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Un ozioso pomeriggio
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Titolo:
Un ozioso pomeriggio |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 614 |
Altri
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Il sole pallido di quella domenica pomeriggio, me ne stavo semi sdraiata sul mio lettino da giardino, le gambe bianche, aperte, offerte, inguainate di calze di seta color della carne, catturano la luce nel dolce far niente. Cosce tornite, accarezzate da un vento gentile, mi inebriava delle tante, palpabili sensazioni, di vuoto. La mia fessura, umidamente sciolta, palpitante, reclamava il desiderio di una passione; i peli del pube, scossi come fili d'erba sottili da un'invisibile elettricità, dentro, bruciava quella voglia di carne... di un uomo. Il pensiero delle sole mani esperte sul mio corpo nudo, era un susseguirsi di languori al limite della decenza. Avevo i capelli raccolti in un ciuffo scomposto, labbra tumide e dipinte di rosa corallo, ciglia tremanti di mascara viola, unghie laccate di lilla; posizione la mia, di donna rilassata, impaziente nel bisogno di carnalità... Ricki, il figlio del mio vicino, diciottenne, mi spiava da dietro un cespuglio, corpo divino di elfo, ardente come un tizzone nella brace, profumato di alloro, fuggevole corteggiatore... volli soddisfare il suo guardarmi e feci in modo che lo spettacolo che stavo offrendo al sole diventasse solo per lui. Il suo giovane vigore, teso nervoso tra le sue mani a ritmo lento andava su e giù; le mie cosce allargate allo spasimo, la mia fessura più simile al cuore molle di un'ostrica era baciata dai raggi del sole e tra di essa feci scivolare il mio dito indice, a colpirla indecentemente... Ricki ebbe un'esclamazione soffocata, simile ad un rantolo, il suo giovane turgore furioso scalpitava nella prigione delle sue dita, occhi dilatati, vogliosi, lo invitai a raggiungermi, in modo da saziare la mia e la sua fame di quel pomeriggio dolente... saltò il cespuglio, nudo, fresco, perfetto, si fiondò sulla mia ostrica imbevuta di umori, di sale e miele e con abile ingordigia se ne cibò succhiandola come un poppante. La mia offerta dilatata allo spasimo, mani di monello che stringevano la mia carne, ansimando di insaziabile piacere,quella lingua che affondava rigida e dolce, poi... solo poi... il giovane pene, duro come acciaio penetrò dentro l'ostrica spalancata, denudata della sua polpa... fu violento, impavido fino a raggiungere un orgasmo dentro di me così alto da lasciarmi stordita... mai uomo prima era riuscito a sconvolgere il mio corpo, la mia anima. Ogni domenica io e Ricki ripetiamo il nostro goderci inesorabili nel giardino della mia casa, fino a quando ebbi l'occasione ed anche il gusto di potermi concedere a suo padre, che non aveva nulla da invidiare al suo figlio prediletto.
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