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Titolo: Dark Room
Autore: Jafaar_el_zenawi
Contatto:
Racconto n° 611
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Sei scappata velocemente dal Club, saltando sulla tua Panda. Dai finestrini aperti entra la fresca aria notturna, regalandoti un gradevole brivido in questa limpida notte di novembre. Percorri la statale a grande velocità, e in un battibaleno arrivi al bivio, e attraversi il ponticello, ormai sulla strada di casa. Ti sembra strano avere trovato, alle tre di notte, la statale invasa da una moltitudine di autovetture che vagano, apparentemente senza meta, dalla città o verso la città, a fare che? Tutte persone irrequiete come te, alla ricerca di un piacere irraggiungibile?
Hai preso l'abitudine di fare sesso di gruppo già da alcuni mesi, e ti sei convinta di non poterne più fare a meno. Ti sembra che la vita con un uomo come me sia diventata monotona, trovi che i piccoli riti della quotidianità siano diventati incomprensibili e insopportabili. Mi hai detto che gli argomenti tra di noi sono esauriti, che la nostra storia non ha un futuro. Ed anche a letto le cose non vanno più bene come all'inizio, anche a letto tutto ti sembra un prevedibile, ripetitivo rito, in uno due o tre tempi, non importa quanti ormai. Allora hai deciso di riprenderti la tua libertà, la tua vita, ed hai scelto di ricominciare nel modo più facile, dal sesso, e di ricominciare alla grande, eccedendo, trasgredendo, esagerando. Riesci a partecipare ad una ammucchiata una volta al mese, quando con la copertura dei colleghi ti inventi una cena in centro a Firenze, o una festa, o una improbabile serata di lavoro straordinario. Non sai se io abbia intuito o meno, o finga di non sapere, ma fino a questo momento non te n'è importato molto del tuo J. e delle sue opinioni.

Finalmente a casa. Abbandoni lo zainetto sul divano, davanti al camino che regala all'ambiente ancora un piacevole tepore. Il fuoco non è del tutto spento, e le ultime braci illuminano debolmente la stanza. Ma non hai il tempo di soffermarti come al solito, hai una grande urgenza di lavarti: ti togli gli anfibi abbandonandoli vicino al camino, e a piedi nudi sali le scale, dirigendoti verso il bagno. Ti togli di dosso i vestiti in un battibaleno, li abbandoni a terra, entri nel box della doccia aprendo subito l'acqua: un getto violento di acqua calda, quasi bollente, ti colpisce la testa e le spalle. Senti il bisogno di rimuovere le residue tracce di sperma che punteggiano la tua pelle, lasci che l'acqua scivoli a lungo sull'epidermide e cancelli definitivamente i segni visibili e gli odori pungenti degli amori di gruppo. Le mani ricolme di bagno schiuma, detergi delicatamente tutto il corpo, dal collo fino a scendere, fino a cospargere la patatina dell'essenza profumata. Scendi con due dita insaponate fino al buchetto posteriore, e lo penetri delicatamente, quasi a voler lavare via con l'acqua della doccia anche il ricordo di quello che hai appena fatto nella Dark Room. Dimenticare una serata come questa.. come fosse facile!

Non è accaduto niente di bello, di piacevole, di memorabile. Raramente ormai ti succede di stare bene durante la giornata, né a casa né tanto meno sul lavoro. L'inquietudine ti rode, e riesci a liberartene solo - così credi - durante i violenti, ripetuti orgasmi che provi durante il sesso di gruppo. Ma stasera non è successo, stasera non hai neanche goduto. Stasera hai conosciuto lo schifo totale, stasera hai sentito di aver toccato il fondo. Sì che sei stata alle ferree regole dell'orgia, ti sei messa disciplinatamente carponi sul parquet stringendo tra le labbra il membro di un perfetto sconosciuto, mentre un altro ignoto amante si è piazzato alle tue spalle, introducendosi senza alcuna difficoltà nel tuo didietro già lubrificato e dilatato dalle tue stesse dita, e dunque ben preparato alla bisogna. Il primo sei riuscita a farlo venire quasi subito, lavorandolo abilmente e coscienziosamente con le dita, la bocca, le labbra, perfino con i denti: il suo getto di sperma tiepido ti ha colto sugli occhi, sul naso, sulle guance. Sei riuscita a ingoiarne ben poco, ed anche il piacere di bere lo sperma di quest'uomo frettoloso e tremebondo è stato tutt'altro che memorabile. L'altro, il sodomizzatore, ha continuato ostinatamente ed inesorabilmente nella sua azione, ma lo hai trovato insopportabilmente lento. Sì che hai provato ad assecondarlo muovendo il bacino in sincronia con i suoi pigri colpi, ma non hai provato nessuna sensazione piacevole, e così sei dovuta ricorrere al consueto dolce piacere della masturbazione, iniziando ad accarezzarti il grilletto mentre lo sconosciuto alle tue spalle ha proseguito con la sua indolente serie di colpi. Ma neanche così sei riuscita a godere: inopinatamente, l'ignobile bradipo che si è impossessato del tuo vellutato buchetto ha cominciato ad ansimare, di punto in bianco ha stabilito di non poter resistere un minuto di più e, afferrandoti per i fianchi con le sue grosse mani, ti ha schiacciato contro la sua pancia morbida e villosa, eiaculando dentro di te e gridando come un porco sgozzato. Delusa, scocciata, incazzata, irrequieta come mai prima di stasera, ti sei rialzata senza pronunciare una parola e in tutta fretta ti sei rivestita, hai afferrato sul bancone del bar il primo bicchiere in cui ti sei imbattuta (forse era vodka), hai buttato giù un sorso e sei fuggita dal Club, attraversando velocemente la strada e raggiungendo la macchina, fortunatamente parcheggiata lì di fronte.

