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Il cortometraggio
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Titolo:
Il cortometraggio |
Autore:
Mylord |
Contatto:
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Racconto
n° 628 |
Altri
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Erano quasi le 19 e lei non arrivava mai tardi. Lui velocizzò i preparativi ma era praticamente tutto pronto. La videocamera sul treppiede, le luci ai loro posti, la rosa e la candela davanti l'obiettivo alla distanza giusta. Erano settimane che l'idea di realizzare un cortometraggio rendeva insonni le sue notti. Aveva diverse idee ma tutte più o meno scollegate. Decise che, comunque, avrebbe iniziato a girare le sequenze che più di altre si erano impresse nella sua mente come se già registrate. Una di esse era la scena della fuoco che scaturisce dalla passione, rappresentata da una splendida rosa rossa. Niente di originale ma era necessario al corto nel suo insieme. Aveva condiviso con Mylady la sua idea e a lei era piaciuta. L'aveva poi voluta accanto a sé in questo progetto perché lei offriva innumerevoli spunti creativi e, in più, proponeva sempre prospettive differenti da tutto ciò che a lui appariva banale e scontato. Mylady arrivò alle 19 in punto. Lui aprì la porta e si trovò davanti lei. Un vestito nero che la rendeva ancora più bella, se possibile. I capelli con splendidi riflessi rossi sciolti. Sapientemente truccata con labbra appena lucide. Lei si aprì in un bellissimo sorriso alla vista di lui. La fece entrare, richiudendo la porta dietro di sé. L'aiutò immediatamente a mettersi comoda e si misero al lavoro. Lei era entusiasta di poterlo aiutare in questo suo lavoro. A lui riusciva molto difficile, invece, concentrarsi su quello che aveva da fare, sentendo la vicinanza fisica ed il buonissimo profumo del suo respiro ogni volta che gli parlava accanto. Si costrinse a focalizzare l'attenzione sulla scena. Abbassò le luci e accese la candela. La sistemò dietro la piccola rosa rossa e accese la videocamera. L'immagine che il monitor restituiva era esattamente identica a quella che popolava i suoi pensieri da diverso tempo. Avviò la registrazione. La fiamma dapprima cominciò a danzare torpida e costante; sembrava originarsi direttamente dai petali del fiore; qualche istante dopo lambì distrattamente la corolla della rosa, cominciando a morderla lentamente, assaggiandola, poi sempre più voracemente fino a bruciarla. Questo rendeva fedelmente la sua idea: il fuoco della passione nasce dalla passione stessa e di lei si alimenta fino alla consunzione totale e definitiva. Osservavano la scena seduti, rapiti. Le loro ombre nere fluttuavano sui muri della stanza, irrequiete. Ormai le fiamme seguivano inesorabilmente la loro fine, la luce si affievoliva e lui si protese per spegnere la videocamera. Inaspettatamente sentì le dita di lei sfiorargli la schiena scoperta. Si immobilizzò e smise di respirare. Il respiro di lei si abbassò fino a diventare indistinto. Le dita di Mylady continuarono il loro viaggio verso il basso, arrestandosi un solo attimo sul bordo dei boxer. Poi un solo dito proseguì dietro il tessuto e descrisse una semiluna. Lui avvertì un grandissimo senso di calore davanti e si rese conto di essere incredibilmente eccitato. Si girò lievemente e con lentezza verso di lei. Mylady non nascose un sorriso malizioso che le era sorto sulle labbra. I suoi occhi erano grandi e lui ci si perse dentro. Le posò un bacio leggerissimo all'angolo della bocca, sentendo l'aroma di lei saturare il suo senso dell'olfatto, facendo crescere in lui una sorta di febbre che cresceva e cresceva fino a somigliare a un delirio. Senza smettere di guardarla, allungò una mano verso la videocamera e la girò verso di loro. Poi con esasperante calma l'aiutò ad alzarsi. Lei lo seguì docile, ormai domata. Mylady fu sospinta sul bordo del letto e sedette. Lui si inginocchiò davanti a lei e piano piano