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Un'estate particolare
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Titolo: Un'estate particolare
Autore: Ivan Ghory
Contatto:
Racconto n° 627
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Erano scesi dal traghetto e si stavano guardando intorno spaesati, quando si sentirono chiamare, era il proprietario dell'appartamento che avevano preso in affitto, il quale agitava in modo quasi forsennato le braccia. Si avviarono, come automi, nella sua direzione, trascinandosi dietro i bagagli.
- Buongiorno signori, ben arrivati sull'isola. - Li apostrofò appena arrivarono vicino alla sua macchina.
- Buongiorno. - Ripeterono all'unisono.
L'appartamento dove li condusse, si trovava a circa un chilometro dal paese, ed era in realtà un piccolo villino, anche se abbastanza rustico. La casa, formata da due stanze, una cucina e un bagno, era situata su un piccolo promontorio, con due lati affacciati su una scogliera ed uno dava su un giardino, con una pergola, diversi alberi di agrumi e un grosso cespuglio di gelsomino che emanava un gradevolissimo profumo.
Dopo aver sbrigato le formalità di rito, il loro ospite si accomiatò augurando loro buone vacanze.
Amici da sempre e appassionati di pesca, Marco e Davide insieme a Martina, la moglie di quest'ultimo, avevano deciso, per quell'estate, di passare le vacanze, dietro consiglio di un loro amico, in quella piccola isola del Mediterraneo, dove non era permesso portare auto e le uniche che potevano circolare erano quelle di alcuni isolani e un pulmino dell'unico albergo, ma solo per il carico e scarico.
Dopo essersi sistemati nelle rispettive stanze e aver preso confidenza con il nuovo ambiente, decisero di andare in paese, per cominciare a conoscerlo.
- Guarda chi c'è! - Disse Martina, entrando in uno dei due bar del paese, dove avevano deciso di prendere un caffè. - Ciao Valeria.
- Ciao a voi. - Rispose questa.
- Ci si rivede presto? - Ribadì Martina.
Valeria, l'avevano conosciuta al porto di partenza, mentre aspettavano di imbarcarsi dopo che aveva chiesto loro alcune informazioni riguardo la meta del traghetto e l'ora della sua partenza. Alta, slanciata, atletica, con un viso carinissimo e sempre sorridente, davvero un gran bella donna. D'altro canto Martina non sfigurava certo in confronto a lei, bionda, sul metro e settanta, forse un po' meno atletica, avevano fatto subito amicizia, la qualcosa non dispiaceva a Marco che era stato subito colpito dalla bellezza e simpatia di Valeria. Dopo aver fatto il viaggio insieme, arrivati sull'isola non avevano avuto neanche il tempo di salutarsi, in quanto erano stati subito sequestrati dal proprietario della casa.
- Ti sei già sistemata? - Le chiese Davide.
- Sì. - Rispose Valeria. - L'appartamento è piccolo, ma funzionale, poi si trova a due passi da qui e ha un balconcino che dà sulla piazza del paese. E voi? Vi siete sistemati bene?
- Sì. - Le rispose Martina, l'appartamento che abbiamo affittato è da favola, c'è anche un giardino profumatissimo, l'unico difetto è che si trova a circa un chilometro dal paese. Se non hai altri impegni, perché non vieni con noi a vederlo? Poi ti riaccompagniamo a casa.
- Sarà per un'altra volta, grazie, ma mi sento un po' stanca, dopo cena vorrei andare a letto, per incominciare la vacanza nel modo più rilassato possibile.
- Ok non insisto, ci sentiamo domani mattina per telefonino. - Le ribadì Martina, mentre Valeria li salutava.
L'indomani mattina di buon ora, Davide e Marco, si recarono al piccolo porticciolo dell'isola con l'intento di contattare il capitano di un peschereccio, il cui nome era stato dato loro dal solito amico, per vedere se era disposto a farli assistere ad una battuta di pesca con le reti. Lo trovarono e si misero d'accordo per il pomeriggio del giorno dopo. Quindi si incontrarono con il proprietario della casa, che aveva promesso loro di fargli trovare un gommone in affitto per tutto il periodo della loro vacanza. Visionato il gommone e presi accordi sul prezzo, fecero colazione in uno dei due bar, comprarono poi un paio di brioches calde nell'unico panificio dell'isola e ritornarono a casa. Martina si era appena alzata, gradì le brioches che divorò quasi in un sol boccone. Poi cominciarono ad organizzarsi sul come trascorrere la giornata.
Decisero di passarla in una delle tante baiette dell'isola raggiungibili solo via mare e di invitare anche Valeria. Mentre Marco e Davide andavano a sistemare il gommone e far benzina, Martina avrebbe telefonato all'amica per darle appuntamento al porto.
I due amici aspettarono a lungo le due donne e furono sorpresi nel vedere Martina giungere da sola e nell'apprendere che Valeria era stata colpita da un attacco febbrile dovuto ad un blocco intestinale e che il medico, chiamato dalla signora che le aveva affittato l'appartamento, le aveva prescritto un paio di giorni di assoluto riposo.
La giornata trascorse in modo magnifico, la baietta era splendida e quasi deserta, i due amici si divertirono a fare della pesca subacquea, mentre Martina seminuda si abbrustoliva al sole.
Il giorno dopo si alzarono tardi e decisero di non uscire in gommone visto che Davide e Marco, nel primo pomeriggio dovevano imbarcarsi per assistere alla pesca con le reti e che il sole preso il giorno prima li aveva fatti diventare rossi come peperoni. Martina andò a fare compagnia a Valeria, mentre i due uomini, bighellonarono tra porto e paese fino all'ora di pranzo.

