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Del sesso di Martina
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Titolo: Del sesso di Martina
Autore: Willy_Wonka
Contatto:
Racconto n° 610
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Da basso sembrava che qualcosa non andasse, tutto buio quando sapevo che Martina doveva essere per forza a casa, perciò ero un po' preoccupato quando girai la chiave nella porta.
Tutto tornava, le luci erano spente e Martina era a casa, solo la corrente mancava e quella pazza cercava di darsi da fare con 3 candele accese nella stanza e lo sportellino dei fusibili aperto!
Dopo il primo attimo di ilarità però la scena mi è apparsa in modo decisamente diverso, Martina indossava un twin set ed una gonna plissettata piuttosto corta, tutto nero, niente calze ma scarpe col tacco alto e, in punta di piedi per arrivare ai fusibili, appariva decisamente sexy. Non saprò mai se ha capito o se magari le piaceva fare "l'uomo di casa", stà di fatto che sporgendo ancora di più quel bellissimo sedere che si ritrova, da sopra la spalla mi ha guardato dicendomi a voce bassa: "Puoi fare qualcosa.?".
Certo che potevo fare qualcosa, ma certo non quello che si aspettava! Dopo averle detto di non muoversi da dove era, sono andato allo stereo, fortunatamente collegato all'UPS, Big Joe Turner, Sidney Bechet e Antonio Carlos Jobim nel caricatore, volume bassissimo.
Mi avvicino a lei, è bellissima così, appoggiata con le mani e la faccia al muro, la schiena leggermente arcuata, le gambe dritte e un po' aperte.
Le scosto i lunghi capelli neri, poi, senza toccarla con le mani, le bacio il collo, l' orecchio, quello spazio sensibilissimo dietro, all'attaccatura dei capelli.
Le passo le braccia intorno e comincio lentamente a sbottonare il giacchino del twin set, incontro un capezzolo attraverso la stoffa, no, è troppo presto.
Tolta la giacca rimango quasi sorpreso, la maglia sotto è di quelle con i bottoni dietro, in basso, che lasciano la schiena completamente libera, naturalmente finisce a terra accanto al giacchino, sotto niente reggiseno, non le serve.
Un'idea, le accarezzo i glutei, sotto la gonna non sento neanche le mutandine, decido che quella può restare dov'è, anzi.
Torno piano in alto con le mani, solleticandola leggermente i fianchi, il pancino, finchè arrivo ai suoi seni, struscio lentamente i polpastrelli intorno, dipingo arabeschi nelle vicinanze dei capezzoli, senza sfiorarli, non ancora. Quando decido di attaccarli, stringendoli tra le dita, contemporaneamente scendo a leccarle la schiena, lei si inarca, sò che le piace così, all'improvviso.
Sempre torturandole i capezzoli scendo lungo tutta la spina dorsale con la lingua, lasciandole una traccia umida lunga tutta la schiena, finchè arrivo al suo sedere, solo adesso si muove, stacca le mani dal muro, lasciandoci solo la faccia appoggiata, e solleva un po' la gonna, poi si apre leggermente i glutei, scoprendo il mio Eden.
Anche adesso la prendo larga, leccandole prima quei due globi rotondi, poi, ripartendo da metà schiena, arrivo al suo buchino posteriore, ci incollo la bocca e lo penetro piano con la lingua, le piace, ma mi accorgo non come altre volte, per cui lascio perdere e proseguo il mio viaggio nel suo piacere.
Arrivo alle sue grandi labbra, depilate quasi completamente, lecco tutto intorno, poi le succhio decisamente, stringendole tra le labbra. Lei sposta le mani ancora più indietro e si apre quel paradiso. Ha un clitoride abbastanza lungo ed è una goduria succhiarlo, leccarlo, stuzzicarlo, stringerlo.
Mi siedo per terra, spalle al muro, e incollo la mia bocca al clitoride ed alle grandi labbra mentre le infilo un dito davanti ed uno dietro, visto che è lei a tenersi spalancata ho una mano ancora libera e quale miglior utilizzo che stuzzicarle i capezzoli?
Ormai stà mugolando, lavoro veloce con la lingua e le dita sul clitoride e sul suo capezzolo, la penetrazione invece procede lenta, dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori.
Fermo un attimo tutto, giusto il tempo di farle chiedere che succede, poi all'improvviso ributto la bocca, la lingua, le mani all'opera, Martina viene, così, sulla mia faccia, è un'esplosione di sapori, odori, emozioni, che fa sentire soddisfatto anche me.
Lei chiede un minuto per riprendersi, poi....