|
|
|
L'avvocato
|
|
|
Titolo:
L'avvocato |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
|
Racconto
n° 632 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Quella mattina di Febbraio, alle 9 avevo un appuntamento molto importante con un avvocato, uomo sulla quarantina, occhi grandi e sotto una preziosa montatura di occhiali, labbra sottili, naso greco e una barbetta incolta che non dimenticherò mai più. Aveva capelli pepe e sale, lunghi fino alle spalle, mossi e accattivanti, come le sue mani del resto, lunghe e virili. Era sposato con una mia conoscente da sei anni e aveva dato il suo contributo alla società incrementandola con un pargolo che era tutto suo padre, stando alle parole dello stesso. Dovevo vederlo, l'emerito avvocato, per firmare delle pratiche sull'acquisto di una nuova casa; mi preparai di tutto punto con un completo grigio perla, poco trucco e i miei orecchini di perla nera, il mio solito profumo ai fiori che sapevo avrebbe avuto il suo effetto. Calze e reggicalze e niente mutandine, dovevo conquistare quel corpo duro, e sexy, seduto alla scrivania e convincerlo che quella casa doveva essere mia contro ogni forma di burocratica insubordinazione. Tommaso Carrena (questo il suo nome), aveva una classe da non sottovalutare e molto naso per le cause che potevano fruttare molti più soldi di quanto la sua parcella richiedesse. Così quando mi feci annunciare dalla sua segretaria, donna minuta e acida come uno yogurt andato a male, lui mi accolse nel suo studio, con fare professionale e deciso. Io gli strinsi la mano con calore e un sorriso che credo lo conquistò da subito; mi sedetti di fronte a lui alla scrivania e posi le mie richieste prima di firmare e lui ascoltò con molto interesse, quando la sua penna stilografica cadde a terra e lui si chinò per raccoglierla (gesto non del tutto casuale) approfittai dell'occasione e spostai la mia gamba per fargli intravedere che sotto non avevo niente e che ero pronta a tutto... quando si rialzò era rosso in viso, ma il suo sguardo fu un chiaro messaggio di approvazione e come si poteva immaginare accadde, ma come accadde??? Lui pigiò un bottone rosso sulla tastiera del telefono e disse alla donnina smunta e consunta, che poteva portare le pratiche di un certo Merozzi all'ufficio al quarto piano e che doveva andare in banca per certe pratiche, lasciandoci così soli a trattare su come procedere. Lui si slacciò la cravatta, andò verso la porta e diede due giri, e rivolgendosi a me con voce dolcissima e eccitata mi disse: "bene signorina Patt, abbiamo due ore tutte per noi, cosa ne dice di cominciare e approfittare di questa occasione?" Sarà la sua imprevedibile impazienza, quanto il suo deciso modo di fare, ma acconsentii e mentre mi toglievo la gonna e la giacca, restando in camicia, lui si diresse verso di me facendo altrettanto, e quando lo vidi nudo non credetti ai miei occhi. Non solo era perfettamente scolpito e levigato, ma aveva anche un bellissimo quanto tornito pene, pure lì i peli del pube erano pepe e sale... non potetti che cominciare a limarlo con entrambe le mani, sentendolo indurirsi sempre di più e lui ansimando mi lasciò fare, certo che non gli avrei che dato piacere, quel piacere che incendia due corpi perfettamente in sintonia tra loro. Mentre stavo mordicchiando e succhiando quel suo prezioso quanto saporito tubo zuccheroso, mi lasciai totalmente plasmare e quando volle affondarmi il caldo arnese da dietro lo lasciai fare, fino alla totale perdizione. Quando arrivò l'orgasmo, erano passati tre quarti d'ora e mai come prima io mi sentii estasiata e soddisfatta, ed era curioso vederlo completamente spompato e placidamente seduto a gambe aperte. Tutto tornò impeccabile e ordinato in quindici minuti, noi di nuovo alla scrivania, puliti e rinfrescati, un sorriso di convenienza e bussarono alla porta. La segretaria, con tempismo perfetto, entrò con aria affannata e mise delle cartelle sulla scrivania, guardandomi con sospetto, mentre mi rimettevo il rossetto sulle labbra, da dietro lo specchietto la fulminai con uno sguardo ed ella uscì, nel momento esatto in cui Tommaso mi disse: "Bene signorina Patt la casa è sua!" e uscii stringendogli la mano, mentre lui me la baciò facendomi promettere di poterlo rivedere, cosa che avvenne, ma sporadicamente e solo quando la segretaria era fuori per delle commissioni. Una sera mi telefonò, stavo seduta nel soggiorno della mia nuova casa, mi disse con tono affranto che non poteva più vedermi, ma io gli risposi: "Non credo che sia un mio problema!" (alludendo alla sua mogliettina, frigida e scarna)... ma la cosa più esaltante è che non volle neppure che pagassi la sua parcella. Quando si dice risparmio!?
|
|
|
|