Dopo aver salutato Davide e Marco, Martina si era sistemata su di una sdraio da mare che si trovava sotto la pergola per gustarsi la frescura di quel pomeriggio assolato e continuare a leggere il romanzo incominciato in treno, prima di andare da Valeria per passare la serata con lei, in quanto Davide e Marco non sarebbero rientrati prima dell'indomani mattina. Dopo alcuni minuti di lettura, si ritrovò fradicia di sudore e decise di denudarsi, visto che era sola e a riparo della pergola quindi nessuno poteva vederla. Rientrò in casa prese un asciugamano da mare, lo sistemò sulla sdraio e, dopo aver dato un'occhiata furtiva intorno, come per accertarsi ulteriormente che nessuno potesse vederla, si denudò, poggiò con cura gli indumenti tolti sui braccioli della sdraio e si sistemò in modo da poter leggere comodamente riprendendo la lettura dal punto dove l'aveva interrotta.
Il romanzo, che aveva acquistato di corsa all'edicola della stazione di partenza, si leggeva in modo scorrevole, non era impegnativo, ma neanche banale, raccontava dell'amore contrastato, nel Brasile all'inizio dell'ottocento, tra un soldato e una giovane di buona famiglia.
Come sempre accadeva quando leggeva, la mano libera vagava innocentemente sul suo corpo, posandosi ora su una coscia, ora su un seno, ora a massaggiare l'inguine. Inaspettatamente, alcune righe del romanzo si soffermarono sulla descrizione della breve ma intensa scena di un rapporto sessuale tra i due protagonisti, sorpresa, ma non turbata, continuò la lettura; solo dopo alcuni minuti e diverse pagine lette, la sua immaginazione cominciò ad elaborare nel dettaglio la scena descritta in non più di un paio di righe. E mentre la mente rimandava le possibili immagini dell'amplesso, contemporaneamente cominciava ad inviarle delle sensazioni che lei conosceva molto bene.
La mano che girovagava innocentemente sul suo corpo si trattenne più a lungo e meno innocentemente a lisciare i corti peli del pube, spostandosi poi nell'incavo tra le cosce che carezzò delicatamente, quindi risalì fino a sentire il contatto con il suo sesso, posandosi sulle grandi labbra e percorrendole tutte un paio di volte in su e giù; questo massaggio le fece sfuggire un sospiro prolungato, lasciò cadere il libro e posò la mano che si era liberata su di un seno: non si meravigliò di trovarsi tra le dita il capezzolo teso e turgido, lo prese con il pollice e l'indice e cominciò a carezzarlo, prima delicatamente poi, aumentando la pressione, imprigionandolo in una morsa delicata ma decisa, un fremito la percosse tutta e un gemito di piacere uscì dalla sua bocca; l'altra mano, lasciate le grandi labbra aveva raggiunto l'altro seno comportandosi nello stesso modo, i sospiri di piacere ora si alternavano ai gemiti: non c'era dubbio si era eccitata. Ne ebbe la conferma subito dopo, quando abbandonati i seni, le mani tornarono sulle grandi labbra che si erano dilatate e un piccolo rivolo di umori lentamente si faceva strada fra di esse. Da parecchio tempo non assaporava più il piacere solitario della masturbazione e non si sarebbe mai aspettata di poterlo fare in quel posto, allargò ulteriormente le gambe e intrufolò lentamente e delicatamente il dito medio della mano destra dentro la vagina, cominciando a muoverlo senza fretta dentro di essa, avanti e indietro, mentre l'altra mano carezzava la parte alta delle cosce; introdusse poi nella vagina anche l'indice aumentando il ritmo e alternando la penetrazione con movimenti rotatori, sentiva l'orgasmo che le stava invadendo il cervello, era arrivata quasi al punto di non ritorno, ma non voleva venire subito, aveva voglia di giocare ancora un po' con il suo corpo, per trarre il massimo piacere da quella non cercata ma piacevolissima situazione.
Ritrasse, anche se a fatica, le due dita dalla vagina, si fermò per un attimo, si sistemò meglio sulla sdraio, diede un'altra occhiata intorno per accertarsi ulteriormente di non essere vista, quindi ritornò a torturarsi i capezzoli: sapeva benissimo che questo le faceva aumentare l'eccitazione, poi lasciò scivolare la mano destra lentamente verso il pube fino ad arrivare a contatto con la clitoride, la sfregò delicatamente diverse volte con il palmo, infine vi pose sopra il dito medio e cominciò a masturbarsi, mentre si torturava ora uno ora l'altro capezzolo fin quasi a farsi male, continui mugolii e gemiti accompagnavano questi movimenti, un turbine di piacere le assalì il cervello, sapeva che questa volta non poteva fermarsi, cominciò a muovere il bacino al ritmo dei movimenti del dito sulla clitoride che si susseguivano sempre più velocemente, ad un tratto tutto fu avvolto da una fitta nebbia, un piccolo urlo seguito da una serie di gemiti annunciò e poi accompagnò un meraviglioso e prolungato orgasmo che la lasciò esanime, semistordita sulla sdraio.

Era stata una bella esperienza, prima, veder buttare le reti e poi assistere alla loro risalita, ma soprattutto partecipare insieme ai pescatori alla cernita del pesce, un po' assonnati, ma visibilmente soddisfatti Marco e Davide, dopo la sosta al panificio per le brioches calde, rientrarono a casa.
- Vado a svegliare Martina tu prepara un buon caffè. - Disse Davide a Marco mentre scompariva nella camera da letto.
- Buongiorno amore. - Disse Martina con una voce civettuola. - Appena il suo uomo la sfiorò con un delicato bacio sulle labbra.
Quindi lo attrasse a se costringendolo a sdraiarsi di schiena sul lettone, lo baciò sulla bocca, gli sfilò pantaloncini e costume e prese in bocca il suo pene ancora in posizione di riposo, per poi sentirlo ingrossare fino a percepirlo duro e vibrante; solo allora serrò leggermente le labbra e lentamente lo fece sfilare, raggiunta la cappella serrò ancor più le labbra e rimase ferma per qualche secondo, godendo nel sentirlo pulsare contro di esse, poi cominciò a muovere la lingua intorno al glande, mentre con la mano destra cominciava a masturbarlo e con la mano sinistra serrava leggermente i testicoli
- Mi fai impazzire. - Le mormorò Davide gemendo di piacere.