Dopo pochi minuti, il tempo di consumare nervosamente una sigaretta, entri in camera. Io sto dormendo. Togli l'accappatoio di spugna che hai indossato dopo che hai fatto la doccia (sarà un caso, è il mio) e scivoli sotto le lenzuola. Io me ne sto al solito coricato su un fianco, in posizione fetale, indosso solo la mia maglietta arancione, non ho gli slip. Allora ti coglie un attacco di tenerezza, e mi avvicini il ventre al sedere, quasi a solleticarlo con i peli umidi e profumati della tua patatina, mi circondi le spalle con un braccio, fai il cucchiaio al tuo J. Che cosa ti sta succedendo?
Mi sveglio quasi subito, e volgendo un poco il capo verso di te bisbiglio alcune parole: "Sei già qui? Sono appena le tre. è andata bene la serata?"
"Sì, tutto bene."
"Ti sei divertita?"
"Mah. non so."
Allunghi la mano sulla mia pancia nuda fino a farla scivolare sotto l'ombelico, poi cominci a tastarmi delicatamente la lumachina addormentata. In un batter d'occhio quell'insignificante appendice si trasforma in un trionfante, turgido membro e tu, senza perder tempo, mi costringi - ancora mezzo addormentato come sono - a stendermi sulla schiena, per metterti in un battibaleno a cavalcioni su di me. Tempo un secondo, e senza dire una parola, guidi la mia carne dentro la tua ed inizi il tuo gioco preferito, quello che tu ed io chiamiamo il gioco della cangurina: accovacciata su di me, puntando i piedi sul letto, all'esterno delle mie cosce, muovendoti sapientemente su e giù e ruotando contemporaneamente il bacino sul duro bastone che si erige tripudiante fra le mie gambe muscolose. Io assecondo i tuoi movimenti con vigorosi colpi del bacino, dal basso verso l'alto.

Ed ora godi, accidenti se godi! Ti muovi senza sosta, sempre più in fretta, forsennatamente, ed io afferro i tuoi morbidi, sontuosi fianchi con le mani, ora stringendo fino a farti male, ora accarezzando delicatamente la tua pelle di pesca. Ben presto mi dedico all'altro adorato oggetto del mio desiderio, lisciando delicatamente con le dita di una mano la pelle del tuo fondoschiena e poi accarezzando maliziosamente e penetrando con due dita la tua morbida rosellina posteriore. Godi, adesso godi, mamma mia quanto godi! Trafiggi con le unghie la mia carne nella parte superiore del torace, sulle spalle, in prossimità delle clavicole. Ti abbassi verso di me per baciarmi appassionatamente sulle labbra, e subito dopo per mordermele a sangue. Dio che emozione: sto tremando, ed ansimo per il piacere. Il mio respiro accelera, si fa sempre più affannoso, sto per venire e tu lo percepisci: anche tu vuoi raggiungere finalmente l'agognato piacere, ed acceleri ulteriormente il ritmo. Sei una furia adesso, una vera ossessa. L'orgasmo arriva improvvisamente, violento, e ci trascina in un tremito incontrollato, mentre urliamo come due pazzi. Subito dopo io mi abbatto sul letto, crollato e come colto da vertigine, ed un flash di calore ti sale dall'utero e percorre per intero il tuo corpo, scoppiandoti come una bomba nel cervello.

Sei incredula, prostrata, ti accasci su di me e piangi. e non sai perché. O forse sì, forse cominci a capire: mentre la mia mano ti accarezza delicatamente il capo, mentre intreccio tra le dita i tuoi lunghi capelli, mentre le mie labbra che sanno ancora di sangue ti cospargono la fronte di bacetti, mentre con la lingua ti umetto le mani, ecco finalmente l'inaspettata illuminazione, hai compreso una cosa nuova e importante, hai capito perché e per chi vuoi vivere. Per il tuo uomo.