cominciò ad esplorare le sue gambe vellutate, sotto la gonna nera. Lei chiuse gli occhi per gustare fino in fondo quel piacevole tocco sulla sua pelle fresca. Lui chiuse le dita sui bordi delle autoreggenti e finse di toglierle, ma dopo qualche istante le lasciò al loro posto. Questo gesto la mandò in visibilio, improvvisamente conscia di quello che di lì a poco sarebbe accaduto. Le sollevò un poco la gonna ed avvicinò la bocca alla pelle delle sue gambe. La sentì friggere. Non staccando il respiro dalla sua pelle, facendo scivolare le sue mani sulle sue gambe come su olio bollente, le tolse le scarpe. Poi la costrinse dolcemente a distendersi. I movimenti erano volutamente lenti e al tempo stesso costretti ad esserlo. Le sfilò la gonna fingendo, facendola trasalire, di voler togliere allo stesso tempo anche le mutandine; non lo fece. Ora era lì, bellissima e sua. Lei allungò una mano e la posò sulla gamba di lui. Strinse un po' per farlo appartenere a lei ancora di più e lui la guidò con una amabile impazienza verso il centro del suo essere, lì dove non esistevano più tempo e spazio, ma solo desiderio. Inconcepibile per quanto puro, insostenibile per quanto grande. Lei afferrò il suo piacere e le sfuggì un gemito di sorpresa. Lui si tolse la T-shirt e si allungò vicino alla sua Mylady. La fragranza di lei si stava spargendo ovunque e lui ne era completamente incantato. Lei si mise su un fianco e con la coda dell'occhio notò la spia rossa che non si era dimenticata di loro e che stava ancora registrando tutto. La cosa la eccitò ancora di più. Fece passare la gamba sopra di lui e si mise a cavalcioni. Sentiva sotto di sé la sua virilità e cercava di farle il nido col suo corpo. Lui sentiva che il suo desiderio ora non era più controllabile. Le abbassò le spalline del reggiseno. La sua foga era impetuosa e inarrestabile. Lei non si oppose ma, anzi, offrì il suo turgido seno alle mani di lui, affamate. Le sue dita cominciarono a tormentarle i capezzoli, duri e caldissimi. Lei ormai non si tratteneva più: i suoi sospiri rispecchiavano un solo e sublime desiderio di possessione totale. Lui la sollevò un poco e scivolò sotto di lei fino a trovare la sua calda e meravigliosa seconda bocca. Cominciò a baciarla così come avrebbe fatto con la sua bocca vera, dapprima stimolando gli angoli e poi divorandone le labbra. Poi, al suono dei suoi gemiti che divenivano via via più amplificati e profondi, diede il via ad un raffinato e sapiente lavoro di lingua. Veniva esplorato ogni singolo meandro della sua femminilità, mentre con entrambe le mani le accarezzava il morbido seno in modo che a lei quasi fosse impedito di respirare. Lui ogni tanto volgeva il suo sguardo agli occhi di lei che lo osservavano increduli dall'alto. Dalla bocca semiaperta, Mylady regalava affannosi sospiri che lo eccitavano fino al parossismo più spietato. Ormai lui era un tutt'uno con lei. Ne era imbevuto ed il rumore che faceva la sua lingua dentro di lei era l'emblema stesso dell'amplesso più poderoso e selvaggio. Non pago, cominciò ad alternare i colpi e le carezze della sua lingua con abili suzioni sul clitoride, misurandone con la punta della lingua la distanza dal punto di convergenza delle piccole labbra. Di tanto in tanto, percorreva il sentiero fino all'ano circumnavigando il suo delizioso sfintere. Lei era letteralmente in estasi. Cominciò inconsapevolmente a muovere ritmicamente il bacino, bramando avida la bocca di lui. Premette le mani di lui sul proprio seno e il movimento del suo bacino divenne frenetico. Lui si accorse che lei era sul punto di godere quindi diminuì l'intensità del suo lavoro fino a fermarsi del tutto. Fece per abbassarsi i pantaloni e lei si staccò dalla sua bocca, disposta a sacrificare le meraviglie di quelle labbra per averlo tutto in sé. Mylady si avvitò quel tanto che bastava per poter aiutarlo a liberarsi di quello scomodo ingombro che adesso odiavano entrambi. Sotto il tessuto umido dei suoi