La bocca di Martina lasciò il pene e si posò prima su un capezzolo e poi sull'altro, mordicchiandoli, sapeva che Davide era particolarmente sensibile in quella parte del corpo, infatti, il cazzo del suo uomo divenne ancora più duro fra le sue mani, si rituffò sul pene, stimolandolo con la punta della lingua e leccandolo tutto con avidità, dalla cappella ai testicoli, per poi risalire e soffermarsi sempre di più sul glande. Sentiva di poter disporre di Davide come voleva, era in suo potere, lo sentiva ansimare sempre più forte incitandola con frasi ora dolci, ora sprezzanti. Percepiva che suo marito era arrivato quasi al limite, ma prima di farsi riempire la bocca di sperma, voleva inebriarlo di piacere; lasciò quindi scivolare la lingua al di sotto dei testicoli fino ad arrivare all'ano e cominciò ad introdurre in esso delicatamente la punta della lingua. Aveva scoperto per caso, alcuni anni prima, che questo tipo di attenzione su questa parte intima del marito e la contemporanea masturbazione portava Davide ad uno stato di sovreccitazione. Non ce la faceva più il suo uomo a trattenersi, la mano di Martina percepì lo sperma salire lungo il condotto urinario, quindi abbandonò l'ano e repentinamente riprese il membro in bocca, appena in tempo per sentire il flusso caldo dello sperma riempirle la bocca, mentre Davide le diceva.
- Vengo, puttana, vengoooo!!

Marco vedendo che né Davide né Martina si erano più fatti vivi, immaginò quello che era successo ai due amici, decise quindi di lasciarli da soli.
Era fortunato Davide, pensava Marco, mentre procedeva lentamente verso il paese, ad avere una donna come Martina, erano insieme da quasi quindici anni e ancora erano innamorati, per lui le cose erano andate diversamente dopo quattro anni, la storia con la donna che credeva della sua vita era finita in modo sconvolgente.
- Marco!, Marcooo!.
Si sentì chiamare, assorto nei suoi pensieri, Marco, non si era accorto di essere arrivato in paese, si voltò di scatto in direzione della voce e vide Valeria che gli correva incontro agitando una mano.
- Come mai da solo? - Gli disse quando lo raggiunse. - Martina e Davide?
- Quando li ho lasciati probabilmente erano affaccendati a sbaciucchiarsi. - Le rispose Marco, sottolineando l'ultima parola. - Ho preferito lasciarli da soli. - Sorrise ammiccando.
- Vuol dire che ci faremo compagnia a vicenda. - Gli rispose Valeria, anche lei sorridendo. - E poi continuando. - Ma hai un aspetto orribile! Sembra che un tir ti sia passato sopra.
- Non ho dormito tutta la notte.
- Dai andiamo nel mio appartamento, ti fai una bella doccia, mentre ti preparo una ricca colazione e vedrai che dopo ti sentirai meglio.
- Non vorrei rovinarti la giornata - le rispose Marco quasi imbarazzato.
- Non ti preoccupare, tanto ancora per oggi non posso né prendere il sole, né fare il bagno, quindi!!
- Ok, se proprio non ti distur...?
Non aveva finito neanche la frase che Valeria lo aveva preso sottobraccio e quasi a forza lo stava trascinando nella direzione del suo appartamento.
- Ok, ok, ho capito, non oppongo resistenza, ai voleri di sua signoria.
E scoppiarono entrambi a ridere.
L'appartamento che Valeria aveva affittato, in realtà era un unico stanzone al centro del quale si trovava un letto matrimoniale un po' sgangherato, di fronte al quale si apriva l'unica finestra che dava su un balconcino, spostato di qualche metro da essa vi era un cucinino a giorno, in fondo alla stanza nell'angolo destro un separé di legno delimitava un piccolo bagno con doccia.
- Dai, entra non stare lì impalato, in fondo c'e il bagno con la doccia, ora ti cerco un asciugamano. - Gli disse Valeria.

Sentiva un mormorio confuso e lontano come di persone che parlavano insieme, Marco si rendeva conto che qualcosa non quadrava, facendo un enorme sforzo riuscì ad aprire lentamente gli occhi, la percezione avuta si rivelò esatta: quella non era la stanza in cui si era abituato a svegliarsi un quegli ultimi giorni.
Ma dove si trovava? Possibile che stesse sognando?
Allungò un braccio verso il lato opposto del letto e la sua mano andò a fermarsi contro qualcosa di morbido, solo dopo qualche secondo, quando le dita si soffermarono a palpeggiare un seno, si rese conto che essa era a contatto con un altro corpo. Si sedette di scatto sul letto, allontanando repentinamente la mano come se avesse preso la scossa, si girò e vide Valeria addormentata al suo fianco. Dalla finestra semi aperta arrivavano i bagliori della sera e il vocio delle persone che si trovavano nella piazza. Si alzò e si ritrovò completamente nudo, istintivamente raccolse dal letto l'asciugamano che nel sonno era scivolato via e lo riallacciò alla vita.
Adesso ricordava tutto, finito di fare la doccia, mentre stava sorseggiando un'abbondante caffè, Valeria gli aveva detto.
- Perché non ti sdrai sul letto e ti fai un pisolino? Non ti preoccupare avviso io Martina e Davide.
Come un automa aveva ubbidito e, posata la testa sul cuscino, si era addormentato subito. Guardò l'orologio, caspita, era mezzanotte passata, aveva dormito parecchio, ma perché Valeria non l'aveva svegliato? E poi aveva dormito nudo davanti a lei? Ebbe un moto d'imbarazzo.
