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Master Devil
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Titolo: Master Devil
Autore: Pat e Stefy
Contatto:
Racconto n° 607
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Quando il telefono squillò guardai l'orologio: erano già le 18, stava passando un'altra insolitamente calda giornata di fine Settembre; avrebbe dovuto essere quello, per me e Claudia, un tranquillo periodo passato nell'appartamento in una palazzina sul mare, unici inquilini, per finire di scrivere il nostro ultimo racconto
Cercavamo, volevamo mare, sole, passeggiate sulla spiaggia, qualche pranzetto a base di pesce, fare all'amore, scrivere, leggere e scrivere ancora.
Invece...... invece finimmo dentro una vicenda tremenda, ne uscimmo consapevoli di aver avuto fortuna, e molta anche, considerato la nostra imprudenza, avevamo corso il rischio di pagare caro un nostro eccesso di fiducia, una grossa e stupida ingenuità.
Al telefono sentii la calda e piacevole voce della nostra amica Sonia, appena rientrata aveva trovato il messaggio in segreteria e ci aveva subito richiamati:
"Ciao Paolo, oh, sono io, ho sentito la segreteria, cos'è successo? state bene?"-
Mi sfuggì un lieve sorriso "oh sono io" era il sistema preferito da Sonia per iniziare una telefonata, inserii il viva voce e risposi: "Ciao Sonia, si ora si"
Claudia si avvicinò un attimo ed aggiunse: "Ehi bella, ora va tutto bene, ma senti, abbiamo bisogno di parlarti, anzi di vederti"
La nostra amica rimase un attimo in silenzio poi chiese: "Ho capito che v'è successo qualche cosa, sono qui, ma cosa..? "
La paura, la tensione avevano lasciato il posto in noi a tanta rabbia, amarezza, umiliazione ed anche un po' di vergogna, cercai di parlarne: "Sonia forse alcune cose potrai leggerle domani sui giornali, abbiamo chiesto, premuto perché mantenessero molta riservatezza ... speriamo, comunque appena possibile vorremmo incontrarti"
Sonia: "Oh Dio mi spaventate, che mai... va beh scusa Paolo OK, guarda io potrei venire li anche adesso, trenta minuti, tre quarti d'ora di auto e sono da voi, anzi potrei farmi accompagnare da Marco, vi vedrebbe volentieri"
"Marco? questa sera ? forse è meglio di no, aspetta"- mi affrettai a rispondere, poi mi girai verso Claudia, era tornata vicino al divano e stava versando una tazza di the ad Azir; esaminò premurosamente la medicazione che l'uomo portava sul braccio sinistro, poi si volse e mi guardò.
Tutti e due osservammo l'uomo comodamente seduto sul divano, alto, sulla sessantina, di colore, fisico ancora robusto, asciutto chiaramente abituato a lavori pesanti, completamente calvo, sorrise evidenziando una fila di denti bianchissimi ma gli occhi rilevarono un barlume forse di preoccupazione.. anzi direi più, di delusione, nello sguardo appariva un velo di tristezza.
Ci fissammo in silenzio per qualche istante. Sonia ebbe appena il tempo di pronunciare un: "Oh siete ancora li?"- che Claudia dopo aver guardato ancora una volta Azir sorrise, scosse leggermente il capo e disse ad alta voce: "Meglio domani sera, anzi veniamo noi da te"-
Ripetei la frase a Sonia aggiungendo: "Si meglio, vogliamo lasciare questo posto, domani rientriamo in città, se potessimo passare in serata dal tuo studio medico ....?
Sonia : "Certo non c'è problema, pensavo di iniziare le visite dopo questa settimana di ferie da lunedì, ma per voi un'eccezione la faccio sempre molto volentieri. Non capisco cosa vi sia successo, ma l'importante è che ora stiate bene, OK parleremo domani sera".
"Grazie Sonia" dissi io, come sempre sapevamo di poter trovare in lei un'amica comprensiva, pronta e disponibile, ci univa tutti e tre un forte rapporto affettivo che era stato anche molto, molto intimo, in particolare tra lei e Claudia.
Se c'era qualcuno a cui potevamo confidare quello che avevamo subito, trovando un'amica oltre che un buon medico, era sicuramente Sonia.
Claudia porse la zuccheriera ad Azir, venne vicino al telefono e salutò l'amica: "Ciao sei dolcissima come sempre... a domani sera. Ti bacio anch'io ciao"- e chiuse la comunicazione .
Poi si volse verso il nostro ospite, guardò me un attimo, le passai un braccio attorno alle spalle e ci avvicinammo ad Azir, Claudia si chinò davanti a lui, sorrise dolcemente e sfiorandogli un ginocchio con la mano disse: "Non ti preoccupare, questa sera stiamo con te, non la passi da solo"-
Annuii, se lo meritava e gliel'avevamo promesso, sapevamo di avere con lui un grosso debito di gratitudine; l'uomo aveva gli occhi lucidi, posò una delle sue grosse mani sulla spalla lasciata nuda dalla maglietta di Claudia, e con l'altra prese la mia mano destra, erano mani grandi e forti che rilevavano una vita di lavoro duro e pesante, ci sedemmo per un momento sul divano accanto a lui.
Il sole stava ormai tramontando scomparendo dietro all'orizzonte sul mare tingendo il cielo e l'acqua di splendide colorazioni, viola, rossicce, azzurre, blu, cominciammo a preparare la cena e la camera, per trascorrere quella calda serata di fine estate e la notte con lui .
Non sapevamo se e quanto ci sarebbe piaciuto farlo, ma sentivamo, volevamo dargli quello che aveva desiderato tanto, poi le nostre strade si sarebbero separate, non saremmo più tornati lì e probabilmente non l'avremmo più rivisto .
In cucina mentre eravamo intenti a preparare la cena per il nostro ospite che era rimasto in sala a guardare la Tv scambiammo qualche parola ricordando i fatti accaduti all'inizio della settimana, il giorno che eravamo arrivati in quell'appartamento.
Avevamo incontrato casualmente Azir nel pomeriggio, indossava un paio di vecchi pantaloni verdi di foggia militare ed una canottiera bianca, viveva in un garage e campava facendo lavoretti di manutenzione idraulica, edile e di imbiancatura nella zona.
Mentre lavorava alla sistemazione di un cancello della proprietà confinante, ci aveva guardato, osservato a lungo, con il suo sguardo penetrante poi si era avvicinato ed aveva voluto a tutti i costi aiutarci a scaricare dalla macchina i bagagli e la roba che ci eravamo portati dietro per quel soggiorno in un appartamento preso in affitto.
Aveva più volte ripetuto in un italiano piuttosto stentato frasi come: "Roba pesante, voi piccoli io forte, roba pesante, abituato" - rideva ed accompagnava le parole con il classico gesto teso a mostrare i muscoli del braccio destro.
Accettammo l'aiuto, lo ringraziammo allungandogli una trentina di euro, li prese solo dopo che acconsentimmo a fargli riparare una sedia a sdraio mezza rotta che stava sulla veranda della palazzina, un breve lavoretto che eseguì con chiodi e martello.
Effettivamente l'uomo pure se anziano era ancora forte, alto quasi uno e novanta, mentre noi con i nostri 162 - 165 centimetri potevamo più che giustamente essere definiti piccoli.
Ce lo ritrovammo di fronte il giorno dopo in spiaggia mentre prendevamo il sole, sdraiati sugli asciugamani, in un punto abbastanza isolato, si sedette sulla sabbia in mezzo a noi, fece un paio di commenti sui libri che stavamo leggendo e ci accorgemmo che ci fissava con una certa ostinazione e piacere molto evidenti.
Guardava i capelli biondi di Claudia, il suo corpo coperto solo da un bikini verde brillante, il seno, le gambe, mi accorsi che passava lo sguardo anche su di me, disse qualche cosa come: "Mhh così bianca, pelle" parlando accennò un paio di volte a toccarci a sfiorarci con le dita, ritraendo però subito le mani.
Poi dopo qualche minuto di silenzio indicò il tubetto della crema solare e ci propose di spalmarcelo sul corpo, rifiutammo subito sorridendo in modo molto imbarazzato e con un simultaneo: "No, no grazie"-
Si guardò attorno fissando per qualche istante il mare, la spiaggia praticamente deserta, si volse verso il sole proteggendosi gli occhi con la mano poi con un largo sorriso ci rivolse un invito: "Tempo matto è ancora caldo, tanto uff, venire nella mia baracca, vicino, beviamo, riposiamo, insieme eh.. dai"-
Lo fissammo più che altro sbalorditi poi lui aggiunse: "Dai, io solo, stare un poco con me" notammo che si stava visibilmente eccitando, ci sfiorò le braccia e le spalle con la punta delle dita.
