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L'uomo del quadro
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Titolo:
L'uomo del quadro |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 680 |
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La riva del mare, deserta quel giorno, mentre dentro il cuore avevo il vento, come se fosse ieri, il suo silenzio, distinguibile, la sua figura irremovibile, tra la folla del museo.
Avevo diciannove anni eppure mi sembrava di averne trenta, matura nel fisico e nel cuore ma mai come in quel momento. Eppure, lui non si posava neppure con lo sguardo su di me. Mi promisi che un giorno lo avrei avuto tutto per me, per un istante interminabile come realmente fu. Ector, nero di capelli e denti perfetti, pelle ambrata e occhi grandi come due laghi, di un blu così profondo che mi persi in lui fin dal primo inconfondibile incontro. Ector, audace contadino, mani nerborute e piene di calli: mentre io 'la sua Signora' come amava definirmi, per sminuirsi o per umiliarmi forse. Ricordo esattamente l'ora di quando lo incontrai quel giorno, intento solo a cogliere il fieno dai covoni e gettarlo sul carro, un uomo tutto d'un pezzo, super concentrato nel suo lavoro. Passai di lì solo per osservare, solo per vedere ma lui non mi considerò, mi sorrise certo, ma era fuggevole come un lampo. Ector ebbe la capacità di distruggermi in un frangente, sotto un sole estivo ed io caddi nella sua rete per sempre.
Un giorno come un altro, pieno di energia vitale, lui mezzo nudo nella sua tinozza di lamiera , io che l'osservo a distanza e mi limito a toccare le parti intime sotto la gonna. Lui passa quella spugna su di se, si massaggia la massa muscolosa, brunita ed io cado in un delizioso viaggio senza ritorno. Poi ad un tratto lui si accorge della mia presenza, mi chiama a lui e io seguo il suo profumo selvaggio fin dentro la stalla, dove da lì a poco mi ritrovo carne sotto la carne, come brucia la carne nella passione! Ector sembrava capire ogni mie esigenza, ogni mio nascosto appiglio, quando all'improvviso nel dolore più dolce svenni sotto di lui, i suoi colpi, il suo ritmo... mezza morta lui non si fermava, continuava arrovellarsi su di me, la mia carne a brandelli e il sapore dolciastro della perdita dei sensi. Così persi la mia verginità, senza nessun rimpianto, lo rifarei se potessi. Anche se se di due classi sociali diverse, io ed Ector continuammo per due anni a vederci di nascosto e saziare la nostra fame, io diciannovenne lui ventiquattrenne. Ma un giorno partì per sempre su una nave e non vi fece più ritorno: chi lo conosceva a quei tempi mi disse qualche mese fa che si era fatto una famiglia all'estero, forse in America, che si arrabattava a fare da modello per diversi pittori. Infatti eccolo qui: esposto in una Galleria di Parigi, fermato nei sui 25 anni e meraviglioso come anche i nostri corpi lo erano... allora!
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