Valeria, appunto, era stata gentile, si era comportata come una vecchia amica; si girò e osservò nella penombra il suo corpo completamente rilassato nel sonno. Era bella Valeria, gli era subito piaciuta, fin dal momento in cui l'aveva notata aggirarsi spaesata, quattro giorni prima mentre aspettavano di imbarcarsi. La guardò ancora una volta, si soffermò sui suoi seni che involontariamente aveva accarezzato. Si stava eccitando, in men che non si dica il suo pene svettò verso l'alto, facendo capolino nella fessura dell'asciugamano arrotolato sui fianchi. Si vergognò immediatamente e per cercare di rimediare si avviò precipitosamente verso il bagno, ma non conosceva l'ambiente e nella semi oscurità andò a sbattere prima contro una sedia e poi nel tavolo.
- Cosa sta succedendo? - La voce assonnata di Valeria lo raggiunse che era già in bagno.
- Scusa, mi dispiace averti svegliato. - Le rispose Marco.
- Non ti preoccupare, ti sei fatto male?
- No, ma perché non mi hi svegliato?
- Ci ho provato un paio di volte, ma dormivi così profondamente che non ci sono riuscita, quindi ho rinunciato.
- Hai avvisato Martina e Davide?
Marco intanto, facendo più attenzione di prima, si era avvicinato al letto.
- Certo e anche più di una volta. - Gli rispose Valeria, accedendo la luce.
Solo in quel momento Marco si accorse che aveva lasciato l'asciugamano in bagno e che il suo pene era ancora mezzo eccitato. L'imbarazzo lo percosse tutto e divenne persino rosso in viso.
- Scu...sami. - Balbettò.
- Non ti preoccupare. - Le rispose Valeria con un sorriso divertito e spense di nuovo la luce.
- Dove hai messo la mia roba? - La voce di Marco era ancora tremolante.
- Il costume è appeso ad asciugare, il resto è poggiato sulla sedia vicino alla finestra.
Seguì un attimo di silenzio, poi la stanza si riempì di nuovo di un gran trambusto.
- Ma che stai combinando?
- Volevo andare in bagno a prendere l'asciugamano.
- Ma dai, non essere ridicolo, mica sei il primo uomo che vedo nudo!
Marco nel frattempo aveva raggiunto il bagno e, con grande sollievo, si era rimesso l'asciugamano intorno ai fianchi, poi, rivolto a Valeria, disse:
- Se vuoi, puoi accendere la luce.
Ma Valeria non si mosse.
- Ti sei di nuovo addormentata?
- No, ma ho voglia di stare al buio. - Gli rispose con voce languida.
Marco lentamente e cercando di stare attento, si avvicinò al letto, senza sapere cosa fare, poi si coricò a fianco dell'amica.
In vacanza, si sa, le tappe si devono bruciare in fretta perché il tempo a disposizione è relativamente poco. Marco, dopo un attimo di indecisione, distese il suo braccio fino ad incontrare la mano di Valeria, e cominciò a carezzarla, poi le loro dita si incrociarono teneramente, quindi si girò su se stesso e si stese sul corpo della donna. Fu sorpreso di non trovare alcun pezzo di stoffa che la ricopriva, poi preso da una frenesia spasmodica, iniziò a riempirla di baci, faccia, collo, spalle, fino ad incrociare la sua bocca e le due lingue si avvinghiarono in un lungo bacio. La penetrò quasi subito: era eccitatissimo e Valeria non era da meno, visto che il suo pene scivolò dentro la sua vagina senza incontrare alcuna resistenza, già zeppa di umori come era. Vennero quasi insieme in un turbinio di respiri affannosi e spasmi di piacere, poi si accasciarono uno di fianco all'altra. Il sonno li sorprese mentre ancora si scambiavano carezze e baci.

Il telefonino di Valeria continuava già da un bel po' ad emettere la sua musichetta, quando questa allungò di mala voglia la mano per far smettere il fastidioso richiamo.
- Sì? Pronto? - Rispose, infastidita e scocciata.
- Ciao Valeria. - La voce di Martina sembrava arrivasse da un posto lontanissimo. - Marco è ancora da te?
- Si dorme ancora come un angioletto.
- Quando si sveglia digli che io e Davide andiamo a fare un giro con il gommone e che si faccia sentire per telefonino. Ciao e buona giornata. - Valeria non ebbe il tempo di rispondere che già Martina aveva chiuso la comunicazione.
- Non ti preoccupare per Marco, ha trovato chi si prende cura di lui. - Disse poi Martina rivolgendosi a Davide, sorridendo maliziosamente.
- Davvero? Ma come puoi esserne così sicura?
- Certe cose una donna le capisce al volo.
Valeria, posò il telefonino e si girò verso Marco, si pose sopra di lui poggiando i gomiti sul suo petto, poi gli diede un leggero bacio sulle labbra.
- Era Martina. - Disse. - Credo che abbia capito.
- Ciao bimba. - Le rispose Marco, restituendole il bacio. - E allora? Penso di essere adulto e vaccinato.
Si guardarono intensamente negli occhi e cominciarono a scambiarsi diversi baci sulla bocca, intrecciando sempre più avidamente le loro lingue. Quindi Valeria scivolò lungo il corpo di Marco, soffermandosi a mordicchiagli i capezzoli e, giunta al pene, lo cosparse di baci, lo leccò per tutta la sua lunghezza, fino a raggiungere i testicoli che tenne premuti leggermente con le labbra, risalì con la lingua tutto il membro e lo fece scivolare in bocca, poi lentamente lo lasciò sfilare, fermandosi sulla cappella che cominciò a carezzare con la punta della lingua. Marco si contorceva e muoveva il bacino in modo convulso, la sua bocca emetteva continui mugolii e sospiri di piacere che divenivano sempre più affannosi, Valeria sentendosi tutta bagnata e con una gran voglia di sentire il cazzo dell'amante dentro la sua vagina, fece sfilare il pene dalla bocca, si posizionò a cavalcioni su Marco, e guidando con una mano il suo membro, lo fece scivolare dentro la sua fica bollente. Non ebbe neanche il tempo di muoversi che un violento orgasmo s'impadronì di lei, cominciò a gemere ed ad ansimare, venne improvvisamente e violentemente dimenandosi in modo convulso sul corpo di Marco. Sentiva il suo amante muoversi dentro di lei lentamente, sentiva i suoi baci leggeri e dolci sul suo volto, poi la nebbia, che aveva avvolto la sua mente, lentamente si allontanò, lo baciò profondamente in bocca, gli sorrise, quindi fece sfilare il pene dalla sua vagina, si inginocchiò di nuovo su di lui, prese il membro in bocca e delicatamente completò il pompino interrotto qualche minuto prima. Lo sentì venire con una serie di gemiti, leccò tutto lo sperma, quindi si accovacciò al suo fianco facendosi abbracciare e riempire di coccole.

