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Titolo: Magie
Autore: Elisa
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Racconto n° 621
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Ho incontrato Marco e non ci vedevamo da tre mesi, cioè dall'estate scorsa, quando ci siamo conosciuti durante una vacanza al mare.
In quella vacanza ci siamo visti soltanto quattro volte, proprio alla fine del mio soggiorno.
L'ultima volta ha lasciato il segno.
In quell'occasione Marco mi ha procurato un orgasmo devastante, una cosa che non avevo mai provato prima. Mi ha lasciato per quindici minuti tremante, affannata ed in preda a tachicardia, prima di potere riprendere completamente tutta la mia funzionalità.
Sarà stata l'ambientazione, l'occasione, il momento, la sua capacità e le sue doti. Non sono in grado di dirlo. Il fatto è che mi ha condotto ad una tempesta squassante di spasimi di piacere che si è prolungata parecchio più del solito e con un'intensità al limite della sopportazione.
E' vero che era il centro della notte e che la notte era calda, è vero che c'era la luna piena e che l'acqua del mare, sul bagnasciuga, era tiepida, è vero che sentivo la sabbia scorrermi lungo la schiena, in sincronia con l'andirivieni dell'onda, è vero che Marco era dolce e delicato e si spingeva dentro di me con lo stesso ritmo dell'onda, è vero che ho percepito l'insorgere del suo piacere proprio mentre cominciava il mio, è vero che quella conclusione era stata inaspettata, anche se molto desiderata, è vero che c'era un po' d'ansia sulla possibilità che venisse qualcuno, anche se era notte fonda, è vero che c'era la curiosità della novità, è vero che c'era la tristezza perché la vacanza stava per finire, è vero che c'era un sentimento di rivalsa per una relazione che si era da poco interrotta troppo traumaticamente, è vero che c'era un'aria profumata di resina di pino che scendeva dalle colline alla spiaggia, ma tutto questo non sembra sufficiente a giustificare quanto Marco ha scatenato in me in quell'occasione.
Ne sono uscita sconvolta e spaventata. Marco mi sorrideva e mi diceva di non preoccuparmi ma io sono fuggita correndo a piedi nudi lungo la battigia, un po' impacciata nella corsa perché indebolita dall'esperienza. Marco non mi ha inseguita, è rimasto forse sorpreso da questa reazione. Io ho preso il battello presto la mattina, senza rivederlo.
Ma il segno è rimasto. Per tutto questo tempo non ho fatto che ricordare quell'esperienza, tutte le sere, prima di addormentarmi. Non ho fatto che pensare Marco, del quale non sapevo ne il cognome ne indirizzo ne avevo riferimenti.
L'eccezionale esperienza vissuta forse non era stato merito suo, ma dell'accavallarsi di una serie di condizioni particolari, o forse era conseguenza di un mio nuovo modo d'essere, una mia crescita fisica e psicologica che d'ora in poi mi avrebbe fatto questo dono esistenziale.
Mi sono messa alla prova, con ex compagno di lavoro che mi tampinava da tempo, da quando sono tornata single. Mi sono lasciata prendere a casa mia, abbandonandomi con tutta la buona volontà che potevo mettere in campo per accettarlo.
Si è dato molto da fare per non essere brutale, per soddisfare più me che lui stesso. Mi ha baciato a lungo, dappertutto. Marco non lo aveva fatto. Mi ha succhiato i capezzoli, Marco non lo aveva fatto. Mi ha penetrato il sesso con la lingua. Marco non lo aveva fatto. Ha scorso, addirittura, con la lingua il solco tra le natiche. Marco non lo aveva fatto. Ha fatto scorrere il suo membro rigido in quel solco e poi nella valle tra i seni. Marco non lo aveva fatto.
Mi ha penetrato con delicatezza e senza violenza. Questo lo aveva fatto anche Marco. Ha cercato di resistere a lungo, soffrendone visibilmente, per fare crescere e maturare il mio piacere. Alla fine mi ha provocato l'orgasmo, ma non così intenso come quello di Marco, anzi, molto meno intenso, abbastanza sottotono. Ha letto sul mio volto la delusione. Ha capito di non avere futuro e non ha più cercato di vedermi.
Invece Marco è ripiombato nella mia vita in maniera così inaspettata! Ero in ospedale a svolgere il mio lavoro quando mi sono quasi scontrata con lui che veniva a visitare un parente, degente in questa città, in questo ospedale, per una terapia particolare.
Doveva essere un segnale del destino, un incontro così fortuito, così improbabile, così impossibile a prevedersi. Il cuore ha cominciato a battere a mille all'ora. Lui mi ha sorriso ed io gli ho sorriso, poi via di corsa, abbandonando il lavoro a metà, con la scusa di una improvvisa indisposizione e lui, dopo un saluto veloce al suo parente ammalato. Via di corsa, in un volo quasi nuziale fino a casa mia.
Poi la fretta nel toglierci i vestiti di dosso, la fretta di compenetrarci con un desiderio animalesco, senza parlare, lanciando comunicazioni solo attraverso la pelle, il suo membro turgido, la mia vagina bagnata. E' stato un colloquio scivoloso, profondo, veramente intimo.
Lui ha cominciato a godere riempiendomi di pulsazioni e di effluvi. Io ho cominciato a godere contraendo i miei spasimi attorno al suo sesso e stringendolo forte a me. Il crescendo è stato formidabile, quasi terribile, con spasimi prolungati ed acuti.
Avevo potuto riconoscere Marco, era suo il merito, non della casuale coincidenza di situazioni favorevoli, era lui che era magico. Non può essere che lui il mio uomo.