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Bastò uno sguardo
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Titolo: Bastò uno sguardo
Autore: Leoncina
Contatto:
Racconto n° 640
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Bastò uno sguardo rapido e intenso e capimmo che non ci saremmo più lasciati.

Andavo a casa, dopo una giornata di lavoro, stanca, ma mai troppo per dedicare i 40 minuti di viaggio in treno alla musica. Infilai le cuffie e diedi il play al piccolo apparecchio nascosto nella tasca del cappotto.
Marzo era iniziato già da un po', il freddo invernale piano piano andava scemando, gli alberi sembravano risvegliarsi più velocemente degli anni passati.
Salii sul vagone affollato del solito treno stracolmo di pendolari e mi appoggiai alla parete, inutile cercare un posto a sedere.
Salì altra gente, uomini, donne e studenti, vecchi e giovani. Il treno lasciò la stazione con soli 5 minuti di ritardo, strano ma vero!!
Battendo il tempo con un piede e muovendo le labbra seguendo il testo della canzone, guardai di fronte a me e notai un ragazzo appoggiato alla parete dirimpetto alla mia che guardava fuori dal finestrino della porta scorrevole.
Lo osservai per un attimo. Ricciolo, sul metro e settanta, un bel fisico e un bel viso, lo zaino arancione appoggiato ai suoi piedi mi diede l'idea che fosse uno studente, quasi certamente del politecnico.
Abbassai lo sguardo e cambiai il lato della cassetta nel walkman.
Rialzando gli occhi cominciai a osservare il bel ragazzo di fronte a me.
La sua espressione era tranquilla. anzi, sorridente. Mi chiesi cos'avesse da sorridere guardando il paesaggio scorrere veloce all'esterno del treno.
Fu un attimo.
Sollevò lo sguardo e mise i suoi occhi nei miei.
Un brivido mi corse lungo la schiena e senza dire nulla abbassai gli occhi.
Si era accorto che l'osservavo. ma come?
I suoi occhi. così grandi, così dolci. Sì, doveva essere un ragazzo dolcissimo, fu la prima impressione che ebbi di lui.

Arrivai alla stazione, scesi sulla banchina e feci per avviarmi verso il sottopassaggio. Una mano calda e forte afferrò la mia e mi costrinse a girarmi dalla parte opposta.
Era lui.
Sorrise senza dire nulla. Di rimando gli restituii il sorriso e pensai che avesse sulla mano un dolce tepore.
Avvicinò il viso al mio.
"Mi guardavi", disse. "Ti guardavo anch'io".
"Sì, lo so", risposi.
Il suo profumo dolce avvolse i miei sensi. Lo desiderai.
Si allontanò in direzione del terzo binario senza dire nient'altro, salì sulla coincidenza per Cremona e quando il treno partì mi salutò con la mano.
Rimasi ancora per qualche istante, come attonita, sulla banchina a fissare il binario vuoto, poi mi girai e con un sorriso scesi le scale del sottopassaggio.

Il giorno dopo passò velocemente. Mentre lavoravo avevo i suoi occhi nella mia mente e il suo sguardo dolce mi incantava come se fosse presente in quello stesso istante.
Uscii puntuale e mi recai in stazione. Salii i gradini che portavano al binario con il cuore a mille. l'avrei rivisto.
La mia emozione si spense immediatamente, lui non c'era.
Attesi fino all'ultimo momento, poi salii sul treno e arrivai a casa perfettamente in orario, ma con un senso di vuoto allo stomaco.
Il giorno dopo la stessa emozione mi accompagnò uscendo dall'ufficio fino alla stazione e nello stesso modo la mia trepidante attesa si spense quando vidi che lui non era sul binario.
Per due settimane attesi di vederlo sul solito treno, poi piano piano, l'emozione si fece più distratta e il pensiero rivolto a lui più distante.
Ripresi il solito tran tran e non attesi più di vederlo.

Marzo passò in fretta e Aprile iniziò velocemente portando con sé qualche calda giornata di sole.
Uscii dall'ufficio un po' più tardi, sulla metropolitana accesi il walkman e canticchiando "It's my life" di Bon Jovi mi avviai verso la stazione.
Salii la scalinata e sul binario mi bloccai.
Lo zaino arancione spuntava tra un cappotto e l'altro dei pendolari. Mi affacciai un po' di più. Era lui.
In piedi a pochi metri da me, era lì. era stupendo.
Gli passai davanti senza dire nulla, ma con il cuore che mi faceva male tanto batteva veloce.
Con la coda dell'occhio vidi che alzava il viso e sorrideva.
Salii sul treno e mi appoggiai alla solita parete, lui di fronte a me. Lo guardai negli occhi e non distolsi lo sguardo nemmeno per un istante.
Scendemmo, lui mi prese la mano, mi tirò verso di lui, mi strinse tra le braccia.
"Mi sei mancata", disse.
Poi le sue labbra si impadronirono della mia bocca e il suo bacio fu quanto di più dolce potessi mai desiderare.
Risposi al suo richiamo d'amore con le labbra, finchè lui non si scostò da me sorridendo lievemente e guardandomi negli occhi con un'espressione seria e dolcissima mi chiese di uscire con lui quella stessa sera.

Mi preparai al meglio, diedi un ultimo sguardo allo specchio e scappai fuori di casa con qualche minuto di ritardo.
Lui era già arrivato sul luogo dell'appuntamento.
Parcheggiai la mia auto e salii sulla sua.
Mi portò in un luogo stupendo. Gli alberi erano già tutti verdi e ricchi di gemme colorate, la luna, piena e bianchissima, dominava un cielo blu intenso e illuminava la campagna di fronte a noi con raggi argentei che si riflettevano su un piccolo laghetto.
Appoggiai il viso alla sua spalla, il silenzio ci avvolse completamente rotto solamente dai nostri respiri.
Mi voltai verso di lui e lo baciai.
Rispose al mio bacio con una dolcezza infinita, poi mi prese tra le braccia e strinse il mio corpo contro il suo.
La sua bocca si fece più audace, le sue mani meno timide. La sua lingua esplorò la mia bocca, poi scese sul collo e concluse la sua ricerca sul mio seno messo a nudo dalle sue mani calde e gentili.
Scese con la mano continuando a baciarmi il seno fino a raggiungere l'inguine, abbattè la barriera del mio perizoma e mi accarezzò dolcemente.
Un gemito riempì l'aria quando mi penetrò con le dita.
Facemmo l'amore nel modo più dolce che mai avessi conosciuto. I suoi movimenti fluidi e allo stesso tempo decisi seguivano perfettamente i miei fremiti dando prova di una sintonia perfetta.
Gemiti e gridi riempirono il silenzio della campagna circostante mentre facevamo l'amore in un intrico di braccia e bocche e mani.
Venimmo insieme, poi ricominciammo daccapo e facemmo l'amore per ore.

Mi prese tra le braccia avvolgendomi contro di lui, mi baciò la fronte.
"Ti amo", disse.
"Ti amo anch'io", risposi stringendomi a lui.
Sapevo che non ci saremmo più lasciati. eravamo uniti nell'anima.