Da un paio di giorni Valeria si era trasferita quasi stabilmente nella casa dei tre amici e la vacanza procedeva in modo meraviglioso. Quel pomeriggio Davide e Marco avevano deciso di andare a pescare in una secca, che il capitano del peschereccio, con cui avevano fatto la notturna, aveva loro indicato. Le due donne, rimaste sole, stavano trastullandosi parlando del più e del meno godendosi il fresco del giardino. Valeria si era sistemata sul materassino a due piazze che generalmente serviva per dormire quando faceva troppo caldo, mentre Martina le stava di fronte spaparanzata sulla sdraio da mare.
Erano entrambe a seno nudo, mentre parlavano, gli occhi di Martina si soffermarono per un attimo sui seni di Valeria.
- "Che bel seno ha Valeria, con i capezzoli all'insù, come mi piacerebbe sentirli diventarle turgidi in bocca". Poi riflettendo su quello che stava pensando.
- "Ma guarda un po' cosa mi sta venendo in mente!" - Disse tra sé e sé scandalizza.
Senza quasi accorgersene, il suo sguardo si era soffermato sul seno dell'amica e il suo viso mostrò un leggero rossore.
- "Ma che mi sta accadendo?"
Valeria, aveva notato, quasi imbarazzata, gli occhi di Martina che le stavano scrutando il seno, e un leggero brivido, inaspettatamente, le sali lungo la schiena.
- Vuoi una lattina di aranciata? - Disse Martina, alzandosi e dirigendosi verso la cucina.
- Sì grazie. - Le rispose Valeria.
Martina le porse la lattina e si andò a sistemare di nuovo sulla sdraio, nel sedersi l'orlo del costume si arricciò verso l'interno facendo intravedere un ciuffetto di peli biondi, questa volta fu Valeria a fermare il suo sguardo su Martina, un alto brivido le percorse la schiena e quasi senza volerlo sentì la sua voce dire:
- Martina, perché non vieni anche tu a sdraiarti sul materassino, posto ce n'è a sufficienza e poi possiamo chiacchierare meglio.
Martina, non se lo fece ripetere due volte e nello sdraiarsi vicino all'amica la sua coscia volontariamente o involontariamente andò a sfiorare il braccio di Valeria. Poi soggiunse:
- Poco fa mi sono soffermata a guardare come è bello il tuo seno, a differenza del mio che è quasi inesistente.
- Non è vero che il tuo seno è inesistente. - Le rispose Valeria. - E' piccolo, ma è carino.
- Lo dici solo per farmi piacere. - Inarcò la schiena, sedendosi, prese i seni tra le mani e porgendoglieli ribatté. - Ti sembrano seni questi?
Valeria che aveva seguito i movimenti dell'amica e si era messa seduta anche lei, si riempì la mano di uno di essi.
- A me piacciono tanto. - Le disse. - Guarda come aderiscono bene alla mie mani.
E, scostandole la mano, prese anche l'altro e cominciò a massaggiarli delicatamente.
Poi si avvicinò a Martina cercando le sue labbra per un profondo bacio. Dopo aver corrisposto, Martina lasciò la bocca dell'amica e diresse le sue labbra sul suo esile e slanciato collo per posarle infine sul seno, dove cominciò a giocare con i capezzoli: ne prese uno con la bocca e lo mordicchiò delicatamente, lo leccò; succhiò avidamente l'altro, era eccitatissima, si sentiva tutta bagnata, portò la mano destra nel basso ventre e cominciò a massaggiarsi con veemenza il sesso. Valeria non percepiva altro che i baci dell'amica sul suo seno e i giochetti che questa faceva con i capezzoli, aveva la vagina piena di umori e l'eccitazione le stava annebbiando il cervello, istintivamente con la sua mano sinistra raggiunse la mano che Martina faceva danzare sulla sua vulva, la seguì per un paio di volte, quindi le scostò il costume e introdusse delicatamente il dito medio nella vagina dell'amica cominciando a masturbarla lentamente e dolcemente, non ebbe neanche il tempo di stimolarle la clitoride, che Martina cominciò a muovere il bacino convulsamente quindi inarcò la schiena e venne con un orgasmo dolce e prolungato, mentre Valeria la riempiva di teneri baci sul viso, sul collo, sui seni.
Dopo qualche minuto, più rilassata, Martina cominciò a ricambiare i baci di Valeria poi si inginocchiò su di lei, le tolse il costume, le divaricò le gambe e pose la sua bocca sul sesso dell'amica, cosparse di piccoli baci le grandi labbra, poi intrufolò la punta della lingua all'interno della vagina ispezionandola tutta per poi risalire lungo la fessura fino a raggiungere la clitoride che strinse dolcemente tra le labbra. Prese poi a carezzarla con la punta della lingua: sentiva la clitoride tesa e dura come un piccolo pene e cominciò a succhiarla delicatamente.
Valeria non poté stabilire esattamente quando l'orgasmo la raggiunse, aveva perso la percezione del tempo, rammentava soltanto un rilassamento totale, mentre sentiva la bocca di Martina giocare con la sua clitoride e un dito della sua mano muoversi lentamente e dolcemente dentro la sua vagina.