Scattammo reagendo molto bruscamente respingendolo, deridendolo, insultandolo, umiliandolo, sarebbe bastato un rifiuto, certo netto, invece gli urlammo: "Ma tu che caz.. vuoi, ma guarda questo ma va a fan... ed altro"- poi ci scapparono anche parole, brutte, dure, atroci come: "Cosa, con te! proprio con un mezzo barbone, pezzente, sporco, puzzolente, un...."-
"Un negro"- terminò lui, si alzò in piedi e si allontanò camminando velocemente passandosi una mano davanti agli occhi forse per eliminare qualche lacrima.
Non lo incontrammo per un paio di giorni, poi ci successero quelle cose e.. e lui invece di ......
Il corso dei nostri ricordi fu interrotto dal suo apparire in cucina, Claudia sorrise ed annunciò: "Dai la cena è pronta"-
Mangiammo, bevemmo, più tardi sorseggiammo un liquore fresco, ghiacciato al limone sulla veranda immersi nella notte, ammirando la costa illuminata ed i fuochi d'artificio che salivano al cielo in lontananza con una ricca varietà di forme, luci e colori.
Azir posò il bicchiere e cominciò ad accarezzarci, sulle spalle, i fianchi, le braccia, ci infilò le sue mani grandi, calde, umide di sudore, sotto alle magliette passandocele lungo la schiena, davanti sul petto e facendole scivolare verso il basso, in mezzo alle gambe e dietro, sul sedere, infilandoci le sue grosse dita tra le natiche, procedeva con molta delicatezza stando attento a non farci male..
Restammo con le mani appoggiate alla ringhiera, ci sfiorò con le labbra prima sulle spalle, poi sul collo, dopo un attimo di esitazione ci alzammo sulla punta dei piedi e lo baciammo sulle guance e sul mento.
Eravamo soli, nel buio, cominciò a spogliarci, ci fece sfilare la maglietta, i pantaloncini corti e vincendo una nostra ultima leggera resistenza anche gli slip, restammo completamente nudi e ci prese lì, sulla veranda, inculò prima Claudia palpandole le tette con la mano sinistra, baciandole e leccandole la schiena.
Mentre con la mano destra prese ad accarezzarmi la schiena, scendendo sempre più giù ed infine mi penetrò con un dito.
Poi cambiò posizione e continuando con la mano sinistra ad accarezzare mia moglie, mi sodomizzò, mi prese il pene e mi masturbò, fu forte, duro, deciso ma anche molto dolce, godemmo, urlammo dal piacere.
Non c'era nessuno, ci sentivamo lontanissimi da tutto il resto, dal mondo intero, ci stava possedendo, eravamo suoi, dopo tanta paura, brutalità e violenza subite ci stavamo arrendendo consegnandoci a lui, alla sua voglia, al suo desiderio.
Ci stava prendendo ma con amore e dolcezza, ci sentivamo avvolti anche in una sorta di protezione.
Ad un tratto non potemmo non pensare che poteva capitare che passasse qualcuno, un'auto dalla strada, allora lo pregammo di fermarsi un attimo e di portarci in camera, il suo sguardo rilevò un lampo di contrarietà, Claudia sussurrò subito sorridendo: "Su non ti vogliamo respingere, solo che se ci vedono..... dai portaci dentro, facciamo tutto quello che vuoi."-
Gli occhi si rasserenarono subito, acconsentì, ci mise le mani sui fianchi ed entrammo in casa, si sdraiò sul letto, ci inginocchiammo e gli praticammo un rapporto orale, poi restammo tra le sue braccia per tutta la notte.
Alle prime luci del giorno, ci svegliammo lui probabilmente lo era già da parecchio, entrammo nella doccia, cominciammo ad insaponarlo su tutto il corpo, si eccitò nuovamente, ci fece appoggiare le mani contro alla parete della doccia.
Prese il sapone ed a sua volta ci insaponò delicatamente indugiando nelle nostre parti più intime poi ci inculò nuovamente mentre eravamo ancora sotto il getto dell'acqua, dopo questo ultimo amplesso uscimmo dalla doccia e restammo ancora con lui sdraiati sul letto per circa un'ora in completo silenzio tra le sue braccia.
Claudia osservò l'orologio, era ora di alzarci, di partire e tornare a casa, lo baciammo e gli servimmo la colazione, poco tempo dopo lasciammo quel posto, le ultime ore erano state dolci ma certo il ricordo della terribile esperienza vissuta tra quelle mura non ci avrebbe abbandonato per moltissimo tempo..
Abbiamo un ricordo dell'uomo che ci aveva salvato mentre ci salutava con un gesto della mano dal bordo della strada, eravamo contenti di avergli dato quello che aveva così voluto e desiderato ma sapevamo che non l'avremmo più rivisto.
La sera dopo, tornati in città ci recammo puntuali allo studio medico della nostra amica, come ci aveva promesso al telefono lo aveva aperto solo per noi ed ovviamente non c'era la segretaria.
Sonia una giovane donna sui 35 anni, un paio più di noi, alta, magra, una splendida chioma di capelli rossi, fisico sportivo, poteva vantare una discreta attività con buoni risultati in atletica leggera, laureata in medicina, da tre anni aveva aperto uno studio medico.
Ci accolse con calore e dalla sua espressione intuimmo che doveva avere visto le poche righe in cronaca locale pubblicate sul giornale, ci sedemmo davanti alla sua scrivania, la stanza era al buio l'unica luce accesa era quella della lampada da tavolo.
Lei rivolgendoci uno sguardo carico di affetto superò il momento di imbarazzo con alcune parole: "Ho letto tutto, deve essere stato molto brutto, erano ..."-
"In tre"- Confermò Claudia, io annuii.
Sonia: "Sul giornale si sono limitati a scrivere di una coppia aggredita, sequestrata , accennano a violenze generiche, salvati all'ultimo momento...."-
"Già, c'è mancato poco, siamo stati molto fortunati"- ribattei
Claudia: "E' stato terribile, ci hanno preso, tenuto prigionieri e..-"
Sonia: "Vi hanno seviziato e violentato, cioè intendo, tutti e due "-
Annuimmo, Claudia era sul punto di piangere ed anch'io non lo ero molto distante, avvertivo disperazione e l'impotenza di non aver potuto fare niente per proteggerla, salvarla, evitarle quella tremenda esperienza ed aver invece anch'io dovuto subire.... cercai di non pensarci ed aggiunsi: "E poteva finire molto peggio se..... "-
Sonia: "Su coraggio ora è passata, dopo la denuncia e l'arresto di quei tipi vi avranno già fatto dei controlli vero, diciamo tutta la procedura insomma?"
Confermammo e lei continuò: "Comunque venite che ora vi visito per bene poi naturalmente farete altri controlli, esami del sangue, urine, tutte cose purtroppo indispensabili, dopo la visita comunque mi raccontate tutto con calma -"
Annuimmo, lei accese la scialitica posta accanto al lettino da visita, cominciammo a spogliarci, con la mente non potei non tornare al ricordo di quante volte con lei lo avevamo fatto in occasioni molto, molto più piacevoli.
Osservandola mentre visitava Claudia, controllava, toccava, palpava il suo corpo nudo, pur con un contegno perfettamente professionale compresi che anche lei non riusciva a sfuggire al ricordo delle tante occasioni dolci, eccitanti e bollenti che avevamo vissuto insieme.
Finita la visita ci rivestimmo ed iniziammo a raccontare, non fu semplice ma dopo qualche esitazione ci sbloccammo e riuscimmo a narrargli tutta la vicenda: ci aiutò non poco la sua capacità di comprensione, il rapporto che avevamo con lei e l'atmosfera molto raccolta che aveva preparato nella stanza.

Iniziai il racconto della vicenda
Come del resto ben sai Sonia, le dissi, da alcuni anni ci siamo messi a scrivere per Hobby racconti di fantasia di vario genere con anche qualche risultato abbastanza gratificante, negli ultimi tempi siamo passati ad un genere erotico anche decisamente molto spinto, violento.
Possiamo confessare che scrivere questo genere di storie era stato divertente, stuzzicante, trasgressivo, avevamo trovato su Internet alcuni siti che accettavano questo tipo di narrativa ed un paio di elaborati erano anche stati pubblicati.
