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Raduno
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Titolo:
Raduno |
Autore:
Shaara |
Contatto:
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Racconto
n° 677 |
Altri
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....le coperte calde della pensione in riva al lago mi stritolano in un caldo abbraccio ed io che mi ero ripromessa di alzarmi presto, in verità fatico a tirar fuori persino la testa. Fuori nevischia e la grigia bruma permea tutto l'intorno. Inizio a sentire i primi rombi di varie moto.. il raduno deve già esser cominciato. La voce al telefono di stanza mi ricorda in tedesco che l'appuntamento alla saletta della colazione è già pervenuto. Rimango stupita quando esco dal letto e la stanza è calda anche essa, cosi me ne vado in bagno praticamente nuda e mi infilo sotto la doccia. Guardo ancora dalla finestra, molti motociclisti sono già scalpitanti e sgasano sulle loro creature, uno mi vede e mi saluta con il ghigno tirato dal freddo sotto una barba da boscaiolo. Ho sempre odiato le colazioni oltralpe, ma questa volta opto per un brodo caldo e uova sode, avrò bisogno di calorie quindi malgrado la riluttanza ci metto in mezzo anche della ottima torta di cioccolato. Risalgo in camera a lavarmi i denti e finire di vestirmi, la tuta in pelle sarebbe sufficiente se non fosse aperta sui lati e tenuta in tiro da lacci di cuoio intrecciati, quindi infilo anche delle pesanti collant scure, mi piace esser sexi ma a volte pago sulla mia pelle questa frivola abitudine. Bè, comunque poi mi piace che quando passo gli uomini mi guardano e fanno commenti su di me, la cosa non mi turba affatto anzi, amo fargli girare la testa... in fondo, se non lo faccio adesso che ne ho la possibilità.. e poi la cosa, credo che sia una manifestazione naturale che rispecchia la nostra natura. Faccio un giro attorno alla mia moto, tutto in ordine, asciugo la sella, chiudo l'aria e apro la benzina, un paio di sgassate a vuoto e sotto l'occhio incuriosito della fauna maschile, vibro il colpo alla leva della messa in moto; la mia springler sussulta e inizia a risuonare di quel tipico suo borbottio e il motore vibra come un budino. Attendo un paio di minuti poi riapro l'aria. La mia competenza in materia è dovuta al fatto che sono stata compagna di un valente meccanico e si passavano più ore in officina che a casa. Alcuni curiosi si avvicinano, altri fanno domande.. arrivano ancora assonnati i componenti di un gruppo di bikers vestiti tutti di nero con moto spaventose, le chiamano rat-bike, incredibile come si possano ridurre delle moto, sembrano uscite da una fogna di Bucarest. Uno di essi l'ho già incontrato una volta, vederlo sulla sua harley (?), con la sua mole di duecento chili, sembra ancora più grosso. Mi abbraccia affettuosamente con le sue gigantesche mani e anche se non parliamo la stessa lingua riusciamo a capirci discretamente. Giunge l'ora di partire alla volta di Salisburgo, li ci sarà il motoraduno e un rinfresco. Abbiamo da fare appena 50 chilometri e siamo talmente tanti che quando il primo sarà arrivato forse ancora dovranno partire gli ultimi. La bella cittadina austriaca è accogliente, in piazza però non entrano tutte le moto. Dopo i fiumi di birra del rinfresco e le risate e il rumore assordante delle moto, ci si avvia verso il campeggio per piazzare le tende, in verità non l'ho portata e cerco un hotel. Sono tutti pieni e sono costretta a dirigermi al campeggio anche io e vedere se qualcuno mi ospita nella propria tenda. Come volevasi dimostrare, in molti, saputo del mio problema, si offrono volontari; il problema è che sono tutti più o meno sbronzi, scegliere sarà dura. Hans, il gigante, anche se sembra un orco, è in realtà un bonaccione, me lo dimostrò quando lo conobbi; quindi cerco direttamente lui. Si mostra subito entusiasta di accogliermi nella sua igloo, in realtà non riesco ancora a pensare come possiamo entrarci tutti e due. La serata termina in bisboccia con birre e grappa, verso le tre del mattino qualcuno dorme già vestito di tuta in pelle stramazzato sul parco o su una panca, le ultime moto cessano di far casino, dico ad Hans che andrò in tenda a dormire e lui annuisce sbadigliando. Spero solo che di notte sia tranquillo più che di giorno e non vorrei che con tutta la birra che tiene in corpo si lasci andare a flatulenze disgustose. Quando entra mi trova già dormente, mi sposta da una parte con un braccio e faticosamente si spoglia della tuta. La sua mole gli impone di lasciare la tenda aperta sinchè si spoglia, la mia presenza non gli lascia abbastanza spazio per le manovre e il tepore che si era accumulato all'interno svanisce in un attimo. Il mio sacco letto leggero non tiene caldo per niente e non appena chiude la veranda e si corica, anche se sto dormendo, mi infilo addosso al suo corpo massiccio e caldo. Apro gli occhi e mi accorgo che mi sta guardando, seminuda come sono, devo smuovere in lui impulsi sopiti da chissà quanto tempo, allunga la mano, lo lascio fare... scivola le dita sui miei fianchi, leggermente, dei brividi mi arricciano la pelle, pensare di avere un rapporto con quel bestione un poco mi solletica e in fondo avrei voglia di calore, ma ne ho timore al tempo stesso. Scivola tra le mie natiche la sua mano ed io, forse anche in preda all'alcool, mi metto supina e mi faccio toccare nel mio sesso. La mia voglia cresce ed esser presa da quella montagna di muscoli e lardo inizia a solleticarmi la mente, ma lui continua a toccarmi, delicatamente, mi guarda con quei suoi due occhi piccoli che si perdono nella sua testona calva, mi sorride dolcemente. Passiamo un pò di tempo cosi, a guardarci e lui senza parlare mi fa capire che si accontenterà di questo momento, di avermi accarezzata, di avermi li vicina accondiscendente, bella da vedere, toccare. Mi alzo un poco e appoggio la testa sul suo torace, con la mano accarezzo quell'enorme ventre poi.. mi addormento. L'indomani, al bar, quando giungo, Hans è già li ed è attorniato dai sui amici che lo seppelliscono di domande, immagino quali... lui mi vede arrivare e sfoggia un incredibile sorriso, lo saluto dandogli un bacio sulle labbra e lo ringrazio, gli altri si allargano e ammutoliscono.. infilo il casco, la mia springler è già in moto e pronta per partire, mi volto, la raggiungo e dopo un ultimo sguardo compiacente verso il mio amico, parto. Alla prossima... gigante.
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