Il sole stava quasi tramontando, prima di scendere definitivamente sotto l'orizzonte dette uno sguardo nel giardino e non si sorprese di vedere i corpi nudi di due donne abbracciati teneramente.

Mancava un solo giorno alla fine di quella meravigliosa vacanza, Marco e Valeria avevano deciso di passare quell'ultima notte nell'appartamento che Valeria aveva affittato, sia per rassettare che per essere liberi e stare insieme come volevano. Davide era contrariato della decisione dell'amico, perché l'avrebbe lasciato solo nell'ultima notte di pesca, quindi ci aveva rinunciato, ma poi, saputo che altri pescatori vacanzieri avevano organizzato una notturna, si aggregò ad essi.
Martina. che aveva accarezzato l'idea di passare l'ultima sera di vacanza insieme a suo marito possibilmente con una cenetta intima, il bagno della mezzanotte e un notte di sesso su una spiaggetta deserta, ci rimase veramente male quando Davide le comunicò che sarebbe andato a pescare e rispose alle proposte di sua moglie che una notte di sesso si poteva sempre fare, mentre una pescata notturna in quel mare meraviglioso non era certo cosa di tutti i giorni. Martina lo mandò letteralmente a quel paese accusandolo di egoismo. Era furibonda, non lo salutò nemmeno quando andò via, rimuginava propositi di vendetta e di comportarsi allo stesso modo quando lui l'avrebbe "cercata".
Furente, dopo qualche minuto che Davide era uscito per recarsi all'appuntamento con gli amici pescatori, decise che non era il caso di starsene sola a casa a soffrire, quindi, sbatté la porta alle sue spalle e si avviò verso il paese. Raggiunse il bar dove andavano di solito sperando di incontrare Marco e Valeria. In effetti i due amici erano seduti ad un tavolino e si stavano gustando la brezza marina e una birra fresca.
- Posso sedermi insieme a voi? - Disse loro, con voce ancora alterata.
- Certo. - Rispose Marco, rubando il tempo a Valeria e poi continuando. - Come mai sei sola?
- Non me lo dire, quello stronzo di Davide è andato a pescare. - Gli rispose Martina con voce molto alterata.
- Dai siediti non ci pensare spesso gli uomini sono davvero stronzi. - Le disse Valeria indicando una sedia accanto a lei.
- Cosa vuoi che ti vada a prendere al bar? - Le si rivolse Marco tentando di rasserenarla.
- Ti ringrazio, non voglio niente e poi incazzata come sono non mi va proprio nulla, non so neanche se cenerò.
- Ma non dire cazzate, anche noi dobbiamo ancora cenare. - Le disse Valeria, e poi, come fulminata da un'idea improvvisa. - E se prendessimo tre pizze e alcune lattine di birra e andassimo a mangiarle a casa mia? che ne dici Martina?
Marco guardò Valeria con un punto interrogativo negli occhi, per tutta risposta ottenne un sorriso accattivante.
- Certo che no! - La voce di Martina era decisa, ma anche imbarazzata. - Penso che non sia il caso: nello stato d'animo in cui mi trovo, vi rovinerei la serata.
- Facciamo così, prendiamo tre pizze, ceni con noi, poi togli il disturbo e ci lasci soli, che ne dici Marco?
- Per me va bene. - Rispose Marco rincuorato.
- No!! è meglio che vada a casa, in queste condizioni preferisco restare sola.
Ma si capiva dal tono della voce che la proposta non le dispiaceva.
- Senti Martina. - Le disse decisa Valeria. - Non rompere.
- Va bene, va bene, mi hai convinta. - Anche se ancora risentita, un leggero sorriso illuminò il suo viso.
Marco andò a pagare le consumazioni e a prendere le lattine di birra, poi raggiunse le due amiche che stavano aspettando le pizze nel forno. Quindi si avviarono verso l'appartamento di Valeria.
Durante il breve tragitto l'umore di Martina era decisamente migliorato anche perché Valeria più volte l'aveva abbracciata amorevolmente e un paio di volte le aveva strofinato la schiena delicatamente e sensualmente.
- Mi sembra che questa sera faccia più caldo del solito. - Disse Valeria appena entrati nell'appartamento.
Poi corse verso la finestra spalancandola.
- Respiro meglio. - Aggiunse, togliendosi la camicetta.
Quando Martina vide i seni dell'amica, le venne voglia di carezzarli, ma la presenza di Marco l'imbarazzava, istintivamente si tolse anche lei la maglietta, mettendo in risalto il suo piccolo ma grazioso petto.
- Brava.
Valeria, le indirizzò un sorriso malizioso.
Marco che era stato il primo a rimanere a torso nudo, non si scompose nel vedere i seni dell'amica, li aveva visti centinaia di volte in quanto Martina era solida girare in questo modo per casa e qualche volta anche nuda.
Dopo aver gustato le pizze, nel mentre Valeria preparava il caffè, con solo indosso un paio di slip che le metteva in mostra un arrapante sedere, Marco sorprese il suo sguardo soffermarsi insistentemente su di un seno di Martina dove una gocciolina di sudore stava facendosi strada per raggiungere la base del capezzolo, istantaneamente, senti il suo pene erigersi e diventare duro.
- "Ma cosa mi sta succedendo". - Pensò. - "Possibile che una goccia di sudore mi faccia eccitare in questo modo?"
Martina, il cui umore era decisamente migliorato e aveva quasi scordato l'esistenza di Davide, percepì lo sguardo prolungato dell'amico sul suo seno, compiaciuta ridacchiò dentro di sé.
- Vado in bagno. - Disse, poi alzandosi lentamente, in modo che le occhiate impertinenti di Marco potessero osservarle anche il pube e le cosce, in quanto anche lei, stimolata da Valeria, si era tolta i jeans ed era rimasta con solo addosso un paio di mutandine color carne, che lasciavano intravedere il biondo monte di Venere.