Ai lettori era data anche la possibilità di inviare commenti, suggerimenti, osservazioni direttamente all'e-mail dell'autore e questo rendeva la cosa ancora più stimolante ed interessante.
Per circa otto o nove mesi tutto procedette tranquillamente poi dopo una pubblicazione su un sito nuovo, molto particolare, ricevemmo un commento da un tizio che si presentava con l'username Master Devil si dichiarava molto entusiasta del racconto letto, colpito ed impressionato.
Diceva che avrebbe tanto voluto conoscerci e passare con noi qualcuno di quei momenti così eccitanti, vivere alcune di queste esperienze, "divertirsi" con noi scriveva testualmente, "avervi" ripeteva, vedere, toccare, possedere i vostri corpi nudi arrivava a dire.
Fu subito nostra premura rispondergli e precisargli che il nostro era solamente ed unicamente un fantasticare, un lasciar correre la fantasia, erano racconti frutto di pura e semplice invenzione, che rifiutavamo ogni incontro, precisando inoltre che noi conducevamo in realtà una vita di coppia tranquilla e normalissima..
Sonia ci guardò un attimo, ci fissammo tutti e tre con un'espressione fortemente caratterizzata da complicità, Claudia intervenne puntualizzando: "Naturalmente Sonia non volevamo assolutamente confidare cose che.. insomma le nostre faccende"-
La nostra amica chiuse una frazione di secondo gli occhi e con un gesto eloquente della mano fece capire che considerava la cosa ben evidente e mi invitò a proseguire nel racconto, ripresi subito:
Lui invece ignorò assolutamente le nostre precisazioni e rispose con proposte sempre più audaci arrivando a proporci situazioni con più persone, uomini e donne, insinuando frasi equivoche, accennando a possibilità anche di "fare soldi" inserendoci in certi giri ed offrendoci una sua non ben precisata protezione.
Ma prima ovviamente voleva vederci, conoscerci in tutti i sensi scriveva, accennava a ville isolate, a certi giri in barca, al desiderio di avere una coppia servile, sottomessa, una schiava ed uno schiavo a sua disposizione.
Rispondemmo con un rifiuto ancora più categorico, intimandogli di smettere, inutilmente perché ci arrivarono ancora un paio di messaggi con proposte oscene, violente, scritte che terminavano con frasi del tipo: Vi Voglio, Vi avrò! inutile che sfuggiate, sarò il vostro signore e padrone ed altri deliri del genere.
Messaggi corredati da fotografie con accoppiamenti tra uomini e donne di tutti e tipi tra persone ovviamente dal volto celato da maschere, con un abbondante uso di pratiche sado - maso, con arnesi come fruste, catene..
Provammo a reagire schernendolo, deridendolo arrivando a dirgli che ritenevamo che il suo fosse solo lo sproloquio ridicolo di uno che non aveva di meglio da fare, che sfogava così la sua impotenza, parlava e delirava su cose che non poteva o non sapeva fare o che non aveva mai fatto.
"Smise?"- Domandò Sonia.
" No purtroppo"- rispose Claudia e continuò il racconto.

Anzi ricevemmo una risposta incredibile, due videate in cui venivano descritte con folle e sadica precisione le violenze sessuali a cui ci avrebbe sottoposto se, anzi non se, ma quando ci avrebbe catturato..
Ti lascio immaginare il contenuto di queste frasi, diceva che sarebbe riuscito a prenderci prigionieri, ci avrebbe fatto condurre in un posto dove saremmo stati in loro potere.
Sonia: "Loro?"-
"Si per la prima volta si espresse al plurale"- precisai io.
Claudia: "Esatto poi continuò scrivendo che saremmo stati suoi schiavi che ci avrebbe punito per le frasi che gli avevamo rivolto, la chiamava ribellione, che ci avrebbe costretto ad implorare pietà, ci avrebbero violentato, torturato, insomma non credo sia il caso di aggiungere altro. "-
Sonia: "Certo, ho capito, poi voi come reagiste"-
"Fino a quel punto avevamo pensato ad uno scherzo troppo spinto o alle parole di un demente ma dopo quelle scritte cominciammo ad avere paura e gli intimammo di smetterla, che lo scherzo era durato troppo e che se continuava lo avremmo denunciato"- Precisai.
Sonia: "Forse avreste dovuto farlo molto prima, subito."-
Claudia ammise amaramente: "Si hai ragione ma per un po' ci era parso quasi ..... quasi divertente, emozionante, piccante rispondere e difendersi da quegli approcci, provocarlo"-
Io annuii e Sonia sospirò poi chiese: "Ho capito, e poi cosa successe, procedeste nella denuncia?"-
"No, sapevamo come fosse difficile con Internet, inoltre come puoi capire ci vergognavamo di raccontare cosa scrivevamo, i siti che frequentavamo, i messaggi che avevamo scambiato, comunque avemmo in seguito problemi tecnici con il computer, altre questioni, passarono una quindicina di giorni e non lo sentimmo più"- Risposi io.
Claudia: "Ritenemmo che avesse deciso di piantarla, nel frattempo eravamo riusciti a fare pubblicare un altro racconto, passarono alcuni giorni e ricevemmo un altro messaggio che ci colpì.
Sonia: "Sempre di quel genere?"-
"No assolutamente, molto diverso"- precisai e continuai "Il messaggio proveniva da un tizio che usava termini tranquilli, educati, molto gentile, si presentava in modo corretto con un nome e cognome, proponendoci di inviare le nostre trame, i nostri racconti alla casa editrice per cui lavorava e che pubblicava giornalini porno e videocassette hard.
Scriveva di aver letto alcuni nostri lavori e che riteneva potessero interessare come soggetti per le loro pubblicazioni, la cosa naturalmente ....ci fece piacere, insomma ci gratificò.
Claudia: "Esatto infatti riuscì anche a farci intravedere la possibilità di "tirare su qualche cosa", il che, insomma, non guastava."
Sonia annuì invitandoci a proseguire il racconto
Claudia riprese a narrare: "ci scambiammo un altro paio di messaggi, poi questo Signor Varri, così si firmava, ci domandò quando poteva incontrarci per parlare della questione.
Noi accennammo a questa quindicina di giorni che avevamo programmato di passare in Maremma sulla costa, pensando che così lui ci avrebbe proposto un appuntamento in un qualche ufficio nelle settimane seguenti, sottolineando anche proprio che il periodo ci serviva per ultimare l'ultimo lavoro, piuttosto impegnativo perché raggiungeva le dimensioni quasi di romanzo.
Invece rispose appena due ore dopo con una E - mail in cui si dichiarava anche lui desideroso di fare un giro al mare e che avrebbe gradito moltissimo di incontrarci proprio in quella località, ci lasciammo convincere a lasciargli il numero del cellulare rimanendo d'accordo che ci avrebbe chiamato.
Cosa che fece appena tre giorni dopo il nostro arrivo al mare dandoci un appuntamento serale per un aperitivo in paese a cui sarebbe seguita una cena; ci trovammo davanti un signore sui 55-60 anni, distinto, elegante, bella camicia bianca, completo azzurro chiaro, molto stempiato ma con lunghi capelli bianchi sulle spalle, nel fisico appariva abbastanza appesantito.
Zoppicava leggermente, camminava aiutandosi con un bastone nero dall'impugnatura in avorio raffigurante la testa di un animale, mi sembra che si trattasse di un lupo o un cane, un bell'oggetto.
Bevuto l'aperitivo insistette perché lasciassimo la nostra auto e salissimo sulla sua, accettammo e ci condusse in un ristorante vicino al molo dove consumammo una buona cena a base di pesce con molte portate, durante la quale conversammo allegramente.
Sui nostri racconti, su quello a cui stavamo ancora lavorando, ma non solo, quel Varri si rivelò una compagnia piacevole, spiritoso, una miniera di battute, ben al corrente della situazione politica, dei fatti di cronaca, esperto conoscitore del mare, del suo ambiente, della fauna ittica, di barche.
Sonia: "Una serata piacevole allora, fino a quel momento, non notaste niente di sospetto, di allarmante?"-
Claudia: "Sospetto no, lo chiamarono due volte al telefonino, si alzò e si allontanò per parlare, parlava e guardava verso di noi, almeno fu questa la nostra impressione"-
"Si è vero ma ci sembrò normale, una persona così impegnata."- precisai ed aggiunsi: "La cena proseguì tranquilla e piacevole, certo a volte non sembrava molto concentrato sui racconti, ci guardava, sorrideva e......"-
"e toccava"- ricordò Claudia con una punta di amarezza.
