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Un insolito sabato sera
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Titolo:
Un insolito sabato sera |
Autore:
Ruben |
Contatto:
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Racconto
n° 678 |
Altri
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Non ho intenzione di passare un altro sabato sera da solo, a casa e davanti al televisore. Fuori piove, poi si sa che in tv non c'è mai nulla di interessante; così non faccio che prendere la mia rubrica telefonica, scrutare qualche numero di telefono e sentire qualche amico disponibile per passare la nottata assieme, chissà, magari in compagnia di qualche amica. Trovo il numero di Gerry, un mio amico di infanzia, e so che lui non mi deluderà come sempre. "Ciao Gè, come te la passi? Questa sera hai degli impegni particolari?" "No" fa lui, "bene allora possiamo vederci, magari tra una mezz'oretta? Ma senti un po', hai qualche amica da presentarmi, sai.." "Vedrai" con il suo fare calmo e sicuro mi da una risposta che sicuramente non mi lascia interdetto. Sono le dieci e mezzo circa, salgo in macchina e mi avvio verso casa sua, lui sicuramente mi aspetterà, e difatti così è. "Sali in macchina" "Ciao amico, come va?" mi accoglie sempre così lui, una pacca sulla spalla, l'immancabile sigaretta in bocca, e un sorriso che sa darti sicurezza. "Allora dove mi porti stasera?" "Ah me lo dovresti dire tu, amico." "Va bene, gira a destra e vai sempre dritto, che ti porto in un localino niente male". Entriamo in un locale, diciamo una discoteca di dimensioni modesta, la festa sembra già cominciata da un po'. "Ma tu qui conosci già qualcuno?" gli faccio, sicuro che almeno una dozzina di persone qui dentro, capo locale compreso lo conoscano. "Si", il modo in cui dice si, lascia intendere che questa sera nulla sarà lasciato al caso. Mi prende dalla camicia, e mi porta dritto da due belle ragazze, sedute ad un tavolino (ovviamente sole), le quali a detta di Gerry ci starebbero sorridendo da un po'. "Ciao belle, io mi chiamo Gerry, e lui Fred (Lord per gli amici)". Sono imbarazzatissimo, non tanto perché sono timido ma perché mi sento uno scemo. Noto con piacere che le due donzelle non paiono disturbate dalla nostra presenza, e mentre il mio amico le intrattiene con discorsi sulla serata in corso, scruto la mano di una delle due nostre "partner", che da sotto il tavolo si dirige verso la mia patta e mi sorride! Penso, ci conosciamo da meno di un'ora e queste qui già pensano a quello?! Bene abbiamo fatto novanta! Giro lo sguardo verso Gè, che sta ancora dibattendo con l'altra ragazza, gli faccio capire che probabilmente è giunto il momento di lasciare il locale; lui come sempre mi capisce al volo, e invita le due a venire con noi, non sembrano rifiutare. "Siete molto simpatici" esclama Mery, quella che insomma prima nel locale... mi lancia sguardi e manine. "Ah grazie molte" rispondo io un po' tra il serio e lo sconvolto. Saliamo in macchina, e quindi ci dirigiamo verso casa di Gerry, che ci avverte di aver già preparato una tavola imbandita a festa. Non ne sbaglia mai una. Arriviamo a casa sua, una bella casa, forse un po' troppo per un ragazzo di venticinque anni che vive da solo, ma questo gli viene passato e si accontenta. Il padrone ci invita ad un drink, le ragazze non rifiutano, ma io ho già ingurgitato troppe schifezze alcoliche nella disco, e non ho voglia di replicare. Restano sbalordite, a loro detta dalla bellezza della casa... de gustibus. "Venite, che vi faccio vedere la mansarda e la cameretta", e già mi immagino o cerco di farlo, su ciò che sarebbe venuto dopo. Finito il giro turistico di casa Gerry, le due amiche si buttano sul divano, forse un po' prese dall'alcol, Mery si avvicina al mio orecchio e gli lancia un morsettino "Ahi" quasi a prendermi in giro dell'accaduto. "Perché non andiamo di là, nella cameretta" esclama. "Dovresti chiedere al padrone di casa se ci da il permesso" "Ce lo da ce lo da". Il capo mi da l'ok, con uno sguardo già certo, che nemmeno lui resterà a bocca asciutta! Prendo la mia roba, e mi dirigo verso la cameretta; Mery mi segue, tenendomi per mano. Che seratone mi aspetta. Ci sediamo sul letto, e subito lei avvicina le mani alla mia camicia, me la sbottona con calma lanciandomi sguardi dolci. Allora io la bacio, lei ci sta e assaporiamo entrambi il gusto delle nostre tenere labbra, una sensazione indescrivibile. Nessuna paranoia, ma solo adrenalina che sale e pompa ogni attimo che passa. Ora lei si toglie l'ultimo residuo di stoffa sul suo corpo, e via il reggiseno e via le mutandine... di seguito mi tolgo i calzoni, lei fa che sfilarmi lentamente i boxer, accarezzandomi i capezzoli con l'altra mano. Ci troviamo quindi distesi in lungo, sono sopra di lei ed è il momento dell'impeto, una passione che fermenta dentro me attimo per attimo, il desiderio che diviene realtà. Facciamo l'amore, pensando forse di essere gli unici a farlo così; assaporandone i lati dolci e amari, i suoi gemiti che seguono ai ritmi della mia penetrazione. Posso sentirmi come un leone che domina la sua preda, come un re che asseconda al suo volere la propria regina... mentre le sue gambe si stringono attorno alle mie, il piacere pulsa in me, un attimo di ardente sentimento irrefrenabile ci porta all'orgasmo... continuano i baci, e le carezze, ci rivestiamo lentamente cercando di assaggiare ancora la passione, che nelle nostre labbra è racchiusa nell'attimo conclusivo di ciò che è stato un insolito sabato sera.
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