Valeria, dopo aver versato il caffè nelle tazzine di plastica, incrociando lo sguardo di Marco si accorse che i suoi occhi avevano uno strano bagliore che lei conosceva bene.
- Questa tua espressione non mi piace. - Gli disse e continuando. - Cosa ti è successo?
- Non ci crederai! - Le rispose a bassa voce. - Una goccia di sudore che stava scivolando su di un seno di Martina mi ha fatto eccitare.
Valeria allungò una mano sulla parte incriminata.
- Cazzo! E' già pronto per l'uso!
Rideva di cuore, mentre pronunciava questa parole.
- Dai, c'è Martina.
Marco era imbarazzato.
- Se è stata lei a farti eccitare?
- Cosa avete da confabulare voi due? - Disse Martina uscendo dal bagno.
Vista in controluce sembrava nuda e Marco si eccitò ancora di più.
- Lo sapevi di essere una strega? - Le rispose l'amica, rivolgendole un cenno d'intesa.
Quindi si diresse verso il lettone, dove si sedette appoggiando la schiena allo sgangherato schienale e si accese una sigaretta.
- No! Perché chi ho stregato?
- Hai stregato il nostro Marco, gli hai fatto venire l'uccello duro mentre osservava una goccia di sudore scivolare lungo un tuo seno.
Valeria continuava a ridere.
- Davvero?
Anche Martina rideva. Le erano venuti propositi di vendetta nei confronti di Davide e, vista la situazione che si stava venendo a creare, non ci pensò due volte, si avvicinò a Marco si chinò su di lui, gli porse un seno e maliziosa gli disse:
- Ne sta cadendo un'altra perché non provi a fermarla?
La lingua di Marco si ritrovò a seguire e poi raggiungere la goccia di sudore e quando questa si stava adagiando alla base del capezzolo li fece scomparire entrambi dentro la bocca. Valeria, osservando la scena si era eccitata, scostò l'orlo degli slip e cominciò a carezzarsi la fica.
- Perché non mi raggiungete sul lettone? - Disse, poi rivolgendosi ai due amici. - Si sta più comodi.
Martina, che aveva avvertito un piccolo brivido quando la lingua di Marco aveva seguito la gocciolina sul suo seno e istintivamente aveva cominciato a carezzare dolcemente il pene di Marco attraverso la stoffa dei pantaloncini, quasi trasalì al richiamo dall'amica, prese per mano l'uomo e insieme si avviarono verso il lettone, quindi lo spinse costringendolo a sdraiarsi di schiena, poi mentre Valeria lo baciava e gli mordicchiava i capezzoli, lo denudò completamente e accolse dentro la bocca il suo membro eccitato, con la punta della lingua ne stimolò il glande, mentre con una mano lo massaggiava, poi lo fece scivolare dentro la bocca fino a sentirselo in gola. Marco ansimava sempre più forte e la donna ricominciò a leccargli il glande; nel mentre Valeria, abbandonati i capezzoli di Marco, si era inginocchiata a tergo di Martina e, dopo averle tolto gli slip, aveva cominciato a leccarle le grandi labbra, quindi introdusse la punta della lingua dentro la sua vagina zeppa di umori e con tocco leggero le sue dita cominciarono a massaggiarle la clitoride.
Martina sentiva il piacere divenire sempre più intenso sotto i sapienti tocchi di Valeria e cominciò a avere voglia del cazzo di Marco dentro la sua fica; distaccò la bocca dal suo pene e si spostò mettendosi supina sul letto, allargando le gambe.
- Penetrami, dai, penetrami! - Gli ordinò, ma nello stesso tempo questa sembrava anche un'implorazione.
L'amico si alzò, appoggiò il suo pene sulle grandi labbra della vagina di Martina e con un colpo secco ma nello stesso tempo delicato glielo fece scivolare dentro in tutta la sua lunghezza.
- Siiii.. sbattimelo tutto dentro, siiiiiii. fammelo sentire tutto.
Valeria che aveva seguito i due nel lettone si sedette di fianco di Martina e dopo averla baciata appassionatamente un paio di volte sulla bocca, cominciò a stimolarle i capezzoli, premendoli tra le labbra e succhiandoli. Martina sembrava in preda di una crisi isterica, il suo corpo si muoveva in modo convulso mentre il suo bacino cercava di assecondare i movimenti del pene dentro la vagina, mugolava continuamente e il suo respiro diveniva sempre più affannoso
Marco sentendo che l'amica era prossima all'orgasmo aumentò ulteriormente le spinte fin quando non la sentì quasi gridare.
- Vengooo!!!! Vengooo!!!! Siiiiiiiiiiiiiii .
Anche Marco era al limite: i suoi mugoli sempre più alti e continui preannunciavano che era prossimo all'apice del piacere, Valeria lo sapeva bene, quindi si avvicinò ad esso gli sfilò il cazzo dalla vulva di Martina, che si era accasciata sul lettone, lo prese in bocca appena in tempo per sentirsi invadere la gola da un liquido caldo dal sapore leggermente acido, mentre Marco emetteva un piccolo urlo a cui lei si era abituata e che la riempiva di piacere.
Anche Marco si lasciò cadere sul lettone, Valeria si sistemò al suo fianco divaricò le gambe e cominciò a masturbarsi. Martina, che si era un po' riavuta dal suo intontimento, vedendo quello che stava facendo l'amica, si curvò su di lei, le scostò la mano e affondò la sua bocca nella fessura che le si apriva davanti, cominciando a leccare e succhiare con vigore ma delicatamente le rosee pareti della vagina prima e la clitoride dopo, finché sentì un fremito percorrere tutto il corpo di Valeria e un caldo flusso di liquidi invadere la sua bocca nel mentre questa lanciava continui gridolini di piacere. Poi si accasciò su di lei e insieme persero la cognizione del tempo e dello spazio.