Sonia: "Toccava?"-
Claudia: "Eh si, era seduto accanto a me ed ogni occasione, battuta, risata erano buone per accarezzarmi le spalle, lisciarmi le braccia nude, o posare la sua mano su quella di Paolo che era seduto di fronte."
"Si è vero lo notammo ma pensammo anche che ci sono persone per cui quelli, sono gesti abituali" commentai ammettendo "Certo Sonia ci sono fatti a cui si da importanza solo dopo, per dire, ci fu un momento in cui Claudia disse qualche cosa sul fatto che avevamo letto con piacere i suoi messaggi, mentre a volte c'era capitato di ricevere "robaccia" da certi tipi, certi idioti psicopatici buoni a nulla, degli stupidi, sicuramente dei frustrati impotenti disse precisamente.
Ecco, in quel momento, nel suo sguardo notammo un lampo, un'espressione particolare, ci squadrò in una maniera inquietante, quasi ostile, con una strana luce negli occhi mezza nascosta dal fumo della sigaretta.
Sonia: "Però questi segnali, atteggiamenti, non vi allarmarono, non vi indussero ad un minimo di prudenza, incredibile, poi cosa successe?"
Io e Claudia ci guardammo, incassammo il rimprovero evidente nelle parole della nostra amica, rispondemmo allargando le braccia e con un semplice: "Eh lo so, ma sai, noi..."- poi desistemmo da altre spiegazioni e io ripresi il racconto:
Eravamo ormai alla fine della cena, Varri ci propose di andare da lui, accennò ad un appartamento che aveva con amici per bere un liquore, un caffè e definire le questioni, il contratto insomma, con maggiore tranquillità.
Noi naturalmente ci consultammo un attimo con un breve sguardo, ed esitammo, Claudia disse subito che noi veramente si pensava ad un normale incontro in un ufficio oppure come aggiunsi io in una di quelle salette da albergo affittate proprio per riunioni di lavoro.
L'uomo rispose che non ne aveva il tempo, che era venuto per concludere eventualmente in serata e che il giorno dopo doveva già ripartire, noi continuammo ad esitare non nascondendo il nostro disagio, lui ad un tratto spense la sigaretta nel portacenere, alzò le mani e disse ridendo: "Va bene, Ok, ho capito, avete paura di me, di questo povero vecchio mezzo zoppo, va bene capisco temete che vi rapisca che vi sequestri, sospettate che sia uno della tratta delle bianche o un mercante di schiavi, oppure un maniaco. Oh! sia chiaro, non ho intenzioni di mangiarvi, specie dopo questa ottima cena! non sono mica quel tale come si chiamava?, di quel film.... come era il titolo.. la notte degli innocenti?"
"Il silenzio degli innocenti"- corressi io.
"Hannibal"- aggiunse Claudia.
"Già proprio quello"- rispose poi dopo essersi acceso un'altra sigaretta buttò fuori uno sbuffo di fumo, sospirò e continuò: " Va bene, ho capito, facciamo una cosa vengo io da voi, meglio, così do un'occhiata all'ultima cosa che state scrivendo e buttiamo giù un bel contrattino anche per quello. Così può andare, avete meno paura ?"- Chiese dopo un attimo di silenzio, fissandoci e passando come al solito la sua mano destra lungo il braccio di Claudia e poggiando l'altra sulla mia.
Ridemmo alle sue battute, ma non riuscimmo a nascondere il nostro timore, il nostro imbarazzo, che anzi stava aumentando, guardai Claudia anche lei probabilmente ricordava le parole che ci erano scappate al bar, durante l'aperitivo.
Dopo le presentazioni, Varri mentre ordinava le bevande, ci aveva chiesto in maniera molto disinvolta dove ci eravamo sistemati, ed a noi era sfuggito che avevamo affittato un appartamento, che eravamo soli in una casa deserta, in una zona isolata al termine di una stradina poco frequentata in quel periodo.
Quindi continuammo a manifestare dubbi, perplessità, eravamo combattuti tra la voglia di accettare, attirati dalla prospettiva di quelle pubblicazioni, ci aveva fatto balenare prospettive interessanti, allettanti, ed il timore di fidarsi di questa persona, praticamente uno sconosciuto.
Un timore che non sapevamo precisare e riconoscere con chiarezza ma che era ben presente in noi.
Ad un tratto Varri cominciò a manifestare segni d'impazienza, guardò l'orologio, iniziò a mettere in tasca l'accendino ed il pacchetto di sigarette, fece cenno al cameriere di portare il conto e disse: "Sentite ragazzi, scusate ma io tempo da perdere non ne ho, se non vi va, pazienza... se non ve la sentite..... certo se siete così timidi, beh meglio che scriviate favole o storie per fotoromanzi."
Prese il bastone e fece l'atto di alzarsi, a quel punto lo fermammo, cedemmo, gli chiedemmo scusa per le nostre incertezze, i timori, i problemi che avevamo sollevato ed accettammo.
Sonia sgranò gli occhi ed alzò un momento lo sguardo verso il soffitto esclamando: "Cosa, insomma buoni e tranquilli, ve lo siete portato a casa! ma vi rendete conto che siete stati.. cioè non v'è nemmeno passata per la testa l'idea di chiedergli di poterci pensare su un momento e ad esempio di provare il giorno dopo a telefonare per appurare se esisteva quella casa editrice, verificare l'identità del soggetto, insomma fare un minimo di controlli, prima di consegnarvi nelle sue mani?."-
Claudia: "Lo so, lo so abbiamo fatto un'imprudenza e l'abbiamo pagata cara, ma capisci temevamo di perdere un'occasione e poi ecco non ci sembrava pericoloso, un vecchio, claudicante."
"Si vedi Sonia"- insistetti io .-"sembrava una persona simpatica, piacevole, tranquilla ed innocua, si era allontanato dicendo di dover andare al bagno, ne approfittammo per parlare da soli qualche attimo"-
-"Facciamo come dice allora, accettiamo, lo lasciamo venire da noi ?"- chiesi.
Lei alzò le spalle e rispose: "Ma si dai, male che vada, al massimo ci potrà fare qualche proposta spiacevole, insomma cercare di "provarci" con me o al limite con tutti e due, possiamo sempre rifiutare no?"-
"Si certo e se ci propone di "andare" con lui in cambio di agevolazioni per prendere qualche nostro lavoro? lo mandiamo subito al diavolo, lo sbattiamo fuori "- risposi.
Claudia pensò un attimo e disse: "In pratica proporci di prostituirci? beh non credo, mi sembra un signore così distinto, eventualmente, vediamo cosa e come ce lo propone, nel caso possiamo sempre fregarlo, fingere di starci, promettergli sesso e notti particolari ed infuocate solo a cose concluse e poi invece rifiutare ed al limite denunciarlo"-
Volevo ribattere ma vedendolo tornare interrompemmo la discussione, ci raggiunse e chiese: "Allora ragazzi vi siete decisi?"-
Assentimmo, ci condusse nuovamente alla sua auto, notato che sul sedile anteriore destro c'era una valigetta, salimmo tutti e due dietro, mise in moto e partimmo diretti al nostro appartamento.
Attraversammo nuovamente il paese, ripassammo davanti al bar ed in prossimità a dove avevo parcheggiato la nostra auto, appena gli feci cenno che poteva fermarsi, lui rallentò ma non accennò ad arrestare l'auto..
Disse subito che non aveva voglia di farlo ora, che magari mi avrebbe accompagnato dopo, tanto avrebbe fatto quella strada al ritorno, ma che se proprio volevamo insistere mi avrebbe fatto scendere ma che avrebbe preferito che Claudia restasse a bordo per indicargli la strada.
Ovviamente parve anche a noi preferibile la prima soluzione, d'accordo, non ci sembrava pericoloso, ma lasciare sola Claudia, no era meglio evitarlo, in due ci sentivamo sicuri, per cui lasciammo che proseguisse.
Dopo pochi minuti superammo le ultime case del paese ed imbucammo un viale alberato, provammo una leggera apprensione da quel momento eravamo soli con lui a bordo della sua macchina, diretti verso una zona praticamente deserta.
Certo se si fosse stati in piena estate sarebbe stato diverso, più gente in giro, tutte le case, le villette abitate ma ora la situazione era quella, guardavamo le sagome scure degli alberi, le rare luci che si vedevano in lontananza, il buio rotto solo dalla luce dei fari della sua auto.
