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Volo AZ619
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Titolo:
Volo AZ619 |
Autore:
Lusitana |
Contatto:
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Racconto
n° 626 |
Altri
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Basta. Avevo deciso. La mia breve permanenza in Portogallo sarebbe finita quel giorno. Avrei preparato i miei pochi bagagli in tutta fretta, un taxi, e via all'aeroporto. E lui non lo avrei più visto. Nemmeno quella sera, per i saluti. Una decisione drastica, quella di nascondergli la mia partenza, ma del resto era la mia unica chance per riuscire ad andarmene davvero. Ne ero fortemente convinta... mentre cercavo inutilmente di truccarmi gli occhi, lottando con le lacrime che puntualmente colavano sul mio viso. Volevo andarmene ma trasalivo ad ogni piccolo rumore di passi che sentivo fuori, nel corridoio. E più che mi affrettavo, più che mi rendevo conto che un qualcosa di più forte di me mi stava trattenendo troppo a lungo in quella camera. Così non mi colse troppo impreparata sentire la chiave nella serratura della porta, che lui aprì, spostando la mia valigia che già io avevo sistemato sul pavimento, in prossimità dell'entrata. Non disse niente. Si chiuse la porta alle spalle e in un istante passò in rassegna tutta la stanza, rendendosi perfettamente conto di ciò che stava accadendo. Poi si avvicinò a me e con gli occhi più cattivi che mai trovò la forza di mollarmi uno di quelli schiaffi che solitamente si ricordano per un bel po', lasciandomi senza respiro per qualche frazione di secondo prima di riuscire a trovare giusto il tempo di riprendermi e di avviarmi verso la porta, spingendolo da parte quando gli passai davanti. Ma inevitabilmente e rabbiosamente mi sentii afferrare e sbattere sul letto dove, tra insulti di ogni genere, ci prendemmo a botte. Le mie unghie sulle sue mani che tiravano i miei capelli, i miei inutili calci nel tentativo di liberarmi i polsi che lui teneva bloccati... il suo respiro affannato era dentro al mio. Ma dopo pochi minuti già non ci facevamo più male e le sue mani mi stavano spogliando combattendo solo con la mia ormai debole resistenza. Si alzò e andando ad inginocchiarsi a un lato del letto mi trascinò a sé sdraiata e appoggiò le mie gambe sopra le sue spalle. La mia era ormai una resa incondizionata e il respiro e la rabbia cominciarono lentamente a quietarsi. Poi mi prese per i fianchi e mentre io ero già completamente arresa sentii la punta della sua lingua che si appoggiò sulla punta del mio clitoride iniziando a giocarci terribilmente bene. Premeva piano e poi ci girava intorno, poi tornava di nuovo sopra, facendomi impazzire, e tra i gemiti riuscivo solo a pregarlo di non smettere, grondando della sua saliva e dei miei umori. E quando sentì che il mio piacere si faceva man mano più intenso, allora prese a leccarmi sempre più avidamente per poi succhiarmi senza interruzione fino a provocarmi un orgasmo fortissimo, per godersi tra le labbra tutte le mie contrazioni. Fino all'ultima. "Ti voglio, portoghese." Gli gridai a mezza voce, ansimante mentre già lui mi aveva presa e girata sotto di sé. Sentii che i suoi movimenti si erano fatti nuovamente decisi quando mi piegò in avanti, inginocchiandosi dietro di me. E lasciandosi guidare dalla sua ormai estrema eccitazione mi penetrò con forza affondando il suo membro rigido come di marmo dentro di me, scivolando fino in fondo a quel lago che lui stesso aveva provocato.. Si muoveva forte, sbattendo contro il mio corpo tutta la sua voglia e la rabbia di prima, sperando di farmi male ma pienamente cosciente che se io stavo gridando non era per il dolore. Fino a sentirlo raggiungere il piacere massimo ed esplodere dentro di me, soffocando il suo gemito violento tra i miei capelli, ricadendo esausto sopra la mia schiena.
"I passeggeri del Volo AZ619 in partenza da Lisbona sono pregati di avvicinarsi al check-in."
Era ciò che mi sembrava di sentire lontano nella mia testa quando aprii gli occhi e Paulo dormiva ancora con la testa appoggiata sul mio seno, completamente nudo... con il corpo pieno di graffi e lividi. Come il mio.
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