero resistito al tempo e all'oblio grazie anche al loro vivo tributo, ed emozionati ricevettero l'applauso finale come fosse tutto per loro.
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