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Il cinema
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Titolo:
Il cinema |
Autore:
DolceeSegreta |
Contatto:
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Racconto
n° 687 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Il tassista mi aspetta fuori. Un'ultima ricontrollata nel grande specchio dell'ingresso: quel che vedo mi piace. Mi sento sexy questa sera: sarà forse per merito dei tacchi alti, delle autoreggenti o del fatto che non porto le mutandine. Sorrido maliziosamente alla donna che mi guarda nello specchio aggiustandomi gli orecchini di perla ai lobi. Prendo la borsetta e scendo le scale infilandomi nell'abitacolo del taxi. "Cinema Excelsior, grazie." Sussurro all'autista sorridendogli gentilmente, appoggiando la schiena contro il sedile e resistendo alla voglia di accavallare le gambe. Mi sento bagnata. Sospiro, guardando fuori dal finestrino e umettandomi le labbra rosso fuoco con la punta della lingua, assaporando il gusto di rossetto. Sento su di me lo sguardo curioso del tassista e mi immagino che cosa lui veda: una donna elegante, ma truccata più pesantemente del solito, perle ai lobi e al collo ma niente sotto alla giacca del tailleur. Una donna che sta andando ad un incontro. Sorrido voltandomi appena e incontrando il suo sguardo riflesso nello specchietto retrovisore. Annuisco come per dirgli che ha ragione. Siamo arrivati. Pago il dovuto lasciando anche una cospicua mancia, lui con gentilezza mi apre la porta e mi sorride complice sussurrando un "buona serata" intriso di malizia. Entro nell'atrio del cinema, oggi proiettano un film in lingua originale, una produzione indipendente. La cassiera mi guarda con aria di compatimento staccando il biglietto e mi dice: "E' già iniziato da una decina di minuti". Le sorrido ritirando il biglietto e poi avanzo verso la sala buia e semivuota. I tacchi alti mi costringono a sculettare. Conto le file, mentre l'eccitazione mi fa battere forte il cuore. Mi fermo dove devo e mi vado a sedere su una scomoda poltroncina mentre sul Grande Schermo si riversano immagini in bianco e nero. Aguzzo lo sguardo per vedere quanti masochisti stanno guardando il film: siamo in 6, sparsi per la sala. Respiro profondamente, tentando di calmare i battiti, le mani sulle cosce scoperte, velate da calze di seta, peccaminosamente vellutate. Sento l'elastico alto serrarmi le cosce e questa pressione crudele mi regala piacere. Guardo l'orologio e mi assicuro di aver obbedito a tutti gli ordini. Persa nei miei pensieri, trasalgo quando sento occupare il posto accanto al mio. Non mi volto. Mi è stato proibito di farlo. Rimango immobile a fissare lo schermo senza vederlo. I capezzoli acuminati come vetri premono contro la giacchetta attillata: dolenti, perversi. Sarà lui? Il dubbio mi assale mentre paura e eccitazione scatenano brividi graffianti sulla mia schiena. Il tempo passa con una lentezza esasperante e l'uomo che mi è accanto pare essere interessato al film. Ho voglia di scappare. Mi muovo sul seggiolino inquieta, sto per alzarmi quando sento la sua mano sulla coscia che si sposta verso l'interno. Mi blocco, mordendomi le labbra per non gemere. Sento i riccioli del mio sesso umidi, il respiro spezzato dal tocco di quella mano. Non parla. Non posso vedere chi è. Potrebbe essere chiunque. Questo pensiero mi galvanizza, eccitandomi allo spasimo. Allargo le cosce, sino a spalancarle, lasciando che l'orlo della gonna si alzi rivelando il pizzo elasticizzato delle autoreggenti e la carne bianca e soda. Le dita di lui non si fermano. Avanzano. Salgono, graffiandomi l'interno umido delle cosce schiuse e sfiorano il mio sesso aperto e già umido: prova inconfutabile del mio essere completamente in balia dei miei sensi. Passa indice e medio lungo la fessura schiusa, premendo con forza per poi infilarmi dentro due dita con forza, penetrandomi sino in fondo e facendomi sussultare dal dolore e dalla voglia. Boccheggio, serrando le dita sui braccioli e alzando il bacino in modo che lui possa continuare a masturbarmi in mezzo alla sala buia. Mi mordo le labbra per non urlare mentre le sue dita