Un raggio di luce percorreva tutta la finestra andando a sbattere sulla parete dove era sistemato il lettone facendo intravedere tre corpi avvinghiati tra loro.
Martina fu la prima a svegliarsi, diede un bacio al pube di Valeria, un altro al pene di Marco si vestì e uscì. Non sapeva che ora fosse, aveva lasciato l'orologio a casa quando era uscita infuriata, ma ancora non c'era tanta gente in giro, perciò doveva essere piuttosto presto. Si recò al solito bar, prese al banco un paio di brioches e una granita al limone e si andò a sedere ad un tavolino fuori, gustandosi contemporaneamente la colazione e la tranquillità del momento.
Il porto cominciava ad animarsi, le prime barche di pescatori erano arrivate e isolani e villeggianti stavano accorrendo per acquistare il pesce fresco: non aveva voglia di muoversi, si accese una sigaretta e stette ancora diverso tempo a contemplare il via vai sempre più animato. Poi si decise e si avviò lentamente verso casa. Anche se non ne aveva voglia doveva fare le valigie e un po' di pulizia. Davanti il cancelletto le venne in mente Davide.
- "Chissà se sarà rientrato". - Pensò.
Già Davide, per quanto si sforzasse non riusciva a sentire alcun senso di colpa nei suoi confronti.
Nella casa regnava un assoluto silenzio, si avviò verso la camera da letto, il lettone era vuoto, non era ancora ritornato dalla pesca. Si mise a trafficare per fare quello che si era proposto.

Solo dopo essere andata in bagno, Valeria si accorse che Martina non c'era più, si sdraiò accanto a Marco e lo contemplò mentre dormiva, quando sentì che si stava per svegliare, prese tra le mani il suo pene e cominciò ad carezzarlo, lo vide erigersi e farsi duro tra di esse, lo masturbò un po' e poi si sedette a cavalluccio sul pube del suo amante facendo scivolare il suo cazzo, dentro la sua vagina, quando lo sentì interamente dentro, cominciò a muoversi sollevando e abbassando molto lentamente il bacino mentre con una mano delicatamente si stimolava la clitoride e con l'altra si carezzava i seni. Sentiva un piacere dolce impadronirsi del suo corpo, aumentò leggermente il ritmo alternando gli spostamenti verticali ad un dondolare orizzontale, il piacere divenne più intenso fino ad esplodere in un orgasmo che sembrava non finire mai, infine si lasciò cadere sul petto di Marco ebbra di piacere.
Marco aveva percepito prima e capito dopo ciò che stava accadendo, non aprì gli occhi, fece finta di continuare a dormire, ma assecondò fino alla fine movimenti della sua amante.
- Lo sapevo che non stavi dormendo. - Gli disse Valeria dopo alcuni istanti, sorridendo.
Scivolò giù mettendosi di schiena, Marco si girò verso di lei posizionandosi su di un fianco.
- Ciao piccola!
- E' stato bellissimo cavalcarti, mentre facevi finta di dormire.
I sui occhi brillavano di gioia, anche se qualche lacrima scivolava lentamente sulle sue gote, Marco la strinse forte e le loro labbra cominciarono a giocare poi il bacio diventò lungo e appassionato. Valeria sentì il suo amante salirle sopra, divaricò le gambe e accolse il suo pene che la penetrò fino in fondo, lo percepiva muoversi lentamente e con delicatezza, le piaceva sentire quel pene dentro, aderiva perfettamente alla sua vagina e quando spingeva ne coglieva tutta la sua interezza.
- Mi piace sentirti dentro. - Gli disse, manifestando il suo pensiero.
Marco fece sfilare lentamente il pene e ne fermò il glande all'ingresso della vagina cominciandolo a muoverlo lentamente.
- Si, così, muoviti lentamente, mi piace.
E si lasciò andare ad una serie di mugolii, d'improvviso, Marco con un colpo deciso, la penetrò fino in fondo, fermandosi per un attimo, per uscire lentamente e riaffondare nuovamente.
- Si! si! così, fammelo sentire tutto, mi piace, mi piace, scopami, scopami, mi piace essere presa da te, dai spingi, dai amore. - Alternava le frasi con gridolini di piacere.
Sentiva il cazzo entrare ed uscire dalla sua vagina in modo violento e veloce, ad ogni colpo il godimento aumentare sempre di più.
Era bello sentire Marco sopra di lei, esprimeva la sua sessualità con vigore ma nello stesso tempo con dolcezza, anche quando i colpi diventarono continui e decisi sembrava che carezzassero le pareti della vagina, stava per venire, avvertì dall'ansimare di Marco che anche lui era arrivato al limite.
- Vengooooooooooooooo!!!!!!!!!!! - Urlò Valeria.
- Vengo anch'ioooooooo!!!!!! - Le urlò dietro Marco.
E i due urli si unirono e rimbalzando sulle pareti dello stanzone, la vagina di Valeria fu invasa da un potente e caldo getto di sperma e ricambiò avvolgendo il pene di Marco con i suoi abbondanti umori; ancora ansimanti si addormentarono uno fra le braccia dell'altro.

Si ritrovarono nel primo pomeriggio al porto, Davide sequestrò per tutto il viaggio Marco, prima per fargli vedere il pesce pescato, gelosamente conservato in un grosso frigorifero portatile e poi per raccontargli nei minimi particolari le varie fasi della pesca. Arrivati al porto dove avevano iniziato la loro vacanza con due taxi diversi raggiunsero la stazione da dove ognuno proseguì per la propria città, non prima di aver sprecato lacrime e promesse di rivedersi, soprattutto da parte dei due amanti, ma già sapevano benissimo che certe esperienze non possono mai avere un futuro.
Martina e Marco continuarono ad essere buoni amici e non parlarono mai di quello che era successo tra loro in quella meravigliosa e pazza vacanza.