Pensavamo alla stranezza della cosa, soli con lui diretti alla nostra casa in attesa di firmare un contratto, per un'opera letteraria, mentre ormai stava quasi per scoccare la mezzanotte.
Sonia gettò sulla scrivania la matita con cui tracciava i suoi soliti scarabocchi mentre ascoltava e le sfuggì un'esclamazione: "Vi sembrò strano in quel momento, come avete fatto a non capirlo prima? accidenti, scusate non volevo interrompervi, dai andate pure avanti"-
Claudia riprese a raccontare:
Proseguivamo in silenzio, ormai non mancava molto, l'uomo da quando eravamo usciti dal paese non aveva più parlato, notammo che controllava spesso con lo specchietto retrovisore, girandoci scorgemmo un'auto, un certo sospetto che ci seguisse l'avemmo, ma come potevamo esserne sicuri.
Seguirci poi ? ma chi ? e perché ? purtroppo lo imparammo presto.
Ad un tratto squillò il suo cellulare, lo prese, ascoltò per qualche secondo e borbottò una brevissima frase, poche parole: "Come vi ho detto prima"- mi pare che fossero, poi appoggiò l'apparecchio sul sedile anteriore e ci chiese: "Avete detto che è la terza laterale?"-
Confermai e dissi anche che dopo aver svoltato avrebbe dovuto fermarsi alla quarta villetta sulla destra, che era poi l'unica con la luce esterna accesa, l'uomo assentì, quasi contemporaneamente la macchina dietro accelerò e ci superò mentre ci affiancava notammo che a bordo c'erano due uomini.
Uno di loro, quello seduto al posto del passeggero con capelli lunghi e baffi neri si voltò un attimo verso di noi, accennando ad una lievissima flessione del capo, Varri aveva messo il braccio fuori dal finestrino armeggiando attorno allo specchietto retrovisore, probabilmente, come realizzammo dopo, si trattava di segnali convenuti.
Sonia interruppe nuovamente ed affermò scuotendo la testa: "Naturalmente, erano i due uomini che poi vi hanno catturato, sicuramente avrà lasciato acceso il cellulare senza interrompere la comunicazione in modo che i suoi uomini ascoltassero e sapessero dove dirigersi per preparare la trappola e prendervi, in pratica gli avete dato l'indirizzo voi stessi ! Senza accorgervene, vi siete messi da soli nelle loro mani !"-
Annuimmo e Claudia continuò a raccontare:
Quell'auto aveva accelerato e presto non la vedemmo più anche perché Varri invece sembrava rallentare, si accese una sigaretta, ci dette un'occhiata tramite il retrovisore interno e ci chiese con un più fatto sorrisetto ironico se certe cose noi ci limitavamo solo a scriverle, o se le facevamo anche.
Paolo precisò subito che lavoravamo solo di fantasia e basta, ed io confermai, naturalmente non ci sembrava il caso di parlare con un estraneo di qualche.... incontro con amici, amiche, si anche, voglio dire...
Sonia: "Quelli tra di noi, si certo, naturalmente, meno male chiaramente, su dai vai avanti Claudia."
Ricordare era indubbiamente doloroso lei riuscì comunque a proseguire: "Quell'uomo rispose borbottando e ridacchiando con la sigaretta in bocca una frase del tipo "Davvero, che peccato beh vedrete..." cosa volesse dire, purtroppo, anche questo lo capimmo più tardi.
Un paio di minuti dopo alzò nuovamente lo sguardo verso lo specchietto e ci chiese se c'era mai capitato di essere costretti a subirle certe cose, se avessimo subito violenze, aggressioni.
Rimanemmo un attimo perplessi per quelle domande insolite, strane, morbose, poi non so neanche il perché, forse stava subentrando in noi, verso di lui, una certa soggezione gli raccontammo di quella faccenda che ci successe sui colli quattro anni fa.
Sonia: "Ah quella con quel contadino"-
"Si"- ricordai io "Quella notte che due tizi armati ci sorpresero mentre facevamo l'amore in macchina, ruppero un vetro e ci tirarono fuori dall'auto, ci portarono via tutto e ci fecero denudare completamente. Tememmo una violenza sessuale invece fortunatamente scapparono via, ci avevano fatto spogliare solo per ostacolarci il più possibile nel dare l'allarme ed avevano sparpagliato tutto intorno i nostri vestiti, si trattava poi solo di Jeans, maglietta calzoncini corti, anche allora eravamo in piena estate. Si limitarono solo a legarci frettolosamente a dei cespugli "-
Sonia: "Già, ricordo, invece fu quel contadino che vi voleva.. "-
Claudia recuperando un lieve sorriso intervenne: "Esatto, intervenuto per soccorrerci, cominciò a toccarci, accarezzarci palparci, leccarci, non so perse la testa, forse era ubriaco ci voleva fare a tutti i costi, era scatenato, violento e noi eravamo ancora legati"-
Ricordai anch'io: "Era grosso, un vero armadio, corporatura tozza, capelli bianchi a spazzola, forte come un toro, puzzava di fumo, alcol e sudore, era deciso a violentarci, ci voleva sodomizzare, aveva due occhi rossi quasi fuori dalle orbite ed era anche armato con un falcetto."-
Claudia: "Riuscimmo a calmarlo solo dandogli ad intendere che ci arrendevamo, ma che lo pregavamo di portarci a casa sua, che non avevamo voglia di farci violentare in mezzo all'erba ed al fango ma che ci saremmo lasciati portare nel suo letto, dove avrebbe potuto scoparci ed incularci anche tutta la notte. Riuscimmo a fargli credere che in fondo quelle cose ci piacevano e che ci saremmo lasciati "sfondare" volentieri da lui, riuscimmo a superare i suoi ultimi dubbi aggiungendo apprezzamenti sul suo membro. Invece appena ci slegò, recuperati gli indumenti risalimmo rapidamente in macchina e scappammo via piantandolo in mezzo al campo ad urlare maledizioni ed imprecazioni con il coso fuori dai pantaloni.
Sonia: "Si, deve essere stata una scena tutta da vedere ma come vi venne in mente di raccontarla a quel tizio?"-
"Non lo so"- Risposi io -"Lo facemmo e basta, comunque ci eravamo resi conto che faceva discorsi strani, che aveva qualche cosa in mente ma ormai cosa potevamo fare, farci lasciare in mezzo alla strada ? e poi pensavamo sempre che nel peggiore dei casi avremmo dovuto respingere le attenzioni di un vecchio mezzo invalido che dopo aver bevuto un paio di bicchieri di troppo si era messo qualche idea in testa, invece..."
Sonia: "Certo ragazzi, eravate già in trappola in ogni caso, anche se gli aveste detto che avevate cambiato idea, avrebbe richiamato indietro i suoi compari, vi avrebbero preso comunque, poi come andò ?"-
Claudia si fermò per bere un bicchiere d'acqua, continuai io il racconto di quella notte:
Ci presero prigionieri appena entrati in casa, quando arrivammo notammo che la lampadina fuori sulla veranda era spenta, mentre ricordavamo benissimo di averla accesa prima di recarci a quel dannato appuntamento.
Quasi sicuramente l'avevano svitata loro per preparare meglio la trappola nell'oscurità e perché noi non notassimo subito i segni di forzatura sulla porta d'ingresso.
Scesi dall'auto, Varri prese la sua valigetta ed osservò con un tono sempre più sarcastico mentre percorrevamo il breve vialetto che conduceva all'ingresso: "Tutti soli, in questo posto isolato non avete armi, qualche cosa con cui difendervi, non avete paura?"-
Claudia rispose: "Ma va! che armi vuole che abbiamo non credo che qualcuno ci voglia.... poi l'importante è non farsi ammazzare, tanto, per quello che c'è da portare via.
Sono sempre stata del parere che tentare di reagire, di usare armi si finirebbe per essere feriti o uccisi, meglio arrendersi, che rubino pure quello che vogliono."
Lui rispose ridacchiando ed accennando a parole come: "Mmhh ma si sicuro, bravi docili, arrendevoli "- poi rimanendo leggermente più indietro e passandoci le mani sui fianchi aggiunse: "Certo oltre che rapinarvi... vi potrebbero fare altre cose... No?-
Claudia rispose con un sorriso di circostanza cercando di non cogliere le insinuazioni e di lasciar cadere quei discorsi, naturalmente stavamo avvertendo un certo disagio, un timore ma non avemmo il tempo di fare o dire altro, avanzammo di un passo per liberarci da quel contatto.