boxer indovinò la sagoma del suo pene. Era tesissimo. Sollevò il bordo dei boxer e si parò dinanzi ai suoi occhi l'asta di lui, già completamente scoperta. Gocce di rugiada traboccavano dall'apice del pene. Sentì un brivido attraversarle il corpo dalla punta dei capelli fino alla pianta dei piedi, soffermandosi un istante di più sul proprio sesso, ancora tremante. Abbassò ulteriormente, con lentezza studiata, il lembo dei boxer di lui. Ora il sesso del suo Mylord era messo completamente a nudo; vivo e madido di umori! Si avvicinò ad annusarne l'odore e ne fu inebriata. Lui inarcò la schiena in modo talmente innaturale che lei fu lietissima di abbracciarne anche il sapore. Nella sua bocca era salato e leggermente forte. Si domandò se anche lui provasse gli stessi sapori ed odori quando la baciava. Si eccitò sempre di più. Visitò con la sua lingua aggraziata percorsi legati al piacere di lui da tempo immemorabile. Captava ogni singola contrazione della virilità del suo Principe. Ormai erano allo stremo. Dovevano e volevano venire insieme. Lui attese un momento in cui lei perse il contatto col suo pene e, con movimento fulmineo, le scostò le mutandine (ormai bagnate fino all'orlo) e la possedette con un unico colpo. Il piacere fu devastante e smisurato. Si costrinsero a muoversi molto lentamente, aspettandosi a vicenda e prolungando al massimo il loro godere. Fare l'amore in quel modo era meravigliosamente unico. Un piacere che ti corrode, lasciando le terminazioni nervose prive di ogni protezione. Fino al momento dello spasimo. Momento in cui ogni affluenza sensoriale rincorre la precedente e acquista velocità, spezzando catene, abbattendo muri, sfigurando il mondo. Ampliarono i movimenti fino a scostarsi dell'intera lunghezza del pene. Lui la sentiva scivolare completamente fuori di sé. Lei lo massaggiava senza accorgersene. Lo strizzava, lo avvinghiava circondandolo. Con una mano, Mylady cominciò a tastare delicatamente i testicoli di lui mentre ne apprezzava la consistenza e le grandi rotondità. Grosse olive che presto avrebbero rilasciato dentro di lei una grandissima quantità di seme caldo e viscoso. Come lo amava. Ne era ubriacata. Lo avvolgeva interamente. Lui con la mano sinistra posata sulla natica fresca di lei ne anticipava i movimenti, suggerendoli. Con la destra titillava voluttuosamente il centro nevralgico della femminilità di Mylady, strappandole sussurri e grida represse con sovrumana fatica. Ormai lui era in preda ad una specie di convulsione che rendeva i suoi colpi profondissimi e dilanianti. Erano all'apice e l'uno ansimava con l'altra, per l'altra, nell'altra. Un urlo. Un urlo straziante che squarciò la tenue luce che per entrambi era da tempo buio antico. L'orgasmo di Mylady lacerò il loro piacere come lama arroventata da fiamma millenaria. Accentuò i suoi movimenti con una velocità impressionante. Un crescendo di movimento con un unico scopo: sentirlo sempre più suo, dentro di lei, solo per lei. Immediata fu la risposta del suo lui: un'eiaculazione imperiosa. Un terremoto di proporzioni gigantesche che sconvolse le Terra stessa. Più ondate sussultorie a sradicarla dal mondo comune per proiettarla in un universo di colori e suoni caleidoscopici. Mylady veniva sollevata più e più volte. Lei si lasciò totalmente andare contro il suo lui, che abbassò il suo bacino per poi infierire per l'ultima volta nella provata carne di lei. Allacciarono i loro corpi in un eterno abbraccio per dar tempo, insieme, ai rispettivi piaceri e al nuovo nato di stemperarsi dopo l'eruzione del vulcano dei sensi, come magma incandescente si spegne gradualmente viaggiando verso valle. Il loro sudore li univa e l'aria era greve dell'odore dei loro corpi spossati. Dopo un tempo interminabile si riebbero increduli. Si guardarono e, simultaneamente, si voltarono verso la videocamera. Forse un altro atto del cortometraggio era stato dato alla luce.
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