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L'Architetto
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Titolo:
L'Architetto |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 663 |
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E' con grande entusiasmo che mi muovo per le stanze della mia nuova casa, alla periferia di Lucca... immersa nel verde, tutta di sassi rivestita, con interni rustici e accoglienti, è con grande entusiasmo che vi vivo, libera con i miei gatti e un pappagallo africano. E' sera, una sera di fine Marzo, piovigginosa e a tratti serena, liquidamente depositata come un velo umido la mia pelle su di me viene scossa da impercettibili brividi, alla vista di certo gradita di Vittorio... alto, giovane e atletico, occhi blu sotto disegnate sopracciglia bionde, capelli a spazzola e labbra da bambino, mani di velluto e un sorriso sconvolgente... architetto e costruttore della mia nuova casa, battezzata "Villa delle Allodole". Vittorio è arrivato nel suo gippone amaranto, coperto di fango... è giunto per portarmi il progetto degli ultimi ritocchi, e mentre srotolava sotto i miei gioiosi occhi il foglio arrotolato in un tubo di plastica rossa, ecco, in quel momento mi sono dissolta... sentivo la sua voce, lontana, impercettibile mentre mi spiegava, io mi soffermai sul particolare dolce delle sue labbra succose mobili e volli imbrattarmi della loro carnalità imminentemente... Scostai le sue mani dal progetto e le posi sul mio seno, io rimasi a guardarlo in silenzio, la sua aria assorta, sconcertata mi diede la carica, ma a lui non gli ci volle molto a realizzare le mie intenzioni... Fu un estremo atto di godimento, un'esaltazione dei sensi sul cofano della sua jeep, un tripudio martellante di passione, il suo sesso di fuoco era duro come ferro battuto, grosso, carnoso, sincero e decisamente esperto... Era dentro di me, in balia di spinte concitate, io mi lasciavo bagnare dalla guazza serale, dal suo seme, dai suoi baci... ah quella bocca, sui miei seni arditi, sul mio collo di cigno, mi facevano male, i morsi dell'amore erano un indefinibile contrasto con tutto il contorno, la poesia dell'atto consumato in un attimo era come un delirio dentro... Così battezzai la mia nuova casa con un orgasmo multiplo e ci crediate o no, le modifiche della casa volli pagarle, anche se poi lui stracciò l'assegno e non ne volle sapere, ma per tre mesi mi volle scopare, ogni dì, orario mensa. Il rapporto si concluse bruscamente senza nessuna confidenza; solo i corpi, i nostri corpi e le nostre bocche, le nostre mani, il nostro dentro, un vero incubo ma tanto esaltante da lasciare ancora in me la sua energia.
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