mi scopano. Mi sento colare, sento le sue dita piene d'umore. Non mi controllo più e poggio il palmo sulla patta dei suoi calzoni. Avverto il suo sesso duro premere contro la stoffa e sorrido soddisfatta, eccitandomi ancor di più nel sentirlo eccitato. Gli apro i pantaloni con dita tremanti ed ingorde lo libero, vedendolo svettare tra le luci e le ombre delle immagini che illuminano la sala. E' grosso, largo, non lunghissimo. Potente. Mi lecco le labbra socchiuse. Ho una voglia pazza di prenderglielo in bocca. Mi guardo attorno e poi mi chino su di lui. La mia bocca a un millimetro dalla punta gonfia. Aspiro l'odore e poi allungo la lingua e inizio a leccarlo tutto attorno alla piccola fessura bollente. Ha un sapore nuovo. Mi piace. Apro la bocca e inizio succhiare come una bimba perversa succhierebbe un bastoncino caramellato. Lentamente lo faccio entrare nella bocca: carne bollente e rorida. Lo succhio con perizia: piccoli risucchi lievi e poi via via sempre più profondi, mentre la testa scivola avanti e indietro e la bocca lo imprigiona senza ritegno. Lo sto divorando. Tutto. Sino in fondo. E poi tenere solo tra le labbra la punta gonfia e rossa, succhiarla avidamente e poi farlo affondare ancora e ancora avvolgendogli la lingua intorno, come le spire di un serpente infuocato e tentatore. Lo prendo tutto, sino in gola, sino a sentirmi colmare, sino a sentire mancare il respiro. Non mi importa più di niente se non di farlo impazzire ed impazzire succhiandolo senza sosta. Potrebbero vedermi. Chissene frega! Anzi... magari! L'idea di essere vista china tra le gambe di uno sconosciuto mi eccita fortemente, mi fa scivolar via ogni inibizione, ogni freno. Arrivo al punto da desiderare di essere vista. Mentre lo succhio con parossistico vigore, mi immagino che gli altri spettatori ora guardino il mio di film, eccitandosi dalla mia interpretazione, masturbandosi davanti a me, incitandomi, consigliandomi che fare. Un gemito roco mi sfugge dalla bocca piena. Sento le sue mani sulla mia testa, che ordinano imperiosamente il ritmo per comandare la mia bocca calda e profonda,come padrone fa con lo schiavo: affonda il suo sesso tra le mie labbra con la facilità una lama che scivola nel burro caldo, sino in fondo, sino a dove è possibile, accogliendolo nei più fondi recessi della gola. Le mie mani si muovono lungo il suo corpo, per poi finire alla base del suo sesso, accarezzando e premendo appena sopra i testicoli, amplificando così il lavorio della bocca. Lo sento gonfiarsi e so che sta per godere. Aumento il ritmo aiutandomi con le dita. Bocca e dita per farlo impazzire mentre le sue continuano a torturarmii. D'un tratto la fioca luce di una torcia. Faccio per tirarmi su e ricompormi ma lui me lo impedisce. Bastardo. Vuole che la maschera mi veda con il sedere all'aria stesa sulla seggiolina scompostamente protesa sul sesso laidamente offertomi come pasto. Ma sì! Perché no? Non mi fermo anzi, muovo ancora di più le natiche, facendole ondeggiare allo stesso ritmo degli affondi della mia bocca e delle sue dita. Mi viene in bocca. Uno schizzo prolungato e forte che mi riempie di sapore salato e caldo. Continuo a scoparlo con la bocca, strizzandogli il buchetto per far uscire ogni goccia. Lecco, succhio, pulisco e godo mugolando con la bocca piena di sperma e carne pulsante. Le sue dita sono instancabili e mi fanno impazzire. Sento i miei umori colarmi addosso. Sono disfatta. Rientro a casa poco dopo l'una. Lui è a letto e fa finta di dormire. Mi svesto mi sciacquo e lo raggiungo infilandomi sotto le coperte. "Mhmm. ti sembra questa l'ora di tornare? Questi giovedì al cinema ti devono piacere proprio!" "Caro, non hai idea quanto." sussurro rannicchiandomi contro di lui. "Non me la conti giusta? Che hai fatto questa sera?" si gira per abbracciarmi. "Vuoi proprio che te lo racconti?" mordicchiandogli il lobo, gli sussurro tutto quello che ho fatto. Si eccita immediatamente e mi stringe contro di lui e poi mi sbatte senza ritegno, inchiodandomi al letto, eccitato come un animale dalle mie fantasie... o da quelle che lui crede siano fantasie.
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