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Due anime
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Titolo:
Due anime |
Autore:
Black |
Contatto:
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Racconto
n° 619 |
Altri
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Era sera. Come al solito l'accompagnavo a casa. Claudia, la mia migliore amica. Il mio amore mai dichiarato. L'eccitazione fatta donna. Era bellissima. Le sue labbra carnose chiedevano di essere mordicchiate, leccate, baciate. Ma ero troppo "amico" per farlo. Quella sera era diversa. La luna piena inondava la via di una luce tenera ed avvolgente. L'atmosfera era diversa. Sembrava che dovesse scoppiare un temporale di passioni travolgenti. Non ne ero cosciente, però lo intuito, lo speravo. Per tutta la serata avevamo parlato, scambiato idee, sguardi. Eravamo purtroppo arrivati dinanzi il suo portone. Ero malinconico. Lei se ne accorse e mi disse: "Cosa c'e Anto?". La sua voce morbida mi fece quasi sussultare e per un attimo trentenni le lacrime. Lei riprese: "cosa c'e? dimmi dai!". Sembrava quasi presa dalla mia sofferenza. Non ce la feci più ed esclamai: "Ti amo!". E come una foglia strapazzata dal vento impetuoso mi accasciai pesantemente sul gradino. Lei mi guardò. I suoi occhi azzurri mi inflissero mille coltellate. Poi, sinuosa come una dea, si sedette accanto a me e disse: "Perché me lo dici solo ora!" incorniciato dal suo dolce sorriso. "Non lo so" risposi, e chiudendo gli occhi, le sfiorai le sue labbra come per catturare in un solo istante la sua anima trattenendola con me. Ci guardammo. In lei scorgevo un barlume, poi una luce brillante quasi accecante. Forse anch'io avevo quella stessa luce. Le dissi: "Sono stanco di torturarmi" e avvicinandomi al suo volto le baciai le labbra con tutto quell'ardore e passione che fin ad allora avevo rinchiuso in qualche mia fortezza nascosta. Il bacio non terminò mai. Sentivo nel baciare tutto il suo sapore. Conoscevo e incontravo la sua lingua in dolci abbracci d'amore. Nel frattempo le nostre mani incominciarono a scoprire nuovi sentieri sui nostri corpi. Le mie mani, dapprima nelle sue, si liberarono e andarono ad esplorare quel corpo sfiorato solo dai miei occhi. Partii dai suoi fianchi e, come un leggero solletichino, passai a palpare i suoi seni. Il suo corpo era caldo, ardeva. Sentivo il suo calore, e il profumo del suo sudore nelle mie narici. Ne ero estasiato. Sentivo il suo seno sbattere contro il mio petto, e sentivo scorrere nelle mie vene, e nel mio membro, un'eccitazione mai conosciuta. Le sue mani si libravano come farfalle sul mio corpo. Teneramente mi graffiava la schiena, fino a salire sul collo e solleticarlo come piaceva a me. Morivo dall'eccitazione, lei lo sapeva, ma la lasciavo fare. Le nostre labbra non si erano mai staccate sino ad allora. Lei si staccò repentinamente da me e disse: "Saliamo da me... i miei non ci sono!". Non ci pensai due volte, la seguii. Aprimmo il portone, salimmo velocemente le scale mano nella mano. Arrivammo davanti alla porta del suo appartamento ed entrammo come fossimo inseguiti. Chiusi dietro di me la porta. Ci contemplammo. Ci dicemmo tutto senza dirci niente. Poi si avvicinò. Mi prese le mani e le avvolse attorno ai suoi fianchi. Ero quasi stordito. Ci spogliammo lestamente quasi a voler sentirsi davvero un'unica cosa. Scesi fra le sue gambe, e facendomi spazio con le mani incominciai a leccargliela. Era gustosa. Aveva un sapore strano, ma delizioso. La mia lingua imperversava nel suo clitoride mentre sentivo lei gemere e far passare le sue mani fra i miei capelli. Decisi poi di mordicchiarla e baciare quelle nuove labbra. Era bellissimo e ne coglievo la goduria di ogni istante. Poi sentii: "Amore... ora tocca a me.. voglio farti mio!". Si sbagliava però, ero già suo. Ci scambiammo i ruoli. Lei chinata sul mio pene ed io, in piedi, a guadare senza meta quell'atto che per alcuni poteva essere sacrilegio. Ero sbalordito, le sue labbra lo succhiavano affettuosamente, quasi a voler trarne il suo sapore in ogni mossa. Le sue mani, affusolate e ben curate, masturbavano il mio sesso sostituendo a volte la bocca ed in altre lavorando insieme. Ogni gesto sembrava un dedica d'amore. Ero follemente innamorato di lei. Mi tirai indietro. Lei mi guardò meravigliata. Le donai un sorriso e abbassandomi, feci passare le mie braccia intorno a lei, e la posai su di me sdraiato per terra. I nostri sguardi si imbatterono nuovamente però come se fosse la prima volta. Vidi una lacrima rigare quel viso angelico e con tutta la dolcezza che avevo in corpo le asciugai la guancia. Continuammo a guardarci. Mille parole volevamo dirci, mille sentimenti esprimere, ma una sola cosa riuscimmo a dirci "TI AMO". Lo dicemmo all'unisono. Un sorriso si disegnò sulle sue labbra. Lei si avvicinò e sussurrandomi all'orecchio disse: "Io di più però!". Sorrisi anch'io. E guardandoci ancora una volta ci baciammo e i nostri corpi si fusero. Non eravamo più Claudia ed Antonio, non eravamo più amici, non eravamo più noi. Eravamo due anime che si erano finalmente completate. Non era sesso. Era l'espressione del nostro amore dei nostri corpi. Tutto era per esprimere ciò che avevamo in noi, e le parole non erano sufficienti. Ogni gesto significava qualcosa, dal semplice sfiorare delle nostre mani alla penetrazione era un susseguirsi di emozioni scritte sul libro del cuore. Arrivammo insieme, quasi a sottolineare la nostra complicità e fusione. Era tarda notte. La luna maestosa scagliava i suoi raggi dalla finestra illuminando il volto del mio angelo. Poggiata sul mio petto, incominciò a piangere. Sentii fredde le sue lacrime e chinandomi su di lei la baciai. "Anto non ti voglio perdere. Dio santo. Ti amo! Ti amo ti amo ti ..", la frase fu interrotta da una nuova pioggia di lacrime. I miei occhi non piangevano ma piangeva il mio cuore. Ero stravolto. I suoi occhi in lacrime mi tormentavano. L'abbracciai con tutta la passione e l'amore di cui potevo privarmi per offrirgliela e dissi: "Non ci perderemo mai perché le nostre anime si sono fuse". "Davvero ?! Non ci perderemo mai?". In questa frase, cosi infantile con quel tono, non riuscii a trattenermi e piansi ,"si non ci perderemo mai, piccola mia!". Stemmo la, nudi, lei nelle mie braccia, guardandoci come quella prima volta che ci eravamo conosciuti. Parlammo per tutta la notte e poi candidamente ci addormentammo alle prime luci del mattino. Erano le undici del nuovo giorno quando ci svegliammo. Ci vestimmo. Facemmo una breve colazione. Mi accompagnò alla porta. "Ti amo Anto" "Ti amo anch'io piccola!". Ci scambiammo un bacio. Breve ma intenso. Scesi le scali e sentii: "Addio amore". Quel pomeriggio stesso partì, e di lei non seppi più niente.
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