Io stavo pensando alla lampadina, l'avevamo cambiata appena arrivati, come poteva essere già fulminata?.. ci avvicinammo alla porta d'ingresso, ma non avemmo nemmeno il tempo di aprirla che questa si spalancò di colpo e fummo afferrati da robuste braccia e trascinati all'interno.
Cacciammo un urlo, invocammo aiuto, ma nessuno naturalmente ci udì, Varri accese la luce dell'ingresso ed affermò con una voce fredda e calma: "Sorpresa, avete visite"-
Un uomo alto, calvo mi teneva alle spalle puntandomi un lungo coltello alla gola quasi sollevandomi di peso, mentre il tipo che avevamo intravisto su quell'auto aveva afferrato Claudia, con il braccio sinistro le stringeva con evidente piacere il petto, comprimendole con la mano il seno mentre con la mano destra le puntava un coltello sotto il mento.
La baciava e la leccava dietro all'orecchio destro ridacchiando e sussurrandogli sconcezze e minacce.
L'uomo che ci aveva condotto nella trappola, chiuse la porta, sfilò dal manico del bastone uno stiletto lungo ed affilato e puntandocelo a qualche centimetro dal viso, ci ordinò di spogliarci completamente, ubbidimmo subito.
Rimasti completamente nudi, ci fecero alzare in alto le braccia, Claudia cercando di celare un tremito nella voce implorò: "Prendete pure tutto quello che volete ma non fateci del male"-
Ci risposero con risate e frasi oscene scambiandosi sguardi che ci fecero rabbrividire poi quello che conoscevamo come Varri ci fece scivolare lentamente la lama della sua arma sul corpo, sulla pelle, soffermandosi ed indugiando nei punti più intimi.
Poi tormentandoci i capezzoli con la punta delle unghie ci disse con un tono di voce glaciale, sibilante: "Ci avete scambiato per dei ladri di polli ?, io sono Master Devil, un padrone, non sappiamo cosa farcene dei vostri quattro soldi ed ovviamente dei vostri racconti non me ne frega niente"-
Dopo aver scambiato un'occhiata con i suoi compari che intanto ci stavano palpando, toccando in tutti i punti del corpo, aggiunse: "Già io sarei quello impotente, l'idiota, il matto, non sapete quello che vi aspetta, quello che vi faremo, siete nelle mie mani sono il vostro signore e padrone e così mi dovrete chiamare altrimenti vi spello vivi."-
Uno dei suoi compari, quello pelato dopo aver guardato in giro osservò: "Beh proprio niente da rubare non direi, il portatile ad esempio ed anche il suo cellulare, uno dei modelli più recenti" - precisò indicando me.
Master (così continueremo a chiamarlo) rispose rilevando nello sguardo un lampo di sospetto: "Solo un cellulare? dov'è l'altro?"- chiese rivolto a noi ed "accarezzandoci" con molta attenzione e delicatezza con la sua gelida ed affilatissima lama.
"Non vi voglio rovinare questa bella pelle liscia, ma mi potrebbe sempre tremare la mano, basterebbe un momento che...."-
Noi, terrorizzati, rimanemmo in silenzio, il cellulare di Claudia era rimasto in mezzo alla roba della spiaggia, il telo, i costumi, le magliette che ci eravamo tolti rientrando nell'appartamento, infilandolo la sotto, le avevo voluto farle un piccolo scherzo, perché lo lasciava sempre in giro.
"Ne abbiamo uno solo" - tentai di rispondere.. quel cellulare poteva essere l'unica nostra speranza.
Claudia accennò qualche parola: "Il mio non l'ho preso con me, non funzionava bene e...."-
Master sogghignò e rispose con un: "Davvero ? e naturalmente non avete armi vero?"-
L'altro uomo quello dai capelli lunghi, fece per mettersi a cercare il cellulare lui lo fermò con un cenno della mano e fissandoci disse:- "Non occorre cercarlo ce lo diranno loro, sarà un piacere tirarglielo fuori, questo ed anche altre cosette"-
Nel passaggio tra l'ingresso e la sala sormontato da un arco c'era una trave di legno al cui interno scorrevano i cursori di una porta scorrevole, la guardò un istante poi ad un suo comando ci legarono ad essa per i polsi, in modo che riuscissimo appena a toccare il pavimento con la punta dei piedi.
Guardammo con terrore le cose che presero ad estrarre dalla valigetta che si era portato quell'uomo, una frusta, dei falli di varie dimensioni, candele di cera, un rasoio, un paio di pinze ed altri oggetti strani tra cui due fili metallici, molto duttili e flessibili, lunghi poco più di un metro.
Ad un cenno del suo capo il calvo ne prese uno, ne avvolse delicatamente un'estremità attorno ad una delle tette di Claudia, l'altra, sul mio pene, poi accesero gli accendini mettendo le fiamme a contatto col filo metallico con l'evidente intenzione di arroventarlo.
Non ebbero bisogno di procedere molto nella tortura: appena cominciò a scaldarsi parlammo subito ed indicammo dove si trovava il cellulare di Claudia, lei aggiunse subito anche: "Come vi ho detto prima non abbiamo armi di nessun genere a parte ovviamente i coltelli di cucina, vi prego facciamo tutto quello che volete ma non uccideteci, non torturateci."-
Master fece riavvicinare la fiamma degli accendini al filo e sibilò rabbiosamente: "Padrone, ho detto che mi dovete chiamare così altrimenti...."-
Claudia degludì e ripetè docilmente la frase detta prima facendola precedere dalle parole: "Si si padrone..."-
A quel punto lui fece spegnere gli accendini e ci chiese ancora: "So che siete venuti qui per stare tranquilli, quindi penso che non aspettiate nessuno e che nessuno vi verrà a cercare, guardate che se mentite, per ogni balla o cosa inesatta che mi raccontate escogiterò un "lavoretto" su di voi che... e... avete visto che ne abbiamo di fantasia"-
"Si si Padrone non aspettiamo nessuno"- risposi subito mentre Claudia annuiva.
Poi Master rinfilò lo stiletto nel foro apposito del bastone e disse rivolto ai suoi uomini: "Mi hanno detto che hanno programmato di rimanere in questo appartamento per 14-15 giorni, quindi possiamo tranquillamente piazzarci qui per un paio di settimane, ce la spasseremo.
Ci faremo servire, saranno i nostri schiavi, gli potremo fare tutto quello che ci passerà per la testa, soddisfare tutte le nostre voglie, violentarli, rompergli il culo, torturarli-"-
I suoi uomini assentirono sghignazzando, mentre il complice con i capelli lunghi si era messo di dietro, in mezzo a noi e si divertiva a palparci il sedere, quello pelato domandò: "Poi cosa ne faremo?" -
Master: "Quello che vogliamo, possiamo ucciderli, sequestrarli e portarli via con noi sulla barca, venderli oppure se si dimostreranno docili, sottomessi, se ci sapranno far divertire e soprattutto sapranno convincerci che non ci denunceranno potremmo anche lasciarli in vita. Magari con la possibilità di un certo ricatto che li obblighi ad altri incontri con noi, con i loro padroni tutte le volte che ce ne tornerà voglia !"-
Claudia urlò: "No, vi prego."- poi aggiunse subito: "Ti prego Padrone non ucciderci, faremo tutto quello che volete, saremo i vostri schiavi, vi serviremo, violentateci ma non picchiateci o infliggeteci torture troppo brutte. Vi promettiamo che non vi denunceremo, dovremmo spiegare troppe cose, se poi vorrete anche tornare a "prenderci" ancora.... tutto quello che volete. ma non ammazzateci."-
Io annui ma non feci in tempo ad aggiungere altro, ci slegarono e ci fecero stendere sul divano , poi cominciarono le violenze, ci obbligarono a fare di tutto accanendosi particolarmente facendoci il culo con violenza e brutalità.
Ci fecero urlare, gridare, sapevano benissimo che nessuno poteva udirci, intervenire, salvarci, eravamo perduti, nelle loro mani.
Dopo essersi sfogati ci trascinarono in cucina dove costringendoci a restare sempre completamente nudi, ci ingiunsero di cucinare, più che altro per i due complici perchè Master essendo già abbondantemente sazio si limitò a scolarsi una birra.
Cercammo di accontentarli e servirli nella maniera più docile, pronta e migliore possibile, eravamo terrorizzati, ed ad ogni minima esitazione, incertezza quelli che erano diventati i nostri padroni erano pronti a frustarci, seviziarci con le sigarette o altre violenze.
Era sufficiente che una minestra fosse troppo calda o fredda, che una bevanda non fosse abbastanza fresca, che versassimo qualche goccia di vino sulla tovaglia versandogli da bere, oppure che fossimo lenti ad eseguire un comando, per essere subito puniti.
Mentre lavavamo i piatti si divertirono a penetrarci analmente con i falli di gomma ed altri oggetti, cercammo di implorarli di non essere troppo violenti, che eravamo pronti a fare tutto quello che ci veniva richiesto ma che li pregavamo di non farci troppo male.
Fu inutile ed anzi controproducente, più pregavamo, imploravamo pietà e maggiormente quei tre bastardi si eccitavano.
Finalmente anche loro avvertirono l'esigenza di dormire e smaltire il mangiare ed il bere, dopo aver perquisito i locali ci chiusero in uno stanzino, una specie di piccolo secondo bagno al piano superiore, dotato solo di una finestrella di una ventina di centimetri di lato.
Potemmo così almeno rimanere un po' soli, piangere, baciarci, cercare di farci coraggio e di non perdere la speranza che quella terribile prigionia finisse.
Gli uomini che ci avevano catturato si sentivano molto sicuri del fatto loro, la zona era deserta per cui non pensarono di legarci ed imbavagliarci, ed anche noi eravamo consapevoli che era praticamente impossibile riuscire a chiamare aiuto attirare l'attenzione di qualcuno.
Rimanemmo quindi in silenzio, abbracciati, nudi, seduti sul pavimento nella terribile attesa che i..... i nostri padroni tornassero a prenderci per ricominciare a sfogare su di noi i loro istinti e le loro voglie.
Erano eccitati, scatenati, dalla consapevolezza di averci completamente nelle loro mani, dalle abbondanti bevute d'alcol e forse anche da qualche droga.
Poi quando dalla finestrella cominciò a filtrare la prima luce del giorno, accadde quello che a noi parve un vero miracolo, udimmo distintamente provenire dall'esterno rumori di passi, di spostamento di oggetti, attrezzi, tavole di legno, ed anche qualche parola pronunciata in una lingua che non capimmo.
Sembravano più che altro commenti o considerazioni fatte a sé stesso da una persona sola, alternate ad una specie di cantilena, salendo sui sanitari riuscii a guardare e lo vidi.
"Lo vedesti, chi ?"- domandò Sonia che fino a quel momento era rimasta in silenzio ad ascoltare quella vicenda di paura e violenza.
Claudia sorridendo mestamente rispose all'amica: "Azir un extracomunitario, probabilmente un clandestino, viveva in un garage abbandonato e campava facendo lavori vari nella zona"-
Precisai: "Esatto e quella mattina stava probabilmente coprendo le finestre e la porta della villetta vicina alla nostra con tavole di legno per proteggerle dall'imminente autunno e dall'inverno, le giornate erano ancora belle e calde ma presto sarebbe arrivata la brutta stagione.
Claudia riprese il racconto:
Ci rendemmo subito conto che quella era la nostra ultima speranza, dovevamo far pervenire a quell'uomo un messaggio, un'invocazione d'aiuto, sapevamo di non poter urlare altrimenti ci avrebbero sentito anche quei delinquenti.
Già era concreto e notevole il rischio che anche loro si accorgessero della sua presenza.
Cercammo febbrilmente una soluzione, sapevamo anche di avere pochissimo tempo poi loro sarebbero venuti a prenderci nuovamente, nell'armadietto con specchio attaccato alla parete trovammo un rossetto lasciato li chissà da chi e da quanto tempo.
Prendemmo un rotolo di carta igienica ormai quasi finito e vergammo alcune parole: Aiuto, S.O.S. Prigionieri, Help, Salvaci !!! poi lo buttammo dal finestrino in modo che si srotolasse simile quasi ad una larga stella filante bianca..
Cercando così di attirare la sua attenzione, lasciammo cadere anche altri oggetti e ad un tratto ci sembrò che Azir in effetti interrompesse un attimo il lavoro volgendosi verso la nostra direzione..
Non avemmo la possibilità di fare altro e nemmeno di sincerarci che l'uomo si fosse accorto veramente del nostro messaggio, perché sentimmo i passi degli uomini che stavano venendo a prenderci, qualche istante dopo si spalancò la porta, il calvo e l'altro uomo entrarono, ci afferrarono e ci condussero via, tra risate di scherno, battute oscene, lisciatine e palpeggiamenti.
Ci condussero nuovamente di sotto sospingendoci e pungolandoci con la punta dei coltelli.
Non sapevamo se la nostra invocazione d'aiuto sarebbe stata accolta, forse quell'uomo non l'aveva nemmeno vista o capita, forse avrebbe preferito non impicciarsi forse, cioè avrebbe anche potuto decidere di..
Claudia esitò ed io cercai di finire la frase: "Azir avrebbe anche potuto fregarsene, disinteressarsi della cosa, continuare nel suo lavoro od andarsene per i fatti suoi !"-
Sonia ci guardò e domandò: "Fregarsene, infischiarsene e... perché ? beh certo se la sua posizione non era regolare, poteva avere timori...."-
Claudia con molta difficoltà precisò: "Si ma oltre a questo c'è anche un altro fatto, vedi Sonia, un paio di giorni prima lo avevamo trattato malissimo, come un cane, umiliato insultato, lui si va bene ci aveva fatto qualche proposta, insomma ci aveva provato ma noi fummo molto sgradevoli offensivi, gli dicemmo del barbone, lo insultammo, gli facemmo capire che noi, insomma ... con un negro.... che ci faceva schifo"-
Sonia annuì e disse: "mmhhh capisco va beh, poi cosa successe"-
Ci trascinarono nuovamente in cucina dove ci fecero preparare la colazione, mentre la consumavano ci obbligarono ad inginocchiarci sotto il tavolo ed a praticargli dei rapporti orali, minacciandoci che se non fossimo stati "molto bravi" ci avrebbero torturato.
Io.. io non l'avevo mai fatto cercai di, insomma di riuscirci, mentre uno di loro si divertiva a darci dei colpetti con un frustino, forse perché il caffè non era abbastanza caldo, i dolci non erano stati di loro gradimento o semplicemente per il gusto di farlo.
Dopo ci portarono nel salotto ci gettarono sul divano dove Master ci inculò ancora, urlando: "Allora io sono quello impotente, un frustrato che certe cose non le può fare, vero? cosa dite adesso?"-
Rispondemmo piangendo, terrorizzati, io annuii e cercai di dire qualche cosa, Claudia pronunciò alcune parole con un incredibile tono tranquillo, docile e sottomesso: "Non No ...Padrone sei potente, ce l'hai duro, grosso, turgido, mi hai scopato bene, ci hai inculato, posseduti sei il nostro padrone siamo i tuoi schiavi, ti prego pietà"-
Subito dopo si scatenarono anche gli altri due.
Finalmente dopo qualche lunghissimo minuto, si fermarono, mettendosi a fumare ed ingoiare lunghe sorsate di vino, birra ed altri alcolici cominciando a lamentarsi e bestemmiare perché le bottiglie stavano finendo, quei porci in poche ore stavano eliminando tutte le nostre provviste anche se questa cosa naturalmente appariva solo una stupida inezia rispetto al dramma che stavamo vivendo a quello che ci stavano facendo.
Poi si misero a studiare, a discutere e valutare a quale nuova tortura o violenza sottoporci, ad un tratto quello dai capelli lunghi, posò la bottiglia, uscì dalla sala, tornò qualche minuto dopo con in mano un sottile tubo di plastica dal diametro di poco di più di un centimetro e lungo circa una quarantina, non saprei dire davvero da dove saltasse fuori quell'oggetto.
Poi prese uno dei nostri blocchi di fogli, ne strappò uno e si fabbricò una freccia di carta, l'infilò nel tubo ed usandolo come una cerbottana tirò la freccia esclamando: "Una volta ero un campione!"-. Noi osservammo la scena spaventati ma senza capire, Master chiese: "E allora?"-
L'uomo chiarì quello che aveva in mente: "Pensavo che se fissassimo sulla punta delle frecce degli spilli, potremmo divertirci a lanciarle su di loro, a punzecchiarli, che ne dite?"-
"Ma certo"- Approvò Master dandogli una pacca sulla spalla.
Il calvo finì la birra, ruttò, buttò la bottiglia spaccando un vetro della finestra e domandò: "Si ma dove prendiamo gli spilli ?"-
Quello che aveva partorito l'idea suggerì che senz'altro qualche spillo c'era in casa.
Noi restammo in silenzio guardandoci e tenendoci per mano, Master commentò: "Sicuramente"- poi rivolto a noi aggiunse "Fateli saltare fuori, sapete cosa vi succede se per caso li cerchiamo e li troviamo noi, su forza prima che perda la pazienza!"-
I suoi uomini ci afferrarono, lui prese l'accendino ed accese una candela avvicinando minacciosamente la fiamma sotto al seno di Claudia, lei sospirò e disse subito: "Si si.. Padrone, va bene vado a prenderli, ne ho in camera"-
Seguita da quello che aveva avuta quell'idea che la teneva per un braccio, si recò nella stanza di sopra e tornò porgendo la scatoletta degli spilli a Master, subito dopo preparate le freccette, ci legarono nuovamente a quella trave e presero a tirarcele addosso tra risate, schiamazzi, frasi sconce, urla di trionfo tutte le volte che ci colpivano.
Il loro capo si raccomandò solamente di non mirare al viso, ma invece di cercare di centrare le nostre natiche, i seni di Claudia, le gambe, ad un tratto quello che aveva proposto quella sevizia disse di interrompere il lancio, perché gli era venuta voglia di nuovo e ci voleva inculare ancora.
Fece l'atto di abbassarsi i pantaloni poi gridò che forse preferiva usare prima un manico di scopa, lo prese e si avvicinò, noi attendemmo ormai rassegnati a subire ancora quella tortura quando si spalancò una porta, ed entrò Azir.
Brandiva in mano quella che poteva sembrare una mazza da Baseball, in realtà era semplicemente la gamba di uno dei tavolini vecchi e rotti che erano accatastati sul retro della casa, il calvo reagì urlando: "E tu che caz. vuoi negro"- e scagliandoglisi contro brandendo il coltello.
Azir schivò il primo affondo e colpì con il pezzo di legno il braccio dell'avversario facendogli volare via il coltello, poi gli sferrò un calcio al basso ventre, abbattendolo poi con un colpo tra il capo ed il collo sferrato sempre con quel pezzo di legno.
L'uomo crollò a terra, l'altro fece per intervenire ma il capo lo fermò con un cenno, fissò il nuovo venuto e disse subito cercando di apparire cordiale ed amichevole: "Ehi calma amico, non c'è ragione che litighiamo tra di noi, guarda che c'è posto anche per te, se vuoi divertirti accomodati pure, anzi mi piacerebbe proprio stare a guardare mentre gli sfondi il culo. A guardarti dovresti averlo bello grosso ! devi essere un bel "stallone" vediamo se sai farli urlare più di noi eh ? "-
Poi gli si avvicinò e gli porse una delle bottiglie di birra domandandogli: "una bevuta?"-
Azir fece l'atto di accettare, prese la bottiglia, guardava noi e quegli uomini con quel suo sguardo, dagli occhi umidi, quasi acquosi, rabbrividimmo, poi scosse la testa lentamente e scagliò con forza la bottiglia colpendo in pieno petto sotto il mento Master che scivolò indietro cadendo sul tavolino del salotto.
Il terzo uomo scattò in avanti agitando sopra la testa uno dei grossi coltelli che avevano trovato in cucina, Azir intercettò con il legno il suo fendente vibrato dall'alto verso il basso e lo colpì con una testata ed un pugno in pieno viso, dandogli poi sul collo e sulla schiena una scarica di legnate che lo fecero stramazzare a terra.
Nel frattempo però il Master era riuscito a rialzarsi ed ad estrarre il suo stiletto aggredendo Azir, vibrando un paio di colpi molto veloci che lo ferirono al braccio sinistro, costringendolo a mollare il bastone, continuò ad attaccarlo rilevando un'insospettabile agilità ed un'abilità sorprendente nel maneggiare il coltello.
Saltellava e menava affondi e fendenti.
Azir arretrava cercando di parare i colpi dell'avversario con un cuscino, perdeva parecchio sangue dalla ferita, raccolse uno dei coltelli caduti agli uomini che aveva tramortito e scattando di lato mi passò vicino riuscendo a tagliare le corde che mi legavano mettendomi così in grado di aiutarlo.
Afferrai il manico di scopa ed affrontai Master, feci la finta di colpirlo di punta al basso ventre, invece ruotai velocemente il legno colpendolo in pieno mento, cadde all'indietro appoggiandosi con le schiena ad un mobile, ed Azir fu pronto a sferrargli un calcio allo stomaco.
L'uomo emise un suono rauco e crollo in ginocchio, colsi al volo l'occasione e gli assestai una bastonata alla schiena, cadde a terra battendo la faccia e rimase svenuto.
Il calvo proprio in quel momento si stava riavendo, fummo avvertiti da un grido di Claudia, afferrai una sedia e gliela gettai addosso, colpendolo al volto, ricadde a sedere battendo la nuca contro un mobile, Azir riuscì a "stenderlo" con un pugno di sinistro, il braccio rimasto illeso nello scontro.
Liberammo Claudia, legammo quei delinquenti e medicammo come meglio potemmo Azir, poi chiamammo la polizia e... beh il resto lo sai.
Certo potrai immaginare la faccia dei proprietari dell'appartamento, quando l'avranno visto dopo quella "battaglia" e gli atti vandalici, il disordine e la sporcizia arrecato dal bivacco di quei maiali, noi li abbiamo sentiti solo per telefono.
L'affitto l'avevamo pagato in anticipo, per i danni non so davvero come si metterà la questione.
Sonia annui e commentò alzandosi ed accendendo la luce dello studio: "Certo quell'immigrato, vi ha aiutato, vi ha salvati, ha affrontato tre avversari, penso proprio che gli dobbiate molto"-
"Sicuramente"- confermai e continuai assicurandola che adesso ci saremmo interessati perché in qualche maniera quell'uomo potesse avere qualche aiuto concreto, un lavoro più stabile, una migliore sistemazione abitativa.
Lei aggiunse: "Certo, sono sicura che l'avrete ringraziato e...."- si interruppe osservando l'espressione di Claudia a metà tra l'imbarazzo ed un timido sorriso, un'espressione che conosceva molto bene.
Claudia rimase qualche attimo ancora in silenzio poi vinse l'incertezza ed i timori e si aprì confidandosi con l'amica: "Siamo stati con lui ieri sera"-
La nostra amica ci guardò per qualche secondo, sorrise, scosse la testa, osservò me, riportò lo sguardo su Claudia e dopo una breve esitazione chiese: "Per siamo stati, intendete dire che..."- si trattava più di una considerazione che di una domanda.
Noi ci guardammo ed annuimmo sorridendo timidamente e Claudia aggiunse solamente: "Siamo stati con lui tutta la notte, sentivamo di dovere, di volerlo fare ci ha fatto di tutto, scopato, inculato."-
Sonia: "Ah ma si! era con voi già dal pomeriggio, quando ho telefonato, ecco perché non avete voluto che venissi subito, potrei sentirmi un pochino gelosa, ma..... no, capisco, avete fatto bene. Se poi v'è piaciuto beh sono contenta, lui lo sarà stato sicuramente, tutto bene insomma, se è stato "bravo".
Io la guardai emozionato e molto imbarazzato, Claudia si limitò a confermare: "Lo è stato!"-
Sonia continuava a guardarci sorridendo, anche con gli occhi, avevano quella luce quell'espressione che tanto ci piaceva.
Ci alzammo e lei chiese ancora: "Pensate di.... insomma di rivederlo"-
Esitammo, ci guardammo e Claudia rispose: "No, credo proprio di no"-
Annuii anch'io, Claudia abbracciò e baciò Sonia dicendole: "Ci ha fatto molto bene parlare con te"-
Scambiai anch'io un paio di baci con lei: "Ci vediamo, spero presto"- disse accompagnandoci alla porta, io confermai e Claudia rispose subito: "Molto presto, vedrai, ti telefono ed andiamo da qualche parte, abbiamo bisogno di vedere posti nuovi stare con persone a cui vogliamo bene"-
Sorrise e ci salutò.
Scesi in strada, la presi per mano e ci avvicinammo all'auto, le chiesi: "E se torna a cercarci?"-
"Azir? no, non credo che lo farà... è stato bello ma è meglio non rivederlo, dai ora andiamo a casa" rispose.
La baciai, salimmo sull'auto e partimmo diretti a casa sentivamo la necessità ovviamente di un po' di tranquillità e sicurezza, poi nei prossimi giorni avremmo chiamato Sonia e.... beh sarebbe stato molto bello stare ancora con lei, un giro in montagna, oppure al mare in un posto al caldo, boh.. qualche cosa avremmo deciso.